13.7.18

Immagina che sia una montatura

Storie e Notizie N. 1594

La società olandese proprietaria della nave Vos Thalassa nega che ci sia stata una rivolta a bordo o un tentativo di dirottamento, come aveva paventato Salvini.

Immagina.
Immagina con me.
Immagina con me che sia tutta una montatura.
Immagina che i migranti non esistano.
Esatto, immagina che non esistano extracomunitari e clandestini, profughi e rifugiati.
Immagina che non siano mai esistiti davvero, gli stranieri.

Immagina che non esistano sbarchi e, quindi, neppure naufragi, per loro fortuna.
Che non ci sia davvero bisogno di respingere o arrestare.
Immagina di esser circondato da soli cittadini con tutti i crismi.
Gli unici con i quali potrai prendertela, da oggi in poi, per ciò che non funzioni nella tua vita.
Oltre al tanto sottovalutato te stesso, ovviamente.
Immagina che non ci sia nessuna creatura dalla carnagione aliena che desideri impadronirsi del tuo lavoro.
Immagina che fuori della tua porta non ci siano folle di individui fedeli a un dio a te estraneo che bramino convertirti al loro credo.
Immagina che nessuno di loro miri ad appropriarsi delle tue terre.
Delle tue tradizioni.
E delle tue donne.
Semmai fossero state davvero tue.
Immagina che ciò sia logicamente impossibile.
Essendo costoro, le genti diverse da oltre oceano o confine, solo frutto della tua immaginazione.
Ovvero, di coloro che le hanno inventate.
Immagina, difatti, che tutto quel che sapevi dei minacciosi flussi migratori di averlo letto sui giornali o su internet, tra le deliranti trame di una pagina social o in una qualsivoglia patriottica newsletter.
Immagina, perciò, di non aver mai incontrato sul serio l’uomo che viene da lontano.
Di non averci parlato e, soprattutto, di non averlo ascoltato.
Immagina di non averlo mai guardato negli occhi.
Di non aver stretto la sua mano.
Camminato al suo fianco.
E, osando, percepito i suoi reali sentimenti.
Immagina di esser prigioniero di un inganno.
Di esser caduto vittima di un’illusione costruita ad arte astuta e intrisa di cinismo senza scrupoli.
Immagina.
Immagina insieme a me, ora.
Immagina insieme a me, ora, che i migranti non siano mai esistiti davvero nella tua vita.
Immagina che sia stato solo un maledetto incubo.
Ecco, adesso, ti prego.
Ti prego con tutto me stesso.
Svegliati, e apri gli occhi una volta per tutte...


Sullo stesso argomento:

Guarda e ascolta il video:

Compra il mio ultimo libro, Carla senza di Noi
Leggi anche il racconto: Storia del confine
Compra il primo Ebook della trilogia urban fantasy Il medico dei mostri: Il viaggio di Mercurio
Leggi altre storie per riflettere
Ascoltami cantare con la band
  

Visita le pagine dedicate ai libri:

12.7.18

Triplice intesa 2018 Italia Germania Austria

Storie e Notizie N. 1593

In seguito al recente incontro a Innsbruck del cosiddetto asse dei volenterosi, anti migranti, ministri dell’interno italiano, tedesco e austriaco, ecco un testo ispirato ai precedenti patti tra le medesime nazioni stretti tra la fine dell’ottocento e l’inizio del ‘900 e alle dichiarazioni degli attuali protagonisti.

Preambolo, il quale rimane quasi identico, perché

la storia si ripete, e talvolta anche gli incubi:
I firmatari, animati dal desiderio di accrescere le garanzie della pace generale, di rafforzare i propri governi e di assicurare il mantenimento dell'ordine sociale e politico nei loro rispettivi Stati, si sono accordati nel concludere un trattato che, per la sua natura essenzialmente conservatrice e difensiva, non persegue che lo scopo di premunirli contro i pericoli che potrebbero minacciare la sicurezza dei loro Stati e la tranquillità dell'Europa.

Articolo 1: Contiamo che finalmente l’Europa torni a difendere i confini e il diritto e alla sicurezza dei 500 milioni di europei.

Articolo 2: Se si riducono gli arrivi si risolvono anche i problemi minori interni tra le nazioni e non ci sarà alcun problema alle frontiere.

Articolo 3: Meno migranti, meno sbarchi e meno morti.

