18.7.09

Italia.it: accoglienza per i cani ma non per gli immigrati


Questa è l’Italia di oggi, quella che promuove il nostro governo e che, presumo, desiderano coloro che l’hanno votato.
Da un lato, il Ministero del turismo, con a capo l’onorevole Michela Brambilla, istituisce il Premio Accoglienza Bestiale, dedicato agli esercenti che meglio si distinguono nell'ospitalità degli animali. I proprietari di amici a quattro zampe possono esprimere un giudizio sulle strutture ricettive che hanno visitato. È possibile votare fino al 30 aprile 2010. Le strutture sono state divise in tre categorie: quelle dove è possibile dormire, quelle dove è possibile mangiare e le spiagge. Per ognuna di queste tre categorie, chi avrà totalizzato il punteggio più alto riceverà il riconoscimento del Ministero del turismo quale impresa turistica a 5 stelle per i 4 zampe, direttamente dalle mani del ministro del Turismo, on. Michela Vittoria Brambilla.
Nello stesso tempo, l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR) dopo aver parlato con le 82 persone che erano state intercettate il primo luglio dalla Marina Militare italiana e respinte in Libia, ha rilevato quanto segue:
1. Non risulta che le autorità italiane a bordo della nave abbiano cercato di stabilire la nazionalità delle persone coinvolte né tantomeno le motivazioni che le hanno spinte a fuggire dai propri paesi.
2. In base alle testimonianze sei persone avrebbero avuto necessità di cure mediche in seguito ai maltrattamenti.
3. Gli stessi individui affermano che i loro effetti personali, fra i quali documenti di vitale importanza, sarebbero stati confiscati dai militari italiani durante le operazioni e non più riconsegnati.
4. Le persone ascoltate dall’UNHCR hanno riferito di aver trascorso quattro giorni in mare prima di essere intercettate e di non aver ricevuto cibo dai militari italiani durante l’operazione durata circa 12 ore.
Dal sito dell’UNHCR: negli anni passati l’Italia ha salvato migliaia di persone in difficoltà nel Mediterraneo, fornendo assistenza e protezione a chi ne aveva bisogno. Dall’inizio di maggio è stata introdotta la nuova politica dei respingimenti e almeno 900 persone sono state respinte verso altri paesi, principalmente la Libia, nel tentativo di raggiungere l’Italia.

I cani li accogliamo e gli esseri umani li respingiamo.
Forse sarà perché a questi ultimi non possiamo mettere il guinzaglio…

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17.7.09

Vera foto shock di Michael Jackson


Forse siamo tutti diventati una massa di sadici necrofili assetati di sangue, fresco o meno, non fa differenza. Credo che quello che sta accadendo intorno alla morte di Michael Jackson, anzi, intorno al suo cadavere, rappresenti la prova che siamo ormai ben oltre la fase del non ritorno, come si suol dire.
Abbiamo il video dei suoi capelli che prendono fuoco:



La foto delle punture sulle sue gambe...

Le notizie sul corpo sepolto senza il cervello.
Il giallo costruito intorno alle cause della sua morte.
Nel frattempo le vendite dei suoi dischi sono salite alle stelle.
Ovviamente i guadagni non andranno a lui ma a chi continua a sfruttarlo, anche da defunto.
Se fossi stato Michael Jackson, avrei studiato un piano per inscenare una finta morte e mi sarei ritirato ai confini del mondo, per godermi finalmente una vita serena…

16.7.09

Il presidente della Cecenia è un assassino, Memorial


Storie e Notizie n. 58:


La Storia:

Mi chiamo Natalia Estemirova ed ero un'attivista dei diritti umani.
Sono nata a Saratov, in Russia, da genitori russi e ceceni.
Mi sono laureata in Storia all’Università di Grozny e poi ho lavorato lì come insegnante.
Ero una vedova. Mio marito era un poliziotto.
Ho iniziato a raccogliere prove sulle violazioni dei diritti umani nel mio paese sin dalla seconda guerra cecena del 1999.
Nel 2000 sono diventata un membro di Memorial, organizzazione a difesa dei diritti negati.
Nel 2004 sono stata premiata per il mio impegno con il Right Livelihood Award in una cerimonia al parlamento Svedese.
Nel 2005, insieme a Sergei Kovalyov, di Memorial, ho ricevuto la Robert Schuman Medal.
Nel 2007 sono stata insignita dell’Anna Politkovskaya Prize.
Anna…
Lavoravo con lei.
Fino al 2006, quando fu uccisa.
Anche Stanislav Markelov, avvocato per i diritti umani, era al nostro fianco e ora non c’è più.
Ora è toccato a me, ad essere assassinata.
L’elenco dei morti si allunga, così come l’ombra di sangue al seguito del governo del mio paese, la Cecenia, ma soprattutto, di chi si nasconde dietro di loro…


La Notizia:

MOSCA (Reuters) - Un gruppo per i diritti umani ha accusato il presidente ceceno di essere il mandante del rapimento e dell'omicidio di una nota attivista, l'ultimo di una serie di assassini di persone che si sono schierate contro l'establishment in Russia.
Natalia Estemirova, intima amica di Anna Politkovskaya, giornalista russa assassinata, lavorava per l'organizzazione a tutela dei diritti umani "Memorial" nella capitale della Cecenia, Grozny, e aveva documentato abusi da parte delle forze dell'ordine.
E' stata rapita ieri in Cecenia e più tardi il suo cadavere è stato rinvenuto in Inguscezia.
Un portavoce del Cremlino ha riferito che il presidente Dmitry Medvedev è "indignato" e ha ordinato un'indagine.
Il presidente di Memorial Oleg Orlov ha dato la colpa al presidente ceceno Ramzan Kadyrov, ex ribelle diventato fedele al Cremlino.
"So, ne sono sicuro, chi è il colpevople dell'omicidio di Natalia... Si chiama Ramzan Kadyrov", ha detto in una nota pubblicata ieri sul sito di Memorial www.memo.ru.
"Ramzan aveva già minacciato Natalia, l'aveva insultata, la considerava un nemico personale".
Secondo quanto ha riportato l''agenzia di stampa russa Interfax, Kadyrov ha detto che gli autori del "mostruoso" omicidio non meritano sostegno e devono essere puniti.
L'assassinio di ieri è l'ultimo di una serie di omicidi di giornalisti e di attivisti dei diritti umani in Russia, che hanno provocato la condanna della comunità internazionale e posto interrogativi sull'impegno di Medvedev per sostenere la legge e costruire una società più libera.
Estemirova, che aveva circa 50 anni, era madre di un'adolescente.

