27.3.13

Cambio ora legale storia: il sogno di Benjamin Franklin

Storie e Notizie N. 897

Se fate qualche ricerca su Google e in particolare su Wikipedia troverete con facilità spiegazioni esaurienti e dettagliate sulle origini dell’ora legale.
Quasi ovunque la si attribuisce a un’idea del 1784 di Benjamin Franklin – poco considerata ai suoi tempi - e al suo desiderio di ridurre il consumo energetico, motivazione alla base ancora oggi di questo radicale cambiamento delle nostre abitudini quotidiane.
La moderna versione (DST, Daily Saving Time) sembra si debba all’entomologo neozelandese George Vernon Hudson, portato a studiare gli insetti nelle prime ore del giorno, mentre la proposta ufficiale pare sia stata accreditata al costruttore inglese William Willett.
Qui da noi l’ora legale è stata adottata per la prima volta nel 1916, poi interrotta, e ripresa in via definitiva dal 1966.
Dal 1996 è prassi nei paesi dell’Unione Europea.
D’accordo, in giro ci sono molti aneddoti, date, nomi, ma quello che manca è la storia.
Eccola…

E’ notte.
Benjamin Franklin e sua sorella
Siamo a Parigi, alla fine del 1700.
Benjamin, Ben in famiglia, dorme profondamente.
E’ crollato.
Sua madre Abiah diceva sempre di lui che si addormentava per KO.
Che dio o chi per lui l’abbia in gloria.
Questo ripete sempre Ben da quando se n’è andata.
Il nostro non sogna mai, da tempo.
Da giovane gli bastava chiudere gli occhi per vedere cose, ancora prima di addormentarsi.
Forse è anche per questo che di mestiere ha fatto l’inventore.
Vedere cose.
Aveva la testa piena di troppe cose per tenerle dentro.
Doveva tirarle fuori, altrimenti sarebbe esploso.
Eppure, dopo tanti anni, quando ormai si appresta a terminare il suo passaggio su questa terra, Ben, il vecchio Ben, fa un sogno, forse l’ultimo.
Forse non ne farà altri.
Sogna un ricordo.
Strana e imprevedibile commistione, quella tra memoria e inconscio, un amplesso che genera prole benefica o maledetta, dipende dall’uso che ne farà il mondo.
E’ come per le invenzioni e Ben lo sa alla perfezione.
Il sogno non ha prologhi più o meno confusi.
Sipario aperto e la scena è lì, chiara e inequivocabile.
Ben è tornato bambino e si alza dal letto, nella sua cameretta, che è tale nonostante la presenza di ben sedici tra fratelli e sorelle.
Si è svegliato molto presto, le luci sono ancora troppo deboli fuori della finestra per giustificare la parola giorno.
E’ perché ha sentito un rumore in corridoio.
Ben esce, lo percorre sino all’ingresso e trova il padre, Josiah, pronto a uscire con la sua cassa di candele, con le quali ha lavorato tutta la notte.
“Papà”, chiede Ben nel sogno, “dove vai?”
Nel ricordo, quello vero, non ha mai fatto quella domanda, ha guardato il padre di nascosto, nel buio ed è tornato a letto.
“Vado a vendere le candele”, risponde la versione onirica di Josiah.
“Così presto?” domanda il piccolo.
“Prima si va a letto, e prima ci si alza, questo rende un uomo sano, ricco e saggio.”
Questa è la risposta che Ben ode nel sogno.
In quel momento il nostro perde il sonno di soprassalto.
Il vecchio Ben si porta le mani al volto e con tristezza ritrova i solchi che il tempo ha scavato sul suo volto.
Un sogno, un ricordo.
E’ commosso, gli occhi si inumidiscono all’eco ancora fresca della voce del padre.
Della domanda che non gli ha mai fatto e della risposta che non ha mai avuto.
Ma in quel momento sa che non importa poi così tanto.
In quell’ora, di tanti anni addietro, era stato lì, con il padre e niente potrà cancellarlo.
Perché le storie si possono inventare solo sulla pagina bianca, ovvero quella seguente.
Con un’ora di vantaggio, ah… quante storie in più si possono scrivere al mattino.
E raccontare la sera.
 



