Conferenza nazionale della famiglia: i relatori che vorrei

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Storie e Notizie N. 273

Come alcuni di voi sapranno, è cominciata oggi a Milano la Conferenza nazionale della famiglia, evento organizzato dal Dipartimento delle politiche della suddetta, sotto l’alto patronato del presidente della repubblica, come leggo sul sito.
Altrettanto noto credo sia l’imbarazzo del governo nei giorni precedenti all’inizio dei lavori, sull’opportunità o meno di lasciare la responsabilità dell’apertura a Silvio Berlusconi.
Viste le recenti – ulteriori – cadute di credibilità morali ed etiche del nostro premier, il buon senso minimo ha fatto optare per una scelta più oculata: il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega alle politiche per la famiglia, il senatore Carlo Giovanardi, il genio che ha detto tali parole: Concedendo le adozioni ai gay si scatenerebbe la compravendita dei bambini.
Scelta più oculata, ma tutt’altro che risolutiva.
Il problema della credibilità di cui sopra non riguarda solo il premier, lo sanno anche i sassi, ormai.
Eppure, sempre sul sito ufficiale, la conferenza viene presentata così: una grande occasione di incontro tra le amministrazioni pubbliche centrali, regionali e locali, le associazioni, il privato sociale, le imprese, le organizzazioni dei lavoratori e tutte le realtà interessate alle tematiche familiari.
E così, oltre ai soliti politici, tra i relatori vi sono magistrati, avvocati, professori universitari e alti dirigenti.
Chi non è stato invitato è il solo ed unico vero protagonista con l’autorevole diritto di parola: non la, ma una famiglia…

La Storia:

C’era una volta una famiglia, una famiglia italiana.
Francesco, il papà, ha compiuto cinquant’anni da poco.
Niente festa, non ci sono soldi.
Da tempo non ci sono soldi e ormai ci hanno fatto tutti l’abitudine, in casa.
Fra, come lo chiama la moglie, si è ritrovato disoccupato cinque anni fa.
Aveva aperto una cooperativa con il fratello, ma dopo uno speranzoso inizio pieni di debiti, ha visto questi ultimi crescere ulteriormente invece che azzerarsi e cominciare a guadagnare qualcosa.
Risultato: con il fratello non si parla più e dopo centinaia di porte sbattute in faccia oggi cerca di apprezzare la fortuna di lavorare come cameriere nella pizzeria di un caro amico.
Ogni tanto si ricorda di essere laureato in scienze politiche, ma quando questo accade prende metaforicamente a calci la tv chiamata memoria.
Daniela, la moglie, ha superato da poco i quaranta.
Non è laureata ma si è sempre data da fare.
Per qualche anno ha lavorato come segretaria per un circolo sportivo, ma come il marito con la cooperativa, anche i responsabili di quest’ultimo si sono ritrovati sul lastrico e la nuova gestione ha preferito scegliere nuovi impiegati.
Capita.
Così, il massimo che la moglie di Fra ha trovato è un posto come operatrice in un call center.
Out bound, per essere precisi.
Avete presente? E’ semplice: gli out bound sono quelli pagati per disturbare noi abbonati e gli in bound sono quelli che disturbiamo noi, quando abbiamo un problema con l’Adsl o con la carta di credito.
Perlomeno questo è quello che ha risposto Daniela al figlio più piccolo, Matteo - nove anni la settimana prossima - quando le ha chiesto che lavoro fa.
Lui la festa l’avrà ma con i parenti e un paio di amici stretti, non il mega party che avrebbe desiderato, del quale ha goduto di recente il suo compagno di banco.
La cosa lo rattrista, ma non lo da a vedere.
Ha compreso le ragioni e si sta impegnando al massimo per mostrarsi comunque felice.
La figlia di mezzo si chiama Luisa e l’anno venturo sarà maggiorenne.
Lei, all’eventualità di non fare nell’occasione una festa come si deve non ci vuole proprio pensare.
Non ha un rapporto facile con la madre.
Soprattutto non riesce a farle capire che se desidera avere vestiti più attuali e non solo la roba usata, non è perché è egoista, ma solo adolescente.
Il fatto è che non lo sa spiegare neanche a se stessa e si sente sempre in colpa.
Il figlio maggiore, Andrea, ha ventidue anni ed è forse quello che mi colpisce di più.
Quando il papà perse il lavoro, ne aveva diciassette, un anno prima di finire il liceo.
Se allora come il giorno del diploma, aveste chiesto ai suoi insegnanti chi è lo studente più intelligente, non il più bravo, il più dotato, non il più educato, vi avrebbero fatto senza alcun dubbio il suo nome.
Ognuno di loro sarebbe rimasto esterrefatto sapendo che il giovane, non avendo i genitori i soldi sufficienti per pagargli la retta, non si era iscritto ad alcuna facoltà ed era finito a lavorare in un fast food.
Un vero peccato, avrebbe detto l’insegnante di lettere.
Un delitto, avrebbe sottolineato la professoressa di matematica.
Peccati e delitti, che in questo nostro paese subiscono tante, troppe famiglie come la loro, per opera di governi ignoranti e disonesti.
Tuttavia, nessuno ne parla, a meno che i peccati o i delitti li compia la famiglia stessa.
Allora sì che le luci si accendono ed il pubblico accorre…



Storie e Notizie: storie, frutto della mia fantasia, ispiratemi da notizie dei media.



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