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Storie per riflettere: terrorismo chi come e perché

Storie e Notizie N. 1460

Il terrorismo serve a chi vuol spaventare, banalmente.
Non importa chi egli sia davvero, non conta il perché, vale solo l’effetto.

Il terrorismo è utile a chi aveva paura già prima, così ora si sente meno solo.
Anche in siffatto caso non hanno importanza come o perché, la sensazione è impagabile.
Il terrorismo è la panacea per colui che adori aver paura e basta, senza se e senza ma.
Figuriamoci il peso di chi, come e perché.
Il terrorismo è vantaggioso per chi non ha paura affatto, ma ha capito che funziona.
E, soprattutto, conosce la storia trascorsa.
Le innumerevoli occasioni in cui lo spettacolo di morte e violenza, se bagnato dalle luci più brillanti, ha un potere a dir poco magico.
In pochi secondi, allarga sguardi allo spasimo, spegne del tutto intelligenze già stremate da maratone di idiozia a poco prezzo e sfianca il coraggio di un’intera società, che come un minuscolo mozzicone di candela si ritrova alla mercé dei venti interessati.
Chi, come e addirittura perché sono parole immaginifiche ormai dimenticate.
Il terrorismo è perfetto per gli individui bramosi di raccontarlo, disegnarlo e suonarlo in ogni sua nota e, come il celebre pifferaio delle favole, poter guidare le creature dallo sguardo miope e l’anima sfibrata sino allo strapiombo travestito da invulnerabile castello protetto da mura invalicabili.
Chiedi chi, prova a dire come, osa sussurrare perché e diverrai all’istante il nemico.
O persino un terrorista.
Il terrorismo è l’arte preferita da loro, i terroristi.
Ma sforzati sul serio di capire cosa si celi dietro a chi, come e perché e non ne vedrai delle belle.
Bensì la vera mostruosità di questo fuorviante baraccone.
Il terrorismo è il massimo per coloro che non hanno mai domande ma un’insopprimibile bisogno di risposte facili.
Guai a ingrigire l’orizzonte di cotante esistenze semplificate, men che meno complicare la trama tirando in ballo chi, come e perché.
Il terrorismo è l’ideale per le creature che di norma non hanno niente da dire.
Di sensato, di minimamente profondo, di ragionato quanto basta per avere tra le mani uno straccio di chi, come e perché.
Basta un’esplosione, anche solo uno sparo, almeno un cuore che si arresta e se la condizione è favorevole, ovvero un’ambientazione familiare, giammai troppo lontana dal privato pianerottolo emozionale, e tralasciando chi, come e perché, vedrai andare in scena una processione infinita di frasi scombinate, di offese gratuite e folli proclami, una cacofonia di deliri organizzati dal basso e ignoranze strumentalizzate dall’alto.
Al contempo, da qualche parte dietro il quadro, c’è festa grande, grazie ai martiri.
Da qualche parte l’immonda farsa è assai gradita.
Quindi, se consideri l’umana vicenda sin dall’inizio, presumo concorderai che il terrorismo serva a molti.
Altrimenti, se il colpevole fosse uno o poco più, la fine della storia sarebbe roba da ragazzi per i narratori muscolari e maestri di punizioni esemplari.
Il terrorismo è cosa normale per tutti tranne i morti e chi li piange, potremmo perfino osare.
Perché essendo merce venduta e comprata ovunque, da sempre.
E’ ormai parte di noi.


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