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Carla senza di Noi, Graphofeel Edizioni

Anna Hazare bill anti corruption lokpal: il governo è servo del popolo

India, attivista erede di Gandhi inizia sciopero della fame contro la corruzione del governo

Storie e Notizie N. 388

Come può il Governo impedire a qualcuno di protestare? La terra non è loro proprietà. I cittadini sono i padroni di questo paese e i ministri sono loro servi.”
Queste parole sono di Kisan Baburao Hazare, più noto come Anna Hazare, un attivista dei diritti civili che da molti anni è impegnato nel suo paese, l’India, nel contrastare le ingiustizie e gli abusi dei governanti.
A sostegno del movimento anti corruzione indiano, Hazare ha ricominciato oggi lo sciopero della fame, modalità di protesta da lui già intrapresa in passato.
Alla base del movimento (sito ufficiale), vi è una proposta di legge, ferma da ben 42 anni.
Si tratta del Jan ‘Lokpal’ Bill, in inglese proposta di legge, dove il termine Lokpal in Sanscrito significa protettore del popolo.
Difatti, la legge prevede la creazione di una figura detta ombudsman, cioè un intermediario tra il governo e i cittadini, a difesa dei diritti di questi ultimi.
Per intuire il significato della proposta, a mio modesto parere, è sufficiente leggere le definizioni* dei termini che precedono la presentazione del testo, le quali mi ispirano…

La Storia:

Le parole sono importanti.
Ebbene sì, anche in India lo sono.
Lo sono sempre state, da quelle parti.
Parole come pace, resistenza, protesta, diritti, per dirne alcune.
Di queste parole è intessuta l’anima di un popolo, dicono alcuni.
Saranno degli ingenui buonisti retorici demagoghi con la testa tra nuvole.
Solo che l’India non è situata tra le nuvole.
Altrimenti, queste ultime come potrebbero sorreggere più di un miliardo di persone che in essa vivono?
Vivono, sì, esattamente come facciamo noi.
Alcuni di loro non si limitano a ciò.
C’è chi li chiama manifestanti, chi ribelli, chi facinorosi, chi peggio.
E’ risaputo che per molti le parole non sono importanti.
Cioè, mi correggo, le parole lo sono anche per loro.
Per questo ne usano tante, moltissime, più di quante possano essere intese da chi li ascolta.
E’ il significato il vero problema.
Perché le parole corrono, ma il significato, ovvero la ragione della loro stessa esistenza, richiede seria attenzione ed amorevole cura.
In altre parole – se mi lasciate passare il gioco di queste ultime – esigono tempo.
Un tempo che a volte ha un valore inestimabile.
Un tempo che spesso lo ha.
Quel tempo ci permetterebbe di alzarci in piedi e cominciare veramente a camminare a testa alta.
Semplicemente sapendo o ricordando che servitore pubblico* è una persona che può essere:
1. Il primo ministro
2. Un (qualsiasi) ministro.
3. Un (qualsiasi) membro del parlamento.
4. Un (qualsiasi) giudice.
5. Un (qualsiasi) funzionario del governo.
6. Un (qualsiasi) Presidente o Vice-Presidente (con qualsiasi nome si faccia chiamare) o un membro di un ente locale nel controllo del governo centrale.
7. Un (qualsiasi) dipendente pubblico.
8. Una (qualsiasi) autorità del governo centrale.

E quando lo sai o lo ricordi, come puoi rimanere fermo se ti accorgi che il servitore sei diventato tu?



Storie e Notizie: storie, frutto della mia fantasia, ispiratemi da notizie dei media.



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