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Novembre 2017, Spettacolo teatrale e musicale in occasione dell'uscita del romanzo
Carla senza di Noi, Graphofeel Edizioni

Libertà di stampa nel nostro grande paese

Storie e Notizie N. 1344

Leggo che quest’anno, secondo l’organizzazione Reporter Senza Frontiere, il nostro paese è sceso al 77esimo posto, perdendo ben quattro posizioni rispetto al 2015 nella classifica sulla libertà di stampa.

Immagina un paese.
Ora prendi il foglio, quello grande.
Fatto apposta per i paesi grandi.
Ovvero, i grandi paesi.
Disegnalo tra loro.
Anzi, ponilo al di sotto di questi ultimi.
Come se li sorreggesse da solo, con l’orgoglio alimentato da quel che ricorda della propria storia. E da ciò che di essa ha ormai dimenticato.
Adesso concentra la tua attenzione su una delle più potenti conquiste di un grande paese, uno di quelli che raccontano in giro, col tronfio petto inarcato, di essere tra i pochi eletti paesi grandi.
Mi riferisco a un’arte tra le molte, perché di questo si tratta, di raccontare storie, convinti che la parte di vero sia indiscutibilmente più vasta del resto.
Chiamale pure notizie, se ciò ti rassicura di più.
Ecco, in questo momento, mettiamo il caso che nel paese grande tra i grandi paesi tale portentosa pratica sia, come dire, vittima di un sortilegio.
Un incantesimo malefico tra i peggiori che la storia della magia ricordi. Talvolta scatenato da forze aliene a un grande paese, spesso auto inflitto proprio da quest’ultimo.
Un terribile anatema senza nome, perché nessuno trova l’ardire di pronunciarlo ad alta voce, ma è lì, sotto gli occhi di tutti.
E’ la benda su questi ultimi, sono le mani che soffocano il respiro rivelatore, sono altresì le mura che puntualmente impediscono al vero di oltrepassare l’orecchio.
Nondimeno, la iattura va ben oltre le tre menomazioni delle arcinote scimmiette, poiché ostruisce anche i pori del cuore e trancia di netto le ali della coscienza, strangola sul nascere ogni vagito che sia foriero di cambiamento e bacchetta qualsiasi brama che osi protendersi verso il passato che tale deve rimanere.
Passato, indietro.
Irrimediabilmente dimenticato.
Ritorna a immaginare quel paese, a questo punto.
A ciò di cui è composto un paese, grande o piccolo che sia.
Tu ed io, noi, voi, loro, tutti.
Tutti ad ascoltare notizie, certi che la porzione di realtà sia decisamente più grande del resto. Speranzosi che per il proprio paese l’aggettivo grande sia altrettanto vero.
Tu chiamale pure storie, malgrado questo ti tranquillizzi di meno.
Solo degli improbabili racconti, conditi da verità inoppugnabili, certo, ma affogati nella menzogna più sfacciata e nella manipolazione meno evidente.
Inquinate dal virus di cui sopra.
Innominato, ma con i sintomi ben noti.
Tra tutti lei, la paura.
Un incontenibile timore di narrare tutto quello che non è stato ancora confessato.
Di mostrare quello che la vita ha già mostrato.
E di far conoscere quello che è stato ormai cancellato.
Riesci adesso a figurarti, dopo anni e anni di siffatto spettacolo, cosa potrebbe accadere alle menti e ai cuori degli abitanti del grande paese?

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