Il processo breve di Berlusconi e Stefano Cucchi

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Storie e Notizie N. 226

Eccomi di nuovo a bordo dopo la pausa estiva.
E non posso evitare di ricominciare da lui.
E’ più forte di me, non posso farci nulla.
Il nostro premier e tutto ciò che lo riguarda rappresentano un pretesto ideale per mostrare qualcosa che merita veramente la nostra attenzione.
Leggo stamani del nuovo scudo per proteggere Berlusconi dai processi che incombono: i casi Mediaset-diritti Tv e Mediatrade, ma soprattutto quello per corruzione giudiziaria nel caso Mills.
Come viene spiegato in maniera esaustiva nell’articolo, si tratta tutt’altro di processo breve, poiché in realtà il piano B preparato dai fidi Alfano e Ghedini otterrebbe il risultato di allungare i dibattimenti che riguardono Silvio fino alla tanto agognata prescrizione.
Un processo lungo, anzi, allungato.
Eppure, su quasi tutti i giornali viene definito breve.
Questo mi ha suggerito una considerazione.
Nel mio paese per Berlusconi e quelli come lui le parole sono talmente prive di valore che possono significare anche il loro esatto contrario.
Solo per i poveri cristi non accade lo stesso.

La Storia:

C’era una volta il paese delle parole al contrario.
Il paese delle parole al contrario si definiva una Democrazia.
Eppure quasi tutti i cittadini non contavano nulla e la cosa più assurda era che a loro stava bene così.
Il paese delle parole al contrario aveva una Costituzione.
Ciò nonostante vivevano quasi tutti come se essa non esistesse.
La Costituzione diceva tante cose.
Ad esempio affermava che il lavoro era la base sui cui il paese si poggiava.
La Costituzione sosteneva che il paese ripudiava la guerra.
La Costituzione dichiarava che davanti alla legge tutti i cittadini del paese sono eguali.
Eppure, quasi tutti vivevano come se valesse esattamente il contrario.
Nel paese delle parole al contrario c’erano molte persone che si definivano cristiane.
Cristiane, quindi con la carità e l’uguaglianza al centro del loro credo.
Nondimeno, molte di quelle persone, che potevi vedere recarsi in chiesa la domenica mattina, nello stesso giorno, quando il paese lo richiedeva, entravano nel seggio e mettevano una croce sul nome di chi era tutto fuorché cristiano.
Ora, nel paese delle parole al contrario c’erano un vecchio e un giovane.
Il vecchio si chiamava Silvio e il giovane Stefano.
Entrambi erano stati accusati di aver fatto qualcosa che violava la legge.
Nel paese delle parole al contrario chi violava la legge doveva rispondere delle proprie azioni.
Il vecchio, in tutta la sua lunga vita, ne aveva fatte di tutti i colori.
Non si era fatto mancare nulla.
Malgrado ciò, sommando le sue rare presenze, non aveva trascorso neanche un giorno intero in un aula di tribunale.
Figuriamoci in prigione.
Il giovane, al contrario, era stato trovato con una modica quantità di stupefacenti, chiuso immediatamente in cella e l’indomani processato.
Quindi, poco più di una settimana dopo era morto.
Qualcuno diceva assassinato.
Un processo breve e una lunga sofferenza per i suoi cari.
Nello stesso tempo il vecchio non sapeva più a chi vendere l’anima per prolungare la propria esistenza lontano dai tribunali.
Eppure, si parlava di processo breve anche per lui.
Che volete farci.
Questo è il paese delle parole al contrario.
E lo sarà finché coloro per i quali le parole contano ancora qualcosa non diverranno la maggioranza…



Storie e Notizie: storie, frutto della mia fantasia, ispiratemi da notizie dei media.



5 commenti:

  1. complimenti alessandro condivido in pieno le tue parole

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  2. Incontestabile.

    Bentornato.

    Laleggenoneugualepertutti.

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  3. Grande Alessandro... mi piace l'accostamento... ma perchè molti italiani continuano a ignorare lo stato delle cose? Non me ne capacito... Un saluto, Eras

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