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Sabato 11 Novembre 2017 ore 19, Spettacolo teatrale e musicale in occasione dell'uscita del romanzo Carla senza di Noi, Graphofeel Edizioni, Libreria Teatro Tlon – Via F. Nansen 14, Roma - Ingresso libero. Per info e prenotazioni: libreriateatro@tlon.it - 06 45653446

Accordo Pomigliano Fiat vince il sì? Marchionne al mio voterebbe no

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Storie e Notizie N. 209

Ci sono tanti modi per dare una notizia.
Un’altra è dire che Pomigliano dice sì al piano Fiat, ma il senso è lo stesso.
Un’altra ancora, sforzandosi di guardare la classica metà piena del bicchiere, è dire che A Pomigliano non c’è il plebiscito.
Certo, si potrebbe anche dire che il risultato del referendum non è la più o meno plebiscitaria vittoria del sì, piuttosto la conseguenza dell’applicazione di una strategia antica che si chiama divide et impera.
Anzi, sarebbe più giusto divide et fotti.
Ma sarebbe un’affermazione troppo libera per un quotidiano che campa con i finanziamenti dei governi.
Sarà forse per lo stesso motivo che ho trovato difficoltà a trovare sui giornali il testo dell’accordo.
Ad ogni modo, ho pensato di proporre anch’io un accordo.
Perché il divide et impera non vale solo per gli operai…

La Storia:

Prendi venti manager.
Metti che siano i venti manager più pagati (stipendio annuo) in Italia:
1° Carlo Puri Negri (vicepresidente esecutivo di Pirelli Re): 14.000.000€
2° Claudio De Conto (Direttore generale di Pirelli): 7.337.000€
3° Marco Tronchetti Provera (Presidente di Pirelli): 5.664.000€
4° Luca Cordero di Montezemolo: 5.177.000€
5° Sergio Marchionne (Amministratore delegato di Fiat): 4.782.400€
6° Pier Francesco Guarguaglini (Presidente e Amministratore delegato di Finmeccanica): 4.712.000 €
7° Alessandro Profumo (Amministratore delegato di Unicredit): 4.324.000 €
8° Paolo Scaroni (Amministratore delegato di Eni): 4.272.000 €
9° Corrado Passera (Consigliere delegato di Intesa Sanpaolo): 3.811.000 €
10° Fedele Confalonieri (Presidente di Mediaset): 3.520.000 €
11° Cesare Geronzi (Presidente di Mediobanca): 3.306.000 €
12° Giuliano Adreani (Consigliere delegato di Mediaset): 3.080.000 €
13° Fulvio Conti (Amministratore delegato di Enel): 2.620.794 €
14° Alberto Nagel (Amministratore delegato di Mediobanca): 2.564.000 €
15° Umberto Quadrino (Amministratore delegato di Enel): 2.507.000 €
16° Antonio Vigni (Direttore generale di MPS): 1.955.000 €
17° Francesco Gori (Direttore Generale di Pirelli): 1.859.000 €
18° Giovanni Castellucci (Amministratore delegato di Atlantia): 1.826.000 €
19° Giuliano Zuccoli (Presidente di gestione di A2A): 1.718.000 €
20° Dieter Rampl (Presidente di Unicredit): 1.599.000 €

Quindi – ovviamente, avendone l’autorità – proponi loro il seguente accordo:

Cari manager,
volete conservare il vostro stipendio?
Allora votate sì.
In questo caso solo chi tra voi si chiama Sergio Marchionne verrà licenziato.
Altrimenti, verrete licenziati tutti.

Risultato: 19 sì e 1 no.
Ha vinto il sì, ma non c’è stato il plebiscito, però.
Chissà come mai…



Storie e Notizie: storie, frutto della mia fantasia, ispiratemi da notizie dei media.



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Commenti

  1. UN RICATTO TRASPARENTE – Questa vittoria è il trionfo della prepotenza e della sopraffazione che cavalca con il massimo della lucidità la disperazione e lo scoraggiamento di tanti operai che non hanno nessuna colpa di vivere in un paese tornato nel medio evo grazie a governanti incapaci, hanno votato si quei disperati sotto ricatto, che pur di assicurare una misera sopravvivenza alle proprie famiglie sono stati costretti a mettere a sacrificare la propria salute fisica, impegnandosi a subire turni massacranti e a violentare la propria serenità e il proprio benessere mentale per la frustrazione che in tanti, pur di non perdere la faccia, non sono disposti ad ammettere. E questa cattiveria, a livello di organizzazione da caporalato, viene posta in essere da parte di chi pur di arricchirsi ulteriormente, ovviamente, mette la faccia a disposizione dei suoi mandanti, certo, con un assurdo compenso megagalattico di 5.000.000 di € all’anno o forse più, sfido chiunque a resistere ad astenersi a fare il fustigatore. E gli ingredienti per vincere questa squallida battaglia ci sono tutti e semplici, e si chiamano miseria e malgoverno. Svolta storica ha la faccia tosta di definirla Marchionne sguazzando nei soldi dei suoi padroni, e ha perfettamente ragione, perché la miseria ha ridotto chi ha bisogno come servi della gleba. Di fatto con un imbroglio gratuito senza precedenti, si tenta di esautorare le esistenti leggi dello Stato e in particolare la sua Costituzione che regola i diritti e i doveri di tutti anche in materia di lavoro, una promessa di lavoro, con un ricatto da quattro soldi, una burla da birbante che impugnata davanti alla legge non può che crollare miseramente. Una burla però capace di schiacciare la salute di tanti operai, tutto questo per arricchire un pugno di aguzzini. Questo sporco voto imposto ai disperati che il suo governo ha contribuito a produrre, è stato capito immediatamente dal premier e tra un bunga bunga e un festino di gran classe con ragazzine compiacenti, si è inaspettatamente svegliato, così piuttosto che proteggere l’immagine del paese che vive questo orrore di fronte al mondo, ha preferito cavalcare questa vergogna che più gli si addice, forse perché spera che questo squallido precedente possa essere applicato ed esteso in questa povera Italia che vorrebbe trasformare in una sporca azienda personale.
    FRANCESCO BUFFA DESIGNER

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  2. Già, Francesco, tutto amaramente vero... :(

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