Dai manoscritti incompleti di Bernardo Fortuna...



Il sogno di una vita

Lo so, sono melenso e sdolcinato, ma non me ne frega nulla. Lei è meravigliosa ed io sono l’uomo più felice del mondo. La prima volta che la vidi, stava uscendo dall’ascensore, mentre io rincasavo dopo aver fatto la spesa. Notai subito un viso nuovo, lei aveva appena rilevato l’appartamento proprio sopra il mio. Accompagnò con delicatezza la porta dell’ascensore e, udendo il rumore delle chiavi che tiravo fuori dal borsello, si voltò verso di me e sorrise. “Salve”, disse con voce estremamente calma. “Sono una nuova vicina…”
Ora, io sono un giovane prestante, ma non proprio un bello e ne sono consapevole. I più generosi dicono che ho una bella voce e, forte di questa convinzione, possiedo una notevole parlantina. Eppure, quella volta, ero ammutolito come non mi era mai accaduto. Abbozzai un mezzo sorriso, imparagonabile al suo e mi limitai a fare un incerto cenno con la mano. Lei rispose allo stesso modo e si allontanò. Mentre i suoi passi verso il portone scandivano il silenzio del mio imbarazzo, tentavo goffamente di inserire la chiave nella serratura, facendo cadere il mazzo almeno un paio di volte.
Entrai, mi accomodai sul divano e rimasi immobile, ancora scosso per la magnifica visione.
Vivo da solo e il mio monolocale al piano terra mi basta e avanza. Ho tutto quello che mi serve: un letto e una radio. Infatti, oltre a dormire, la mia passione prediletta è ascoltare le chiacchiere che emergono copiose dalle stazioni locali, con quelle telefonate assurde di gente che, nel momento in cui il deejay di turno alza la cornetta, vive l’unico momento degno di nota della propria giornata.
Io non chiamo, io sono il pubblico, io sono il terzo incomodo. Lo sono sempre stato. Il terzo figlio di mio padre, quello non previsto, il terzo inaspettato fratello delle due figlie della sua nuova compagna, lì, a dare testimonianza della prima vera donna del mio papà, ovvero mia madre. Ma non voglio rattristarvi con melodrammatici racconti. E’ il momento della gioia, questo, ed è solo gioia quella che voglio condividere con voi. Sin dal primo incontro con la fonte della mia felicità, tutto passò in secondo piano, dai progetti da consegnare allo studio alla cura della casa. L’unico aspetto che iniziai ad abbellire in maniera ossessiva fu il mio. Andavo dal barbiere di continuo, rinnovai completamente il mio abbigliamento e mi comprai perfino una serie di libri sul miglioramento del proprio look. Sapete? Quelli con quei titoli incoraggianti, tipo “Come diventare piacenti in sette mosse”.
Quest’ultimo lo seguii alla lettera e, dopo aver applicato l’ultimo consiglio, ero estremamente soddisfatto di me e del mio lavoro.
Mi guardavo allo specchio e non mi riconoscevo, il che era un buon segno.
Parallelamente, mi misi a sorvegliare l’androne del nostro stabile, come del resto l’entrata dell’ascensore ed avevo così memorizzato alla perfezione i suoi movimenti.
Cosicché, ero riuscito ad imbattermi continuamente in lei, con una apparente casualità da far insospettire anche il meno diffidente di questo mondo. Eppure, ella si rivolse a me sempre con quell’espressione serena e accogliente, ciò che avevo sempre desiderato nella mia esistenza.
Non so perché mi decisi a dichiararmi. In effetti non l’avevo affatto deciso. Fu il cuore a parlare e, quando il motore principale dei nostri sentimenti balza al volante non resta che lasciarlo guidare e godersi il panorama. Quella volta avevo osato e mi ero offerto di portarle la spesa sino alla porta.
Mi stava ringraziando per la cortesia, quando, cambiando completamente tono, la voce proveniente dal mio petto si fece largo: “Senta… non so come dirglielo… Avrei un sogno e riguarda lei…”
Ella mi fissò perplessa e alquanto turbata, la qual cosa non dissuase la forza che si era impadronita del sottoscritto…
Per un istante la mia sfera cosciente si affacciò sul posto di comando, inorridita dalla totale impulsività con la quale si stavano conducendo le danze, tuttavia, non poté far nulla che rimanere in disparte. Era troppo tardi, poiché le parole del non ritorno erano ormai sulla punta della mia lingua: “Signora… Vorrebbe diventare mia madre?”
La mia preziosa vicina portò istintivamente le mani rugose sui bianchi capelli e mi guardò spaventata con i suoi stanchi occhi grigi, attraverso gli occhiali dall’elegante montatura dorata.
La sua reazione avrebbe potuto scoraggiare chiunque, ma non me, non l’uomo più felice del mondo, con la possibilità di realizzare il sogno di una vita…

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