Moglie e marito suicidi: biglietto del perdono

Storie e Notizie N. 900

A Civitanova Marche, in provincia di Macerata, una coppia come tante, Annamaria Sopranzi e Romeo Dionisi, pensionata di 68 anni e disoccupato di 62, non riuscendo a pagare l'affitto si sono impiccati.
400 euro di pensione non erano sufficienti per vivere.
Con dignità, perlomeno.
Disgraziatamente, la tragedia non è finita qui. Dopo aver scoperto il fatto, il fratello della donna, Giuseppe, si è ucciso anche lui gettandosi in mare.
Aveva 70 anni.
Le storie che racconta la vita possono essere tristi e amare, quanto allegre e dolci.
La vita è una scrittrice che non ha un genere prediletto.
In questo è equa, poiché racconta di tutti e a tutti.
Ecco perché da ogni sua storia dovremmo cercare di imparare qualcosa, poiché la vita, che poi è anche la nostra, è a noi che parla.
Noi siamo quel tutti.
Soprattutto chi resta.
Pare che i coniugi abbiano lasciato un biglietto in cui chiedevano perdono per l’insano gesto.
No...
Io dico no.
Ovvero, cari Annamaria e Romeo, malgrado il suicidio non dovrebbe essere un’azione, come dire, da celebrare, da elevare ad esempio, tuttavia, astenendo ogni giudizio sull’estrema decisione da voi presa – com’è giusto che sia – sono qui a dirvi che siamo noi, quei tutti che restano e che intorno a voi hanno vissuto finora, a dovervi chiedere perdono.
Noi siamo i colpevoli.
Perché noi siamo i responsabili.
Nessuno si senta escluso, come dice la canzone.
Ebbene la storia siamo noi anche perché la scriviamo tutti insieme, ogni giorno, volenti o nolenti.
Fianco a fianco, seduti accanto nei metrò, in coda alla posta o imbottigliati nel traffico, perfino qui, tra un post nel blog e un commento su Facebook.
E quando tre nostri concittadini, compagni di viaggio su questa nave a forma di stivale in balia della tempesta e di politicanti dalla coscienza bendata, tre persone che potrebbero essere i nostri genitori, zii, nonni, noi stessi, si ritrovano costretti a scegliere la morte piuttosto che continuare quello stesso viaggio che il resto del paese continua indifferente, beh, vuol dire che ciascuno di noi sta sbagliando.
Perché quando la nave affonda e non si può dare sempre la colpa al mare, tutti devono risponderne, dal capitano al più piccolo dei mozzi.
Ci siamo dentro, tutti.
Io vi chiedo perdono, Annamaria e Romeo, e anche Giuseppe.
Dobbiamo fare meglio.
Devo fare meglio.
Dobbiamo impegnarci di più.
Devo impegnarmi di più.
Tutti.
Io.
 



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