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Storie sulla diversità: le formiche arcobaleno

Storie e Notizie N. 1481

Dividi, questa sembra essere la ricetta per il futuro più in voga, oggi, tra chi tira le fila del pianeta.
Con Brexit, il Regno Unito ha reso ancora più profondo il mare che lo separa dal resto dell’Europa e con Trump gli USA si allontanano sempre più da tutto e tutti, la Catalogna sogna un domani da divorziato nell’iberica casa comune e il Qatar si ritrova espulso dal club arabo più esclusivo al mondo, solo per dirne alcune.
Divide et Impera, diceva la celebre locuzione latina.
Dividi e comanda.
Tuttavia, nel caos globale di egoistici interessi e ottusità travestite da politiche urgenti, è davvero difficile disegnare una mente caratterizzata da un minimo di lucidità al volante della nostra sciagurata specie…


C’erano una volta le formiche arcobaleno.
Una favola, già.
Da raccontare e ascoltare, esatto.
Se ne parlava, al circolo delle storie, quella sera, dove avevano tutti alzato un po’ il gomito, ma non per dipendenza dall’alcool o per coprire chissà quale tormento del cuore.

Solo per imitazione, per non esser additato come l’ennesimo perbenista guastafeste, ognuno si era gettato nella mischia, ignorando chi avesse davvero dato il via al tutto.
Si sospettava, come di consueto, il barista, ma sarebbe stato troppo banale, come il maggiordomo dei gialli.
Strada impossibile da percorrere, nel nostro ritrovo, poiché l’ordinarietà della realtà e delle sue interpretazioni è bandita quasi quanto i racconti che finiscono troppo presto.
Ma si parlava giustappunto di una storia, no?
Non tergiversiamo, come disse la principessa Clotilde al suo spasimante alle tre di notte, dopo l’ennesimo ballo al chiaro di luna, che a breve sarebbe diventato di sole: "Baciami e voliamo via da qui."
C’erano le formiche arcobaleno, perciò.
Dette così per ragioni elementari, ovvero la colorazione univoca di ogni esemplare.
Sedate la polemica cavalleria insorgente, ve lo dico subito, poiché non v’è contraddizione nel precedente assunto.
L’elementarità è vietata, confermo tutto, ma è concessa in via occasionale nell’incipit e nei prologhi che anticipino intrecci e, soprattutto, finali di particolare originalità.
Lo so, l’ho sparata grossa e rischio sberleffi all’ultima curva, ma, come c’è scritto all’ingresso del nostro circolo, narrare storie è rischiare, altrimenti, è meglio restarsene zitti.
Dicevo, le formiche arcobaleno erano ciascuna di una tonalità differente e rendevano il formicaio una visione straordinaria, soprattutto all’ora di punta.
Qualora avessi avuto il coraggio di infilarci dentro il capo, come fa lo struzzo, avresti potuto ammirare il meraviglioso, variopinto Can-Can delle nostre, sfreccianti a destra e a manca, un caleidoscopio di policrome saette, zampettando e saltando con armonia divina.
Ah, adesso sai anche che il noto uccello dal lungo collo e il folto piumaggio non è un vile, ma solo un appassionato di entomologia.
Tuttavia, capita sovente che i protagonisti di un miracolo in terra si abituino talmente a esso, da risultare così megalomani da ritenersene i veri padroni. E laddove la vera paura, giammai quella presunta degli struzzi, si impadronisca dei loro cuori, puoi spesso vederli fare a brandelli le proprie stesse ali.
Tutto per colpa di uno scarabeo particolarmente distratto, il quale mise la zampina in fallo e crollò nel formicaio.
Ci credete? No, e fate bene, perché adesso non ricordo se fosse invece una coccinella o una cavalletta. Magari perfino una lucertola, ma tanto non cambia il senso del prosieguo, state a vedere.
“I mostri sono tra noi!” urlò la regina innanzi all’intruso, il quale, più che un’espressione truce, aveva gli occhi smarriti e il muso confuso.
“Porca mantide religiosa, potrebbero arrivarne altri!” aggiunse il marito, ovvero uno dei tanti, forse il più pavido.
E infine, come talvolta accade allorché il terrore offuschi le meningi di una comunità, il capo delle formiche guerriere indicò la soluzione: “Dividiamoci, così ci confonderemo tra uguali!”
L’ordine fu seguito alla lettera.
Formiche bianche da una parte e nere dall’altra, rosso bordeaux a nord e giallo paglierino a est, grigio perla laggiù e verde pisello là sotto.
In breve, ognuna si ritrovò indistinta in una grossa, anonima e comune macchia.
Questa sì, colpevole di convenzionalità, ma non è la storia e tantomeno il narratore, da accusare.
E’ la realtà.
Ecco perché, in conclusione, tutto finisce com’era iniziato.
C’erano una volta le formiche arcobaleno.
Proprio così, c’erano.
Perché, che gran peccato.
Oggi non esistono più.


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