Sulla rubrica Storie e Notizie: storie, frutto della mia fantasia, ispiratemi da notizie dei media.

In ricordo di Natalia Estemirova:



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15.7.09

Militare ucciso in Afghanistan: quanti ancora?


La guerra in Afghanistan è iniziata nell'ottobre 2001, poco dopo gli attentati dell'11 settembre contro gli Stati Uniti. Segna inoltre l'inizio della guerra al terrorismo, il cui obiettivo era soprattutto la cattura di Osama Bin Laden.
Questo almeno ufficialmente.
Qualcuno, ancora oggi, insinua che si tratta di un’invasione già preventivata da tempo.
Le solite calunnie…
Alcuni studi affermano che dal 2001 ad oggi le vittime di civili, la maggior parte donne e bambini, sono più di 3000.
Contemporaneamente, i dati ufficiali sulle morti, diciamo, di personale in servizio sono i seguenti: 3606 agenti di polizia, 304 guardie private e 1087 soldati.
Di questi ultimi, gli italiani deceduti sono ad oggi circa 24 (Aggiornato al 17 maggio 2010).
I morti sono morti.
Per coloro che rimangono, familiari ed amici, per le persone che vivono il vero dolore, è scomparso qualcuno a cui si voleva bene e che lascia un vuoto incolmabile.
Tuttavia, ognuno di noi vive il lutto in modo differente e ogni morte scatena reazioni diverse.
Nello stesso tempo, le reazioni del governo di turno, a prescindere dal colore, sono sempre le stesse:

14 luglio 2009:
 A seguito dello scoppio di un ordigno IED al passaggio del suo convoglio decede Alessandro Di Lisio, Primo Caporal Maggiore, 8° Reggimento Genio Guastatori

I commenti:
"C'é la necessità di portare avanti l'impegno in Afghanistan insieme alla comunità internazionale - dice Napolitano - nell'interesse di ciascun paese, che è sempre esposto ai colpi del terrorismo internazionale e lo sarà finché non saremo riusciti a sradicare alcune centrali e a rimuovere alcune cause".
Il premier Silvio Berlusconi sottolinea perciò "la necessità e l'importanza della missione di pace in Afghanistan per la stabilità di un'area strategica".

13 febbraio 2008:
A seguito di uno scontro a fuoco durante una distribuzione di viveri alla popolazione locale, decede Giovanni Pezzulo, Primo maresciallo, CIMIC Group South, Motta di Livenza.
 «Questa è la nostra missione all' estero più importante - dice Prodi - andrà avanti perché abbiamo obiettivi di lungo periodo».
Napolitano ha fatto avere un messaggio alla famiglia, «sono vicino al vostro dolore, l'Italia vi è riconoscente».

24 novembre 2007:
A seguito di una tentata strage ad opera di un kamikaze, durante la cerimonia d’inaugurazione del ponte sul fiume a Paghram – circa 25 km a nord-ovest di Kabul (Afganistan), muore Daniele Paladini, Primo maresciallo, 2º Reggimento Genio Pontieri, Piacenza.
«Un eroico sacrificio per impedire che l' attacco ignobile di un kamikaze provocasse danni ancora più gravi tra la popolazione civile». Così il presidente del Consiglio Romano Prodi ha definito il gesto del maresciallo capo Daniele Paladini.
Il capo dello Stato Giorgio Napolitano esprime invece «profonda tristezza», si dice «addolorato ma anche orgoglioso» del militare italiano e chiede che l' Italia sia «riconoscente» a Paladini.

26 settembre 2006:
2 alpini coinvolti nello scoppio di un ordigno, azionato probabilmente a distanza, al passaggio del loro convoglio: Giorgio Langella, Caporal Maggiore Capo, 2º Reggimento Alpini.

30 settembre 2006, Ospedale Militare del Celio, Roma: Vincenzo Cardella, Primo caporale maggiore 2º Reggimento Alpini.
Il capo dello Stato Giorgio Napolitano ha espresso «profonda tristezza» per la morte del caporale Giorgio Langella e per il ferimento di cinque soldati italiani. Missioni come «quelle in Libano e in Afghanistan - ha detto Napolitano - possono comportare a volte anche il sacrificio di vite umane. Ma questi sforzi sono indispensabili, affinché l' Europa unita possa contribuire a costruire un ordine pacifico anche al di fuori dei suoi confini».

2 luglio 2006:
Muore durante la Missione PRT della NATO a seguito di un attacco cardiaco Carlo Liguori, Tenente Colonnello.

E' morto per un malore, 'solo' messaggi di cordoglio...

21 settembre 2006:
Per un incidente stradale cade Giuseppe Orlando, Primo caporale maggiore, 2º Reggimento Alpini.

E' stato 'solo' un incidente, praticamente ignorato...

