Storie e Notizie N. 26: Mi chiamo Rashida e ho belle gambe



La Storia:

Dal diario di Rashida Kirimova, la sera prima di morire:

Caro Diario,
so bene di essere abbastanza grande per smetterla di scriverti…
Ma che vuoi farci. Quando non si ha qualcuno con cui parlare di qualcosa, quando nessuno sembra pensarla come te, quando hai un disperato bisogno di continuare a credere di non essere l’unica a vederla così, l’unica soluzione è metterlo su carta, nero su bianco.
Il bello è che puoi sempre rileggerlo e scoprire che almeno lì non sembra così male.
Anzi, tutt’altro. Voglio scriverlo qui, ora: io ho belle gambe.
Mi correggo, non serve essere modesta di fronte alla verità: io ho delle gambe meravigliose.
La linea è perfetta, la pelle è liscia e vellutata, le ginocchia sono assolutamente proporzionate e le caviglie, be’, le caviglie sembrano quelle di una scultura preziosa, per quanto sono precise.
Potrei parlarti delle cosce ma non mi serve, perché se il buon giorno si vede dal mattino…
Mamma non me l’ha mai detto, ma lo pensa. Mi basta guardarle gli occhi per crederci. O almeno per sperarlo. Il problema non è mamma. Il problema non è mai stata mia madre. Il fatto è che mio padre non ce la fa proprio ad amarmi come Rashida, prima che come figlia. Ed è una lotta impari, perché essere una figlia vuol dire un miliardo di cose mentre Rashida sono io e basta…
Certe volte, quando per l’ennesima volta si adira con me per come mi vesto, penso che in fondo lo fa per il mio bene, perché vuole proteggermi.
Tuttavia, sono solo attimi, durante i quali mi ritrovo a credere in ciò che mi ferisce di meno.
La realtà è un’altra.
La bellezza non va protetta ma mostrata.
È il diritto di mostrarla che va difeso.
La bellezza dev’essere conosciuta da tutti, perché è più che mai la bellezza ad ispirare l’arte.
E l’uomo, senza arte, è come una rosa senza acqua.
La bellezza, quando è libera, diviene ancora più bella di quello che è.
La bellezza non dev’essere temuta, perché è l’unica cosa che abbiamo contro il tempo che scorre.
Ci è sufficiente non dimenticarla.
C’è chi la dipinge, c’è chi la canta in versi, c’è chi la trasforma in note, ma c’è anche chi la sposa, chi la abbraccia ogni giorno al mattino, chi le dà un bacio prima di andare a letto, chi la mette al mondo.
Io la fermo qui, per sempre.
Mi chiamo Rashida e ho belle gambe.
Che dico: meravigliose gambe…


La Notizia:

Dall’Ansa (13 aprile 2009): Russia, Azero fa uccidere la figlia. Assolda tre killer, la ragazza aveva indossato la minigonna.
Ha assoldato tre connazionali per far uccidere la figlia di 21 anni, ''rea'' di vestirsi in modo succinto, violando la tradizione islamica. Autore del gesto, a San Pietroburgo, un commerciante di origine Azera di 46 anni. La giovane aveva deciso di indossare una minigonna per andare all'università: un'onta che il padre, dietro suggerimento di alcuni connazionali, ha voluto lavare col sangue. I killer, tre Azeri, hanno rapito la ragazza e l'hanno uccisa con due colpi di pistola alla testa.

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