Film di paura 2017: and the winner is...

Storie e Notizie N. 1430

In seguito all’elezione e soprattutto l’insediamento sulla poltrona più potente del mondo del Re Rosso – per chi ha letto la saga della Torre Nera – una serie di notizie sempre più inquietanti provengono dall’ormai ex terra delle opportunità, ribattezzata or ora paese dei grandi muri.
Tra le più recenti, quella del possibile invio di truppe in Messico, il probabile smantellamento dell’Agenzia per la protezione dell’ambiente e l’ennesimo capitolo della crociata contro i rifugiati.
E’ storia vecchia, no? Il mega schermo è sotto gli occhi di tutti, protagonisti e comprimari sono nel bel mezzo della scena, la musica e le luci creano tensione e suspense e il film globale entra nel vivo.
Un film di paura.
Tuttavia, come è sempre stato e sempre sarà.
Sono gli spettatori che ne decretano il successo…


Vieni, sediamoci, sta per iniziare.
Anzi, no, siamo arrivati tardi, è già buio.
Troviamo posto, allora, e speriamo di non esserci persi niente di fondamentale.
Silenzio, fa qualcuno alle nostre spalle e ha ragione, in fondo.
Ha pagato il biglietto, vuole vedere come va a finire.
Se il mostro vincerà o la vittima, proprio in punta di pellicola, la farà franca.
Ecco, ci siamo, la fiera si avvicina, spalanca le fauci e sbava di indicibile collera.
Sono laghi di pura cattiveria, quelli in cui galleggiano le gelide pupille.
E la vittima, be’, è roba già vista.

Facci caso, i mostri sono ogni volta differenti, nella maschera come nel feroce verso.
Ma le esistenze sacrificate per soddisfare l’insopprimibile, umano bisogno di esorcizzare violenza e odi repressi, hanno sempre la stessa espressione.
Di terrore, certo, ma spesso anche di nobile e fiera rassegnazione.
Faremo la nostra parte, sembrano pensare prima di soccombere, finché voi altri farete la vostra.
Ma qual è la nostra? Mi chiedo.
Silenzio, ripete ancora qualcuno nelle file più indietro.
Ha ragione, ma è più forte di me.
Non voglio solo vedere il film, vorrei anche capirlo.
Così cerco di rispondere alla suddetta domanda, mi volto e osservo.
Noi.
Quelli che seduti guardano il tutto, fotogramma dopo fotogramma, convinti dal buio artificiale e gli effetti digitali, di essere qualcosa di più di semplici testimoni.
Come se il livore dell’infame creatura e il patimento del martire di turno fossero davvero nostri.
Come se la paura del film in questione fosse reale.
E’ allora che scopro lo spettacolo che si cela tra platea e galleria.
Quelli con gli occhi sgranati e il cuore a mille e coloro che portano puntualmente le mani sul volto, ma mai coprendolo del tutto, coloro che cercano di alleviare l’agitazione con il pop corn e quelli che fanno lo stesso, ma con le unghie, quelli che ridono forzatamente per sembrare indifferenti e quelli che tali lo sono ma fingono tremore e timore, quelli che godono nutrendosi di forti emozioni e quelli che non aspettano altro che le morti a due dimensioni per soffocarla nel petto.
Lei, ancora lei, l’ineffabile paura.
Attento, ora, prepariamoci ad andarcene.
Sta per finire.
Siamo arrivati in tempo per vedere chi l’avrà vinta.
Tra il mostro o la vittima.
E anche stavolta, con i titoli di coda che scorrono, la tenebrosa sigla nelle orecchie e la luce che torna in sala, qualunque sarà stato l’esito finale, proveremo il solito sollievo.
Illudendoci che non saremo stati noi.
A uccidere o morire


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