18.12.15

Storie di immigrati: Migra Man e gli altri super eroi

Storie e Notizie N. 1304

C’era una volta la Giornata del Migrante.
Dove il migrante non è una normale creatura.
Al meglio, umana.
Nel mondo della storia scavata a mani nude, direttamente nei muri da paura e idiozia scolpiti, il nostro era un super eroe.
E di qualsivoglia mondo si tratti non c’è super eroe senza super poteri.
Migra man, se preferite chiamarlo così, non era un’eccezione.
Almeno in questo, non lo era.
Come ogni eroe che si rispetti, aveva un costume.
Riconoscibile.
Un abito ricoperto di storie irraccontabili, dipinto da lacrime, sangue e la tonalità segreta che rendeva il tutto speciale.
Una insopprimibile affezione per il domani.
Che, se permetti, è stato inventato per tutti.
Ma si era parlato di super, e non c’è esemplare di categoria che non si distingua per l’eccezionalità dei suoi poteri.
Il primo era fondamentale: il potere di partire.
In ogni momento e da ogni luogo.
Da un secondo all’altro, bastava che ce ne fosse almeno uno all’orizzonte, e lo vedevi mettersi in viaggio.
Migra man, ma potresti chiamarlo anche Migra woman e perfino Migra kid.
Perché non si è mai troppo giovani per immaginarsi eroi.
Il secondo potere era altrettanto importante: sopravvivere.
Trattasi di capacità difettosa, in effetti.
Perché non sempre funzionava, ecco.
Ma questo non vuol dire che il malcapitato in questione fosse meno degno di esser celebrato nelle più epiche tra le narrazioni.
Perché fino a prova contraria sono proprio gli eroi imperfetti a emozionare le folle.
Il terzo potere era indispensabile, ovviamente: arrivare.
E anche qui la varietà era di norma.
Si arrivava, d’accordo.
Ma il come era legato a una miriade di eventualità imprevedibili.
Perché anche i super eroi devono fare i conti con la fortuna e la benevolenza del prossimo.
Magari, soprattutto per i nostri, tutto dipendesse dai personali poteri.
E da una appassionata volontà di usarli.
Questa è la storia dei Migranti.
Dove questi ultimi non sono semplici comparse.
Al meglio, la vittima o l’aggressore sul luogo del delitto.
Nella terra sottratta nel sonno ai nati con la camicia, perfino già stirata, sono dei super eroi.
Che non sognano altro che salvare se stessi.
E il futuro di tutti noi.

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17.12.15

Cartelli valori occidentali: Storia del sindaco Highlander

Storie e Notizie N. 1303

Leggere la notizia sui cartelli all’ingresso di Pontoglio mi ha ispirato il seguente racconto…

