Bologna morto neonato in strada: 10 domande al governo

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Storie e Notizie N. 305

Sarà perché sono padre.
O forse perché è un fatto incredibilmente vergognoso per un paese che si definisca civile.
Minimamente civile.
Tuttavia, non posso che leggere con l’orrore nel cuore che il 4 gennaio a Bologna un bimbo di soli venti giorni è morto in strada, ufficialmente per una crisi respiratoria.
Non ufficialmente, di stenti.
Ovvero, di freddo e fame.
E’ morto in strada perché viveva in strada da giorni, insieme a tutta la sua famiglia.
Insieme ai suoi genitori, il fratello gemello e la sorellina, viveva in strada.
Una famiglia italiana.
Così, in questo caso non si può archiviare il tutto con la solita ignobile frase, che ho realmente sentito: “Poveri immigrati… però, non è per cattiveria, ma perché non se ne stanno al paese loro?”
Qualcuno probabilmente dirà che sono cose che capitano, che la vita è dura, al giorno d’oggi.
Che c’è la crisi.
E che se proprio bisogna prendersela con qualcuno, ci sono i genitori del piccolo sfortunato.
O magari, occorre crocifiggere i bolognesi.
Al massimo i servizi sociali e l’amministrazione comunale, se proprio si vuole.
Dal mio canto, non sono qui per accusare.
Ho delle domande.
Le domande che, se fossi nei panni del bambino sopravvissuto al fratellino, porrei a chi governa il mio paese…

La Storia:

1. Chi di voi è in grado di guardarmi negli occhi e dirmi che abbiamo fatto meglio degli altri paesi europei?

2. Con quale faccia vi presentate in parlamento o in senato se non per fare qualcosa per chi non ha da mangiare e un tetto sopra la testa?

3. Quanti bambini devono morire ancora per rendervi conto che avete fallito?

4. Se una famiglia vive in mezzo ad una strada non pensate che forse qualcosa non sta funzionando nel vostro operato?

5. Molti di voi si dichiarano cattolici: cosa vi ricorda una famiglia senza casa che vaga in cerca di un riparo per la notte?

6. Credete che dimenticherò mio fratello senza chiedermi io per primo il perché della sua morte?

7. Pensate che non meriti una risposta perché ho solo venti giorni e ci vorrà molto tempo prima di poter votare?

8. Quale percentuale del vostro stipendio avrebbe permesso alla mia famiglia di sopravvivere?

9. Come fate a dormire la notte sapendo che disgrazie come la nostra accadono nel paese da voi governato?

10. Infine, ultima domanda: come riuscite ad imbrogliare la gente e farvi votare nonostante tutto questo? No, perché, se avete tale potere, magari potete prestarmelo.
Ingannerei il tempo, riportando le lancette indietro sino a quella fatidica notte di nove mesi e venti giorni fa e sussurrerei nell’orecchio dei miei genitori: partite, andate via da qui, mio fratello merita di vivere…



Storie e Notizie: storie, frutto della mia fantasia, ispiratemi da notizie dei media.



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