5 maggio 2006:
2 alpini uccisi dallo scoppio di un ordigno al passaggio del loro convoglio:
Manuel Fiorito, Tenente, 2º Reggimento Alpini.
Luca Polsinelli, Maresciallo Ordinario, 9º Alpini.
«È terribile, questa non ci voleva», ha detto Silvio Berlusconi, senza nascondere lo scoramento per la morte a Kabul del tenente Manuel Fiorito e del maresciallo ordinario Luca Polsinelli, entrambi dell’Esercito.
Il Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi ha manifestato «sgomento e immenso dolore».

11 ottobre 2005:
Per ferite riportate in addestramento cade Michele Sanfilippo, Caporal Maggiore.

Un incidente e per questo ignorato...

3 febbraio 2005:
In un disastro aereo cade Bruno Vianini, Capitano di Fregata.

Idem come sopra...

3 ottobre 2004:
In un incidente col suo mezzo cade Giovanni Bruno, Caporal Maggiore.
Secondo copione, morte non strumentalizzabile...

Non so voi, ma scrivendo e rileggendo queste notizie intrise di ipocrisia mi è salita dentro una grande rabbia.
Obama ieri ha parlato di Exit strategy, strategia di uscita.
Il che vuol dire ritiro delle truppe da una guerra iniziata da un'altra amministrazione per ragioni che sono via via cambiate nel tempo: cattura di Osama Bin Laden, guerra al terrorismo, liberazione dell'Afghanistan dal regime Talebano, sradicamento di Al Qaeda.
Ciò nonostante, il risultato non cambia: morti, tanti morti.
Morti tra i civili e morti tra i soldati.
Quanti ancora?
Quanti???

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14.7.09

Sciopero contro Ddl Alfano: solo la conoscenza ci rende liberi


Punto primo: sono contrario alle modifiche dell’articolo 15 inserite nel Ddl Alfano, il quale evidentemente rappresenta un ennesimo, ingenuo quanto inutile escamotage per cercare di limitare la libertà in rete, a difesa di quell’obeso e immorale teatrino della politica nostrana, di cui Silvio Berlusconi è solo il capo comico.

Punto secondo: non sono convinto che per il sottoscritto il modo migliore di protestare contro una legge che considero ingiusta sia il silenzio. E’ un incredibile paradosso cercare di contrastare l’azione di coloro che dispongono di mezzi straordinari per comunicare con il paese chiudendomi la bocca, quando anche gridando a squarciagola rimango inascoltato dalla maggior parte degli italiani.

Punto terzo: ciò nonostante, questo non vuol dire che non appoggi con tutto me stesso chi intenda far sentire la propria voce senza emettere fiato. A mio modesto parere, esattamente questo dovrebbe essere uno dei fondamenti di una società civile: di fronte a ciò che ne viola i principi di democrazia e giustizia ogni strumento è lecito, purché non si macchi dello stesso reato…

Per queste ragioni, contestualmente al logo della lodevole iniziativa:


pubblico qui il testo delle modifiche all’articolo:

Art. 15.
(Modifiche alla legge 8 febbraio 1948, n. 47).

1. All'articolo 8 della legge 8 febbraio 1948, n. 47, e successive modificazioni, sono apportate le seguenti modificazioni:

a) dopo il terzo comma è inserito il seguente:

«Per le trasmissioni radiofoniche o televisive, le dichiarazioni o le rettifiche sono effettuate ai sensi dell'articolo 32 del testo unico della radiotelevisione, di cui al decreto legislativo 31 luglio 2005, n. 177. Per i siti informatici, le dichiarazioni o le rettifiche sono pubblicate, entro quarantotto ore dalla richiesta, con le stesse caratteristiche grafiche, la stessa metodologia di accesso al sito e la stessa visibilità della notizia cui si riferiscono»;

b) al quarto comma, dopo le parole: «devono essere pubblicate» sono inserite le seguenti: «, senza commento,»;

c) dopo il quarto comma è inserito il seguente:

«Per la stampa non periodica l'autore dello scritto, ovvero i soggetti di cui all'articolo 57-bis del codice penale, provvedono, su richiesta della persona offesa, alla pubblicazione, a proprie cura e spese su non più di due quotidiani a tiratura nazionale indicati dalla stessa, delle dichiarazioni o delle rettifiche dei soggetti di cui siano state pubblicate immagini o ai quali siano stati attribuiti atti o pensieri o affermazioni da essi ritenuti lesivi della loro reputazione o contrari a verità, purché le dichiarazioni o le rettifiche non abbiano contenuto di rilievo penale. La pubblicazione in rettifica deve essere effettuata, entro sette giorni dalla richiesta, con idonea collocazione e caratteristica grafica e deve inoltre fare chiaro riferimento allo scritto che l'ha determinata»;

d) al quinto comma, le parole: «trascorso il termine di cui al secondo e terzo comma,» sono sostituite dalle seguenti: «trascorso il termine di cui al secondo, terzo, quarto, per quanto riguarda i siti informatici, e sesto comma» e le parole: «in violazione di quanto disposto dal secondo, terzo e quarto comma» sono sostituite dalle seguenti: «in violazione di quanto disposto dal secondo, terzo, quarto, per quanto riguarda i siti informatici, quinto e sesto comma»;

e) dopo il quinto comma è inserito il seguente:

«Della stessa procedura può avvalersi l'autore dell'offesa, qualora il direttore responsabile del giornale o del periodico, il responsabile della trasmissione radiofonica, televisiva o delle trasmissioni informatiche o telematiche non pubblichino la smentita o la rettifica richiesta».