C’era una volta un paese.
A capo del paese c’era un sindaco.
E il sindaco a capo del paese era uno di quelli.
Per esteso, un uomo con l’innata vocazione a ergersi quale baluardo innanzi alla truce orda di contaminanti infedeli.
Tuttavia, costui voleva elevarsi – si fa per dire – anche tra i comuni baluardi e così ebbe la giusta pensata.
Una leggenda sostiene che gli apparve in sogno un angelo tutto vestito di verde e con le ali celtiche, che non so come siano fatte e forse è un bene, con la faccia di Borghezio e i capelli di Lady Gaga.
Con questo cartello vincerai”, pare fu il messaggio della celeste creatura, anzi, verde, giustappunto con un cartello in mano. “Vedrai”, aggiunse subito dopo. “Ne servirà soltanto uno.”
Alle prime luci dell’alba, ancora in pigiama e armato di chiodi e martello, il nostro – anche questo si fa per dire – raggiunse le porte del paese e affisse la sacra insegna recitante il seguente monito:
Paese a cultura Occidentale e di profonda tradizione Cristiana.”
Sottotitolo: “Chi non intende rispettare la cultura e le tradizioni locali è invitato ad andarsene.”
In poche ore la notizia della novità si diffuse tra gli abitanti e, dopo accese discussioni nelle varie abitazioni, un inaspettato esodo ebbe luogo.
Le prime ad andarsene furono le donne. Non che gli uomini fossero degli zozzoni, ecco, ma privarsi dello shampoo, essendo stato inventato in India, sarebbe stato impossibile.
I secondi ad andarsene furono i sostenitori della TAV, tra cui molti tra i colleghi di partito del sindaco, visto che il treno ad alta velocità è stato inventato in Giappone.
A seguire abbandonarono il paese tutti i soldati di ogni grado e arma possibili, visto che la banda militare è stata inventata dai Turchi. Va bene marciare ogni dì, ma ogni tanto un po’ di fanfara tira su il morale, insomma.
Quindi se ne andarono tutti gli abitanti dal didietro, come dire, sensibile, visto che la carta igienica è stata inventata in Cina e nessuno tra loro si dimostrò disposto a considerare soluzioni alternative.
Subito dopo se ne andarono i molti che amavano conservare una dentatura sana e pulita visto che i primi spazzolini da denti sono stati ritrovati in Babilonia, ovvero in Iraq.
Se ne andarono tanti, davvero tanti, tra quelli che, anche per le feste alle porte, intendevano trascorrerle a divertirsi con amici e parenti con il Monopoli, Risiko o Scarabeo, visto che il gioco da tavolo è stato inventato in Egitto.
Lasciarono il paese, tra gli altri, giornalisti e pittori, librai e attacchini di manifesti, edicolanti e incartatori di pacchi, anche questi ultimi fondamentali per il Natale imminente, visto che anche la carta è stata inventata dai Cinesi.
Quindi partirono tutti i contadini, dato che l’agricoltura è nata in Medio Oriente.
Andarono via tutti i creatori di suoni e coloro che di musica non avrebbero potuto farne a meno, visto che è nata in Africa.
Il vero colpo, per un sindaco moderno e pratico, fu quando vide allontanarsi tutti i banchieri, perché pure le banconote vengono dalla Cina.
Li seguirono a ruota tutti i cassieri e i contatori di qualsivoglia natura, visto che i numeri sono Arabi.
E infine, ultimi rimasti, se ne andarono tutti i bambini.
Perché non c’è giovane vita che possa accettare un mondo senza favole e chi le scrive. Impossibile il contrario, visto che la scrittura è nata in Mesopotamia, ovvero in Iraq.
Il sindaco, ormai solo, invocò furente l’angelo.
Quest’ultimo, stranamente, invece che dalle nuvole sbucò da un cespuglio.
“Perché stavi lì?”
“Che domande, è scomparsa la carta igienica, cercavo qualche foglia…”
“Bando alle ciance, ho fatto come hai detto e ora se ne sono andati tutti.”
“Esatto.”
“Esatto un corno, cribbio! Ma non avevi detto che di cartello ne sarebbe bastato uno, così avrei vinto?”
“Tu hai vinto, ma sul resto ti sbagli: io ho detto che ne resterà soltanto uno..."
Highlander, l'ultimo immortale, il vincitore.
Il supremo baluardo.
Della cultura occidentale…

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16.12.15

Storie sullo sfruttamento minorile: che la forza sia con loro

Storie e Notizie N. 1302

Oggi debutta sul grande schermo il nuovo capitolo della saga di Star Wars.
Guerre Stellari.
Una favola moderna tra le più diffuse e longeve.
Come la realtà di molti spettatori mancati, dal cuore ansioso e gli occhi sognanti…

Ci crediamo.
E’ tutto vero, d’accordo.
Prendiamo tutto e non escludiamo nulla.
Non possiamo fare altrimenti.
No, lasciate pure a casa il 3D e ogni sorta di effetto necessario a distorcere l’immagine quanti basti.
A farci credere.
Noi crederemo in ogni caso.
Che la forza sia con noi per riuscire a farlo.
Ancora prima di entrare in sala.
Guarda, non entriamo affatto, così risparmiamo.
Denaro, ovviamente, e le solite delusioni.
Perché i film, soprattutto quelli belli, hanno le controindicazioni dei rari momenti felici.
Ce ne sono sempre di meno.
E durano troppo poco.
Noi crediamo a tutto ciò che di fantastico racconterai.
Perché abbiamo un disperato bisogno che quel tutto.
Sia ogni domani.
E che duri per sempre.
E allora non ci servirà toccare ferite e quant’altro, per fidarci.
Spade laser che risuonino con veemenza nel vivo della tenzone e astronavi dileguarsi all’orizzonte grazie al privilegio dell’iperspazio non necessitano di spiegazioni logiche e scientifiche, con noi.
Senti, sparala grossa quanto ti aggradi.
Compi errori grossolani, vuoti di sceneggiatura e di idee.
Va bene.
Ci piace comunque.
Sappiamo già che ci piacerà essere lì.
Malgrado seduti tra le rovine del nostro presente.
Sebbene ricoperti dagli stracci di una dignità sopravvissuta.
Con il capo sollevato al cielo notturno.
Saremo lì.
Che meraviglia…
Che meraviglia, se fosse tutto vero.
Che meraviglia se le guerre fossero davvero solo stellari, da osservare al riparo della propria terra.
Noi altri, come voi, saremmo finalmente solo spettatori...