Articolo 4: Chiederemo sostegno alle autorità libiche, dare a Tripoli il diritto ai rimpatri e la redistribuzione delle quote degli arrivi.

Articolo 5: Chiederemo alle missioni internazionali di non usare l’Italia come unico punto d’arrivo e il sostegno nelle operazioni di soccorso, protezione e riaccompagnamento di migliaia di clandestini nei luoghi di partenza.

Articolo 6: Crediamo che questo nucleo di amicizia e di intervento serio concreto ed efficiente di Italia, Germania e Austria, potrà darà un impulso positivo a tutta Europa per riconoscere il diritto di asilo a quella minoranza di donne e bambini che fuggono dalle guerre ed evitare l’arrivo e la morte di decine di migliaia di persone che non scappano da nessuna guerra.

Articolo 7: Vogliamo introdurre ordine nella politica migratoria ma garantire un approccio umanitario e proteggere effettivamente le frontiere esterne dell’Unione Europea.

Articolo 8: Le cose sono relativamente semplici, noi tre siamo d’accordo sul fatto che vogliamo mettere ordine.

Articolo 9: Vogliamo mandare il chiaro messaggio che in futuro non dovrebbe essere possibile calpestare il suolo europeo se non si ha il diritto alla protezione.

Parole e deliri di Matteo Salvini, Horst Seehofer e Herbert Kickl.

Sì, lo so cosa forse state pensando adesso.

Primo, gli scellerati governi delle nazioni in campo, allora come oggi, negli anni subito successivi al precedente accordo, hanno contribuito allo scoppio di ben due guerre mondiali.
Secondo, questi non sembrano articoli, ma solo degli slogan.
Delle frasi a effetto prive di fondamento.
Proclami da perenne campagna elettorale xenofoba a favore delle menti più fragili, a scapito dei disperati oltre confine.
Ebbene, secondo voi, cos’altro potrebbero condividere i suddetti signori?

Ciò che preoccupa e cosa ci aspetta dopo...



Sullo stesso argomento:

Guarda e ascolta il video:

Compra il mio ultimo libro, Carla senza di Noi
Leggi anche il racconto: Storia del confine
Compra il primo Ebook della trilogia urban fantasy Il medico dei mostri: Il viaggio di Mercurio
Leggi altre storie per riflettere
Ascoltami cantare con la band
  

Visita le pagine dedicate ai libri:

11.7.18

La tribù delle voci

Storie e Notizie N. 1592

Non darò autorizzazione allo sbarco fino a che non avrò garanzia che i delinquenti finiscano in galera”, latra Salvini riguardo ai 67 naufraghi soccorsi nella SAR (zona di ricerca e soccorso) libica dall’imbarcazione privata Vos Thalassaa e ora a bordo della nave della Guardia Costiera italiana Diciotti.
Ebbene, in mezzo a una marea di menzogne intorno a chi vive o qui giunge da lontano eccovi una dichiaratamente inventata favola africana…


“Nonna Ramakeele”, fa Ahmed, pochi anni e immensamente più numerosi quesiti intorno al nuovo che lo attende all’orizzonte. “Dove sono le altre tribù?”
La vecchia, la quale ha sempre richiesto di esser chiamata tale, non anziana e tantomeno attempata, semplicemente perché non teme le parole, bensì il loro sciagurato uso e abuso, guarda oltre il bambino, verso il tramonto che pian piano sta avvolgendo il villaggio e, come se rimirasse entrambi, così risponde: “Immagina di volerti

