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Novembre 2017, Spettacolo teatrale e musicale in occasione dell'uscita del romanzo
Carla senza di Noi, Graphofeel Edizioni

Storie per riflettere: la vita che rifiuti

Storie e Notizie N. 1488

Nei campi profughi del Sahrawi nel deserto algerino, Tateh Lehbib Braica - detto “Il folle ragazzo delle bottiglie” - ha avuto l’idea di costruire case circolari con rifiuti di plastica in grado di proteggere dal vento e dal sole. La notizia ha raggiunto il quartier generale dell'Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati a Ginevra e il progetto è stato finanziato con ben 55.000 euro.
E’ l’incompresa, e più che mai sottovalutata, magia delle creature respinte di questo pianeta.
Disegnare orizzonti con le briciole di quest’ultimo…


E poi ti chiedi perché.
Pensaci, fratello, è facile da capire.
Guardaci, guardati.
Hai tanto, ma getti via di più.
Vedi poco, eppure hai tutto innanzi agli occhi.
Ma poi continui a domandartelo, vero?
Perché continuano a tornare?
Foto di Pablo Mediavilla Costa/El Pais
Cosa li induce a insistere?
Qual è il segreto di tale sopportazione?
Pensaci, pensa a te.
Volta il capo, chiudi gli occhi dell’ottuso giudizio e per un istante osserva con il cuore il miracolo.
Della raccolta differenziata dei sogni dalla fattura modesta e l’ambizione inarrestabile.
Immagina, immaginaci.
Quando il tempo che bruciate tramite i vorrei e i potrei diviene ogni frazione di secondo in cui noi respiriamo.
E dove il cibo e l’acqua che non trovino spazio nel ventre inacidito dall’accidia riempiono il piatto di un’intera generazione, nel fantomatico regno delle mancate possibilità.
Il giorno in cui strappaste voi stessi dal petto speranze minime e nobili bisogni, ovvero il solo bagaglio dell’indesiderato, testardo viandante.
Il resto della storia è trasmutazione logica, amico mio.
Passaggio di mano in mano di preziose invisibilità.
Come un’anima che traslochi in cerca del corpo che la accolga senza ignorarla.
Perché la terra che maltrattate, prima o poi vi lascerà e si concederà a coloro che sappiano apprezzarla.
E le onde del mare comprenderanno finalmente chi tra noi sta offrendo loro vita e chi morte.
E poi vi chiedete come mai.
Ricorda, invece, ricordate perché è semplice.
I figli, cari compagni del viaggio dalle direzioni opposte.
I nostri e i vostri.
Ne mettete pochi al mondo, eppure, laddove giunga il tempo di rivendicare amore e ascolto, sembrano così tanti più di voi.
Be’, in tutto il resto del tempo è per noi fatto normale, che il futuro sia più vasto del passato.
Il contrario è la mesta didascalia di un vicolo cieco o di una vita sprecata.
Eppure lo ritenete il più incivile tra i costumi, quello di affollare il mondo di vagiti e desideri.
E poi dite che non ve n’eravate accorti.
E’ evidente, umani fortunati.
E’ evidente che il mondo costruito sul niente, che tutto respinge.
Lascerà il posto a quello che pur di sopravvivere al niente.
Userà di tutto.


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