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26.3.13

Nick D'Aloisio App Summly Yahoo: come funziona

Storie e Notizie N. 896

A diciassette anni D’Aloisio si becca una cifra tra i 30 e i 60 milioni di dollari da Yahoo in cambio dell’App da lui ideata, Summly. Ma cos’ha di speciale la sua invenzione? Vediamo come funziona, dal sito ufficiale dell’applicazione: L’algoritmo di Summly analizza istantaneamente un testo e raccoglie le parti più importanti delle notizie, fornendo all'utente una breve sintesi che fornisce il senso degli articoli. I lettori possono quindi scegliere di cliccare sul sito originale per approfondire.
In pratica, fa guadagnare tempo ai lettori, sintetizzando le news.
Il tempo, questa è la variabile magica del terzo millennio, non è così?
Dobbiamo andare sempre più veloce, sempre di più.
Il detto chi va piano, va sano e va lontano non è più valido.
Chi va piano non posta e non linka, figuriamoci se twitta o googla.
Le dita devono correre sulla tastiera, perché altrimenti sei fuori dal giro.
Non fraintendetemi, mi sembra giusto, ecco perché – visto anche il corposo premio in denaro di cui sopra – non intendo stare a guardare.
Ho anch’io qualche app al mio arco.
Volete prodotti che diano un’accelerata definitiva alle vostre vite?
Vi presento il mio campionario. Sono dei prototipi, da perfezionare ancora, ma basta l’idea.
Dormy, una app che vi permette di superare le code, sia alla posta che in banca, ovunque. Mettete l’Iphone o lo smartphone davanti agli occhi di chi vi sta davanti e costui si addormenterà all’istante. Non è certo che si risveglierà, ma sono problemi suoi. Chi va piano, non posta e non twitta, ecc. figuriamoci chi dorme.
Pipy, una app ancora più avveniristica della precedente, che vi risparmierà le perdite di tempo prezioso passate al bagno a svuotare la vescica. L’urina verrà digitalizzata e salvata in una cartella in memoria, per poi essere smaltita in rete. Sarà un vero must per gli incontinenti in carriera. Se funzionerà, è già in cantiere Merdy.
Simuly, una app che invaderà il mercato femminile, credetemi sulla parola. Donne, avete ben altro a cui pensare mentre il vostro partner richiede attenzioni particolari? Avete abusato dei mal di testa e le cosiddette vostre cose le avete avute troppo di recente per usarla come scusa? Ecco a voi l’applicazione che vi aiuterà a dare vita alla simulazione perfetta e senza alcuno sforzo. La spesa di domani, il regalo per vostra sorella, problemi in ufficio, perfino pensare al vicino carino, potrete dedicarvi indisturbate a quel che vi aggrada.
Ovviamente, qui si fa commercio e, si sa, le leggi del marketing sono e debbono essere imparziali. Difatti, subito dopo il lancio di Simuly, metterò in vendita Tesgamo, una contro app in grado di mandare in crash la prima, pensata apposta per i maschi raggirati. Magariceprovy può essere un’altra app per il pubblico femminile più tenace, vedremo.
Ad ogni modo, il vero asso nella manica della mia collezione è una terna di app che cambierà il mondo delle applicazioni Iphone e non solo.
Il trio delle meraviglie, lo chiameranno, già lo so.
Apparecchy, Sparecchy e Lavapiatty, app senza il bisogno di spiegazioni, poiché i nomi sono già un programma. Applicazioni per lei e per lui, stanchi di perdere tempo con le faccende di casa. Vuol dire più tempo per fare all’amore, oltretutto, Simuly permettendo.
Infine, l’app del secolo, davvero.
Assolty, l’app per il delinquente che non ha tempo da perdere con i giudici. Lanci l’applicazione e fai quel che cappero ti va. Comunque vada, pure se ti beccano, l’Iphone ti evita il carcere. Una app ad personam, in altre parole.
Sono sicuro che questa sarà quella che andrà più a ruba.
E nessun verbo sarebbe stato più azzeccato.
 