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11.12.15

Storie sui diritti umani: Il calendario degli umani a rischio

Storie e Notizie N. 1301

Appoggio e diffondo con piacere l’iniziativa del WWF sul calendario che nei suoi 12 mesi scandisce altrettante specie a rischio sul pianeta.
Ovviamente stiamo parlando di animali.
A riguardo, avrei anch’io un calendarietto di umani in serio pericolo di estinzione.

C’era una volta il calendario degli umani a rischio.
Per gennaio ecco a voi i sognatori testardi.
Brutta categoria, questa, sfido a negarlo.
Sono donne e uomini, bambini e ragazzine che non solo sono affetti da cronica fissazione con i castelli rigorosamente sospesi sul vuoto, ma hanno anche l’insopprimibile convinzione di riuscire a colmarlo, quel vuoto. Con tutto quel che trovino, tutto fuorché fragili e sopravvalutati mattoni. Tra i collanti più solidi, cito parole improbabili pronunciate necessariamente nel silenzio dei molti e sentimenti proibiti sventolati con una sfrontatezza di cui non puoi evitare di innamorartene. Al momento ti irrita, d’accordo, ma poi cedi il campo al cuore, ammettilo.
Per febbraio ecco i ricordatori di professione.
Anche in questo caso, trattasi di fastidiosa gatta da pelare.
Perché tali signori e signorine, bimbi e adolescenti che scorgi magari distrattamente, sul bordo della via, il più delle volte fuori dell’inquadratura adorata, sono gli occhi che trascrivono.
Le pance che senza tema e discriminazioni di sorta tutto accolgono.
E che, stai attento a quel che fai o dici, quando servirà, mai prima, presenteranno il conto. Di tutto quel che di sicuro avrai dimenticato.
A marzo celebreremo gli estrosi dissacratori.
Qui siamo in zona pericolosa, lo premetto.
Perché tra queste ragazze e giovani, canuti personaggi e leggiadre vegliarde c’è gente che potrai pure accusare di non avere alcuna remora ad afferrare icone e punti fermi, per sollevarle in alto solo per vedere bene come sbriciolarli come si deve.
Nondimeno, non puoi negare che ci sia del talento anche nel rompere.
Aprile sarà dedicato agli infanti sopravvissuti.
Qui siamo proprio nella nicchia, indubbiamente.
Siffatte creature possiedono il miracolo del tempo, la macchina che vince quest’ultimo senza alcun bisogno di tecnologie sopraffine e scrittori di fantascienza con la fissazione per le dimensioni altre.
Perché la ragione che oltrepassi la pubertà senza perdere la tenerezza nel disegno delle cose, di qualunque valore esse siano per il mondo che al contempo invecchia, è la sola vera pietra filosofale.
In maggio abbiamo i testimoni di novità.
Ecco uno dei maggiori abbagli dell’oggi.
Costoro sono il più delle volte travisati e, addirittura, respinti come identità di serie minore o al peggio nemici del quieto vivere.
Come se il quieto vivere fosse qualcosa di eterno.
Come se il quieto vivere fosse la felicità e non un debole antidoto contro il suo contrario.
Giugno sarà il mese degli ospiti bifronti.
Nome che potrebbe evocare figure mitologiche, ma non sarebbe poi così fuori luogo, visto che spesso vengono trattati allo stesso modo.
Porta della coscienza sempre aperta al diverso e, al contempo, frecce avvelenate di curiosità scoccate a occhi perennemente chiusi sono parole buone, certo, ma è roba di fantasia, da leggere nei libri di favole. Perché noi siamo gente seria, siamo, cribbio.
A luglio sarà il tempo dei resistenti timidi.
Sono a rischio estremo, in ogni istante, soprattutto ora.
E’ la gente che per un banale insieme di parole, che puoi chiamare idea, ossessione, o anche affezione per l’eco che producono nell’anima al solo pronunciarle, la trovi puntuale laggiù, sulle barricate scomode. Ma lo fa con una discrezione che, talvolta, diviene rumorosa perfino per i compagni di trincea.
In agosto ricorderemo i fuori luogo.
Ah, che tipi, questi.
No, dico, qui tiro l’acqua al mio mulino, ma se ci pensate vale per tutti noi.
Come potrebbero trovar luce libri e film, spettacoli teatrali ed esibizioni circensi, racconti suggestivi con cui svoltare una serata e aneddoti emozionanti con i quali far breccia in cuori non più usi agli abbracci spontanei se non ci fossero loro. Le persone sbagliate nell’unico posto dove non dovresti trovarle, eppure è solo così che la perfezione viene sfiorata.
A settembre esalteremo le figure semplici.
Qui ci vorrebbe il classico lumicino per osservarle con la giusta nitidezza e una versione super potenziata per illuminarle in età matura.
Individui talmente invulnerabili alle castronerie travestite da indispensabilità del vivere da sembrare stolti, invece che salvi.
Ottobre verrà concesso agli ascoltatori innati.
Vanno a ruba, lo so, ed è forse per questo che bruciano presto.
Un paio di orecchie che prestino totale attenzione ai monologhi camuffati da dialoghi che di norma chiamiamo comunicazione sono a rischio tortura, ancora prima che estinzione.
A novembre daremo spazio ai collezionisti di cause perse.
Qui abbiamo esemplari davvero pittoreschi.
Nessuno tra loro, al giorno d’oggi, anche grazie a tutti i mezzi di informazione, può sostenere di non avere chiara la gigantesca probabilità di sconfitta all’orizzonte.
E un po’ come degli artisti insensibili alla pecunia, scommettono tutto sull’ultima carta del mazzo per il solo gusto di vederla giocare.
Anche lei, sì, perché anche lei dovrebbe farlo.
Infine, ecco dicembre.
Il mese dell’ultima specie a rischio.
Gli umani.
Di nome e, guarda un po’ che bizzarria, anche di fatto.
Non conta il titolo di studio e tantomeno il conto in banca, le disponibilità di tempo e averi.
Sono quel che sono e la differenza la vedi ogni giorno.
Questa è la storia del calendario degli umani a rischio.
Non serve salvar loro la vita.
E’ sufficiente, ogni tanto, farli sentire meno soli…

