Sciopero contro legge bavaglio occasione per mettersi in discussione

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Storie e Notizie N. 221

Oggi è indubbiamente una giornata particolare per i giornalisti nostrani.
Come tutti saprete, la Federazione Nazionale Stampa Italiana ha indetto per questo giorno uno sciopero per protestare contro il ddl intercettazioni.
Ecco come inizia il comunicato sul sito: “I giornalisti italiani sono chiamati ad una forma di protesta straordinaria che si esprimerà in un “rumoroso” silenzio dell’informazione nella giornata di venerdì 9 luglio, contro le norme del ddl intercettazioni che limitano pesantemente il diritto dei cittadini a sapere come procedono le inchieste giudiziarie, infliggendo gravi interruzioni al libero circuito delle notizie.
L’iniziativa ha ricevuto un’adesione massiccia, quasi totale.
Non voglio entrare nella diatriba sciopero sì e sciopero no.
Oltretutto, se dico no rischio di trovarmi d’accordo con Feltri, sebbene anche con Travaglio, e mi viene l’orticaria solo al pensarlo.
D’altronde io non sono un giornalista.
Scrivo e racconto storie.
Eppure, c’è stato un momento in cui ho covato il desiderio di esserlo…

La Storia:

Oggi vi offro una storia vera.
Cioè, completamente vera.
Molti anni fa, quando avevo i capelli neri, scrivevo per un giornale di quartiere.
Ebbene, il direttore di quest’ultimo era riuscito nell’impresa di ottenere un minuscolo sponsor da La Repubblica.
Per loro era un nonnulla, ma per una rivista auto prodotta significava moltissimo, oltre al potersi vantare di cotanto sostegno.
La nostra pubblicazione andava avanti con i contributi di pizzerie e bar, cercate di capirci.
Vedere accanto ai nomi di una macelleria e di un droghiere quello del noto quotidiano ci scaldava il cuore.
Il primo numero con il prestigioso banner arrivò nella altrettanto autorevole redazione e il giornalista con cui il nostro direttore era in contatto venne a trovarci.
Eravamo tutti entusiasti di confrontarci con un professionista della serie A.
Il tipo fu carino e ci fece molti complimenti per alcuni articoli, tra cui il mio.
Per questa ragione, inorgoglito dal riconoscimento, gli chiesi speranzoso: “Come si fa ad entrare nella redazione di Repubblica?”
Lui esitò per un istante e poi mi rispose: “Conosci qualcuno?”
Seguirono più o meno spontanee risate.
Io non risi.
Ancora oggi, non credo che ci sia alcunché di cui ridere.
Mi rivolgo adesso a quel giornalista, che ovviamente non leggerà mai questo articolo.
Ti ricordi di me?
Chissà se lavori ancora per Repubblica.
Quella stessa Repubblica che è uno dei quotidiani promotori dello sciopero odierno.
Gli scioperi sono importanti per una miriade di motivi.
Uno di questi è che, evadendo straordinariamente dalla routine giornaliera, si ha la preziosa occasione per riflettere sul proprio lavoro.
Anche e soprattutto su quel che va al di là delle motivazioni dello sciopero stesso.
Per esempio sul significato di quel che si fa.
Come già detto nella prefazione, non sono diventato giornalista.
E’ andata così per tanti motivi, ma sicuramente tra questi c’è che non ho mai cercato la raccomandazione di qualcuno per ottenere qualcosa.
Tu sì?
No, perché questo ho pensato allora e non ti ho chiesto.
Anche per questa ragione non risi alla tua risposta.
Quindi te lo domando adesso: tu sì?
Presumo di sì, altrimenti perché facesti quella battuta?
Hai già capito dove voglio arrivare, vero?
La libertà di stampa va difesa ogni giorno, amico mio.
Altrimenti è in pericolo ogni giorno.



Storie e Notizie: storie, frutto della mia fantasia, ispiratemi da notizie dei media.



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