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25.3.13

Bill Gates 1 milione dollari preservativo perfetto: vincitore miglior condom

Storie e Notizie N. 895

Ho accettato la sfida lanciata da Bill e Melinda Gates attraverso la loro Fondazione Impatient Optimists, Reinventing the condom, con la quale promettono un premio che va da 100 mila dollari fino a un milione a chi sarà in grado di creare il Next generation condom, il profilattico di seconda generazione, ovvero il migliore del mondo, capace di far sì che le coppie preferiscano usarlo invece che farne a meno.
Ho accettato e, udite udite, vi annuncio la mia vittoria.
Sono sicuro, ho vinto, ma che dico, ho stravinto.
Non c’è storia, ragazzi.
Anzi, sì, ma questa si capisce più avanti.
Non temo alcuna concorrenza.
Chi? I cinesi? I giapponesi? I sempre competitivi americani?
Bah, robetta.
Sono certo che non possono reggere il confronto neppure a distanze chilometriche con la mia invenzione.
Invenzione… diciamo piuttosto intuizione.
Anzi, no, storia.
Niente di nuovo, da questo punto di vista.
Tutte le grandi scoperte, quelle che hanno cambiato la vita dell’umanità hanno un debito con delle storie.
Cos’altro è quella della mela che cade in testa a Isaac Newton, che gli ha permesso di dimostrare l’esistenza della forza di gravità, se non una storia?
E quella di Galilei che, finito sotto processo per la sua presunta blasfema intuizione sulla reale posizione della terra rispetto al sole, davanti al tribunale dell’Inquisizione pronuncia la frase e pur si muove? Una storia, anche quella.
Come sono storie la scoperta dell’America da parte di Colombo, l’arrivo del primo uomo sulla luna, la nascita del nostro pianeta e così via.
Scienza o miti, devono tutto alle storie proprio nei passaggi più importanti che li sorreggono nel tempo.
Tuttavia, c’è un anche un tuttavia, fondamentale, a mio avviso.
Nessuno inventa storie dal nulla.
Ogni narrazione, per quanto originale, è il frutto di un furto, più o meno consapevole.
Naturalmente, il derubato è sempre un’altra storia.
Ebbene, anche il sottoscritto, non solo si è servito di una storia per creare il condom perfetto ma, sebbene ciò svaluti le azioni del mio ego, ammetto che non è tutta farina del mio sacco.
Perché la mia è una storia nota.
Famosa tra le genti, di ogni colore e lingua, conformazione terrestre e clima, varietà di fauna e flora.
E’ conosciuta e indiscussa sin dal primo giorno che quel bacio è stato dato da due innamorati, primo di una lunga serie dove ciascuno dei successivi si è dannato per superare il precedente in passione e calore.
Tale sequenza di effusioni forma una sorta di catena i cui anelli imprigionano l’orizzonte che è lì, in alto, al termine del sentiero percorso da chiunque decida di viaggiare su di esso in compagnia.
Dolce, è chiaro.
Eccolo il preservativo perfetto.
Non mi sono ancora spiegato?
E’ facile, anzi, no, ma vale la pena vivere per ottenerlo.
Non è di gomma, plastica o lattice, è bensì composto di un materiale prezioso quanto la vita stessa.
Questo è il condom migliore del mondo.
E’ l’amore sincero.
Quello senza se e senza ma.
Dai, che lo avevate capito.
Se due creature si amano davvero, di qualsiasi genere o specie siano, non esisterà alcun oggetto capace di garantirgli lo stesso viaggio.
O meravigliosa storia.
Quei corpi stretti non avranno mai bisogno d’altro.
Ditemi adesso se non ho vinto a mani basse.
Provateci, se non l’avete ancora fatto, e poi voglio vedere se non sarete d’accordo con me.
Ma, mi raccomando, non dimenticate di usare il preservativo.

 



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22.3.13

Come e cosa scrivere sul blog oggi: manuale di scrittura

Storie e Notizie N. 894

Sul blog? Diciamo ovunque.
Manuale, però, è forse una parola grossa.
Anzi, decisamente lo è.
Diciamo piuttosto una breve guida o, meglio, un piccolo consiglio, mi sembra più esatto e meno pretenzioso.
Un consiglio per me, prima di tutto, da tenere a mente, come una bussola.
Se poi sarà utile anche a voi, ne sarò lieto.

