Rinnoversi in segni… erranti: una recensione

Mi è stato chiesto dall’autore, il caro Hamid Barole Abdu, di scrivere una recensione del suo ultimo lavoro, Rinnoversi in segni… erranti.
Non sono abituato a fare recensioni letterarie, ma ci provo.
Non ho altra idea su come partire oltre a quella di offrirvi parole rubate al testo, tra quelle che ho maggiormente apprezzato.
Comunque, alla base di tutto, dice Hamid nelle sue note iniziali, c’è la parte adolescenziale che vive in me e che mi rende vulnerabile rispetto alle ingiustizie quotidiane a cui assisto, che vede consumarsi sia attorno a me che in ogni angolo di questo mondo.
Benedetta vulnerabilità, aggiungo io, poiché è probabilmente grazie ad essa che si alimenta il fuoco che riscalda questa raccolta.
Raccolta in cui capita di imbatterti in un Corpo clandestino, nato per caso, nato in un posto sbagliatocorpo errante, confuso, non riesce a trovare un luogo… insensibile alla violenza e al manganello.
Un corpo che non puoi più fingere di ignorare, nero su bianco una volta giunto nel libro di Hamid.
Alla stregua de L’evaso, che non è un criminale, poiché non è evaso da un carcere e la sua fedina penale è pulita. E’ evaso dalla Banca Mondiale, dal Fondo Monetario, non ha bancomat ma è un vagabondo per scelta.
Così come Hamid è un poeta, per scelta.
La scelta nobile di dare voce agli ultimi di questa terra, colpevolmente dimenticati nel fondo del Mediterraneo, attraverso una lettera scritta alla madre tra le acque del suo fondale. Una madre a cui chiedere scusa e a cui si chiede perdono per non averla informata del viaggio.
Una madre terra a cui raccontare le proprie avventure finalmente in pace, dopo giorni senza cibo e acqua, terrificante paradosso per chi perisce condannato dai flutti e dalle politiche infami di quei paesi che ingenuamente lo ritengono proprio, il Mediterraneo.
Un mare il cui fondale è abitato da gente di tutto il mondo, piccoli, adulti e famiglie intere.
Una grande comunità, scheletri nel limbo in fondo al mare.
Invito anche voi a tuffarvi nel mare di Hamid.
Ne vale la pena.
 



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