Solo la conoscenza ci rende liberi…

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13.7.09

Beppe Grillo candidato alla segreteria del PD: la cosa più importante sono le reazioni


In questo momento la notizia più letta su google news e, molto probabilmente in tutta la rete nostrana, è quella che riguarda la candidatura di Beppe Grillo alle primarie del 25 ottobre.
Tuttavia, a mio modesto parere, dall'istante che è stato pubblicato sul blog il relativo post, divengono estremamente più importanti della notizia in sé le varie reazioni, soprattutto da parte del Pd.
Dal canto mio, per ora non ho alcuna intenzione di esprimere un parere perché mi sembra molto più interessante stare a vedere come reagiscono e reagiranno nelle prossime ore i vertici del partito democratico.
Ecco i primi messaggi a caldo:

Mario Tullo, parlamentare ligure, segretario regionale del Pd. «Spero che sia una delle tante provocazioni alle quali Grillo ormai ci ha abituato - dice Tullo - peraltro è anche grazie alla fragilità delle regole che abbiamo che persino Grillo può candidarsi. Intendiamoci - prosegue Tullo - se si presenta ad una sezione del Pd e chiede la tessera, non c’è alcun problema a dargliela. E’ ovvio che come a qualsiasi iscritto gli verrà richiesta coerenza di comportamenti, a partire da un atto di riflessione rispetto alle critiche a Napolitano».

Gianni Pittella, coordinatore organizzativo della mozione Bersani: «Al di là dei requisiti formali che servono per partecipare al congresso, se il Pd avesse bisogno di un commissario liquidatore, Grillo, viste le cose che dice sul Partito Democratico, sarebbe un ottimo candidato. Ma al Pd serve ben altro: un segretario che gli dia la forza per essere il primo partito di opposizione».

Andrea Orlando, portavoce del Pd: «Al di là delle regole e degli statuti, che crediamo impediscano questo tipo di candidatura, il fatto che più conta è che per guidare un partito, o meglio ancora per guidare un progetto politico, bisogna volergli almeno un po' di bene. E non mi sembra che in questi anni Grillo abbia dimostrato di voler bene a questo progetto. La candidatura mi sembra essere stata dettata più per rilanciare una carriera artisticamente un po' in declino, piuttosto che da una seria volontà politica».

Ignazio Marino: «Prendo la candidatura di Grillo come una buona notizia. Significa che avremo un tesserato in più».

Piero Fassino: «Grillo non è iscritto al Pd e lo ha attaccato di continuo. La sua candidatura è un boutade un po' provocatoria e non c'è alcuna ragione per considerarla una cosa seria. Bisogna vedere se noi accettiamo la sua iscrizione al partito e non penso che si possa accettare. Per correre per la segreteria non basta l'iscrizione. Per me la cosa finisce qua».

Il presidente dei Giovani Democratici, Fausto Raciti: «Posso parafrasare un motto molto in voga nel '68? Dico a Grillo che uno sbadiglio lo seppellirà. Non ho preoccupazioni, vivo serenamente questa sua uscita, in modo molto laico. È la ricerca di un po' di palcoscenico politico, una mossa a carattere promozionale. Grillo venderà qualche biglietto in più al prossimo spettacolo. Non ci tocca minimamente».

Angelo Petrosillo, segretario dei giovani Pd della Puglia: «Non andrebbe fatto candidare perché è una persona culturalmente incompatibile con i valori del Pd: le primarie sono uno strumento utile per aprirsi ma senza smarrire la propria identità».

Matteo Bianchi, vicesegretario della Liguria: «Mi sembra una cosa poco seria. Per me non ha un progetto e non prende sul serio nemmeno lui la partecipazione. È solo una trovata pubblicitaria, ma non deve farlo a spese del Pd. Le primarie non sono un gioco».

Mario Adinolfi: «Invio un appello ai burocrati del Pd affinché non impediscano nei fatti la candidatura di Beppe Grillo. Se lo fa con serietà, se non è una boutade estiva, se conosce e accetta le regole e si sottopone al vaglio degli iscritti al Pd iscrivendosi lui stesso entro i termini stabiliti, a me viene da dire solo una cosa a Beppe Grillo: benvenuto tra noi. Ho paura che tra qualche giorno scoprirà che le modalità di presentazione al congresso sono complesse e burocratiche, ma deve essere serio e evitare grida qualunquiste.»

Senza stare a commentare ogni reazione, soprattutto in attesa che dopo Fassino – le cui parole sono tutto un programma… - si esprimeranno gli altri leaders del Pd, mi limito a fare una semplice considerazione: il modo con cui essi commenteranno la notizia è già un primo fondamentale test, tra le altre cose, della serietà, l’autorevolezza, l’onestà e la democraticità della coalizione che porta proprio quest’ultimo aggettivo nel suo nome.
Se un partito e i suoi vertici possiedono tali qualità, non hanno alcun problema a far candidare chiunque. Addirittura non servirebbero affatto delle regole perché sono una coalizione sana, un vero organismo democratico, portavoce e null’altro del popolo che si prefiggono di rappresentare.
Altrimenti... be’, altrimenti sarebbero la prima ragione per la quale ancora oggi abbiamo quell’inquietante individuo come presidente del consiglio…