Il nostro lavoro non deve dipendere dalla gente.
Piuttosto ciò che scriviamo, se desideriamo condividerlo, è per la gente.
Anzi, per chi fra loro, anche solo uno, vorrà accoglierlo.
Chi scrive non deve dipendere dalla gente.
Dagli sguardi, dai commenti, dagli apprezzamenti, dai mi piace sulla pagina Facebook e dai followers su Twitter, dalle citazioni più o meno autorevoli, dal numero delle visite, dalla popolarità.
E’ questo che rende le parole deboli, fragili, innocue e così noi stessi.
Tutto ciò non diminuisce il desiderio di vedere le nostre cose lette e apprezzate.
Quel desiderio è umano.
Questo non cancella il sogno di vivere di scrittura e di godere della ricchezza del tempo migliore per dare vita a storie che noi per primi ammiriamo.
Tuttavia, il mero bisogno che deve muovere il nostro scrivere dev’essere quello di scrivere e nient’altro.
La condivisione all’esterno, tramite il blog, i siti in generale, perfino l’invio di un manoscritto a un editore, deve avvenire se e solo se riteniamo e sentiamo di aver tirato fuori qualcosa che a nostro avviso, al nostro tutt’altro che infallibile avviso, meriti di esser letto.
E’ sbagliato cercare orecchie e occhi in qualsiasi momento, non appena sia possibile, inseguendo le lodi, gli applausi, il successo.
Anche questo è un peccato simbolo degli ultimi vent’anni.
Il successo non va affatto cercato. Lo scrittore non deve lavorare per il successo.
Quello è il commerciante. Colui che alla fine dell’anno deve controllare i numeri, le vendite, gli incassi, le perdite, e che deve curare il marketing, il logo, l’immagine.
La realtà è che chi scrive deve lavorare per ascoltare, non per dire.
Se ha qualcosa da dire, è ciò che ha ascoltato, che lo ha invaso, e che vuole condividere con il prossimo nella nuova forma che è riuscito a dargli.
Nondimeno, per ascoltare occorre silenzio, attenzione, occhi e orecchie dello scrittore ben aperti, non quelli del pubblico o dei lettori.
La terra delle possibilità è qui, ora ed è scrivere, avendo il tempo per farlo.
Il sogno è qui, oggi ed è lavorare per creare una bella storia, e un’altra ancora, finché il respiro lo permetterà.
Poi, se ne vale la pena, si infila il foglio nella bottiglia e la si lancia in mare.
O in rete.
Senza pensarci più.
Perché nella terra delle possibilità c’è sempre qualcuno che la potrebbe trovare.

AG
 
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21.3.13

Storie di animali: la vedova del topo

Storie e Notizie N. 893

Nella notte di lunedì un corto-circuito ha causato lo spegnimento dei sistemi di raffreddamento della centrale giapponese. L’allarme è per fortuna rientrato mercoledì, ma è ovvio che lo spavento sia stato grande, visto il disastro di due anni addietro. I tecnici hanno dichiarato che tutto sia stato provocato da un topo, il quale avrebbe penetrato una centralina scatenando il black-out.
C’è addirittura chi sospetti che, anche in occasione del precedente e ben più grave incidente, un ratto possa aver causato il danno.
Tuttavia, c’è qualcuno che dissente con veemenza con entrambe le ipotesi.
La vedova del topo…

La vedova del topo con il piccolino
Vergognatevi.
Dovete solo vergognarvi.
Nient’altro.
Ma come si può essere così privi di coraggio?
Grandi e grossi come siete e vi nascondete dietro un topo.
Dietro il suo cadavere, oltretutto.
Mio marito era un animale generoso, incredibilmente generoso e solo questo è stato il suo peccato.
Peccato d’amore, ma pur sempre capace di condannarlo ad una morte atroce.
Lo ha fatto per me, lo capite?
Per me, per noi, il piccolino ed io.
Non so quando nascerà il nostro secondo figlio.
O figlia, non ho idea.
Queste cose le sapete voi umani, di preciso. Come le date, le scadenze, il primo del mese, l’ultima settimana, l’equinozio di primavera, il solstizio d’estate.
Il topo fulminato
Ma per quelli come noi, che sopravvivono rovistando tra i rifiuti e sognano i propri paradisi al riparo del buio delle fogne ogni giorno è uguale, ma siamo felici lo stesso se sappiamo che qualcuno ci ama.
Ci ama a tal punto da rischiare di perire fulminato per cercare di trovare qualcosa da mangiare per la sua compagna e per suo figlio.
E per il figlio che dorme in lei, letteralmente.
Ovvero la figlia.
Speriamo che sia femmina, perché questo era il suo desiderio.
Giammai quello di mettere a rischio una centrale nucleare e con essa l'esistenza di milioni di umani, piante e animali.
Non facciamo distinzioni, noi altri, quando si parla di vita.
Il mio adorato non sapeva neanche cosa fosse una centrale nucleare.
Ma in questi giorni ho letto qualcosa, ho cercato di capire, perché quando la morte ti strappa via il respiro che ami dalla bocca senti il dovere di conoscerne i motivi.
Centrale nucleare.
Voi create un mostro come quello, una specie di folle ippopotamo gigante che si regge sulla punta del dito di una zampa su un tappeto d’olio e avete l’ardire di dare la colpa a un minuscolo topo se diviene, come dite, instabile?
Cosa c’era di stabile prima?
Voi giocate con le parole, troppo per noi, che ne usiamo molte di meno.
Sarà per questo che riuscite a ingannarci.
Oh, ma non sarà sempre così.
Stiamo imparando.
Mio figlio ne saprà più di me.
Anzi, meglio, mia figlia.
Come voleva lui.
Così i suoi figli e i figli dei suoi figli.
Finché non potrete più incolpare qualcuno dei vostri errori.
Perfino se piccolo e indifeso come un topo.
 



