Afghanistan ritiro truppe Italiane 2013: eroi e vittime

Storie e Notizie N. 946

In pochi giorni, siamo passati dalla notizia di un possibile ritiro del nostro esercito dalla guerra in Afghanistan a quella della conferma ufficiale dell’impegno bellico nostrano nel discorso del Ministro della Difesa Mario Mauro alla Camera: “L’intendimento del Governo è di proseguire la partecipazione alla missione Isaf in Afghanistan, concludendola secondo i tempi stabiliti nel 2014”.
Sarò di parte, ma ho l’impressione che il problema sia sempre nelle parole. Ministro della Difesa, è questo che non va, è la parola difesa che condiziona, limita, chiude ogni possibilità ad un’alternativa, una reale alternativa.
Perché l’azione di chi difende è, o almeno dovrebbe essere, sempre una risposta al suo oppositore naturale, colui che offende.
Costui, poi, si ribella perché afferma di non aver iniziato per primo a colpire.
Sono io che mi difendo da voi, sostiene il più delle volte e in alcuni casi perfino con argomenti più che validi.
E intanto la guerra va avanti e non finisce, come quella in Afghanistan, che è cominciata nel 2001.
E intanto migliaia di vite innocenti, soprattutto quelle di donne e bambini, vengono trucidate.
Alla Camera ci vorrebbe l’intervento del Ministro della Pace.
Quello sì sarebbe un discorso che ascolterei e applaudirei…

Gentili deputate,
amici onorevoli,
vi ho qui riuniti per darvi una notizia storica, che cambierà l’immagine del nostro paese nel mondo.
Vi annuncio che da domani i nostri soldati abbandoneranno l’Afghanistan e torneranno a casa, dai loro cari.
Questa missione è terminata.
E’ questa la notizia storica?
No, è già successo, non è nulla di straordinario.
Da che mondo è mondo, i governi iniziano le guerre, gli eserciti le combattono e la povera gente ne paga il prezzo con la propria vita.
E da che mondo è mondo, i governi dichiarano terminate le guerre, gli eserciti smettono di sparare, ma la povera gente continuerà a pagarne il prezzo con la propria vita per ancora molto tempo.
Ecco, è questo che da oggi in poi premerà maggiormente al nostro paese.
La povera gente, ovvero le vittime.
Sì, le vittime.
Le vere vittime delle guerre.
Coloro che dovremmo difendere da chi li offende.
E forse anche da noi stessi.
Da domani, è per le vittime che stanzieremo denari, è con le vittime che saremo solidali, e alle vittime che penseremo laddove decideremo da che parte stare nelle cose del mondo.
Perciò, non crediate che il nostro sarà un chiamarsi fuori dalle ingiustizie, dagli abusi.
Dalla guerra.
Eroi? E' questa la gente che volete celebrare sulla pubblica piazza? Sono queste le persone a cui volete appuntare la medaglia sul petto e leggerne i nomi sui cartelli delle vie che contano?
Oh, ma ne avrete quanti desiderate.
Soprattutto coloro che se ne riempiono la bocca, il più delle volte nelle occasioni funebri, avranno la chance di scendere essi stessi in campo.
In prima persona.
Ecco la notizia storica.
Perché da domani gli eroi saremo tutti noi.
Perché domani inizieremo davvero una missione di pace, altro che chiacchiere.
Perché domani il nostro ministero ritirerà le proprie truppe e al loro posto invierà per primi noi, i politici.
E poi i medici e gli insegnanti, gli ingegneri e gli architetti, i giornalisti e i vigili urbani, gli educatori e i clown, gli imbianchini e gli idraulici, gli spazzini e gli scrittori, gli attori e i macellai, i tronisti e i cubisti, i presentatori e i cantautori, e così via.
Tra loro, tutti quelli che hanno veramente a cuore le vittime di questo mondo e che sono disposti ad impegnarsi per loro.
E vedrete che con così tanti eroi non ci saranno più altre vittime.

Il Ministro della Pace





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