allontanare da qui, andando incontro al resto del mondo. Cammina con passo costante, ma non di fretta, e nell’istante in cui la tua attenzione sarà concentrata sugli altri in cui ti imbatterai sulla via, chiunque essi siano, costoro saranno parte delle altre tribù che ancora ignori e che, da quel momento, devi imparare a conoscere.”
“E cosa accadrebbe se fosse uno di quegli uomini ad arrivare da noi?”
Stavolta Ramakeele muove gli occhi verso il nipote, come se considerasse la domanda degna di un’osservazione particolare e totale.
“In quel caso, succederà qualcosa dentro di te.”
“Cosa?”
“Comincerai a sentire i discorsi di una e anche mille voci.”
“Chi sono?”
“Sono una speciale tribù che vive dentro di te.”
“E cosa mi diranno?”
“Moltissime cose diverse, ma tutte simili.
“Una ti esorterà a picchiare il viaggiatore prima che lui picchi te.
“E un’altra ti inviterà a diffidare delle cose in cui crede.
“Una vorrà consigliarti su come imprigionarlo e al meglio controllarlo.
“E un'altra ti pregherà di condannare il modo con il quale costui ama il suo prossimo.
“Una ti incoraggerà ad armarti fino ai denti in caso di un suo attacco.
“Un’altra ti suggerirà di costruire un muro per difenderti da altri come lui.
“E un’altra ancora farà di tutto per distrarti da ogni momento della tua esistenza tranne che il pericolo dovuto al nuovo arrivato.
“Una ti chiederà di permettergli di proteggerti dallo straniero.
“E un’altra lamenterà la presenza di quest’ultimo ancora prima del suo ingresso.
“Una si dedicherà incessantemente alla ricerca di aspetti della vita di quell’uomo che in qualche modo risulteranno dannosi per la tua.
“E un’altra sarà capace pure di mostrarsi sfrontata innanzi al proprio spudorato mentire, come se non avesse fatto altro sino a quel momento.”
“E quale voce dovrò seguire, nonna?” chiese Ahmed con un’espressione inquieta, al solo pensare di venire travolto da siffatta delirante tempesta.
“Nessuna di esse, nipote. Come ti ho spiegato, quella tribù di voci vive dentro di te, nella zona più buia del tuo ventre. Si tiene lontana dalla luce e sceglie di rimaner cieca innanzi a tutto ciò che c’è di vero e umano al mondo.”
“E come dovrò comportarmi con l’uomo dell’altra tribù?”
“Guardalo con i tuoi occhi, ascolta la sua, di voce, con le tue orecchie e decidi cosa fare unicamente con la tua testa e il tuo cuore.”

Ecco, ho la netta impressione che noi altri non solo l’abbiamo ascoltate quelle voci e, avendole ritenute follemente tutte ragionevoli, gli abbiamo anche affidato il nostro futuro…


Sullo stesso argomento:

Guarda e ascolta il video:

Compra il mio ultimo libro, Carla senza di Noi
Leggi anche il racconto: Storia del confine
Compra il primo Ebook della trilogia urban fantasy Il medico dei mostri: Il viaggio di Mercurio
Leggi altre storie sulla diversità
Ascoltami cantare con la band
  

Visita le pagine dedicate ai libri:

6.7.18

Dovere d’asilo

Storie e Notizie N. 1591

Il permesso di soggiorno per motivi umanitari è stato quindi concesso in una varia gamma di situazioni collegate, a titolo esemplificativo, allo stato di salute, alla maternità, alla minore età, al tragico vissuto personale, alle traversie affrontate nel viaggio verso l’Italia, alla permanenza prolungata in Libia, per arrivare anche a essere uno strumento premiale dell’integrazione.
Tale prassi ha comportato la concessione di un titolo di soggiorno a un gran numero di persone che, anche in base alla normativa europea sull’asilo, non avevano al momento dell’ingresso nel nostro Paese, i requisiti per la protezione internazionale e che, ora, permangono sul territorio con difficoltà di inserimento (salvo i pochi casi in cui il permesso umanitario è stato convertito in permesso per motivi di lavoro) e con consequenziali problematiche sociali che, nel quotidiano, involgono anche motivi di sicurezza.

