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Elezioni europee: i cittadini dicono no all’Europa…


…o ai loro parlamentari?



Storie e Notizie n. 47:


La Storia:


C’era una volta il Parlamento europeo.

Esso era l'unico organo dell'Unione europea eletto direttamente dai cittadini.

Nacque in origine come Assemblea Comune della CECA il 10 settembre del 1952 con sede a Strasburgo. Contava allora 78 membri indicati dai governi degli allora 6 stati membri, previa consultazione dei rispettivi parlamenti nazionali.

Il 19 marzo 1958, a seguito dei Trattati di Roma dell'anno prima, nasceva l'Assemblea Parlamentare Europea, sempre con sede a Strasburgo, ma allargata a 142 membri eletti con le stesse modalità della precedente Assemblea della CECA.

Il 30 marzo 1962 l'Assemblea mutò nome in Parlamento Europeo che dal 1º gennaio 1973 lievitò a 198 membri per l'entrata di Danimarca, Regno Unito e Irlanda.

Il 20 settembre del 1976 il Consiglio Europeo decise a Bruxelles di rendere il Parlamento Europeo eleggibile a suffragio universale diretto. Il testo entrò in vigore il 1º luglio 1978 e le prime elezioni vennero celebrate nel giugno 1979.

Dopo trent’anni, nel 2009 i suoi deputati salirono fino a 785.

Essi erano i vostri rappresentanti, scelti ogni cinque anni dagli elettori dei 27 Stati membri dell'Unione quali portavoce di 492 milioni di cittadini.

L'importanza del lavoro del Parlamento europeo era dovuta anche al fatto che in molti settori le decisioni sulle nuove leggi europee erano assunte congiuntamente dal Parlamento e dal Consiglio dei ministri, che rappresentava gli Stati membri.

Il Parlamento svolgeva un ruolo attivo nell'elaborazione di provvedimenti legislativi che avevano un impatto diretto sulla vita quotidiana dei cittadini, ad esempio in materia di protezione dell'ambiente, diritti dei consumatori, pari opportunità, trasporti e libera circolazione dei lavoratori, dei capitali, dei servizi e delle merci. Inoltre il Parlamento condivideva con il Consiglio il potere di adottare il bilancio annuale dell'Unione europea.


Era una bella idea, quella di unire tanti paesi ed altrettanti popoli in un’unica grande nazione, all’insegna del rispetto dei diritti umani e per una migliore convivenza.

Tuttavia, sfortunatamente, le persone non sono quasi mai all’altezza delle loro idee…


PS: Questo è il grafico dell’affluenza alle elezioni europee dal 1979 ad oggi:



Dati:

1979: 61.99%

1984: 58.98%

1989: 58.41%

1994: 56.67%

1999: 49.51%

2004: 45.47%

2009: 43.09%



La Notizia:


Ultra destra e populisti scuotono l'Europa: premiate le formazioni estreme e gli anti-europeisti.

BRUXELLES - La carica è ini­ziata. Viene da lontano, e dovrà galoppare ancora per molto tempo: ma la carica dei partiti e movimenti di estrema destra per giungere al cuore della poli­tica europea, è iniziata. Nell’Europarlamento che si riunirà per la prima volta il 14 luglio, vi saranno vari loro rap­presentanti, in qualche caso sa­ranno pattuglie ben agguerrite e probabilmente troveranno ter­reni di intesa e di convergenza con altri gruppi: ancora 5 anni fa, nessuno lo avrebbe previ­sto. La carica ha avuto un’avan­guardia, giovedì 4 giugno, ed è stata quella guidata dal populi­sta olandese Geert Wilders, e dal suo «Partito della Libertà». Ha vinto a man bassa nel suo Paese e anche se non ha rag­giunto quel 21% accreditatogli dai sondaggi ha sfiorato però il 17%. Morale: nel nuovo Parla­mento, Wilders e i suoi avran­no 4 seggi, e in Olanda sono già ora il secondo partito per nume­ro di voti. Il primo punto del lo­ro programma è già stato an­nunciato e non potrebbe essere più chiaro: «La Turchia non en­trerà nell’Europa, per almeno un milione di anni».

Alla vigilia del voto, Wilders contava su un alleato sicuro, e cioè sui belgi fiamminghi del partito Vlaam Belang, ma per questi le elezio­ni sono andate male: nessun problema, però, poiché gli altri ultranazionalisti fiamminghi, quelli dell’altro partito di de­stra «Nva», sono andati bene e quindi potranno riempire le falle. Dove invece l’ultra destra ha vinto a man bassa, e senza esita­zioni, è in Ungheria: qui il Fide­sz, Fronte della destra modera­ta, è arrivato addirittura al 67% (si parla di dati parziali) ma l’ul­tradestra di Jobbik si avvia a conquistare il 14,7%, molto al di sopra delle aspettative. In Francia, il vecchio Le Pen non ha saputo approfittare fino in fondo del crollo socialista, ma dovrebbe avere comunque 3 seggi all’Europarlamento, men­tre avrà forse un seggio il movi­mento anti-europeista Liber­tas, fondato dal milionario ir­landese Declan Ganley (che pe­rò non avrebbe raggiunto i ri­sultati sperati nel suo Paese na­tale). In Gran Bretagna, l’avan­zata dell’ultradestra ha avuto un segno tangibile con la prova elettorale del British National Party: gli exit-poll, poco prima di mezzanotte, dicono che do­vrebbe avere conquistato un seggio all’Europarlamento.

E se fosse così, sarebbe la prima vol­ta in assoluto nella storia politi­ca inglese. La novità ha avuto un riflesso immediato anche nelle piazze: nella notte, a Man­­chester, centinaia di nazionali­sti del Bnp sono scesi in strada per festeggiare e si sono scon­trati violentemente con manife­stanti del fronte opposto. E ieri notte c’era tensione an­che ad Atene, dove i militanti del gruppo Laos si preparavano ugualmente a festeggiare per le strade: sembra che abbiano avu­to il 7% dei voti, un risultato al di là delle aspettative. In Bulga­ria, ha vinto il centrodestra del movimento Gerb (26,15%) ma è andata bene anche l’ultrade­stra nazionalista del gruppo Ataka, consolidatasi al 10-12% e pronta a ritentare il colpaccio alle politiche, in luglio. In Slo­vacchia, i nazionalisti del parti­to Sns conquisteranno quasi certamente un seggio. E nella Repubblica Ceca, i nazionalisti dello SSo, o Partito dei liberi cit­tadini. In Polonia, sta cantando vittoria anche il Partito dei Kaczynski, ma i dati sono anco­ra troppo parziali per capire se hanno ragione a festeggiare. Nessun dubbio, invece, in Au­stria: la destra estrema rappre­sentata da Fpö e Bzö raddop­pia, arrivando al 18%, ed è raf­forzata anche dal successo otte­nuto dall’euroscettico indipen­dente Hans-Peter Martin. Chis­sà che cosa avrebbe detto oggi, se fosse stato ancora fra i vivi, il visionario Jörg Haider.

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