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Morti suicidi in carcere: lettera al prossimo

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Storie e Notizie N. 242

Come per tutti voi, leggendo le notizie, ce ne sono alcune che mi colpiscono più di altre.
Una di queste è sicuramente quella relativa ai suicidi dei detenuti.
Non voglio parlare dello stato delle carceri nostrane, malgrado ciò meriti molto di più di un singolo post.
Leggo che ieri si è tolto la vita un giovane di soli ventidue anni.
Pare che sia il 45esimo prigioniero ad uccidersi dall’inizio dell’anno.
Secondo il sito Ristretti, negli ultimi dieci anni sono morti in Italia quasi 1700 detenuti, di cui oltre 1/3 per suicidio, il che vuol dire più di 500 e poco meno di 600.
L’aspetto che maggiormente mi fa riflettere e mi impressiona allo stesso tempo è pensare a qualcuno che sta già pagando con la reclusione le azioni che la società ha ritenuto illegali e che decida autonomamente di infliggersi la pena capitale.
Come se l’arresto, il processo e il conseguente imprigionamento non fossero abbastanza.
Come se solo la morte fosse in grado di saldare il conto.
Il conto con se stesso, ovviamente, perché quello con noi altri – ripeto – lo sta già pagando.
Il tutto in un paese dove ben 308 cosiddetti onorevoli, lautamente stipendiati dal popolo, compiono l’ennesimo crimine con il volto bendato da un voto segreto.
Non è giusto.
Lo so bene che, il più delle volte, è così che vanno le cose.
La vita non è quasi mai giusta.
Tuttavia, che volete farci, ho davanti una pagina da riempire ed una pancia piena di parole.
Qui posso sognare di cambiare la storia con un’altra…

La Storia:

Caro…
O cara, non so chi tu sia e non so come ti chiami.
So solo che potresti essere il quarantaseiesimo.
Il prossimo.
O la prossima.
Fermati…
Aspetta, fermati un attimo.
Non sono nessuno anch’io, sai?
E credimi, non sono poi così tanto più innocente di te.
Tutt'altro.
Sono solo una voce dal mondo di fuori, la voce di qualcuno che ha avuto molta più fortuna di te.
Ascoltami per un istante.
E durante questo istante metti via quella lametta.
Sì, quella che tieni in mano.
Il lenzuolo? La cinta? L’asciugamano?
Qualunque sia l’oggetto con cui stai per uccidere il tuo respiro, allontanalo dal tuo collo e regalami un minuto della tua vita, quello che hai appena condannato ad essere l’ultimo.
Non so quanti anni hai.
Non so se sei giovane o vecchio.
Una ragazza o una donna di mezza età.
E non desidero ingannarti.
Non ti dirò che la vita è bella.
Ma ti giuro sulla mia, di vita, che anche solo per un minuto può essere non bella, bensì meravigliosa e quando ti trovi in quello straordinario momento ti rendi conto che tutto il tempo e le sofferenze che hai passato prima valevano quell’attimo.
La vita è un attimo.
Non voglio imbrogliarti.
Non ti dirò che quell’attimo arriva gratuitamente, piovendo da un cielo benevolo o per la grazia di un’umanità caritatevole.
Talvolta capita, ma è raro.
Piuttosto, ti do la mia parola che ognuno di noi, se sacrifica ogni goccia di sudore, ciascun battito del cuore, qualsiasi passo del proprio cammino per realizzare le sue aspirazioni, è vivo per sempre.
Ovunque e per sempre.
Non si è mai sicuri di arrivare alla meta e salire sul podio.
D’altronde, a questo mondo nulla lo è.
Non ti dirò che se e quando uscirai da lì troverai un mare di gente ad accoglierti a braccia aperte.
Forse, tra tanti sguardi indifferenti, arriverà il giorno in cui incontrerai qualcuno che ti ami.
O anche solo che ti ascolti.
Magari passerà tempo prima che ciò accada.
Molto tempo.
Ma quell’istante, proprio quello, potrà essere quel meraviglioso minuto.
E, come ti ho detto, vale la pena sopravvivere alla vita per godere di quell’attimo.



Storie e Notizie: storie, frutto della mia fantasia, ispiratemi da notizie dei media.



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