Festa della repubblica 2015 parata militare perché?

Storie e Notizie N. 1229

Del perché l’italico paese celebri la Festa della Repubblica con una passerella della propria forza bellica…

C’era una volta un paese di soli tre abitanti.
Almeno in apparenza.
E, come si dice, le apparenze ingannano.
Oh, se lo fanno.

Nel paese di soli tre abitanti vi erano ricchezze naturali.
Completamente a disposizione degli abitanti.
Acqua, terra e aria, per citare le tre che mi sovvengono.
Una volta all’anno i nostri si riunivano per celebrare tali gratuiti doni della natura.
La sola cosa pubblica che andrebbe davvero festeggiata.
Col tempo, come spesso accade nelle umane esistenze, la lieta convivenza tra i tre iniziò a vacillare.
Per una ragione tra le più prevedibili.
Soprattutto scorrendo al contrario il libro della storia con la esse maiuscola.
Uno degli abitanti si svegliò un bel mattino sentendosi il gigante dei propri sogni, prese fiato e informò gli altri due della novità: “Da oggi io sarò il guardiano dell’acqua e la difenderò con pugnali, pistole e fucili.”
Gli altri ritennero l’idea sensata, vista la preziosità del dono.
Quindi approvarono senza discutere, soprattutto innanzi alla più convincente delle argomentazioni del primo.
Pugnali, pistole e fucili.
Tempo dopo capitò l’inevitabile.
Soprattutto leggendo all’inverso il racconto della cosiddetta evoluzione umana.
Uno degli abitanti, un altro, si alzò una mattina desideroso di non esser da meno del primo, si fece coraggio e annunciò: “Da oggi io sarò il guardiano della terra e ne sorveglierò i confini con frecce, lance e mitragliatrici.”
Gli altri non ebbero nulla in contrario, dato il valore del dono.
Perciò acconsentirono senza protestare, soprattutto di fronte alla più persuasiva delle argomentazioni.
Frecce, lance e mitragliatrici.
Non trascorse tanto tempo, affinché il copione si completò.
Più che mai assistendo a ritroso allo spettacolo delle umane miserie.
Uno degli abitanti, il terzo, si levò dritto all’alba e bramoso di emulare gli altri due esclamò: “Da oggi io sarò il guardiano dell’aria e la proteggerò con asce, bombe a mano e bazooka.”
Gli altri non ebbero nulla da ridire, consapevoli dell’importanza del dono.
Pertanto lo assecondarono senza obiettare, soprattutto udendo la più efficace delle argomentazioni.
Asce, bombe a mano e bazooka.
Malgrado tali presunte coraggiose assunzioni di responsabilità, i nostri non persero l’abitudine di celebrare la fondamentale festa.
Della cosa pubblica, la sola degna di questo nome.
Acqua, terra e aria.
Nondimeno, in una sorta di proprietà transitiva dell’idiozia, si convinsero che ciò che andava festeggiato non fosse la cosa pubblica.
Bensì le più convincenti, persuasive ed efficaci tra le argomentazioni.
Pugnali, pistole, fucili e tutto il resto.

C’era una volta un paese di soli tre abitanti che celebravano la festa della cosa pubblica.
Almeno in apparenza.
Col tempo perpetrarono tale tradizione poiché i tre si resero conto che la cosa pubblica apparteneva a molte più persone.
Come si dice, le apparenze ingannano.
Oh, se lo fanno.
E che fare i guardiani del mondo sarebbe stato l’unico modo.
Per ammirare la festa.
Dal palco più in alto.

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