Matteo Salvini


Immaginate di vivere in una casa alla cui porta c'è

ora un guardiano.
Un addetto alla pubblica sicurezza.
Un baluardo a difesa della cultura nostrana.
Il capo di un partito indagato per fondi rubati che fa il ministro dell’Interno senza avere nemmeno uno straccio di laurea, ma con una preziosa esperienza come concorrente televisivo, che si erge a portavoce di più di sessanta milioni di cittadini, malgrado sia stato votato da neanche un decimo di essi.
Scegliete voi la versione che preferite.
Ciò che conta è che ora all’ingresso della nostra comune abitazione ci sia lui.
E che secondo le sue ultime direttive, a titolo esemplificativo, qualora busserà una persona con problemi di salute, financo affetto dalla malattia più grave del mondo, costui potrà sbattergli l’uscio sulla faccia.
Qualcuno, malgrado in pochi, l’ha votato per fare esattamente questo.
Sempre a titolo esemplificativo, se alla stessa porta suonerà il campanello una madre in gravidanza, magari all’ultimo mese, a un passo dalla benedetta nuova luce, il nostro avrà facoltà di voltarle le spalle e lasciarla sulla strada.
O, meglio, in mare.
Qualcuno si è alleato con lui per fargli fare proprio questo.
Ancora a titolo esemplificativo, nel caso sulla soglia si dovesse palesare un bambino, ma che dico? Un numero imprecisato di bambini, la loro vulnerabile e trascurabile età non sarebbe ragione sufficiente per impedirgli di fare lo stesso, abbandonando le giovani creature al loro destino.
Qualcosa di fetido, dentro di lui e altri come lui, vuole che faccia questo.
Di nuovo a titolo esemplificativo, allorché si presenti all’entrata della nostra vita un nostro simile – perché di questo stiamo parlando, sia messo a verbale del cuore e della coscienza – con una storia di abusi e sofferenze alle spalle, il gendarme incaricato potrà risolvere il problema con l’indifferenza e la sola risposta che conosce innanzi alle umane sfortune del mondo.
Una porta ben chiusa.
Eppure, in quella stessa casa, ci sono anche tanti, molti di più di quel che viene raccontato o creduto, che non hanno votato il guardiano, che non si sono affatto alleati con lui e che non hanno alcunché dentro che l’induca a comportarsi come lui, a prescindere da cosa dica la legge.
E per alcuni tra loro, che siano benedetti e protetti, dare asilo a chi ha bisogno d’aiuto non è un solo un diritto, ma soprattutto un dovere.


Sullo stesso argomento:

Guarda e ascolta il video:

Compra il mio ultimo libro, Carla senza di Noi
Leggi anche il racconto: Storia del confine
Compra il primo Ebook della trilogia horror Il medico dei mostri: Il viaggio di Mercurio
Leggi altre storie sui diritti umani
Ascoltami cantare con la band
  

Visita le pagine dedicate ai libri:

5.7.18

La soluzione al problema Italia

Storie e Notizie N. 1590

“Problema”, annuncia il professore ai suoi studenti, “che poi è anche una storia, ma vediamola attraverso i numeri.”
Perché i numeri non mentono mai*, la preziosa didascalia.
“Generalizzando le proporzioni, ma neanche troppo, immaginate di vivere in un paese di dieci abitanti e che voi altri siate rappresentati, in quanto minorenni, da coloro che non abbiano diritto di voto, ovvero tre unità.
 
“Vuol dire che in sette decidono per noi?” chiede una ragazza.
“Proprio così. Figuratevi ora sempre generalizzando, ma neanche troppo, che alla vigilia delle elezioni i principali schieramenti in campo siano i seguenti: primo, un partito sotto forma di movimento costruito su alcune promesse, tra tutte portare i cittadini al potere, all’insegna dell’onestà e della trasparenza, nonché la discontinuità con il passato. Secondo, un partito nelle vesti di una Lega costruita su una promessa tra tutte, ovvero ridurre il numero di immigrati.”
“Considerando il paese di dieci abitanti”, chiede un ragazzo, “quanti sono in proporzione gli stranieri?”
“Arrotondando per eccesso”, risponde l’insegnante, “appena uno su dieci. Il terzo e ultimo partito è quello autodefinitosi democratico costruito su una serie di promesse mancate, visto che rappresenta lo sconfitto governo uscente.”
“Ma sta parlando dell’Italia?” domanda un’altra