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20.3.13

Prelievo forzoso conti correnti 2013 cos’è? Storia origini

Storie e Notizie N. 892

Cipro ha detto no al prelievo forzoso suggerito dall’Unione Europea per permettere al paese di usufruire degli aiuti.
In molti, si preoccupano a ragion veduta se tale sciagurata ipotesi possa essere presa in considerazione qui da noi, citando tra l’altro il precedente del governo Amato del 1992.
Ma com’è nato questo autoritario intervento dall’alto?
Ecco una storia…

Rabedonte
Pare che il primo al mondo ad usare le parole prelievo forzoso sia stato il filosofo greco Rabedonte (443 a.C. Corinto, 379 a.C. Atene), discepolo di Platone, il quale le cita in un racconto presente in uno dei suoi manoscritti, peraltro apocrifo, rinvenuto nella capitale ellenica alla fine del secolo scorso.
In esso, Rabedonte narra di una fantomatica città in un’epoca imprecisata, vittima di una crescente crisi, con povertà dilagante e soprattutto corruzione ovunque.
In questa cittadina, la popolazione si era ormai assuefatta ad associare la parola governo a vocaboli indegni della sua principale ragion d’essere.
Nepotismo, tangenti, clientelarismo, immoralità, conflitto di interessi e quanto di peggio di cui si potesse macchiare chi abbia la responsabilità di amministrare la vita di una comunità.
Cosicché, il popolo, stremato e più che mai preoccupato per le sorti dei propri figli, decise di recarsi dal filosofo Meravilgo per chiedergli consiglio.
Ora, si da il caso che, mentre Platone utilizzava la figura di Socrate nei suoi scritti, quale voce autorevole e guida delle giovani menti, Rabedonte si era letteralmente inventato tale Meravilgo, che in realtà filosofo non era, bensì un emerito cialtrone talvolta vulnerabile al vino, ma piuttosto simpatico e bravo a raccontare storie.
Meravilgo, una volta ascoltato gli sfoghi della folla riunitasi sotto la sua dimora, ottenne il silenzio e dopo essersi schiarita la voce così parlò: “Amici, Romani, concittadini.”
“Quali Romani?” saltò su una rotonda signora in prima fila, chiedendo spiegazioni al vicino di folla, “ma che ha bevuto?”
“Ops”, si scusò il presunto saggio, “perdonatemi… dicevo, amici, concittadini, per salvare il futuro della vostra prole c’è una sola via: il prelievo forzoso.”
Varie esclamazioni di sorpresa e perplessità si levarono nei presenti.
“Sì”, sentenziò il vicino della signora di prima, un bassetto barbuto, “forse ha bevuto un goccio.”
“Il prelievo forzoso è l’unica via”, proseguì Meravilgo. “E va fatto quanto prima.”
“In cosa consiste?” chiesero in molti.
“Semplice, nella sottrazione di un qualcosa di proprietà di qualcuno a prescindere dalla sua volontà.”
“Sottrazione di cosa?” domandarono alcuni.
“Risposta altrettanto facile. In verità vi dico che è più facile che il contadino si tolga la zappa dal didietro piuttosto che il padrone si abbronzi sul campo.”
“Altro che goccio”, sentenziò la formosa signora di cui sopra, “questo s’è scolato l’intera cantina.”
“Spiegati meglio”, invocarono i popolani.
“Per uscire dalla crisi”, li accontentò Meravilgo, “è indispensabile un prelievo forzoso di molte cose. Di codardia dal cuore dei pavidi che piegano la schiena innanzi ai potenti, di indifferenza dal petto degli ignavi che voltano il capo di fronte agli ultimi che soffrono ai margini, di ingenuità dagli occhi di coloro che riempiono questi ultimi con ogni panzana gli venga raccontata, sia dal governante avverso che da quello ritenuto amico. Serve altresì un prelievo forzoso di idiozia dalle menti di quei babbei che ancora credono che essere cittadini consista nel mettere una crocetta su un nome e fare il tifo per il resto del tempo.”
La folla rimase per alcuni minuti interdetta e confusa.
“Mi sa che hai ragione”, sussurrò il tipo barbuto alla signora, “questi sono i chiari sintomi di una sbronza con i fiocchi…”
“E a chi si dovrebbe fare questo prelievo forzoso?” chiese la donna, giusto per capire dove Meravilgo volesse andare a parare.
“Che domande”, rispose quest’ultimo. “A voi altri.”
Fu la prima volta che il popolo non gradì il consiglio di Meravilgo e se ne andò borbottando, lasciandolo sul posto.
“Quando beve così”, sentenziò il bassetto mentre si allontanava con la corpulenta signora, “sarebbe meglio aspettare che gli passi.”
“Concordo”, rispose lei, “pensa che per un attimo ho creduto che quando parlava di sottrarre qualcosa si riferisse ai nostri soldi. Da pazzi, eh? Ci mancherebbe pure questo…”
“Già.”
 