Leggi anche il racconto della settimana: Dicono che apriranno la porta
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10.12.15

Il pensionato e la banca nella foresta di Sherwood

Storie e Notizie N. 1300

In seguito al cosiddetto decreto Salva Banche, un pensionato di Civitavecchia ha perso tutti i risparmi, circa centomila euro, e si è tolto la vita.
Proviamo a capovolgere il racconto.

Che storia…
Hai visto che tragedia?
Era su tutti i giornali.
Capisco, è probabile che tu non l’abbia letto.
Quando dico tutti, intendo quelli del settore.
E quando dico settore, mica sto parlando di roba qualunque.
Per i più smaliziati, che si guardano bene dal farsi ipnotizzare dalle prime pagine che come vele spiegate si innalzano rigonfie di palloni e palle, in tutti i sensi e non necessariamente in quest’ordine, è il settore, punto.
Colei che muove i fili, che sposta vita da un continente all’altro e fa altrettanto con la morte, che si traveste da politica e religione, da stampa e cultura, ma c’è sempre lei, là dietro, anzi, là sotto.
Sua Cupidigia la Finanza.
Il resto son chiacchiere da bar, per fare una citazione aulica.
Nondimeno, anche i facoltosi piangono s’era detto, no?
Ebbene, se al prezzo di lacrime ai piani alti del benessere guadagni sollievo al piano terra, vale la pena tentare, no?
In fondo, scegliere di mollare titoli e lignaggio per unirsi a una combriccola di disperati che vivono nel bosco, aspettando di assaltare il riccastro di passaggio con frecce e bastoni per riprendersi il dovuto, è un bel modo per passare alla storia.
Ci hanno fatto pure i film, guarda un po’.
Così, ecco la freccia benedetta.
Che per una volta, eccezionale singolarità della regola, viene scoccata dall’alto.
Verso l’alto.
Un decreto del governo con un nome semplice.
Chiaro e diretto.
Come una freccia giusta.
Come una di quelle frasi recitate a memoria sotto le luci a pagamento: intervento a favore dei cittadini, azione a tutela del consumatore, dalla parte degli ultimi, per esagerare, visto che siamo a natale.
Facciamo caso che, a dissentire ogni precedente, siano miracolosamente vere.
Hai sentito che storia?
Era su tutti i giornali.
Quelli che non legge nessuno, ma sono i giornali.
Altro che notizie virali e scoop da prima pagina.
Il governo aveva varato il decreto Salva Azionisti, l’occhiello.
La gente a discapito delle banche, il sottotitolo.
Le banche si sono suicidate, il titolo.
Che tragedia, seppur metaforica.
Ma se tra Robin Hood e Re Giovanni decidi di far vincere il primo, è normale che quella sanguisuga dello sceriffo di Nottingham finisca con il sedere per terra.
Al contrario, che tragedia.
Che storia.
Con le solite vittime.
Senza colpevoli…