ragazza.
“No”, risponde il prof, “sto parlando di voi.”
Ma si capirà alla fine, la nota a margine.
“Figuratevi ora che, all’indomani delle elezioni, il risultato sia tale: delle sette persone su dieci aventi diritto, due non si rechino alle urne. Delle cinque restanti, ipotizziamo che due votino per il movimento del cambiamento, una per la Lega anti-immigrazione e una per il partito teoricamente democratico.”
“Così poche?” osserva uno studente.
“Vero?” conferma il docente. “Tuttavia, immaginate che il paese in questione – come il suddetto partito – si autodefinisca democratico e che l’attuale legge elettorale permetta di ottenere il governo grazie a determinate alleanze, malgrado quel che dicano i numeri reali. Nel nostro problema, o storia, mettiamo che la palla finisca giustamente nelle mani degli aritmetici vincitori e che in breve accada questo: il movimento rinnovatore, nato e cresciuto con l’idea di interrompere ogni legame con le vecchie formazioni, annuncia di volersi alleare con il miglior offerente, ovvero con chi condivida il suo programma, malgrado tale proposta riguardi proprio due perfetti esemplari delle trascorse stagioni politiche.”
“E cosa succede, dopo?” chiede una giovane piuttosto incuriosita, come se stesse ascoltando uno di quei racconti improbabili dall’intreccio particolarmente inverosimile.
“Quello che succede,” prosegue il maestro, “è che, non ottenendo risposte favorevoli, prima il movimento ciascuno vale uno cerca di patteggiare con la tanto criticata Lega xenofoba, quindi vira sul tanto odiato partito sdemocraticizzato, ma poi ritorna a bussar la porta della tanto vituperata Lega alzamuri, e così nasce il primo governo a cinque stelle intolleranti.”
“Professore?” alza la mano un ragazzo dall’ultimo banco.
“Sì?”
“Qual è il problema?”
“Sempre generalizzando, il problema è vedervi, ora, in quel paese formato da dieci persone. Il problema è sapere che il vostro destino sarà deciso da una cosiddetta maggioranza votata da solo tre di quelle dieci. Il problema è che coloro che sono stati votati da solo due di esse, i cosiddetti vincitori, non fanno altro che subire l’arroganza e la sfacciataggine di colui che è stato votato da un cittadino su dieci, che ciò malgrado si esprime ogni giorno come se fosse il capo assoluto, che guida un partito sotto indagine per corruzione, ma che pretende di continuare anche una volta eletto a mentire spudoratamente affermando di parlare a nome di tutta la popolazione e approfittando dell’ignoranza di quell’unico poveretto che l’ha votato.”
“E qual è la soluzione al problema?” chiede una studentessa al primo banco.
L’insegnante osserva la classe, fa una carrellata attenta dei volti di ognuno dei ragazzi e con un forte moto di speranza, prende fiato, e risponde.
“Siete voi.”

*Alle ultime elezioni, su una popolazione totale di 60.5 milioni di abitanti, gli aventi diritto di voto sono stati intorno ai 51 milioni. L’affluenza è risultata di 37 milioni di persone circa e l’astensionismo ha visto l’assenza dalle urne di 14 milioni circa di votanti. In base ai risultati, alla Camera il M5s ha avuto 10.7 milioni di preferenze, il PD 6.1 e la Lega 5.7, mentre al Senato M5s ha preso 9.7 milioni di voti, il PD 5.7 e la Lega 5.3.


Sullo stesso argomento:

Guarda e ascolta il video:

Compra il mio ultimo libro, Carla senza di Noi
Leggi anche il racconto: Leader populista
Compra il primo Ebook della trilogia horror Il medico dei mostri: Il viaggio di Mercurio
Leggi altre storie per riflettere
Ascoltami cantare con la band
  

Visita le pagine dedicate ai libri:

4.7.18

Incubo del razzista tifoso

Storie e Notizie N. 1589

È sera, il divano è pronto, il frigo pure, così come le bevande annesse.
Perché non c’è partita senza di loro.
I giocatori? No, quelli son scontati, ed è questo l’abbaglio più clamoroso.
Quanto vergognoso, aggiungo.
Le birre, intendo, possibilmente a fiumi, affinché possano alla bisogna lenire il dispiacere per l’eventuale sconfitta.
Il tifoso guadagna a passo eccitato il soggiorno e conduce il proprio indolente didietro sul morbido, innanzi all’altare catodico.
Il megaschermo ricolmo di pollici e pixel, acquistato a rate e non ancora del tutto pagato, è in attesa di essere portato al massimo del regime pallonaro.
Il nostro clicca il sacro tasto del telecomando e…
E che succede?
Schermo vuoto, campo ricoperto di bianco, neppure di un padano verde, nulla in attacco quanto in difesa, centrocampo assente e, soprattutto, porta scoperta, scenario addirittura più angosciante di un confine privo di gendarmi.
Dove sono?
Non le birre, cribbio.
Dove sono gli sgambanti di professione?
Il tifoso trema come una foglia irrimediabilmente secca, ma con ancora una rabbiosa brama di dar fastidio al mondo.
Sussulto quanto mai vano.
Il supporter berciante, sostenitore con il medesimo accanimento della maglia di casa e dell’insulto libero verso quella straniera, si ritrova di fronte all’incubo perfetto, altro che tempesta.
Niente mondiale, ma neppure Champions e campionati nazionali, trofei prestigiosi da conquistare o solo coppette di ripiego per i ripescati del giorno dopo.
Perché l’incubo di oggi non è altro che la realizzazione precisa e coerente del folle sogno di ieri.
Difatti, in codesto sconvolgente giorno, la Francia si è ritrovata all’istante monca dei suoi principali calciatori.
Per la cronaca, tra loro, il talento transalpino più scintillante, Kylian Mbappé, ha seguito i suoi

