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Novembre 2017, Spettacolo teatrale e musicale in occasione dell'uscita del romanzo
Carla senza di Noi, Graphofeel Edizioni

Storie e Notizie N. 27: Clandestino sfugge alle guardie e chiama il Tg1!



La Storia:

Ecco la trascrizione della telefonata del giovane arrivata alla redazione del Telegiornale:

Mi chiamo…
No, come mi chiamo non ve lo dico, tanto non ve ne frega nulla di chi sono.
Sono un clandestino, per voi sono solo un clandestino e come tale vi ho telefonato.
Non ho la vostra cittadinanza e per la vostra legge non ho alcun diritto a metter piede sul vostro paese.
Al massimo quello di trovarmi qui, in questo Cpt, ovvero, Centro di permanenza temporanea.
Anzi, mi correggo, ora si chiama Cie, alias Centro di identificazione ed espulsione.
Stile di sinistra o di destra, la sostanza non cambia.
Non ho molto tempo, fra poco si accorgeranno che ho rubato un cellulare ad una guardia. Si è distratto, stava seguendo il Grande Fratello. Fortuna mia che trasmettete questa merda soporifera.
Questa è la mia richiesta: non potrei rimanere qui? Vi prego, non fatemi uscire!
Qui vivo in una specie di container. Non mi lamento. E’ quello che sognano in Abruzzo come sostituzione delle tende.
Le condizioni igieniche sono carenti, il cibo è scaduto, le lenzuola sporche, ma nel mio paese rischio la morte sicura. Sono qui in cerca di asilo, perché perseguitato dal mio governo per le mie idee politiche, eppure divido la mia stanza anche con ex carcerati.
Non ho nulla da eccepire nemmeno su questo, però, perché so che i vostri deputati dividono il parlamento con persone già condannate. Ho capito che da voi è cosa normale.
L’assistenza medica è inadeguata, ma per fortuna ho buona salute. Tanto, se mi ammalassi fuori, sono un clandestino e mi ritroverei infermo ed espulso.
Qui non mi possono denunciare.
Qui non rischio che mi diano fuoco perché dormo su una panchina.
Qui non possono fermarmi perché ho una macchina vecchia e picchiarmi fino a privarmi di un occhio.
Qui non ho bisogno di passare le notti a pregare dio che facciano l’esame del mio Dna e provare così la mia innocenza.
Qui non posso illudermi di essere considerato prima di tutto un essere umano, oltre che un clandestino, extracomunitario, straniero, un diverso.
Qui sono più al sicuro.
Da qui non posso uscire, ma soprattutto nessuno può entrare…
Almeno lo spero.
Clic.


La Notizia:

Da Peacereporter.net, 16 Aprile 2009: Cuba, detenuto di Guantanamo telefona a Al Jazeera e denuncia abusi. Mohammed Al Gharani Aveva detto di voler chiamare uno zio.
Un giovane del Ciad di 21 anni, Mohammed al Gharani, detenuto nel carcere di Guantanamo a Cuba, è riuscito con un trucco a telefonare all'emittente televisiva al Jazeera e a farsi intervistare. Il testo dell'intervista è stato trascritto per interno ed è disponibile nel sito internet della televisione del Qatar.
Il giovane aveva detto alle guardie di voler telefonare ad uno zio invece è riuscito a mettersi in contatto con l'emittente e ha denunciato abusi. E' la prima volta che un detenuto del carcere di massima sicurezza dove sono ospitati molti presunti terroristi riesce a farsi intervistare da giornalisti. Infatti, i reporter sono ammessi nella base cubana solo dopo aver firmato un impegno scritto che li obbliga a non parlare con i detenuti.
Secondo quanto dichiarato da Gharani, durante il periodo di detenzione (è detenuto a Guantanamo da quando aveva 14 anni) ha subito diversi pestaggi dai militari Usa. Inoltre, ha detto che un gruppo di soldati statunitensi gli avrebbero sparato addosso gas lacrimogeni.

Sulla rubrica Storie e Notizie: storie, frutto della mia fantasia, ispiratemi da notizie dei media.

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