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Napolitano e le parole a vanvera: libertà, resistenza e rivoluzione

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Storie e Notizie N. 201

I professionisti della richiesta al presidente della Repubblica di non firmare spesso parlano a vanvera. Per il resto non ho nulla da aggiungere…
Così avrebbe dichiarato Giorgio Napolitano riguardo al richiamo da parte dell'Italia dei valori a non sottoscrivere la recente fiducia accordata dal Senato al ddl sulle intercettazioni.
Prima di tutto, premetto che questo post non è nella maniera più assoluta un tentativo di scaricare sul presidente della repubblica la responsabilità di quel che sta accadendo nel mio paese.
Non voglio tirarlo per la giacca, come si usa dire ultimamente.
Anzi, sapete che arrivo a dire? Che Napolitano non ha alcun potere per fermare l’azione del governo, qualsiasi essa sia. Sì, ogni tanto può dire qualche no, ma in generale la più alta carica dello Stato in cui vivo non ha alcuna possibilità di rifiutarsi di firmare un decreto a cui chi ha il vero potere in Italia tiene particolarmente.
E lo sapete perché? Perché altrimenti non sarebbe mai, ripeto, mai stato eletto.
Perciò, un uomo che ha concluso nel 2006 il suo giuramento con tali parole: Non sarò in alcun momento il Presidente solo della maggioranza che mi ha eletto; avrò attenzione e rispetto per tutti voi, per tutte le posizioni ideali e politiche che esprimete… e che quattro anni dopo definisce la richiesta di difendere la Costituzione, la libertà di stampa, di espressione e la nostra democrazia come parole a vanvera, è qui, oggi, su questo blog, solo come pretesto.
La Storia:

C’era una volta il paese delle parole a vanvera.
Parole come libertà.
La libertà che per Locke non esiste dove non c’è legge.
Dove non c’è legge non esiste legalità.
E dove non c’è legalità, non può esserci libertà, chiude il cerchio Calamandrei.
Quella libertà che per Papa Paolo VI spesso si indebolisce qualora l'uomo cada in estrema indigenza.
Quella libertà che forse non va pretesa, come dice Pasolini, ma va difesa contro tutto e tutti.
Perché ha ragione Platone: la libertà risiede nel diritto di essere padrone della propria vita.
E’ la base di uno stato democratico, come ci ricorda Aristotele.
E lo strumento attraverso il quale essa rende democratico quello stesso stato si chiama stampa, come scrive De Tockueville.
Tutte parole a vanvera, queste.
Parole a vanvera nel paese delle parole a vanvera.
Parole come resistenza.
La resistenza nel monito di Sandro Pertini - molto prima di meritarsi l’onore di essere chiamato Presidente della repubblica - che chiamava i cittadini e i lavoratori allo sciopero generale contro la guerra fascista.
Quella resistenza che può disobbedire ma, come dice Gandhi, può farlo rimanendo civile, sincera, rispettosa, contenuta, mai provocante, senza essere capricciosa e soprattutto evitando di nascondere rancore e odio.
Una resistenza fondamentale, perché ignorare il male equivale ad esserne complici, dice Martin Luther King.
Una resistenza che deve assolutamente prendere posizione, poiché, parafrasando John Fitzgerald Kennedy, la democrazia deve porre fine alla dittatura o la dittatura porrà fine a lei.
Una resistenza, per dirla alla De André, che non riuscirà mai a proteggere la libertà del popolo senza la partecipazione di quel popolo.
Ancora parole a vanvera dal paese delle parole a vanvera.
Parole come rivoluzione.
Rivoluzione come cambiamento delle cose che mai avverrà senza una rivoluzione, come dice Robespierre.
Una rivoluzione che non c’è mai stata in Italia, come racconta Mario Monicelli.
Una rivoluzione che per Indro Montanelli non ha bisogno per vincere di grandi idee, ma semplicemente essere capace di creare una classe dirigente migliore di quella precedente.
Quella rivoluzione che, come ricorda Woody Allen, ha luogo solo se oltre all’usurpatore c’è anche chi si ribella.
La rivoluzione che deve essere prima di tutto figlia dei sentimenti, come dice Luigi Sturzo.
E che dobbiamo fare prima di tutto dentro di noi, per citare infine Che Guevara.
Ma tanto queste sono tutte parole a vanvera nel paese delle parole a vanvera.
E sarà sempre così finché qualcuno non le metterà in pratica.
Solo allora saranno parole che nessuno, neanche il presidente della repubblica, potrà permettersi di considerare a vanvera…



Storie e Notizie: storie, frutto della mia fantasia, ispiratemi da notizie dei media.

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Commenti

  1. Condivido al 100%, ma....la resistenza?...la rivoluzione? In Italia e in questo periodo dove troppi stanno ancora troppo bene? Io ci spero ma ne dubito!!!
    C'è ancora troppo benessere e troppa televisione di "regime" che obnubila le menti già di per se stesse obnubilate.....!!!
    Ciao diksa53

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  2. Caro diksa53, non so se sia così tanta la gente che sta troppo bene. Secondo me rivoluzione, o cambiamento radicale, quello che sia, sta diventando sempre di più inevitabile per molti.

    RispondiElimina

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