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9.12.15

Storie di immigrati bambini morti in mare: Io so

Storie e Notizie N. 1299

Leggo che nel 2015 le vittime in mare tra i migranti sono state, finora, 3200, almeno il doppio rispetto all’anno precedente. E che 700 bambini sono morti nei vari naufragi…

Io so.
Io so che mi chiamo Ahmed.
Sono il nuovo.
Ovvero il possibile, che mi piace di più, settecentunesimo.
Dipende dalla sorda ruota che danza su se stessa. 
Donando e tranciando presente e futuro.
Ma non solo.
Perché io so.
So tutto.
So già quel che penserai.
Che la colpa delle teneri morti è dei genitori che incauti trascinano con loro prole innocente in un viaggio di sola andata.
Verso il fondo del mare.
So che potrai anche dire che la responsabilità è tutta dei governi.
Dei nostri, dei tuoi.
Di quelli di mezzo.
Dei leaders che permettono questa fastidiosa invasione capace solo di creare ingiusti sensi di colpa.
Nella gente di buona volontà, fino a prova contraria.
So pure che tirerai in ballo i tuoi bambini.
La tua gente.
Il tuo paese.
So alla perfezione che sul piatto libero della bilancia porrai l’elenco di impervi ostacoli che in questi anni state trovando lungo la via per la serenità.
In breve, la crisi.
Io so che andrai ben oltre.
Insinuando che alle spalle di quegli infanti si celano i perfidi mori che tramano per spazzar via civiltà e fedi.
Che quegli infanti siano, loro stessi, dei potenziali nemici in erba dagli occhioni falsamente commoventi.
Che ci sono momenti in cui, per difendere la propria storia accerchiata, occorra bandire ogni debolezza.
Umana.
Lo so, lo so bene che per un trascurabile istante potrai pure intenerirti innanzi all’accecante numero di germogli affogati.
Ma so pure che le lancette del cuore al di là del mare sono delle schiave.
Asservite a un dittatore generoso.
Che dona meravigliose illusioni di libertà.
Un tempo c'era solo un semplice telecomando.
Oggi hai uno scintillante mouse che anima una magica freccetta danzante.
Mai di vita propria.
E una portentosa tastiera ripiena di potenziali tasselli, condannati a creare sempre il medesimo racconto.
Che io conosco.
Perché so già tutto.
Lo so io e lo sai anche tu.
Quello che direi e ciò che dirai.
Quindi, facciamo qualcosa di nuovo, ti va?
Facciamo che non diciamo nulla.
Facciamo a cambio…

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4.12.15

Storie sui diritti umani nel mondo: Il paese della legalità

Storie e Notizie N. 1298

Leggo or ora che ciascuna delle quattro armi utilizzate dai responsabili della strage di San Bernardino, in California, tra cui fucili capaci di penetrare un giubbotto anti proiettili, sono state regolarmente acquistate…

