Tsutomu Yamaguchi, l’uomo che sopravvisse al suo assassino




Storie e Notizie N. 92

La Storia:

Tsutomu Yamaguchi nacque il 16 marzo del 1916 in Giappone, a Nagasaki, una splendida città sdraiata su due valli offerte gratuitamente da altrettanti fiumi.
All’epoca Harry Truman aveva trentadue anni, ma non sapeva ancora che avrebbe cercato di ucciderlo.

Harry era un uomo come tanti, negli Stati Uniti di allora, di quelli che partirono spontaneamente per la guerra, convinti sul serio che fosse un modo per onorare la patria.
Una persona comune, finché non conobbe Tom Pendergast, il politico e la sua vita cambiò per sempre.
In quel mentre Tsutomu era solo un ragazzo.
Un ragazzo felice di vivere in una città affacciata sul mare. Sua madre glielo ripeteva quasi ogni giorno: sorridi, figlio mio, perché non è da tutti addormentarsi con la voce del mare nelle orecchie…
Il nostro avrebbe potuto ripeterle che era cosa comune, in Giappone, eppure accettava il consiglio senza fiatare perché avrebbe amato Nagasaki anche se fosse stata sul punto del mondo più lontano dall’acqua.
Semplicemente perché era la sua città.
Nel 1934 il partito democratico fece di Harry un senatore e nel 1941, l’anno in cui il Giappone bombardava Pearl Arbor, fu rieletto perché considerato un uomo onesto.
Un politico onesto…
Merce preziosa, allora come oggi, ovunque.
Tsutomu aveva preso tutt’altra strada.
Voleva essere un ingegnere, voleva progettare e costruire, lo aveva sempre desiderato, sin da adolescente, perché aveva intuito che poteva essere un modo perfetto per rendere merito alla sua terra.
Una terra impavida, capace di crescere fiera in mezzo a vulcani e alle onde del mare, consapevole che il vero coraggio è nel creare, giammai nel distruggere.
Il 1945 fu un anno memorabile per Harry.
Prima divenne vice presidente degli Stati Uniti e non ebbe il tempo di gioire per quell’incredibile traguardo perché qualche mese dopo vide scomparire quel vice per salire sul gradino più alto del suo paese.
Disse che si sentiva come se il cielo gli fosse caduto addosso.
Non immaginava quanto quelle parole avrebbero potuto essere prese alla lettera per causa sua.
Dopo neanche quattro mesi di presidenza, l’uomo più potente del mondo condannò a morte circa duecento mila esseri umani, motivando la sua decisione con queste parole: l'abbiamo fatto per risparmiare la vita di migliaia e migliaia di giovani americani…
La mattina del 6 agosto del ’45 Tsutomu era tra quei sfortunati prossimi alla fine.
Era su un tram, tranquillo, mentre osservava le strade di Horoshima e la vita che scorreva ignara. Una bella ragazza in bicicletta, un cane randagio dallo sguardo melanconico, un signore accigliato che tornava a casa per lasciare per sempre sua moglie, i bambini che andavano a scuola, tutti contenti, tranne quella bimba dagli occhi rossi.
Perché è triste? Questo si chiese Tsutomu mentre scendeva dal tram.
Nulla di grave, era solo la conseguenza di una banale allergia.
E il cielo cadde su di loro.
Truman aveva vinto. Il Giappone si era arreso. Vittoria. Sconfitta. Mors tua vita mea.
Chi vince ha sempre ragione, si sa, e può fare ciò che vuole.
Ad esempio spedire il proprio paese ancora una volta in guerra, come nel 1950 in Corea, nonostante il parere contrario del Consiglio di sicurezza dell’Onu.
Tre anni dopo Harry lasciò la presidenza e per tutto il resto della sua vita continuò a credere che la via della pace fosse lastricata di atomi con la minaccia di esplodere in qualsiasi momento, se ce ne fosse stato il bisogno.
L’ex presidente Truman terminò il suo viaggio nel 1972, il giorno dopo natale.
Nel 1945 lui e il suo paese avevano vinto ed ora Harry era morto.
Nel 1945 il Giappone aveva perso.
Eppure la vita è strana, perché quando il suo assassino esalò il suo ultimo respiro, Tsutomu Yamaguchi, l’ingegnere che amava la sua città, uno degli uomini che avevano avuto la sventura di conoscere la verità sulla pace degli atomi, non sapeva che avrebbe vissuto ancora più di trent’anni.
Trent’anni in cui raccontare un’altra storia…


Storie e Notizie: storie, frutto della mia fantasia, ispiratemi da notizie dei media.

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