Fonti: Repubblica, Corriere della sera

12.7.09

Berlusconi è amico di Obama ‘ma anche’ di Bush


Walter Veltroni è stato tanto dileggiato per il suo affermare sempre una cosa ‘ma anche’ il suo contrario.
Eppure, i governi del nostro paese dimostrano da tempo immemore un’incoerenza che ha dell’incredibile.
Quasi sempre, poi, la posizione del leader di turno oscilla a seconda di dove soffi il vento del più forte.
Risalendo all’inizio del novecento, durante la prima guerra mondiale siamo stati nemici della Germania in quanto amici della triplice alleanza formata da Francia, Regno Unito e Impero Russo.
All’inizio del secondo conflitto mondiale siamo diventati invece ‘fidi’ alleati della potente Germania.
Al termine della guerra, nonostante il fondamentale ruolo della resistenza, molti italiani, ancora oggi, attribuiscono totalmente il merito della liberazione dal nazifascismo all’invasione americana.
Cosicché gli Stati Uniti sono divenuti il nuovo potente a cui assoggettarci, da seguire ciecamente qualsiasi scelta faccia, a prescindere che il suo governo sia democratico o repubblicano, a prescindere che il nostro sia di centro, destra o sinistra.
Fin da quel periodo, comunque vada, noi siamo tutti americani sempre, senza se e senza ma.
Negli ultimi cinque mandati presidenziali gli Usa hanno avuto due presidenti democratici e due repubblicani:
George Bush senior (Repubblicano, ’89-’93)
Bill Clinton (Democratico, ’93-’01)
George W. Bush (Repubblicano, ’01-’09, due mandati)
Barack Obama (Democratico, ’09-’13)
Quattro governi, con altrettante politiche, sebbene quella di Bush figlio non sia stata molto diversa da quella del padre.
In Italia, in tutti questi anni, governo di centro sinistra o centro destra, siamo sempre stati d’accordo con gli Stati Uniti.
Nel 1990 il repubblicano George Bush senior fu il principale promotore della prima Guerra del golfo.
In quell’anno il nostro presidente del consiglio era Giulio Andreotti, capo di una coalizione prevalentemente di centro, con ovviamente la DC come primo partito.
Naturalmente, la posizione italiana fu limpida: alleati degli Stati Uniti e favorevoli all’intervento militare, ma anche contemporaneamente promotori di un dialogo diplomatico e pacifico.
Nel 1999 il presidente democratico Bill Clinton fu il capo della coalizione che decise di intervenire militarmente nella Guerra del Kosovo.
Il nostro presidente del consiglio era Massimo D’Alema, premier a capo di una formazione di centro sinistra, con i DS come partito maggioritario.
Senza sorprese, il leader della sinistra pacifista divenne all’istante interventista al fianco dell’amico americano.
Nel 2003 il repubblicano George W. Bush fu in testa ad una coalizione che invase l’Iraq, dando il via alla seconda Guerra del Golf.
Sempre in quell’anno, premier del nostro governo era Silvio Berlusconi, a capo di una coalizione di centro destra.
Secondo un copione ormai scontato, il presidente del consiglio di allora schierò il nostro paese al fianco degli Usa in Iraq, con queste parole che si commentano da sole: “Tutti diciamo no alla guerra, ma per mantenere la pace può servire un' azione armata”.
E’ la sintesi della politica nostrana: abbiamo un’opinione ma possiamo cambiarla in qualsiasi momento per essere d’accordo con il più forte.
Il 20 gennaio del 2009 si è insediato alla Casa Bianca Barack Obama, democratico.
Obama, non solo perché appartenente ad un partito di segno opposto, dimostra fin dall’inizio del suo mandato di seguire una politica estera completamente diversa dal suo predecessore repubblicano.
Ad esempio si rileva una linea con una propensione al dialogo estremamente maggiore rispetto a George W. Bush e anche a Bill Clinton.
Inoltre, uno dei cambiamenti più significativi rispetto al passato, risiede nella grande apertura dell’attuale presidenza statunitense all’ambiente e alle sue problematiche.
Altra grande differenza con Bush.
Lo scorso venerdì a L’Aquila si è concluso un altro G8, nell’occasione presieduto dal premier Berlusconi.
Alla conferenza stampa un giornalista gli ha chiesto un parere su Obama, sottolineando proprio il cambiamento della strategia americana sui temi ambientali rispetto al suo grande amico Bush.
Ecco in sintesi la risposta di Silvio: “Obama ha stupito tutti a L'Aquila. Ha dimostrato buon senso, capacità di riflessione, profonda acutezza e una capacità di relazioni veramente mirabile. Devo riconoscere che la nuova amministrazione americana non ha sbagliato un passaggio in politica internazionale.”
Concludo con un aneddoto personale.
Mi piace il calcio e da molti anni sono tifoso della Roma. Da quando mi sono lesionato seriamente il menisco ho smesso di giocare e mi limito passivamente a vedere le partite.
Ho sempre incontrato più romanisti che laziali nella capitale, ma anche tanti, enormemente tanti juventini.
Più volte mi sono ritrovato a chiedere a qualcuno di questi: “Ma tu, se sei nato a Roma o vivi qui da tempo, perché fai il tifo per la Juve? Come sei diventato juventino?”
La maggior parte mi ha risposto così: “Perché quand’ero bambino la Juventus era quella che vinceva sempre…”

11.7.09

Sette cristiani decapitati, ops… volevo dire due poliziotti!


Ieri abbiamo avuto l’ennesima riprova di quanto i media nostrani, in maniera trasversale, diffondano spesso le loro notizie con superficialità e ipocrisia.
Sono troppo duro?
E in quale altro modo definireste il seguente fatto?
Ieri mattina tutto il mondo dell’informazione ha diffuso la notizia che in Somalia erano state decapitate sette persone perché cristiane.
Ecco alcuni titoli tra le centinaia di articoli pubblicati (senza contare i tg):

Somalia, ribelli decapitano sette persone perché cristiane
(Reuters Italia)

In Somalia decapitate sette persone perché "cristiane" e "spie"
(Il Sole24ore)

Strage di civili e cristiani
(Il Tempo)

Somalia: Shabaab legati ad Al Qaeda decapitano 7 cristiani
(La Repubblica)

Somalia, sette cristiani decapitati
(Skytg24)

SOMALIA: GIOVANI MUJAHIDIN DECAPITANO 7 CRISTIANI A BAIDOA
(Il secolo xix)

LIBERTA' RELIGIOSA E' UN PILASTRO DI CIVILTA'
(Libero)

Sette martiri per occhi ciechi
(Il Foglio)

Neanche poche ore e si affaccia sul sito dell’Ansa l’imbarazzante dietro front:
Somalia: decapitati sono due ex agenti. La religione non c'entra, smentita notizia sui sette cristiani. NAIROBI, 10 LUG - Ad essere stati decapitati nei giorni scorsi dagli integralisti islamici a Baidoa sono due ex poliziotti somali e non sette cristiani. Lo indicano a Nairobi fonti certe e concordi all'ANSA. Smentito, dunque, che sette persone di fede cristiana siano state decapitate perché sospettate di spionaggio. I due ex agenti sono stati decapitati perché sospettati di spionaggio in favore del legittimo governo. Un terzo e' in prigione e rischia la stessa fine.