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19.3.13

Storie di guerra in Iraq: il compleanno di Layla

Storie e Notizie N. 891

Il 20 marzo del 2003, dieci anni fa, è una data importante.
Inevitabile, se dagli eventi che l’hanno contraddistinta, hanno dipeso le vite di tante persone.
Persone è una parola generica ed è un bene che esistano le parole generiche.
Ci aiutano a comprendere tutti e non escludere nessuno.
Perché nessuno deve essere escluso dalla storia, che sia letta in un romanzo piuttosto che studiata a scuola, rigorosamente con la esse grande.
Sì, lo so, si dovrebbe dire maiuscola, ma da bambino la chiamavo così.
La esse grande e la esse piccola.
Il 20 marzo del 2003 è iniziata la guerra in Iraq, ovvero la seconda guerra del golfo.
E qui siamo nella esse grande.
Ma nella esse piccola, vi è un fatto altrettanto importante.
In quello stesso giorno è nata Layla.
A Baghdad, per la cronaca.
Domani è il suo compleanno, ma non avrà gli auguri che più avrebbe gradito al mondo.
I suoi genitori sono morti nel 2011.
Nell’ultimo anno della guerra, quando si dice la buona sorte.
Eppure Layla oggi è contenta e sorride allo specchio.
Layla è contenta perché è viva.
E’ una bambina contenta quando beve l’acqua, anche se non ha sete.
Ed è una bambina contenta quando dorme e sogna.
Perché laddove si sveglia al mattino e ripensa al sogno che ha fatto, sa che non era un incubo e questo è già tanto.
Enormemente tanto.
Tuttavia, non fate l’errore, il comprensibile errore, di fraintendere quel semplice sorriso in quel grazioso volto sormontato da capelli svolazzanti.
L’aggettivo suddetto è un illusione, poiché non è affatto semplice quell’espressione.
E’ il frutto di una scelta consapevole degna di una saggia vegliarda che ha compreso l’essenza del respiro, magari soltanto bagnando le dita nell’acqua di un fiume.
Un fiume abbracciato dalla terra che adora.
Una terra violentata dall’idiozia di volgari fiere travestite da nazioni democratiche.
Eppure Layla è contenta, anche oggi, che malgrado il suo compleanno, la storia con la esse grande racconta di un paese in cui la gente muore dilaniata dalle bombe.
Anche se la guerra è finita da due anni.
Pure se non lo è, ma l’occidente ha bisogno di credere che lo sia.
Perché ora è il tempo di raccontare la buona novella.
Perché ora in sala c’è il film con il presidente buono e il papa buono.
Tutti buoni, quando non serve più, eh?
Ciò nonostante, questa bambina ha compiuto solo dieci anni ma ha imparato a godere di quel che ha, sapendo che può essere spazzato via in un attimo.
Talvolta questa è la sola grazia che hanno gli ultimi di questo mondo.
Sopravvivere alla tempesta rubandone il gioiello più prezioso nascosto nel mezzo del tifone.
Amare quel che si ha, per quanto sia semplice.
Con la esse piccola.
Amici miei, sembrano ora dire gli occhi di Layla, ricordatevi che la ruota di questo mondo non smette mai di girare, tra dieci anni ci saranno altri film in sala, e prima si impara a godere del poco e meglio sarà.
Per ciascuno di noi.

Leggi altre storie di guerra
 

Visita le pagine dedicate ai libri di Alessandro: 
(Libri sulla diversità, libri sul razzismo, libri sulla diversità per ragazzi e bambini, libri sul razzismo per ragazzi e bambini, libri sull'adolescenza e romanzi surreali per ragazzi )
 



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18.3.13

Papa Francesco Messa Capi di stato: storia dei poveri

Storie e Notizie N. 890

Circa 130 delegazioni internazionali e molti capi di stato, tra cui addirittura Mugabe, sono attesi domani alla messa di inizio pontificato del nuovo Papa, oltre a Napolitano, Monti e i neo eletti Boldrini e Grasso.
Domani i tg, i quotidiani e tutti i media mainstream offriranno una cronaca dei fatti, più o meno fedele.
La seguente è solo un’altra storia:

Tutto è compiuto, si diceva una volta.
Tutto è cambiato, si ascolta e si legge oggi.
Per fortuna.
Il nuovo Papa è nuovo non solo nel nome e chi si è abituato al vecchio rimarrà alquanto sorpreso.
Per notevole fortuna.
Qualcosa s’era già capito dal volto il giorno della sua prima apparizione in piazza.
Non alla finestra, in piazza, non in alto, lassù, ma in terra come tutti gli uomini di buona volontà.
Ma anche le donne di buona volontà.
E anche tutti gli altri, donne e uomini, viziati da cattivi intenti.
Soprattutto loro.
Perché questo fanno i Papi nuovi che sono nuovi non solo nel nome.
Portano novità e sono novità che disturbano chi si è abituato al vecchio.
Per benedetta fortuna.
Perché se la buona novella non fa stracciare le vesti a chi ha prosperato grazie agli errori del passato, ovvero i ricchi e i privilegiati di questo mondo, è un racconto che non cambia.
Quindi non è affatto nuovo.
Ma non è il caso di questo Papa.
Per meravigliosa fortuna.
La prima messa sarà domani e, com’è prassi da tempo immemore, i cosiddetti grandi, i leaders solo per pura semantica, i capi di stato anche se quello stato non esiste più, le teste coronate con i pidocchi ben celati al di sotto, costoro sciamano copiosi all’altare del sommo.
Se sapessero che sommo il nuovo Papa non è e non desidera esserlo.
Perché è nuovo sul serio, ma loro, i grandi, ancora non lo sanno.
Al mattino il risveglio avrà il sapore dell’incubo.
Per santa fortuna.
Il nuovo Papa è lì, anzi, con la p minuscola, il papa, il nuovo, è in terra, in piazza, letteralmente.
Perché tutto è cambiato, ancora prima che compiuto.
E i grandi, i leaders, i capi di stato, le teste coronate, i potenti del pianeta?
Risposta banale, perché il cambiamento che serve, la rivoluzione veramente in grado di rendere giustizia a chi la attende da duemila anni, è molto più semplice di ciò che sembra.
Gli ultimi saranno i primi.
E viceversa.
Così, chi fino a ieri si era abituato a guardare lo spettacolo della vita in prima fila si ritrova all’ultima.
Per sacra fortuna.
D’altra parte, è anche una questione di praticità, soprattutto se sei una testa coronata: copri la visuale a chi è alle tue spalle.
E in prima fila?
Spiegazione altrettanto facile.
Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia, perché saranno saziati.
Basta seguire le parole senza se e senza ma e la via maestra è già scritta.
In prima fila ci sono le delegazioni dei poveri, dei più poveri di questa terra, felici di ottenere quel capovolgimento in vita, senza aspettare di morire.
Per giusta fortuna.
Questa è solo una storia.
La storia del papa nuovo, del papa con la p minuscola, di cui non conta il nome.
Perché tutto è cambiato.
Per le vere notizie sul vero Papa, leggete i giornali di domani.
 



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15.3.13

Storie sulla tristezza: la pistola

Storie e Notizie N. 889

Un nuovo caso Trayvon Martin si abbatte sugli Usa. Kimani Gray, 16 anni, è stato assassinato sabato da due poliziotti e la rivolta (qui un video) è esplosa nelle strade di Brooklyn. Gli agenti sostengono che il ragazzo aveva estratto una pistola, mentre alcuni testimoni affermano il contrario. Ma siamo sicuri che la rabbiosa melodia funebre di violenza e dolore che accompagna questi tragici fatti sia ispirata solo da questo seppur fondamentale dubbio?

