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D’Addario da Santoro ad Annozero: è questa la libertà di stampa?



Come spero molti sanno, l’autorevole istituto di ricerca Freedom House, organizzazione internazionale che si impegna nel promuovere la democrazia liberale nel mondo, nel suo consueto rapporto annuale sulla libertà di stampa ha retrocesso l’Italia al 73° posto, definendolo paese semi libero (partly free).
Tra le motivazioni ci sono le seguenti:
L’Europa occidentale continua a vantare il più alto livello nel mondo di libertà di stampa. Tuttavia, l'Italia è stata retrocessa nella categoria dei paesi semi liberi, con libertà di parola limitata da parte dei giudici e dalle leggi sulla diffamazione, l’aumento dell'intimidazione dei giornalisti da parte della criminalità organizzata e di gruppi di estrema destra e la preoccupante concentrazione della proprietà dei media.
Sabato 3 ottobre ci sarà a Roma una Manifestazione per la libertà di informazione, indetta dalla Federazione nazionale stampa italiana.
Il perché si può leggere nel blog. Eccone qualche significativo stralcio:
Diritto di sapere, dovere di informare. Disegni di legge bavaglio. Azioni forti in sedi giudiziarie. Continue, giornaliere invettive pubbliche dei potenti, a cominciare dal premier, contro giornali e giornalisti, considerati non graditi.
I giornalisti non si faranno mettere il guinzaglio.
Sosteniamo i principi e i valori dell’articolo 21 della Costituzione e tuteliamo il diritto inalienabile di ogni cittadino a un’informazione libera, completa e plurale.

Giustissimo, non fa una grinza.
Intellettuali, scrittori, artisti, personaggi noti della cultura nostrana e internazionale hanno appoggiato l’iniziativa.
L’evento ha ottenuto addirittura l’adesione di ben dieci premi Nobel.
E come non si può sottoscrivere un principio inalienabile?
Tuttavia, che volete farci, io sono una persona semplice, con i piedi per terra.
Le lotte per i valori fondamentali mi piacciono, mi sono sempre piaciute, ma vorrei sempre che tengano conto della realtà, altrimenti, quando si spengono le luci e si chiude il sipario, il problema rimane…
Berlusconi dice che la Manifestazione per la libertà di stampa è una farsa assoluta. In Italia c’è una tale libertà di stampa da non poter essere confrontata con quella degli altri Paesi. Tutte le persone di buon senso lo sanno.
Stasera, durante la seconda puntata della nuova stagione di Annozero, dovrebbe intervenire in diretta Patrizia D’Addario.
La trasmissione di Santoro è uno degli ultimi spazi in tv dove è possibile ascoltare voci critiche in maniera trasversale, come quelle di Travaglio e Grillo.
E il Tempo scrive: A sinistra fanno come vogliono. E protestano contro la censura. Nel programma di Rai 2 condotto da Michele Santoro arriva Patrizia D'Addario. E sabato scendono in piazza perché dicono che i giornalisti sono al guinzaglio.

Ecco, in queste affermazioni credo risieda uno degli aspetti più gravi delle condizioni in cui si trova oggi la nostra democrazia.
La libertà di informazione è anche quella di poter criticare chiunque, compreso il presidente del consiglio, soprattutto lui, ma non solo.
A mio modesto parere, il tema principale che ci riguarda tutti non è affatto il diritto di porre o meno l’attenzione sul comportamento di un leader di governo, piuttosto l’ultimo punto che Freedom House considera preoccupante: la concentrazione della proprietà dei media.
La situazione italiana è vergognosa, ma se mettiamo sotto accusa solo Silvio Berlusconi compiamo l’ennesimo errore e ancora una volta prendiamo in giro un intero paese.
Uno dei giornali che più si è impegnato nel sostenere la manifestazione di sabato è Repubblica, appartenente al Gruppo Editoriale L’Espresso.
Quest’ultimo, oltre al suddetto quotidiano, è proprietario di:
Giornali: L'espresso, MicroMega, Limes, Le Scienze, Mente & Cervello, National Geographic Italia, Le Guide dell'Espresso, TV Magazine, Il Tirreno, La Nuova Sardegna, Messaggero Veneto, Alto Adige, Il Piccolo, La Gazzetta di Mantova, Il Mattino di Padova, La Provincia Pavese, Il Centro, La Tribuna di Treviso, La Nuova Ferrara, Nuova Gazzetta di Modena, Gazzetta di Reggio, La Nuova Venezia, La Città
Radio: Radio Deejay, Radio Capital, m2o
Tv: All Music, Repubblica RadioTv, Second TV, Deejay TV, Onda Latina
Internet: Kataweb
Pubblicità: A. Manzoni & C. Spa

Questa parte di mondo è tradizionalmente vicina al centro sinistra.
Quello stesso centro sinistra che non ha mai fatto una vera legge per contrastare l’illegale avanzata dell’attuale premier, anzi:
Nel 1984 i pretori di Torino, Pescara e Roma oscurarono le reti Fininvest per violazione della legge che proibiva alle reti private di trasmettere su scala nazionale. L'azione giudiziaria venne fermata dopo pochi giorni dal governo guidato da Bettino Craxi, di centro sinistra, che con un apposito decreto legge legalizzò la situazione della Fininvest.
Nel 1990 fu la Legge Mammì, dal nome del Ministro delle Poste e telecomunicazioni del VI governo Andreotti, di centro sinistra, a stabilizzare il tutto rendendo definitivamente legale la diffusione a livello nazionale di programmi radiotelevisivi privati.
Sempre il centro sinistra, maggioranza dal 1996 al 2001, non intervenne mai sul tema del conflitto d'interessi, con vari e disparati governi: primo governo Prodi, primo e secondo governo D’Alema e secondo governo Amato.
Non l'ha fatto neanche durante il secondo Governo Prodi, dal 2006 al 2008, nonostante fosse nel suo programma.
Capisco che sia più facile (e per alcuni molto conveniente) concentrarsi su un solo obiettivo, per quanto indiscutibilmente coerente come Berlusconi, tuttavia, le cose in Italia sono molto più complesse ed io sono stanco di essere preso per il culo…



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