Voglio proprio vedere in quanti pubblicheranno la smentita.
Superficialità è forse riduttivo, a mio modesto parere.
Perché ipocrisia? Contemporaneamente, sempre l’Ansa di oggi ci dice che il numero delle vittime della repressione cinese dei ribelli Uiguri, colpevoli di essere musulmani, è salito a 184.
Chissà cosa sarebbe successo se fossero stati cristiani…

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10.7.09

Il G8 vuole aiutare l’Africa? La restituisca agli Africani…

Da La Stampa di oggi: “G8, è il giorno dell'Africa”: durante questa prima sessione si discuterà di impatto della crisi sull'Africa, mentre più tardi si affronterà il tema della sicurezza alimentare. Nella giornata conclusiva dedicata all’Africa, il G8 dell’Aquila adotterà la «proposta tutta italiana» per il «taglio del 50% del costo delle rimesse degli immigrati». Lo ha anticipato il ministro degli Esteri Franco Frattini, durante lo Speciale Tg1. L’iniziativa, ha precisato Frattini, dovrebbe fruttare «ogni anno 13 miliardi di dollari da destinare ai paesi poveri».

Siamo nel 2009 e, soprattutto grazie ad internet, colgo l’occasione per dire le cose come stanno.
Ovviamente, a mio modestissimo parere.
Il punto di vista del figlio di un africano giunto in questo paese per studiare e lavorare, sposarsi e avere dei figli, e che qui è morto da italiano.
Punto primo: la povertà, la fame, le malattie, la crisi economica e politica in Africa è in buona parte responsabilità proprio dei paesi che fanno parte del G8 e delle multinazionali a cui essi sono asserviti.
Punto secondo: qui si parla spesso di Italia agli Italiani, principalmente a destra. Ebbene, sono qui per dire: l’Africa agli Africani. I potenti del mondo vogliono veramente aiutare l’Africa? Invece di inviare aiuti, che imponessero alle grandi aziende da cui sono stipendiati di smetterla finalmente di sfruttare ancora oggi le risorse naturali che renderebbero gli africani veramente indipendenti. Che vietassero loro di sfruttare uomini, donne e anche bambini per i loro profitti.
Punto terzo: prendendoci le nostre responsabilità come cittadini di nazioni la cui politica estera è ancora tra le cause dell’assoluta mancanza di futuro in molti paesi africani, è ora che iniziamo a comprendere che quegli stessi immigrati che oggi respingiamo addirittura in mare, vengono qui anche per colpa dei nostri governi.
Quindi nostra.

Le parole sono importanti.
I paesi ricchi e più industrializzati, nonché (ex) colonialisti, non devono aiutare l’Africa.
Devono rimediare alle tragedie che ancora oggi causano…

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9.7.09

Il G8? Una festa tra amici a pochi metri da chi soffre


Storie e Notizie n. 57


La Storia
:

Silvio ha un grande giardino pieno di fiori.
Non è suo, ma ne ha la responsabilità.
Gli è stato affidato, affinché ne abbia cura, da persone che hanno posto su di lui la loro fiducia, nonché speranza in un giardino migliore.
Tralasciando quanto e se tale evento poteva essere in qualche modo prevenuto, o perlomeno si potesse in tempo utile creare delle condizioni per attenuare i danni, un violento nubifragio si abbatte sul bel giardino.
Molti fiori vengono sradicati e periscono. In attesa di rimettere a posto il terreno, Silvio decide di trasferire i fiori superstiti all’interno di una serra improvvisata.
Quest’ultima viene messa su in lodevole tempo record, con la speranza però che sia solo una soluzione temporanea.
Si tratta di uno spazio angusto, la luce che trapela dal soffitto trasparente non è in alcun modo paragonabile a quella del sole, della quale i fiori godevano ogni giorno come diritto naturale. Difatti, alcuni iniziano a perdere i meravigliosi colori che possedevano un tempo.
Anche l’aria all’interno della serra non è affatto quella fresca e pulita di una volta e anche questo comincia ad incidere sulla salute delle piante.
Silvio, che ha l’abitudine di parlare con i fiori, li rassicura che presto torneranno a stare nel giardino.
Parole, tante parole.
La realtà è che arriva un giorno in cui l’uomo che è stato scelto per aver cura del giardino, decide di riassestare solo una parte di esso per invitare degli amici.
Si tratta di altri giardinieri come lui e tutti si congratulano con Silvio per la bella iniziativa.
Si conversa amabilmente, si mangia bene, si beve e Silvio è contento.
Subito prima dell’inizio del party, uno degli invitati, un cinese, è costretto a partire perché nel suo giardino ci sono dei problemi da risolvere e sarebbe inammissibile restare in un momento come quello.
I cinesi sono fatti così.
Ed ecco il miracolo.
Quello vero.
In quell’istante i fiori, chiusi dentro la serra, sebbene come piante siano impossibilitate a muoversi, trascendono la propria natura e si voltano tutti verso la musica che arriva dall’esterno.
Si vedono le sagome degli invitati che danzano allegramente.
Fra di loro riconoscono quella inconfondibile di Silvio.
E’ il più basso, non c’è margine di errore.
E in quell’attimo la terra trema.
Non è il terremoto.
Sono le piante che si sollevano e si mettono in marcia per la prima volta nella loro vita per i propri diritti calpestati…


