Lettera Renzo Bossi ai leghisti testo integrale

Storie e Notizie N. 567

Se fossimo nella più celebre tragedia di Shakespeare, ove il principe Amleto si ritrova a rispondere della pesante eredità, psicologica quanto morale, del padre fantasma, il Bossi jr. potrebbe parlare in cotal guisa…

Dimettersi o restituire, questo è il problema. Che cos'è più nobile, soffrire nell'animo per aver perso privilegi e vantaggi, o mettere mano al portafogli e ridare il maltolto? Scappare, nascondersi... niente più. E nella fuga che poniamo un termine al dolore per la caduta del sogno padano? Questa è la fine che bisogna desiderare ardentemente! Restituire, ripagare i derubati… e chiedere scusa. Ecco il difficile. Perché l’urlo di quegli illusi che abbiamo turlupinato, quando saremo usciti dalla stretta di questo epilogo vergognoso, è un pensiero su cui ci si dovrebbe fermare a riflettere. E sono proprio pensieri siffatti a prolungare la durata della collera. Perché, chi sopporterebbe le umiliazioni e le irrisioni dei giornali, i rimproveri del professore, le offese dei romani, le pene di un sogno infranto, gli ammanchi nelle casse del partito, l'arroganza dei prescritti, gli scherni che il militante pazientemente subisce da parte degli avversari, potendo trovare pace solo in una semplice lettera di dimissioni? Chi sarebbe disposto a portare l’onta sulle spalle, a gemere e sudare per i furti dei propri capi, a soffrire e piangere per le impietose intercettazioni, se non ci fosse la speranza di una qualche restituzione, questa parola inesplorata del cui dovere nessun ladro di palazzo si è mai sentito toccato, aspettativa che, quale ennesima illusione ci indurrebbe a sopportare i mali di cui siamo afflitti, piuttosto che prendere i randelli e andare a caccia di trote e affini? Così tale riflessione ci rende tutti dimissionari con orgoglio pentiti o infami ladri senza alcuna vergogna...

La Notizia (Corriere della sera): Pubblicata sul quotidiano «BRESCIAOGGI», lettera di Bossi Jr agli elettori.



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