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Novembre 2017, Spettacolo teatrale e musicale in occasione dell'uscita del romanzo
Carla senza di Noi, Graphofeel Edizioni

Neonato gettato nel water Baby n. 59: la storia

Storie e Notizie N. 936

Le autorità mediche cinesi hanno dichiarato che il neonato, soprannominato Baby N. 59 per il numero dell'incubatrice dove è stato tenuto sotto osservazione, risulta essere in buona salute ed è pronto per essere dimesso.

Questa è la mia storia, la storia del bambino numero cinquantanove.
Hanno detto che mia madre mi aveva gettato nel water.
Dicono che forse non se n’è accorta e che è stato un parto inaspettato.
Sta di fatto che appena nato, il mio primo abbraccio è stato quello di un tubo, un freddo e inerte tubo di metallo.
Credete forse che questo cambierà la mia storia?
Pensate magari che questo sarà sufficiente per impedirmi di raccontare la mia vita a modo mio?
Ma avete capito chi sono?
Avete compreso il mio nome?
Io sono il numero cinquantanove.
Non cinquantotto e neppure sessanta, e neanche il tre, notoriamente cifra perfetta.
Esattamente cinquanta più nove.
Probabilmente come mi chiamo per voi non fa molta differenza.
Ciò che conta è che la faccia per me.
Perché dietro quel numero c’è tutta la mia voglia di continuare questo viaggio a prescindere da come sia iniziato, qualunque sia stato l’incipit del mio romanzo.
Uno sgradevole prologo, il mio, lo ammetto.
Tuttavia, in quegli attimi tanti sono stati i cinquantanove che mi hanno dato la forza per sopravvivere.
Cinquantanove sono le volte che mi son detto che l’abbraccio di quel tubo non fosse quello di mia madre e che il bello dovesse ancora arrivare.
E cinquantanove sono i sogni che ho fatto in cui senza alcun dubbio il suo era stato solo un parto inaspettato.
Il parto, non l’amore per me.
Per cinquantanove secondi di un vero abbraccio con lei avrei ripetuto senza discutere lo stesso identico tragitto.
E avrei accettato di vivere non più di cinquantanove anni, pur di avere la certezza dell’accidentalità della mia caduta nel water.
Cinquantanove sono stati i minuti prima che i vicini di casa si accorgessero della mia presenza nelle tubature.
E ben cinquantanove sono state le lacrime che ho visto fuggire dai loro occhi commossi durante il mio salvataggio.
Le mie sarebbero state infinitamente di più, se qualcuno mi avesse insegnato a piangere.
Da quell’istante con cinquantanove tra fratelli e sorelle ero pronto a dividere l’amore di mia madre senza protestare.
E cinquantanove erano i capelli appiccicati in testa per l’acqua malsana con cui ero stato battezzato.
Cinquantanove le docce che bramavo in quel momento per liberarmi di quel fastidioso olezzo.
Per cinquantanove secondi, tanto si fermò il mio cuore laddove in ospedale fecero solo il nome di mia madre.
E per cinquantanove secondi risi di gioia al pensiero di poterla finalmente incontrare.
Poi piansi, malgrado nessuno me l’avesse insegnato.
Di gioia, è chiaro.
Perché io sono il bambino numero cinquantanove.
Né cinquantotto e tantomeno sessanta.
Neppure il dieci dei campioni di calcio.
Sono nato gettato nel water da mia madre o è stato solo un malaugurato incidente, un giorno saprò la verità.
Ciò nonostante, il mio primo bacio è stato quello di un tubo, un gelido e inerte tubo di metallo.
Eppure, pensate forse che questo cambierà il resto della mia storia?
No.
Perché io la scrivo, da ora.

 



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