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Giornata mondiale del libro 2015 nel paese che non legge: storia terrorista

Storie e Notizie N. 1217

C’era una volta un paese.
Un paese strano, assurdo, direte voi.
Perché era il paese dove la gente non leggeva libri.
Incredibile, me ne rendo conto.
Perché alla fine della giornata, magari stanco dei vuoti a perdere donati da una professione debilitante, qualcuno potrebbe risultare intollerante innanzi ad un corpulento saggio scritto in piccolo pieno zeppo di astruse definizioni.
Ma una storia…
Come fai ad affrontare ogni giorno la notte se nella valigia della tua coscienza non hai messo almeno un racconto?
Eppure, in quel paese la gente non leggeva libri.
Finché uno di questi ultimi si decise ad intraprendere la via oscura.
Quella del terrorismo letterario.
Se ne parlava, tra uno scaffale e l’altro, di questa misteriosa organizzazione: EDNS.
Esercito Dei Narratori Sadici.
Il nostro era un volumetto anonimo, uno di quelli che in libreria ci arrivi solo per errore, nome dell’autrice scritto con caratteri umili e titolo tutt’altro che accattivante.
Editore, poi, talmente minuscolo da non avere neanche un ufficio.
Costui riceveva i manoscritti e gli aspiranti autori sull’ultimo posto dell’ultimo vagone dell’ultima metropolitana della giornata.
Ultime Edizioni era difatti il nome della casa editrice.
Ebbene, il nuovo libro della suddetta era ferocemente ambizioso e altrettanto privo di scrupoli, come il titolo testimoniava: La storia incosciente.
Così, passò dalla parte dei cattivi.
Il gran capo di questi ultimi, una sproporzionata raccolta di racconti che non aveva letto nessuno, neanche l’autore stesso, gli diede la prima missione.
Ci passavano tutti e puntualmente fallivano.
“Vai dal signor Guardoni, il nostro peggior nemico e costringilo a leggerti: con ogni mezzo.”
Il peggior nemico dell’Esercito Dei Narratori Sadici era veramente un avversario impossibile.
Costui, non solo non leggeva libri, ma neanche giornali, né riviste e tanto meno fumetti.
Non leggeva le insegne dei negozi e quindi si sbagliava spesso, entrando in un bar per chiedere barba e capelli e viceversa. Con tutto l’imbarazzo nel domandare un caffè ad un tizio con forbici e pettine in mano.
Non leggeva le avvertenze sui medicinali e per questo aveva già ricevuto centinaia di lavande gastriche.
Non leggeva, insomma.
Solitarie lettere o mucchi di parole che fossero, non avevano facoltà di oltrepassare i suoi occhi.
I suoi occhi talmente ossessionati dal vedere le cose del mondo, al punto da non comprendere il valore di dar loro un nome.
Evitando il rischio di affezionarsi ad esse.
Inerti o vive che fossero.
Soprattutto nell’ultimo caso.
Nonostante la difficoltà dell’impresa, La storia incosciente entrò di notte in casa dell’uomo mentre dormiva.
Il racconto era deciso a tutto.
Si strappò alcune pagine e con esse legò il tizio al letto.
Ne strappò altre e con esse lo imbavagliò.
Strappò via altre pagine e le sventolò accanto all’orecchio dell’uomo, per destarlo.
Guardoni sollevò le palpebre di scatto e inorridito dal terrore.
“Un libro”, pensò scosso da un panico incontenibile. “C’è un libro nel mio letto…”
Spostò gli occhi sul comodino in cerca del cellulare.
Ma il libro strappò altre pagine per ricoprire quest’ultimo.
Il signor Guardoni diede un’occhiata nella sua camera e vide.
Ovvero, il contrario.
Ogni sacra fonte primaria di immagini era stata offuscata da apparentemente innocue pagine di altrettanto mite carta, dalla tv a schermo piatto al pc super veloce, passando per il tablet con tutte le preziose app.
L’uomo riportò gli occhi sul libro e notando che quest’ultimo fosse composto ormai solo dalla prima pagina emise un sospiro di sollievo.
Ingenuo, il signor Guardoni.
Perché la storia incosciente gli inflisse la peggior tortura che potesse mai subire l’uomo che non leggeva mai.
Gli raccontò la prima pagina della propria vita.
Un magnetico primo vagito sotto forma di un incipit talmente affascinante da cancellare tutto l’universo all’esterno dei confini.
Di un anonimo libro come tanti.
E tutto il paese udì le grida lancinanti di colui che si sarebbe cavato gli occhi pur di sapere cosa sarebbe accaduto.
Poi…

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