15 minuti al giorno

Storie e Notizie N. 2319


C’era una volta Singapore.
Cioè, esiste ancora, eh? Ma è la formula, che vuoi farci. Incipit che funziona non si cambia.
E allora, c’erano altresì una volta la nota città-Stato, tra le più popolose al mondo, e il suo governo.
Ovvero, l’idea che hanno avuto per migliorare la concentrazione, il pensiero critico e l’immaginazione dei suoi cittadini e, al contempo, contrastare l’ossessiva tendenza a cibarsi in modo compulsivo di migliaia di contenuti al giorno, per la maggior parte negativi, soffermandosi sul singolo post o video solo per pochi secondi: se dedichi almeno quindici minuti al giorno per leggere un libro, ti paghiamo!
Fin qui, la clamorosa notizia, a cui segue una altrettanto incredibile e inaspettata reazione a catena.
A Parigi i leader transalpini offrono compensi per quindici minuti al giorno di ascolto silenzioso e attento alle parole dei più giovani, ma soprattutto a quel che c’è scritto tra le righe che separano i loro occhi dai loro sogni.
A Londra non vogliono essere da meno, e allora annunciano di garantire laute mance a coloro che per quindici minuti al dì si sforzeranno di trascurare le sopravvalutate differenze altrui, tra carnagione, origini e perfino tradizioni culinarie, per concentrarsi sull’umanità condivisa. Che non è mai tutta uguale come si crede, ma come danza assieme qualora trovi un abbraccio possibile.
A New York non se ne stanno con le mani in mano e se per quindici minuti al giorno riesci a non odiare nessuno, ma davvero nessuno, neppure coloro che pensi sia indispensabile detestare altrimenti di cosa parli, troverai sul conto un piccolo ma significativo aumento.
A Berlino vogliono fare la loro parte e promettono di pagare il giorno stesso in cui per un minimo di quindici minuti – il che vuol dire che se vuoi superarli, nessuno te lo vieta, anzi – ti sei prodigato nel pulire il mondo oltre i confini di quello che ritieni tuo. Al punto da scoprire una volta per tutte che non sono tali entrambi. Tuoi, intendo.
A Madrid ti pagano se per quindici minuti al giorno ti metti nei panni di coloro che ancora oggi reclamano il minimo rispetto dei propri diritti, perfino quelli maggiormente paradossali, come per esempio di non essere molestati, violentati e uccisi. Ma mi raccomando: non basta che tu ti vesta da donna o pubblicizzi la tua solidarietà nei giorni comandati. Per vivere appieno quei preziosi secondi c’è bisogno che l’altra metà della luna la studi e la ascolti, in rigoroso silenzio, per tutto il resto del tempo.
A Vienna invece fanno qualcosa di più esteso e inclusivo: ti pagano se per quindici minuti al giorno la smetti di dare la colpa a chiunque altro che non sia te stesso di quel che non va nella tua vita. Occasione propizia per scoprire a quanti innocenti hai fatto del male in passato, anche solo pensandoli.
A Tel Aviv – non so bene chi – ti riempiranno il borsello se per quindici minuti chiuderai gli occhi, ti dimenticherai chi sei, dove sei nato e dove vivi, per poi chiederti perché mai il tuo diritto a esistere dovrebbe valere più di quello di qualsiasi altro essere umano.
A Mosca poi accade l’impensabile: dall’alto si offrono a ogni cittadino guadagni certi se per quindici minuti al giorno si impegnerà a trovare una risposta alla seguente domanda: quale sarà la generazione che ridarà al popolo ciò che gli spetta se non la tua?
E in Italia? Be’, a Roma e a Milano, da Napoli a Palermo, a Trento come a Firenze e Catanzaro, la gente riceve la medesima sorprendente nota ministeriale: ti paghiamo se per quindici minuti al giorno vivrai come se fossi in una nazione normale. Dove per esempio le leggi ci sono, non ne servono molte altre, basterebbe rispettarle e farle rispettare. Con la speranza che poi, col tempo, sperimentando anche solo per poco i benefici di tale normalità, al risveglio da tale inverosimile sogno, ti decidessi a pretendere da chi scegli per governarti di fare lo stesso.
Tipo essere normale, o legale, anche solo per quindici minuti al giorno...

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