Filippine tifone Haiyan: Bea Joy bimba miracolo in Italia

Storie e Notizie N. 1009

11 Novembre 2013.
Mi chiamo Beatriz Joy, in breve Bea, e sono nata oggi.
Eccomi qui, nella foto accanto, tra le braccia di mia madre.
Un’immagine, la mia, che si è guadagnata molte prime pagine sui maggiori quotidiani.
Un miracolo, dicono.
E’ per il tifone, ovvero nonostante quest’ultimo, sottintendono.
Eppure lo sarei stata comunque.
Se non altro per mia madre.
Perché ditemi voi se sia qualcosa di diverso da un incredibile prodigio tutto lo spettacolo che precede, tra magica metamorfosi di un corpo, e più che mai quel che segue, sino all’apertura del sipario chiamato vita.
So quel che pensate.
Sono di parte.
E’ un fatto personale, il mio.
Ma, d’altra parte, di cosa stiamo parlando se non di qualcosa che mi appartiene?
Ciò nonostante, tutta questa attenzione mi riscalda il cuore.
E il cielo solo sa quanto ne abbia bisogno, in questo particolare istante.
Soprattutto da questo momento in poi, a dirla tutta.
Perché, come diceva la nonna a cui devo il nome, è quando l’incendio si è spento che servono davvero i pompieri.
Quando la casa non c’è più, per dirne una a caso.
Nondimeno, mi godo i vostri occhi.
La tenerezza che in essi disegna la mia coraggiosa nascita.
La commozione che si accende al solo conoscere i dettagli del mio arrivo al mondo.
Prendo tutto e ringrazio.
Stringo ogni dono nelle mie piccole mani.

Siete ancora lì?
Ecco, ora provate a immaginare un 11 novembre.
Un altro.
Laggiù, all’orizzonte, non lontanissimo.
Diciamo tra una decina d’anni.
11 novembre 2023, per essere precisi.
Sono qua, nella foto a sinistra.
A casa vostra, nel vostro paese, in una delle vostre città.
Una straniera.
Un’extracomunitaria, immigrata e clandestina.
Sono ancora un miracolo?
La mia esistenza è rimasta il frutto di una meraviglia?
Io credo di sì.
Anzi, no.
Ne sono sicura.
Vi prego.
Non dimenticatelo.
Non dimenticatemi.
Non dimenticate.
Che un miracolo lo siamo stati tutti.
E lo saremo per sempre.

Il video:



 



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