C’era una volta il paese della legalità.
Molto era legale.
Tanto non lo era.
Inevitabile, poiché l’uno non avrebbe avuto senso privo dell’altro.
Era legale comprare armi.
Anche chiedersi e chiedere perché un paese che si ritenga civile, pacifico e democratico permetta l’acquisto di armi, ma poco popolare.
In tempi necessariamente bui e tremebondi.
In tempi bui e tremebondi era ovviamente legale vendere armi.
Sotto casa e preferibilmente lontano da quest’ultima.
Dove l’eco degli spari e le urla dei colpiti sia debole come un trafiletto in quarta pagina sull’ennesimo eccidio dal lato opposto del cuore.
Legale lo era pure domandarsi e domandare con quale faccia un paese che si definisca civile, pacifico e democratico si arricchisca vendendo armi, ma poco ascoltato.
Altrimenti.
Staremmo parlando di un altro paese.
Nel nostro, invece, era legale brutalizzare e umiliare pubblicamente e non i personaggi fragili e le comparse scomode dello spettacolo vigente.
Lo era altresì, al contempo, privilegiare con un’ossessione a dir poco patetica sempre la zona illuminata del palcoscenico, dove i riscaldamenti sono a palla e il divano è perennemente imbottito.
Ovvero, dove i privilegi sono già di casa, quindi.
Ed è questo, in fondo, il bello della legalità.
E’ come una casa.
Se ci sei nato, tutto bene, sorridi.
Tutto andrà bene.
Altrimenti.
Staremmo parlando di chi è rimasto fuori della porta.
Nel paese della legalità era legale derubare i cittadini per una vita intera.
A condizione che la mano furtiva, con le avide dita protese, si allungasse dall’alto.
Era legale fare lo stesso con interi popoli nei secoli dei secoli.
A condizione che restassero in silenzio, col capo chino, al di là di muri composti da onde assassine e mattoni non meno crudeli.
Ciascuno al paese suo, in breve, non è colpa nostra se abbiamo il braccio più lungo.
Il paese della legalità concedeva a chiunque la facoltà di alimentare odio e spavento.
Di perpetrare discriminazioni.
E sacrificare puntuali agnelli di lana d’ebano all’altare dell’ipocrisia peggiore.
Quella di chi è già stato smascherato più volte.
C’era una volta il paese della legalità.
Dove molto era legale.
E tanto non lo era.
Poiché l’uno serviva all’altro e viceversa.
Nondimeno, se beato è il paese che non necessiti di eroi, dannato è quello che ha bisogno del terrore per ricordare.
Che se legalizzi la morte.
La morte renderà illegale.
La vita…

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3.12.15

Storie di guerra: E’ scoppiata la guerra

Storie e Notizie N. 1297

Putin minaccia Erdogan che controbatte, sostenuto da Obama, mentre Cameron dice sì alle bombe dopo che la Merkel ha detto a sua volta sì a Hollande sull’invio di truppe.
Nel frattempo Renzi aspetta.
Secondo un copione scontato…

E’ scoppiata la guerra.
Corriamo, andiamo a nasconderci.
A salvarci.
A schierarci.
E a scontrarci tra noi quando è ormai troppo tardi.
E’ solo un attentato, dicono.
E’ il terrorismo, spiegano.
Sì, ho capito, l’eco dell’esplosione è vicina, ci sfiora e lentamente invade.
La pace in terra agli uomini di scarsa volontà.
Di interessarsi all’orizzonte comune, laddove l’odore del sangue sia estraneo.
Nondimeno, uguale è la meta a cui tende il piccolo come il grande, sia l’opulento che il derubato.
La vittima e il carnefice.
Colui che vive.
E colui che sopravvive.

E’ scoppiata la guerra, basta con le chiacchiere.
Prendi posizione.
Tra il coraggio e la viltà.
Le sole facce dell’unica moneta con cui acquistare un posto nella Storia.
Cancella il resto.
Cancellati.
Dimentica di esser stato qui, perché noi faremo altrettanto.
Non aspettarti comprensione, ora, per le eventuali complessità del pensiero nobile.
Il tempo non esiste più, tu non esisti più.
Come donna, uomo.
Bambino, bambina.
Vita degna.
Il più retto tra i piatti della bilancia è ormai colmo e agli altri, come sai, non resta che sedersi dalla parte del torto.

E’ scoppiata la guerra, se non l’hai capito.
E chi si trovi in mezzo verrà tranciato.
L’aratro dal cieco cuore procederà imperterrito, indietreggerà e di nuovo avanti, muovendo da ogni punto cardinale e ritorno.
Affinché il massacro sia perfettamente equo, come il caos del ridacchiante buffone dei fumetti.
Guarderai alle spalle con inevitabile rimpianto.
E soffrirai vergognandoti dell’incapacità di sollevare il capo innanzi a te, figurando un esito dolce.
Ciò malgrado, mentirai a chi ami, garantendo giorni lieti con la tua fragile parola.

