Beppe Grillo candidato alla segreteria del PD: la cosa più importante sono le reazioni


In questo momento la notizia più letta su google news e, molto probabilmente in tutta la rete nostrana, è quella che riguarda la candidatura di Beppe Grillo alle primarie del 25 ottobre.
Tuttavia, a mio modesto parere, dall'istante che è stato pubblicato sul blog il relativo post, divengono estremamente più importanti della notizia in sé le varie reazioni, soprattutto da parte del Pd.
Dal canto mio, per ora non ho alcuna intenzione di esprimere un parere perché mi sembra molto più interessante stare a vedere come reagiscono e reagiranno nelle prossime ore i vertici del partito democratico.
Ecco i primi messaggi a caldo:

Mario Tullo, parlamentare ligure, segretario regionale del Pd. «Spero che sia una delle tante provocazioni alle quali Grillo ormai ci ha abituato - dice Tullo - peraltro è anche grazie alla fragilità delle regole che abbiamo che persino Grillo può candidarsi. Intendiamoci - prosegue Tullo - se si presenta ad una sezione del Pd e chiede la tessera, non c’è alcun problema a dargliela. E’ ovvio che come a qualsiasi iscritto gli verrà richiesta coerenza di comportamenti, a partire da un atto di riflessione rispetto alle critiche a Napolitano».

Gianni Pittella, coordinatore organizzativo della mozione Bersani: «Al di là dei requisiti formali che servono per partecipare al congresso, se il Pd avesse bisogno di un commissario liquidatore, Grillo, viste le cose che dice sul Partito Democratico, sarebbe un ottimo candidato. Ma al Pd serve ben altro: un segretario che gli dia la forza per essere il primo partito di opposizione».

Andrea Orlando, portavoce del Pd: «Al di là delle regole e degli statuti, che crediamo impediscano questo tipo di candidatura, il fatto che più conta è che per guidare un partito, o meglio ancora per guidare un progetto politico, bisogna volergli almeno un po' di bene. E non mi sembra che in questi anni Grillo abbia dimostrato di voler bene a questo progetto. La candidatura mi sembra essere stata dettata più per rilanciare una carriera artisticamente un po' in declino, piuttosto che da una seria volontà politica».

Ignazio Marino: «Prendo la candidatura di Grillo come una buona notizia. Significa che avremo un tesserato in più».

Piero Fassino: «Grillo non è iscritto al Pd e lo ha attaccato di continuo. La sua candidatura è un boutade un po' provocatoria e non c'è alcuna ragione per considerarla una cosa seria. Bisogna vedere se noi accettiamo la sua iscrizione al partito e non penso che si possa accettare. Per correre per la segreteria non basta l'iscrizione. Per me la cosa finisce qua».

Il presidente dei Giovani Democratici, Fausto Raciti: «Posso parafrasare un motto molto in voga nel '68? Dico a Grillo che uno sbadiglio lo seppellirà. Non ho preoccupazioni, vivo serenamente questa sua uscita, in modo molto laico. È la ricerca di un po' di palcoscenico politico, una mossa a carattere promozionale. Grillo venderà qualche biglietto in più al prossimo spettacolo. Non ci tocca minimamente».

Angelo Petrosillo, segretario dei giovani Pd della Puglia: «Non andrebbe fatto candidare perché è una persona culturalmente incompatibile con i valori del Pd: le primarie sono uno strumento utile per aprirsi ma senza smarrire la propria identità».

Matteo Bianchi, vicesegretario della Liguria: «Mi sembra una cosa poco seria. Per me non ha un progetto e non prende sul serio nemmeno lui la partecipazione. È solo una trovata pubblicitaria, ma non deve farlo a spese del Pd. Le primarie non sono un gioco».

Mario Adinolfi: «Invio un appello ai burocrati del Pd affinché non impediscano nei fatti la candidatura di Beppe Grillo. Se lo fa con serietà, se non è una boutade estiva, se conosce e accetta le regole e si sottopone al vaglio degli iscritti al Pd iscrivendosi lui stesso entro i termini stabiliti, a me viene da dire solo una cosa a Beppe Grillo: benvenuto tra noi. Ho paura che tra qualche giorno scoprirà che le modalità di presentazione al congresso sono complesse e burocratiche, ma deve essere serio e evitare grida qualunquiste.»

Senza stare a commentare ogni reazione, soprattutto in attesa che dopo Fassino – le cui parole sono tutto un programma… - si esprimeranno gli altri leaders del Pd, mi limito a fare una semplice considerazione: il modo con cui essi commenteranno la notizia è già un primo fondamentale test, tra le altre cose, della serietà, l’autorevolezza, l’onestà e la democraticità della coalizione che porta proprio quest’ultimo aggettivo nel suo nome.
Se un partito e i suoi vertici possiedono tali qualità, non hanno alcun problema a far candidare chiunque. Addirittura non servirebbero affatto delle regole perché sono una coalizione sana, un vero organismo democratico, portavoce e null’altro del popolo che si prefiggono di rappresentare.
Altrimenti... be’, altrimenti sarebbero la prima ragione per la quale ancora oggi abbiamo quell’inquietante individuo come presidente del consiglio…

Fonti: Repubblica, Corriere della sera