genitori immigrati in Camerun, Paul Pogba in Guinea e Ousmane Dembélé in Mali, nazione d’origine del padre.
Stesso destino per l’Inghilterra, la cui rosa è composta in buona parte da brillanti diversità di seconda generazione.
Dele Alli è ora con il padre in Nigeria, Marcus Rashford in Tanzania e Raheem Sterling in

Giamaica.
Idem per il Belgio, nella cui nazionale è davvero arduo individuare cittadini d’origine purosangue, poiché il centravanti cannoniere Romelu Lukaku è volato in Congo con i suoi, Marouane Fellaini in Marocco e Yannick Ferreira Carrasco è ancora all’aeroporto, poiché non ha ancora deciso tra il Portogallo del papà o la Spagna della mamma.
Vogliamo parlare della Svizzera? E parliamone, ovvero di quel che ne rimane, perché tra gli altri, Xherdan Shaqiri è partito per il Kosovo, Granit Xhaka per l’Albania e Ricardo Rodríguez… be’, stesso dilemma di Carrasco, sospeso tra il Cile e la Spagna.
E la bionda Germania?
Ebbene, tra i vari oriundi, o diversamente originari, Mesut Özil è stato avvistato in Turchia insieme a Sami Khedira, mentre le ultime notizie su Jérôme Boateng si fermano in Ghana.
L’altrettanto ex nordica Svezia si è vista analogamente svuotata dei suoi talenti, sicché Jimmy Durmaz è ora in Siria, Martin Olsson in Kenya e John Guidetti in Brasile, così come la Danimarca ha improvvisamente perso Yussuf Poulsen a favore della Tanzania, Pione Sisto a vantaggio dell’Uganda e Thomas Delaney ha paradossalmente pensato che fosse un buon momento per tornare con la sua famiglia negli Stati Uniti.
Ovviamente, credo sia inutile citare la conseguente sparizione da ogni schermo e perfino album di figurine della maggior parte dei campioni di Brasile, Argentina, Colombia e pure Portogallo, nazioni migranti per definizione, o mera destinazione.
Il tifoso è ora in preda a un’angoscia debordante, sbiadendo repentinamente la propria carnagione già pallida di suo.
Perché questo è ciò che accade qualora gli incubi prendano alla lettera il delirio degli ottusi.
Non rimangono che le birre e il poveretto si scola l’intera e ormai unica formazione in campo, nel dettaglio, da sei.
Quello che segue è un sonno disturbato, quasi quanto la consueta veglia del dormiente in preda al panico.
Più tardi, il tifoso intollerante con pubblico vanto, malgrado la testa dolorante per la violenta sbornia, solleva le palpebre speranzoso e per prima cosa afferra il fido telecomando.
Che il dio del fischietto d’inizio sia benedetto, esulta dentro di sé.
È la prima volta che non si strugge di aver perso una partita.
Perché, sebbene privato dei suoi occhi spiritati e delle sue grida forsennate, il match è stato giocato secondo le regole.
Già, le regole, pensa il tifoso.
Le regole del gioco sono importanti, ma vanno aggiornate, affinché i sovrani del patrio divano continuino a godere dei propri privilegi.
Basta immigrati, certo, la pacchia è finita, è chiaro, ognuno al paese suo, è ovvio.
Che gli slogan acchiappa voti e gonzi rimangano tali.
Ma al contempo, le preziose, opportunamente tacite eccezioni a margine, vanno ampliate.
Via libera ai ricchi, da qualunque paese provengano.
E, soprattutto, a tutti coloro che sono particolarmente bravi a giocare al calcio