Frequenze tv Beauty contest cos’è spiegato a mio figlio

Storie e Notizie N. 572

Ancora una volta troviamo Mario sul divano, intento a seguire il tg e il figlio Paolo seduto per terra, altrettanto assorto nei suoi disegni.
Ad un tratto, l’attenzione del bambino – che ha da poco compiuto otto anni – viene attratta da due parole straniere pronunciate dallo speaker del telegiornale.
“Papà?” fa con la sua solita voce squillante.
“Sì…?” risponde stancamente Mario, consapevole dell’ormai abituale rischio che corre ad ascoltare le notizie in presenza del figlio.
Del curioso figlio.
“Cosa vuol dire in italiano beauty contest?” chiede Paolo.
“Concorso di bellezza”, risponde Mario, sperando che la cosa si chiuda lì, al mero interrogativo semantico.
“E cosa c’entra un concorso di bellezza con l’assegnazione delle frequenze tv?” domanda il bambino con tono indagatorio, inarcando il sopracciglio sinistro.
“Paolo”, fa Mario zittendo la tv con l’apposito tasto mute, “certe volte mi fai paura…”
“Perché?”
“Niente, una cosa mia. Veniamo alla tua domanda. Beauty contest vuol dire letteralmente concorso di bellezza, ma nel nostro caso – quello dell’assegnazione delle frequenze tv – corrisponde al modo con il quale vengono assegnate.”
“Spiega…”
“Sì, sì, eccomi. So bene che non potrei cavarmela così facilmente. Te la faccio semplice, d’accordo?”
“Certo, come sempre.”
“Sì… allora, devi sapere che il precedente governo, quello presieduto da…”
“Da quello del legittimo impedimento?”
“Sì, esatto, lui. Ebbene, il suo governo ha deciso che le frequenze tv, cioè i canali della televisione, devono essere assegnati con un Beauty contest, che è una procedura che funziona così: un gruppo di persone sono incaricate di scegliere chi deve avere quei canali.”
“Ah… e perché ne parla il tg?”
“Ne parla perché il governo attuale ha l’intenzione di cambiare le regole e assegnare i canali con un’asta, cioè con una libera offerta da parte di chi è interessato ad averli, per poi reinvestire i soldi per il bene comune. Che poi è la differenza principale.”
“Perché, con il Beauty contest chi vuole i canali non paga?”
“No. Il gruppo di persone che deve giudicare i meritevoli valuta e sceglie, punto.”
“Scusa, papà, ma prima di essere assegnate, le frequenze tv di chi sono?”
Mario rimane un attimo basito. In quell’istante si rende conto che neanche lui si è mai posto quella domanda.
“Be’, credo che siano dello stato… cioè, dei cittadini…”
“Quindi sono anche nostre?”
“Sì, penso proprio di sì.”
Paolo rimane un attimo pensieroso e con la classica fronte aggrottata. Quindi, come sempre, comunica al padre le sue conclusioni: “Papà, per me non si pone proprio il problema: ora devono pagare per averle ma è solo l’inizio…”
“Cos’altro?”
“E me lo chiedi? Devono pure cacciare fuori gli arretrati per tutto il tempo che le hanno occupate a sbafo fino ad oggi…”


La Notizia (La Repubblica): Frequenze tv, Mediaset ricorre: "Rivogliamo l'assegnazione gratuita"





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