Studenti sul tetto di Gandhi

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Storie e Notizie N. 100


La Storia:

C’erano una volta quattro ragazzi.
Un tempo erano in cinque, mai poi diventarono quattro.
Si sa come fa il cinque.
Spesso si trasforma in quattro, altre volte in sei.
Tipico.
Alfonso era il più grande, aveva 39 anni e raccoglieva rifiuti per la sua città.
Un lavoro nobile.
Mattia ne aveva 20 e per pagarsi gli studi lavava gli abiti dei suoi concittadini.
Un impiego indispensabile.
Davide aveva 18 anni, ma non aveva un lavoro, così come Edoardo, che ne aveva 20.
Nondimeno erano dei giovani.
Nulla di più prezioso nel paese più vecchio d’Europa.
I quattro ragazzi volevano studiare e così migliorare se stessi.
Non è da tutti, si sa.
Non erano obbligati a farlo.
Era un desiderio, il loro.
Un desiderio da proteggere e alimentare come l’ultimo fuoco in un bivacco di una jungla padana.
E non venite a dirmi che in padania non ci sono le jungle e tantomeno i bivacchi, perché sono nel flusso creativo e non posso fermarmi.
Incredibile a dirsi, la città - di cui Alfonso rendeva linde le strade - e i suoi cittadini - i cui abiti erano resi altrettanto immacolati da Mattia - decisero che i ragazzi dovevano smettere di studiare.
Per loro fu un colpo al cuore, poiché equivaleva a smettere di sognare.
E così fecero un gesto che molti ingenui chiamano estremo.
I ragazzi salirono su un tetto.
Il tetto si trovava sulla cima della loro scuola.
Una scuola di nome Gandhi.
Il destino ha il senso dell’ironia, dice spesso il mio amico Gennaro, e ha ragione.
Gandhi non avrebbe definito il loro gesto estremo, piuttosto sarebbe stato lì con loro, nella loro sacrosanta azione di protesta non violenta.



Con forza, poiché essa non deriva dalla capacità fisica, ma da una volontà indomita.
Per la verità, la quale non danneggia mai una causa giusta.
Consapevole della propria moralità, che non consiste nel seguire il sentiero battuto, ma nel trovare la propria strada e seguirla coraggiosamente.
Fino sopra un tetto.
In nome della giustizia, perché essa è tutto. Il resto viene dopo.
C’erano una volta quattro ragazzi.
Un tempo erano in cinque, mai poi diventarono quattro.
Si sa come fa il cinque.
Spesso si trasforma in quattro, altre volte in sei.
Talvolta, sebbene raramente, accade il miracolo e il sei diviene sette, otto, nove, dieci e così via, fino a far crollare il tetto sulla testa dei cittadini ingrati…


Storie e Notizie: storie, frutto della mia fantasia, ispiratemi da notizie dei media.

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Commenti

  1. Ciao Alessandro,
    innanzitutto piacere sono Suzie, per sapere più di me puoi andare sul mio blog (http://suziedv.blogspot.com/).
    Ho trovato il tuo blog molto bello, molto vero e mi sembra di avere un sentire comune.
    Il tuo racconto è intenso e spesso mi sono sentita come quei quattro ragazzi che non sono diventati cinque o dieci.. ma questo non mi ha fatto sentire poco importante e sopratutto non mi ha fatto scendere dal tetto.
    Mi ha fatto piacere incontrarti.
    A presto.
    SuzieD

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  2. Piacere mio, Suzie.
    Grazie di cuore dell'apprezzamento e della condivisione.
    Libri, politica e vita vera, il tuo blog sembra molto interessante.
    Sarò contento di tornarci ancora!
    Un saluto

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  3. Bene allora ti aspetto!
    ciao e buona vita a te.

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