Tutu Iraq: Blair e Bush processo all'Aia, testo lettera in Italiano

Storie e Notizie N. 625

Rieccomi a bordo di questo vascello dopo la pausa estiva.
Restando nella banale metafora, sono orgoglioso di ricominciare a navigare facendo mie le parole inviate alla stampa quest'oggi dal premio Nobel per la pace Desmond Tutu, l'arcivescovo anglicano sudafricano e attivista contro l'apartheid.
Ho tradotto fedelmente dall'articolo originale e se vorrete far girare il contenuto del post vi chiedo di rispettare il mio lavoro e citare la fonte.

L’immoralità della decisione da parte degli Stati Uniti e della Gran Bretagna di invadere l’Iraq nel 2003, basata sulla menzogna che quest’ultimo possedesse armi di distruzione di massa, ha destabilizzato il mondo in misura maggiore di ogni altro conflitto nella storia.
Invece di riconoscere che il mondo in cui vivevamo, con le sempre più sofisticate modalità di comunicazione, di trasporto e di sistemi di armamento necessitavano leadership altrettanto evolute in grado di unire la famiglia globale, gli allora leaders degli Stati Uniti e del Regno Unito hanno creato il terreno su cui comportarsi come bulli da cortile allontanandoci dall’obiettivo. Essi ci hanno spinto sull’orlo del precipizio dove ci troviamo ora, con lo spettro della Siria e dell’Iran innanzi a noi.
Se i leaders possono mentire, allora chi ci dirà la verità? Giorni prima che George W. Bush e Tony Blair ordinarono l’invasione dell’Iraq, ho chiamato la Casa Bianca e parlato con Condoleezza Rice, che era l’allora Consigliere per la sicurezza nazionale, con il fine di chiedere ulteriore tempo per gli ispettori delle Nazioni unite che avevano il compito di confermare o negare l’esistenza di armi di distruzione di massa in Iraq. Dovrebbero essere in grado di confermare la presenza di tali armi, arguii, il loro smantellamento avrebbe l’approvazione virtualmente di tutto il mondo. La signora Rice esitò, affermando che c’era troppo rischio e che il presidente non avrebbe permesso ulteriori temporeggiamenti.
Su quali basi noi decidiamo che Robert Mugabe dovrebbe essere processato dalla Corte penale internazionale, Tony Blair, dovrebbe far parte del circuito degli oratori internazionali, Bin Laden dovrebbe essere assassinato e l’Iraq dovrebbe essere invaso, non perché possieda armi di distruzione di massa, come il capo dei sostenitori del signor Bush, il signor Blair, ha confessato la scorsa settimana, ma per liberarsi di Saddam Hussein?
Il costo della decisione di liberare l’Iraq dal suo dispotico e omicida sovrano è stato sconcertante, iniziando dallo stesso Iraq. Lo scorso anno, una media di 6.5 persone sono morte ogni giorno a causa di attacchi suicidi e veicoli bomba, secondo le stime dell’Iraqi Body Count Project. Più di 100.000 iracheni sono morti durante il conflitto sin dal 2003 e milioni sono stati sfollati. Alla fine dell’anno scorso, si contano circa 4500 soldati americani uccisi e più di 32.000 feriti.
Solo per queste ragioni, in un mondo coerente, i responsabili per questa sofferenza e queste morti dovrebbero seguire lo stesso percorso che alcuni dei loro pari africani o asiatici hanno attraversato per rispondere delle proprie azioni all’Aia.
Tuttavia, costi anche maggiori sono stati pretesi sui campi di sterminio, nei cuori induriti e nelle menti di membri dell’umana famiglia nel mondo.
La possibilità di attacchi terroristici è diminuita? In che misura siamo riusciti a portare i cosiddetti mondi Islamico e Giudaico-Cristiano ad avvicinarsi, seminando i semi della comprensione e della speranza?
La leadership e la moralità sono indivisibili. I buoni leaders sono i custodi della moralità. La domanda non è se Saddam Hussein fosse buono o cattivo oppure quanta della sua gente avesse massacrato. Il punto è che il signor Bush e il signor Blair non avrebbero dovuto abbassarsi al suo medesimo livello morale.
Se è accettabile per dei leaders intraprendere tali drastiche azioni sulla base di una bugia, senza alcuna ammissione o scusa dal momento che la verità emerga, cosa dovremmo insegnare ai nostri bambini?



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