La Notizia:

Berlusconi: «Ho fatto un miracolo»
Era impossibi­le che non lo facesse, che non sentisse il bisogno almeno di una parola rivolta a quelli che per natura considera da sem­pre «amici» prima che colle­ghi, interlocutori personali prima che leader di altri Stati. E alla fine Silvio Berlusconi quella parola, che in realtà è risultato un chiaro messag­gio, l’ha pronunciata: «Sapete tutti benissimo che mi attac­cano sul piano personale, ma state tranquilli, io durerò alla guida del mio Paese altri quat­tro anni». Per il Cavaliere farlo davan­ti a tutti i leader del G8 è sta­to come togliersi un peso dal­lo stomaco.
Il palcoscenico era quello che più gli interes­sa, quello dei suoi pari, quel­lo che in questi mesi ha pro­dotto i crucci maggiori: il dan­no di immagine all’estero, nelle cancellerie di mezzo mondo, la reputazione sfre­giata di un leader che alla re­putazione internazionale tie­ne più di ogni altra cosa. Troppo grande la tentazione per resistere, per non sentire il bisogno di dare almeno un breve messaggio di forza ai leader degli altri Paesi. Per chi lo ha ascoltato non è stata una sorpresa: dalla Me­rkel a Sarkozy, sino ad Oba­ma, del nostro presidente del Consiglio tutti conoscono i tratti caratteriali e forse tutti in qualche modo si attendevano un accenno a quello che da alcune settimane leggono sui giornali dei rispettivi Pae­si. La giornata del presidente del Consiglio è stata sobria che più non si poteva, priva di quel «berlusconismo» che l’ha reso detestabile o amato in giro per il mondo, sotto in­vece che sopra le righe: nono­stante fosse l’ospite di casa, in fondo il personaggio più at­teso. Un understatement im­posto dagli eventi più che dal­la natura dell’uomo, e che per un attimo è venuto via. «Questa giornata mi ripaga di tante amarezze», ha confidato al presidente della Regione Gianni Chiodi, in uno degli intermezzi del programma.

Sulla rubrica Storie e Notizie: storie, frutto della mia fantasia, ispiratemi da notizie dei media.

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8.7.09

I leaders del G8 a confronto sull’economia: indovinate chi è il meno coerente?


Recentemente, il Times ha pubblicato una classifica dei leaders mondiali in base al loro stipendio. Da essa ha ovviamente escluso il nostro premier, essendo come è notorio un vero fuoriclasse su questo argomento. E’ un po’ il Cristiano Ronaldo della politica.
Ecco allora come sarebbe l’hit parade, comprendendo anche Berlo:

1 Silvio Berlusconi (Italia) 14532538 euro

2 Barack Obama (Stati Uniti): poco più di 300000 euro


3 Nicolas Sarkozy (Francia): 240000 euro


4 Angela Merkel (Germania): 228000 euro


5 Gordon Brown (Regno Unito): 194250


6 Stephen Harper (Canada): 184000 euro


7 Taro Aso (Giappone): 182000


8 Hu Jintao (Cina): 3288 euro


(Altri dati da qui)

Ora, molti affermano che, a fronte della crisi che sta attraversando il mondo, sia scandaloso pagare dei calciatori come Ronaldo con quelle cifre assurde.
Tuttavia, è probabile che i tifosi del Manchester United ieri e quelli del Real Madrid oggi potrebbe obiettare dicendo che perlomeno la squadra vince grazie proprio al giocatore strapagato.
In altre parole, ti do tanto e in cambio mi dai altrettanto. Soldi in cambio di vittorie.
In questo modo lo stipendio avrebbe una sua coerenza, se non altro dal punto di vista del tifoso. Ovviamente non da quello dei poveri del mondo...
Oggi inizia il G8 ed il primo tema all’ordine del giorno è l’economia.
Misuriamo allora la coerenza e la credibilità dei nostri leaders.
Della serie, ti do tanto (stipendio) e in cambio mi dai altrettanto (Pil del paese del leader).
Diamo quindi un’occhiata alla classifica dei paesi sopra citati in base al Pil:

1 Stati Uniti (Barack Obama/2): 10453707 euro

2 Giappone (Taro Aso 7): 3615579 euro


3 Germania (Angela Merkel/4): 2677508 euro


4 Cina (Hu Jintao/8): 3186583 euro


5 Regno Unito (Gordon Brown/5): 2150571 euro


6 Francia (Nicolas Sarkozy/3): 2119579 euro


7 Italia (Silvio Berlusconi/1): 1723098 euro


8 Canada (Stephen Harper/6): 1173714 euro



Come vedete, tra parentesi vi è il nome del leader seguito dal posto in classifica relativo al proprio stipendio.
Unendo le due, possiamo definire Indice di coerenza del leader il risultato della differenza tra la posizione che ha quest’ultimo nella classifica stipendi e quella che ricopre il paese di cui è responsabile nel ranking in base al Pil.
Un valore positivo implica che il potente di turno si merita il proprio stipendio.
Al contrario, dimostra scarsa credibilità, soprattutto di fronte all’enorme crisi economica internazionale. Naturalmente il tutto in relazione agli altri leaders.
Ecco la classifica di coerenza:

