Il G8? Una festa tra amici a pochi metri da chi soffre


Storie e Notizie n. 57


La Storia
:

Silvio ha un grande giardino pieno di fiori.
Non è suo, ma ne ha la responsabilità.
Gli è stato affidato, affinché ne abbia cura, da persone che hanno posto su di lui la loro fiducia, nonché speranza in un giardino migliore.
Tralasciando quanto e se tale evento poteva essere in qualche modo prevenuto, o perlomeno si potesse in tempo utile creare delle condizioni per attenuare i danni, un violento nubifragio si abbatte sul bel giardino.
Molti fiori vengono sradicati e periscono. In attesa di rimettere a posto il terreno, Silvio decide di trasferire i fiori superstiti all’interno di una serra improvvisata.
Quest’ultima viene messa su in lodevole tempo record, con la speranza però che sia solo una soluzione temporanea.
Si tratta di uno spazio angusto, la luce che trapela dal soffitto trasparente non è in alcun modo paragonabile a quella del sole, della quale i fiori godevano ogni giorno come diritto naturale. Difatti, alcuni iniziano a perdere i meravigliosi colori che possedevano un tempo.
Anche l’aria all’interno della serra non è affatto quella fresca e pulita di una volta e anche questo comincia ad incidere sulla salute delle piante.
Silvio, che ha l’abitudine di parlare con i fiori, li rassicura che presto torneranno a stare nel giardino.
Parole, tante parole.
La realtà è che arriva un giorno in cui l’uomo che è stato scelto per aver cura del giardino, decide di riassestare solo una parte di esso per invitare degli amici.
Si tratta di altri giardinieri come lui e tutti si congratulano con Silvio per la bella iniziativa.
Si conversa amabilmente, si mangia bene, si beve e Silvio è contento.
Subito prima dell’inizio del party, uno degli invitati, un cinese, è costretto a partire perché nel suo giardino ci sono dei problemi da risolvere e sarebbe inammissibile restare in un momento come quello.
I cinesi sono fatti così.
Ed ecco il miracolo.
Quello vero.
In quell’istante i fiori, chiusi dentro la serra, sebbene come piante siano impossibilitate a muoversi, trascendono la propria natura e si voltano tutti verso la musica che arriva dall’esterno.
Si vedono le sagome degli invitati che danzano allegramente.
Fra di loro riconoscono quella inconfondibile di Silvio.
E’ il più basso, non c’è margine di errore.
E in quell’attimo la terra trema.
Non è il terremoto.
Sono le piante che si sollevano e si mettono in marcia per la prima volta nella loro vita per i propri diritti calpestati…


La Notizia:

Berlusconi: «Ho fatto un miracolo»
Era impossibi­le che non lo facesse, che non sentisse il bisogno almeno di una parola rivolta a quelli che per natura considera da sem­pre «amici» prima che colle­ghi, interlocutori personali prima che leader di altri Stati. E alla fine Silvio Berlusconi quella parola, che in realtà è risultato un chiaro messag­gio, l’ha pronunciata: «Sapete tutti benissimo che mi attac­cano sul piano personale, ma state tranquilli, io durerò alla guida del mio Paese altri quat­tro anni». Per il Cavaliere farlo davan­ti a tutti i leader del G8 è sta­to come togliersi un peso dal­lo stomaco.
Il palcoscenico era quello che più gli interes­sa, quello dei suoi pari, quel­lo che in questi mesi ha pro­dotto i crucci maggiori: il dan­no di immagine all’estero, nelle cancellerie di mezzo mondo, la reputazione sfre­giata di un leader che alla re­putazione internazionale tie­ne più di ogni altra cosa. Troppo grande la tentazione per resistere, per non sentire il bisogno di dare almeno un breve messaggio di forza ai leader degli altri Paesi. Per chi lo ha ascoltato non è stata una sorpresa: dalla Me­rkel a Sarkozy, sino ad Oba­ma, del nostro presidente del Consiglio tutti conoscono i tratti caratteriali e forse tutti in qualche modo si attendevano un accenno a quello che da alcune settimane leggono sui giornali dei rispettivi Pae­si. La giornata del presidente del Consiglio è stata sobria che più non si poteva, priva di quel «berlusconismo» che l’ha reso detestabile o amato in giro per il mondo, sotto in­vece che sopra le righe: nono­stante fosse l’ospite di casa, in fondo il personaggio più at­teso. Un understatement im­posto dagli eventi più che dal­la natura dell’uomo, e che per un attimo è venuto via. «Questa giornata mi ripaga di tante amarezze», ha confidato al presidente della Regione Gianni Chiodi, in uno degli intermezzi del programma.

Sulla rubrica Storie e Notizie: storie, frutto della mia fantasia, ispiratemi da notizie dei media.

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