Gli Italiani sono razzisti? Sondaggio internazionale


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I sondaggi sono importanti.
Nel mio piccolo ho fatto anch’io un esame di statistica all’università e, per quello che vale, posso confermare che siano uno strumento molto utile per analizzare e comprendere meglio le cose.
E’ stata pubblicata ieri un’indagine dal titolo La crisi economica mondiale non cambia in Europa e in Nord America le opinioni sull’immigrazione, la quale fa parte di un lavoro più ampio chiamato Transatlantic Trends (Andamenti transatlantici), in questo caso focalizzato sull’immigrazione.
Da noi molti giornali e siti hanno riportato i dati, ovvero quelli che hanno ritenuto più interessanti: Rispetto allo scorso anno guadagna consensi, seppur contenuti, l'idea che l'immigrazione sia un problema piuttosto che un'opportunità: nel 2009 il 50% degli europei e il 54% degli americani definisce l’immigrazione “un problema", con percentuali in aumento rispetto al 43% e al 50% registrati nel 2008.
In tutti i Paesi gli intervistati dimostrano una percezione del numero di immigrati presenti sul suolo nazionale decisamente esagerata: gli americani ritengono che gli immigrati rappresentino il 35% della popolazione statunitense (quando in realtà tale percentuale è più vicina al 13%), i canadesi il 37% (rispetto al 20% effettivo) e, in media, gli europei il 24% (di tutti i Paesi europei esaminati Spagna e Germania registrano la percentuale effettiva più elevata, che corrisponde al 13%).
Quasi nessuno, invece, ha pubblicato questo risultato: in Italia il 53% degli intervistati non condivide le scelte del proprio governo.
Ma questa è un’altra storia.
Il primo aspetto sul quale vi invito a riflettere è fondamentale quanto generalmente ignorato sia dai media che soprattutto da chi legge i sondaggi: la metodologia con la quale vengono fatti.
Nel comunicato stampa presente sul sito dei responsabili del report c’è scritto in calce:
La TNS Opinion è stata incaricata di condurre l’indagine mediante interviste telefoniche con tecnica CATI (Computer Assisted Telephone Interviews). In tutti i paesi è stato intervistato un campione casuale di circa 1.000 tra uomini e donne di età dai 18 anni in su.
1000 persone, chiaro? Un campione casuale di 1000 persone per ciascun paese, 1000 pareri per stabilire l’opinione generale di 60 milioni di italiani e addirittura di più di 300 milioni di statunitensi.
Sempre navigando sul sito del sondaggio (che mi rimanda sempre all'indagine sull'immigrazione...), ho cercato di capire meglio quali criteri sono stati utilizzati.
Ad esempio come sono stati gestiti i rifiuti, cioè la gente che non accetta di essere intervistata, un dato sempre rilevante nelle statistiche.
Tuttavia, andando alla pagina sulla metodologia, ci sono più o meno le stesse informazioni del comunicato stampa.
Ciò nonostante, vari titoli sono apparsi nel web come vere sentenze: Immigrati: un "problema" per il 49% degli italiani e L'Italia ha paura dei clandestini immigrati, più problemi che risorse, per dirne due a caso.
Altro elemento che non si dovrebbe mai sottovalutare è chi ha effettuato il sondaggio.
Si da il caso che la suddetta indagine sia a cura del German Marshall Fund, della Fondazione Lynde and Harry Bradley, della Compagnia di San Paolo, e del Barrow Cadbury Trust, con la collaborazione della Fondazione BBVA.
Dal sito ufficiale si legge che quest’ultima è un istituto di ricerca che opera su molti campi, in maniera trasversale.
Ma concentriamoci sugli altri.
Nel sito del Barrow Cadbury Trust c’è scritto che è una fondazione impegnata nel sostenere le persone più vulnerabili, che vivono ai margini della società.
La Compagnia di San Paolo è una fondazione bancaria legata al gruppo San Paolo Imi e, sempre leggendo sul sito, si evince che si occupa anch'essa di ricerca in modo trasversale.
La Lynde and Harry Bradley è una fondazione dichiaratamente legata ai conservatori che, sempre basandosi sul sito, si occupa di sostenere istituzioni federali, pubblicazioni e progetti educativi.
Dulcis in fundo, the last but not the least, ecco il più importante: il German Marshall Fund, letteralmente la Fondazione tedesca Marshall.
Leggo che questo istituto fu creato nel 1972 grazie ad una donazione della Germania in memoria del piano Marshall, una delle iniziative degli Stati Uniti per la ricostruzione dell’Europa dopo la fine della Seconda guerra mondiale.
Come il suddetto piano, la fondazione mantiene la stessa linea di collegamento tra i due continenti, da cui il termine Transatlantic, lavorando sulla cooperazione internazionale e la relazione tra gli stati.
Ognuno può liberamente scegliere quale credibilità dare a queste realtà.
Come puro spunto di riflessione, riporto qui una delle considerazioni fatte da Noam Chomsky (da I cortili dello zio Sam) sul piano Marshall: I politologi americani riconoscevano che la "minaccia" per l'Europa non era rappresentata dall'aggressione sovietica (che gli analisti più seri come Dwight Eisenhower non mettevano in conto) ma piuttosto dalla resistenza antifascista - con i suoi ideali radicalmente democratici, che aveva le sue basi tra i lavoratori e contadini - e dal potere e dal fascino politico esercitato dai partiti comunisti locali. Per scongiurare il collasso economico che avrebbe incrinato la loro influenza, e per ricostruire le economie capitalistiche di stato in Europa Occidentale, gli Stati Uniti realizzarono il Piano Marshall (grazie al quale all'Europa vennero elargiti prestiti e donazioni per oltre 12 miliardi di dollari tra il 1948 e il 1951, fondi che, nel 1949, coprirono un terzo delle esportazioni Usa in Europa).

Concludo ripetendo che ognuno di noi, alla fine di tutto, è libero di farsi l’opinione che preferisce, tuttavia, se essa si basa esclusivamente su sondaggi diffusi pedissequamente senza alcun tipo di analisi critica, si intuisce giammai se la gente sia o meno razzista, piuttosto perché vota una parte invece che un’altra…


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