Su Parigi, la solidarietà, il senso di colpa e gli ipocriti

Perdonate se apro una parentesi tra una storia e l’altra, non è mia abitudine, ma stamane non ho potuto evitarlo.
So che mi farò qualche nuovo nemico, che forse perderò qualche “mi piace” o iscritto, ma, come sempre, dico ciò che penso.
La commozione e la solidarietà virtuali, le frasi a effetto, gli slogan suggestivi e i profili prontamente addobbati per l’occasione, non hanno a mio modesto parere nulla a che vedere con la sensibilità, l’empatia e l’amore per il prossimo.
Come dicono in Scozia, è una stronzata.
Fino a ieri, i francesi sono sempre stati sulle palle a molti, in Europa, italiani per primi, ma anche inglesi e americani oltreoceano, con il calcio, il vino o la moda a far da banale terreno di confronto.
Altro che paragonabile vicinanza a un parente, come racconta Luca Sofri o il diritto alla leggerezza di cui parla Alessandro Gilioli riguardo al cane Diesel, citando due voci a caso che peraltro stimo.
Sempre a mio umile avviso, costoro come altri dimostrano in questo caso di essere strutturalmente incapaci di distinguere l’altrettanto organica natura approssimativa della narrazione messa in scena quotidianamente da quel baraccone multimediale che chiamiamo mass media.
Forse perché ne fanno parte, volenti o nolenti.
Ci sentiamo maggiormente coinvolti - ovvero mostriamo di esserlo - da una tragedia rispetto a un’altra solo apparentemente più distante, per una ragione molto più semplice.
E forse più amara e cinica.
Perché la prima viene drammatizzata e diffusa in modo straordinario, dissezionata in ogni dettaglio con ogni effetto speciale a disposizione dai megafoni più potenti della terra.
L’aggettivo virale sarebbe riduttivo, in questo caso.
Il marketing, perché di questo stiamo parlando - è impossibile non farlo allorché ci si riferisca a stampa e tv - a prescindere dal contenuto della notizia, è migliore.
Anzi, è il migliore possibile, Chomsky docet.
Utilizzando il cinema come termine di paragone sarebbe come mettere a confronto un film di una major con miliardi di euro di fatturato e una pellicola indipendente, magari auto finanziata.
Non c’è confronto, perché la differenza è nei soldi investiti.
E in quelli che devono rientrare.
Lo spettatore, l’utente, il cliente, non possono fare a meno di venire travolti da tale immane tsunami che invade tutto e tutti.
Questa è la Notizia, ora, rigorosamente con la N maiuscola.
Per dirla sempre alla scozzese, l’altra correlata paradossale stronzata è quella di sostenere che chi denunci la mancanza di coerenza innanzi alle altre quotidiane tragedie nel mondo, lo faccia per farci sentire in colpa.
E’ proprio il contrario.
E’ esattamente il colossale tam tam che dalle vette più opulente dell’informazione mira, più o meno consapevolmente, a metterti innanzi a un illusorio bivio.
Devi prender posizione, affermare di essere dei nostri, dalla parte dei buoni, delle vittime nel lato offeso dello schermo primario, e devi farlo pubblicamente, ora, perché adesso c’è bisogno di te, con tutti gli strumentini sociali che ti abbiamo messo a disposizione.
Altrimenti, chi sei?
La rappresentazione delle cose del mondo, soprattutto quando è costruita dall’alto dei mega mezzi di comunicazione, attraverso titoli, foto e video che farebbero di tutto per catturare la tua attenzione e strappare il tuo prezioso clic, non è fatta per ottenere solidarietà.
Non è stata pensata per migliorare la tua sensibilità o educarti alla pace.
Il solo obiettivo, per dirla ancora alla Gilioli, è che tu risponda presente laddove la chiamata alle armi si levi tonante.
Di fronte alla foto, al video e al titolo.
Ma, soprattutto, davanti allo spot o il banner pubblicitario che frutterà tanti soldini.
Il mio consiglio è quello di misurare la nostra personale inclinazione a essere solidali verso il prossimo o ipocriti, empatici verso le sofferenze altrui o indifferenti, semplicemente umani o disumani, ogni giorno.
Quando quel prossimo lo incontriamo in casa, al lavoro, sui mezzi pubblici o sul marciapiede, nel traffico o in una fila qualsiasi.
Il resto, che sia seduti in poltrona davanti alla tv o connessi al social di turno, è e sarà sempre solo una versione posticcia della realtà.
Umana.


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