Cassazione, genitori clandestini espulsi: lettera di un figlio

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Storie e Notizie N. 137

La Storia:

Erzan ha 6 anni e viene dall’Albania.
Grazie alla recente sentenza della Cassazione, suo padre, essendo un clandestino, è stato espulso dall’Italia.
E’ un bambino molto sveglio, direi precoce, e seguiva sempre il tg con il papà, perlomeno finché era ancora con lui.
Non ci sta e decide di scrivere una lettera alla Corte.

Cara Corte di Cassazione,

devo farvi i miei complimenti.
Il rispetto delle regole è fondamentale per una sana convivenza civile.
Papà era un clandestino e la legge dice che doveva essere espulso.
La legge è la legge e va applicata senza eccezioni.
Senza guardare in faccia nemmeno al dolore di bambini come il sottoscritto, che di punto in bianco si ritrovano senza papà.
No, perché sia chiaro.
Per i giornali è stato cacciato un clandestino.
A me hanno portato via il padre.
Punti di vista.
Il fatto è che il vostro paese, che ora è anche il mio, è veramente la terra dei punti di vista.
Per voi il rispetto della legge viene prima di ogni cosa ma non tutti la pensano così.
Ad esempio, per il Presidente Napolitano viene prima la democrazia, che non ho ancora capito bene cosa sia – ho appena sei anni – ma credo sia una bella parola da tirare in ballo per giustificare le proprie scelte.
Se mio padre avesse detto che lui sarebbe dovuto rimanere in Italia in nome della democrazia, magari avreste deciso in altro modo.
Chissà, io ci credo poco.
Penso che invece la realtà sia un’altra, ma lo dico alla fine.
Tornando ai punti di vista, mentre voi vi dimostrate inflessibili innanzi alle norme, il premier Berlusconi offende sistematicamente chi le applica ai suoi danni e ancora oggi sfugge alle sentenze che lo riguardano.
Se mio padre avesse protestato additandovi come toghe rosse, giudici bolscevichi e armi in mano alla sinistra, magari oggi sarebbe ancora qui, accanto me.
Chi può dirlo?
Dal canto mio, non ci scommetterei un centesimo e più avanti vi dico perché.
Sempre questione di punti di vista, in questi pochi anni che ho vissuto nel vostro paese, ho sentito di tutto.
Evasione fiscale record nel mondo, gente con la fedina penale sporca in parlamento, corruzione e tangenti in ogni palazzo che conta, collusione tra mafia e politica e mi fermo qui.
Ecco, non mi sembra proprio che il mio nuovo paese sia la terra della legalità.
Se mio padre avesse evaso qualche milione di euro, fosse riuscito a diventare deputato, avesse dato qualche bustarella a qualcuno importante o si fosse messo in affari con cosa nostra, magari domani mi accompagnerebbe a scuola come ha sempre fatto in questi anni.
No, questo è impossibile e io so il perché.
In Italia per avere il privilegio di fare quello che ci pare dobbiamo prima diventare italiani…



Storie e Notizie: storie, frutto della mia fantasia, ispiratemi da notizie dei media.

Il popolo e la tragica storia d'Italia, Sabato 20 marzo 2010 a Roma.

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4 commenti:

  1. La legge è la legge e va applicata senza eccezioni.

    Senza guardare in faccia nemmeno se a milioni di italiani viene negato il diritto di votare alle regionali.

    Evidentmente, concorderai con me, esistono leggi mal fatte, modificabili, derogabili.

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  2. Ho già espresso il mio parere in questo post: http://alessandroghebreigziabiher.blogspot.com/2010/03/tar-lazio-dice-no-e-pdl-non-ci-sta.html
    Per me affermare che le sentenze sulle regionali neghino il diritto di voto ai cittadini è una manipolazione.
    Ancora peggio, lo è il tirare in ballo la democrazia.
    Il PdL, come chiunque di noi, non ha il diritto inviolabile di essere candidato alle elezioni.
    Ha al contrario il diritto di proporsi a queste ultime seguendo le regole concordate.
    Altrimenti, perde quella che è una possibilità. Non un diritto.
    Dire che questa possibilità coincida con il diritto degli eventuali (non certi) votanti è una menzogna.
    Se fosse un intoccabile diritto saremmo in una dittatura...

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  3. Più che di punti di vista io parlerei di "punti di svista" considerato che, l'essere umano, di fronte alla legge, da lui stesso scritta, diventa un "oggetto".
    Il rispetto della legge è doveroso se la legge è rispettosa dell'individuo, se non lo è allora...

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  4. "Il rispetto della legge è doveroso se la legge è rispettosa dell'individuo, se non lo è allora..."
    Già. E' più o meno ciò che scrive Martin Luther King nella Lettera dalla prigione di Birmingham, citando a sua volta Sant'Agostino, definendo quando una legge sia 'giusta' o meno.

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