1 Taro Aso (Giappone): +5

2 Hu Jintao (Cina): +4


3 Barack Obama (Stati Uniti): +1


4 Angela Merkel (Germania): +1


5 Gordon Brown (Regno Unito): 0


6 Stephen Harper (Canada): -2


7 Nicolas Sarkozy (Francia): -3


8 Silvio Berlusconi (Italia): -6


Ma guarda te chi c’è all’ultimo posto. Non l’avrei mai detto…

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7.7.09

Berlusconi: il G8 è il suo fallimento


Dall’articolo di Peter Popham sull’Independent di oggi:
Silvio Berlusconi ha optato per la città de L'Aquila, come sede del vertice del G8, ritenendolo un modo per concentrare l'attenzione del mondo sul più disastroso terremoto in Italia degli ultimi 30 anni.
Tuttavia, i residenti erano scettici sul fatto che tale decisione avrebbe fatto loro del bene.
E' stato ampiamente riconosciuto che la prima fase di emergenza è stata gestita brillantemente.
Ma ora il progresso degli interventi a favore degli sfollati sembra essere ad un punto morto, con l'attenzione più mirata ad operazioni 'cosmetiche' per l'arrivo di Barack Obama, Gordon Brown, Nicolas Sarkozy e gli altri, secondo Massimo Manieri, portavoce dell’Associazione per la ricostruzione de L'Aquila.
"La prima fase di emergenza è stata grande", ha detto. "Ma poi le autorità hanno compiuto un grande errore: invece della costruzione di alloggi temporanei per far uscire i senzatetto dalle tende il più velocemente possibile, hanno deciso di saltare questa fase del tutto e passare subito a un alloggio permanente. Ma niente di tutto ciò è stato ancora costruito. Sarò sorpreso se anche solo una parte di ciò che è richiesto sarà costruito entro dicembre ".
Manieri ha detto che 15.000 persone ancora vive nelle tende e 30.000 in alberghi e in altri alloggi, con enormi spese pubbliche. Ritardi burocratici per ottenere i permessi hanno rallentato notevolmente il lavoro di ricostruzione, che è appena iniziato.
“Nel frattempo, la febbrile preparazione per il vertice ha spostato l'attenzione, il denaro e le persone dallo sforzo per la ricostruzione”, ha affermato il portavoce.
Le strade che le automobili presidenziali percorreranno nel lungo viaggio per raggiungere la caserma in cui il vertice si terrà sono state tutte rinnovate, per "la creazione di una grande immagine della città per i visitatori. Ma ha tutto a che fare con la creazione di un'immagine."
E c'è di più: "La scorsa settimana hanno organizzato la ripresa televisiva di un concerto a cielo aperto nella piazza centrale della città vecchia, con un selezionato pubblico di 200 persone, dando l'impressione che il centro fosse nuovamente aperto al pubblico. Ma non è vero: nessuno dei negozi ha riaperto. C'è un enorme divario tra le informazioni che la gente vede in televisione e la realtà". Nel frattempo la terra ha tremato nuovamente questa settimana, con una recente scossa di 4,0 gradi della scala Richter…

Saranno tutte bugie.
L’Independent è il solito giornale comunista…

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6.7.09

Uiguri in Cina: 140 morti senza voce

Storie e Notizie n. 56


La Storia:


Un video senza voce è come una storia impopolare, sconosciuta ai più.
Come la nostra.
Uiguri è il nostro nome.
Per i media o gli storici siamo un'etnia turcofona che vive nel nord-ovest della Cina, soprattutto nella regione autonoma dello Xinjiang, dove, insieme ai cinesi Han, rappresentiamo la maggioranza della popolazione.
In realtà siamo gente, esattamente come voi.
"Uiguri" significa "alleati", "uniti".
Uniti per continuare a respirare, a sorridere, a svegliarci la mattina e andare fino in fondo al giorno che seguirà, insieme per sopravvivere.
Molte organizzazioni umanitarie sostengono che, con il pretesto di aiutare gli Stati Uniti nella loro guerra al terrore, la Cina ci stia lentamente sterminando. Molti di noi in esilio denunciano la sistematica violazione dei diritti umani da parte delle autorità cinesi che reprimono ogni nostra forma di espressione culturale.
Ora le vostre notizie parlano di 140 morti.
Non sono i primi.
Non lasciate che siano un altro, ennesimo video senza voce…

(Fonte Wikipedia)


La Notizia:

Cina, 140 morti nei disordini di Xinjiang, centinaia di arresti
PECHINO (Reuters) - Circa 140 persone sono morte nei disordini che ieri hanno scosso Xinjiang, regione dell'estremo occidente della Cina e che il governo cinese ha definito un complotto contro il suo potere.
Molte persone sono scese nelle strade della capitale, Urumqui, bruciando veicoli e scontrandosi con la polizia e soldati anti-sommossa.
Il bilancio delle vittime è di 140, secondo quanto scrive l'agenzia di stampa semi-ufficiale China News citando Li Zhi, il capo del partito comunista di Urumqui City, che ha parlato ad una conferenza stampa stamani.
Un dispaccio dell'agenzia di stampa ufficiale Xinhua riferisce che ci sono 816 feriti, secondo la polizia regionale.
Il governo ha fissato il numero di persone per strada tra 300 e 500, mentre altre fonti parlano di 3.000.
La polizia cinese ha arrestato "diverse centinaia" di persone che hanno partecipato alle violenze, compresi 10 personaggi chiave che hanno alimentato le proteste, scrive Xinhua.
Gli scontri hanno seguito una protesta ad Urumqui - città da 2,3 milioni di abitanti a 3.270 km da Pechino -- contro la gestione del governo degli scontri alla fine di giugno tra lavoratori di etnia Han e uiguri nella Cina meridionale, dove due uiguri sono morti.
Stamani la "situazione è sotto controllo", scrive Xinhua.

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