E’ scoppiata la guerra, ricordi?
E’ già successo.
Tutto è stato già scritto e raccontato.
Ritratto e raffigurato con patimento e passione inestimabili.
Con dovizia di dettagli ma anche personali coloriture.
Il più delle volte suggerite dall’affetto per te.
Uomo, donna.
Bimbo, bimba.
Del futuro.
Mai più, questo fu inciso in calce.
Qualcosa di più che due semplici parole.

E’ scoppiata la guerra, dicevano quindi un secolo fa.
E chissà quante altre volte è accaduto senza che ce ne fossimo accorti.
Ora lo sappiamo, oggi sappiamo già tutto.
Scendiamo in piazza, allora, usciamo dalle case.
Da noi stessi.
E una volta per tutte, a squarciagola, urliamo insieme...
No.

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2.12.15

Bambina vive 74 minuti e dona organi: prendi tutto

Storie e Notizie N. 1296

Una bambina inglese di nome Hope è vissuta per 74 minuti a causa di una anencefalia rilevata in gravidanza. Le sopravvive il fratellino gemello.
I genitori hanno deciso di donare i suoi organi…

Mi chiamo Hope.
Ma leggi pure Speranza.
Dividimi e prendi tutto.
Afferra quello che vuoi.
Ciò che desideri ardentemente.
E che non chiedi, ignorando quanto ti manchi.
Sollevami e separami in settantaquattro parti.
La prima si chiama possibilità, tutto quello che avrei potuto essere.
E che tu puoi ancora.
La seconda si chiama generosità, la mia, quella dei miei genitori, delle parti stesse che mi compongono che completeranno vita. Anzi, esagera, comprendi nel tutto anche quel che già ti completa, ma che non hai mai ringraziato.
La terza, la quarta e la quinta chiamale i tre figli mancati. Quello che un giorno avrai, quello che non hai mai avuto e quello che non è figlio tuo.
Ma lo è, eccome se lo è.
La sesta e la settima chiamale le amanti cieche, umane danzanti fuse in un abbraccio perfetto e proiettate l’una verso l’altra, seppur incapaci di cogliere forme e contenuti dell’altra. Come il dono di ogni parte di sé ad altrettanti estranei.
I tasselli dall’ottava alla dodicesima chiamali i meravigliosi cinque, o i più famosi fantastici più uno, magici poteri che per settantaquattro minuti mi hanno raccontato la storia intitolata vita.
I frammenti dalla tredicesima alla ventitreesima chiamali gli undici, unici, eroi in campo, altro che palle che rotolano. Non conta il nome da inneggiare, né la figurina da incollare e tantomeno l’estro da imitare. Perché la normalità di tale squadra è l’eccellenza, celata tra racconti quotidiani con mortali protagonisti come me.
Mamma.
E papà.
I brandelli dalla ventiquattresima alla quarantunesima chiamali i diciotto mai festeggiati, traguardi scontati e straordinari. Ciò che mi avrebbe davvero reso unica e che solo per una fortunata coincidenza o possente forza di volontà traspare dal volto che guardi.
Le briciole dalla quarantaduesima alla sessantaseiesima chiamale le nozze d’oro sognate. A cui ora, perché solo un’ora o poco più possiedo, partecipo vestita d’amore e riconoscenza per coloro che, per amore e riconoscenza, celebreranno l’incontro che mi ha dato luce.
La sessantasettesima e la sessantottesima chiamale semplicemente noi, tu ed io, fratellino dalle ali più forti. Cielo, fa che il vento che avrebbe spinto anche me sia doppio per lui.
Dalla sessantanovesima alla settantesima chiamale semplicemente voi, adorati genitori. Cielo, fa che il vento di cui sopra cancelli le vostre lacrime per il mio troppo breve passaggio.
La settantunesima, la settantaduesima e la settantatreesima chiamale il nostro numero perfetto, voi e noi privi di me, perché tale spero che sia, senza rimpianti e con tutto il meglio che resterà.
L’ultima mia parte, la settantaquattresima, la porterò con me quale prezioso ricordo.
Del dono che ho lasciato indietro.
A raccontare storie.
Vive...

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