Kimani Gray
La musica inizia a danzare, le prime note si fanno largo nel vuoto reso tale dall’esplosione di uno sparo e il gospel risponde a tono.
Se Kimani, detto Kiki, aveva estratto la pistola
Beh, se l’è cercata, cosa poteva aspettarsi? I poliziotti sono esseri umani, molti hanno famiglia, mogli, figli, hanno avuto paura, hanno sparato per difendersi.
Ma se il ragazzino sedicenne non aveva una pistola…
Allora è un’altra storia, maledetti poliziotti, assassini, uccidere così a sangue freddo un innocente, in galera, in galera.
Però, se il sedicenne aveva la pistola…
E’ diverso, è tutto diverso quando sei lì, in strada, di pattuglia, con questi cosiddetti ragazzi che vanno in giro armati fino ai denti, che rubano e spacciano, mica puoi fare il tenero, quando vedi l’arma devi decidere: o lui o te.
E se invece il giovane nero non ha estratto la pistola perché non l’aveva…
E’ perché era nero, questa è la realtà, un nero lo puoi ammazzare, non conta, è reato minore, è un fondamento dell’America, è scritto nella storia di questo paese, come il mattone di una villa vittoriana in Alabama.
Immagina, al contrario, che Kimani avesse la pistola…
E’ triste, d’accordo, ma fare il poliziotto non è facile, siete tutti buoni da fuori a giudicare, ma quando vedi la canna che ti punta dritto al cuore, come fai a sperare di scongiurare la morte se non sparando a tua volta?
D’altra parte, se l’afro-americano non aveva la pistola…
Ma com’è che queste cose non accadono ai bianchi? Perché non si legge mai di un ragazzino bianco pestato o peggio ucciso dalla polizia? Non facciamo gli ipocriti, l’America è razzista e la polizia ne è la peggiore espressione.
Nondimeno, se il ragazzo ha messo le mani in tasca e ha tirato fuori la pistola…
Pochi secondi, in pochi secondi devi fare una scelta. Ma come fai a farne una diversa se ne hai una sola? Il poliziotto ha ordini precisi, servire e proteggere, è per far ciò deve obbedire agli ordini: sparare se qualcuno ti minaccia con un'arma.
Sarà, ma se la vittima non aveva la pistola…
E’ una crudeltà immane, cancellare una vita così giovane, questa gente va condannata a morte per direttissima e anche il loro capo deve pagare per questo ennesimo delitto.
Se aveva la pistola, se non l’aveva, ciò che resta e lì in terra, con il sangue che fugge via espulso prematuramente da quel corpo imberbe.
Un ragazzo di soli sedici anni.
Un cadavere.
Pistola o non pistola.
Forse la sua vita tranciata merita una spiegazione migliore, di sicuro più profonda, per far sì che non sia morto invano, ovvero che scongiuri l’eventualità che la tragedia si ripeti ancora.
Ancora.
E ancora.
 



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14.3.13

Bulgari evasione fiscale: leghista al telefono

Storie e Notizie N. 888

E’ notizia di oggi quella del sequestro di 46 milioni di euro al marchio Bulgari, noto ai più per gli Hotel, i gioielli, in particolare gli anelli, ma anche profumi, orologi, occhiali, il tutto a prezzi decisamente importanti. Inoltre si parla di tre miliardi di euro evasi dal 2006.
Il blog ha deciso di chiedere un commento al cittadino medio e, confermando la tradizionale apertura all’altrui pensiero che contraddistingue il sito, ecco cosa ne pensa dell’accaduto Gianroberto Fumagalli, fervente leghista.

Blog: “Signor Fumagalli, buongiorno, qui è Storie e Notizie e le chiedo subito se ha saputo dell’indagine sui Bulgari.”
Fumagalli: “Certo che ho saputo. Non se ne può più di questi extracomunitari, ma quand’è che facciamo un po’ di pulizia? L’Italia agli Italiani.”
Blog: “No, guardi, ci deve essere un equivoco. A parte il fatto che la Bulgaria fa parte dell’Unione Europea dal 2007…”
Fumagalli: “Fa lo stesso. L’Unione Europea è una vacca grassa a cui questa gente pensa di attaccarsi come vitelli intrusi pronti a ciucciarne le mammelle a sbafo. Ecco perché noi Padani vogliamo uscire dall’Europa delle banche e dei politicanti. Italia agli Italiani.”
Blog: “Sì, ho capito, ma come le ho detto, ci deve essere un equivoco. Tornando ai Bulgari, mi riferivo al sequestro di 46 milioni di euro…”
Fumagalli: “Brutti ladri, adesso capite perché ce l’abbiamo con questi qui? Vengono solo per rubare, fare i parassiti e approfittarsi delle nostre donne. Tutta colpa della sinistra buonista. Italia agli Italiani, oh.”
Blog: “Ripeto, signor Fumagalli, lei ha frainteso. Quando ho detto Bulgari, stavo parlando dell’evasione…”
Fumagalli: “Ah, i Bulgari sono scappati? Eh certo, li manteniamo in prigione, a spese nostre, e questi, dopo aver fatto un paio di giorni di villeggiatura in carcere tagliano la corda e ricominciano a delinquere. Qui ci vorrebbe la pena di morte, come nei paesi loro. Italia agli Italiani.”
Blog: “Intanto, in Bulgaria non c’è la pena di morte, poiché è stata abolita nel 1998, ma se mi fa finire, io mi riferivo all’evasione fiscale…”
Fumagalli: “Peggio mi sento. Questi Bulgari vengono qui, se la comandano, fanno come gli gira, occupano i nostri posti di lavoro e le nostre case, si prendono le nostre donne, e neanche pagano le tasse. Ma vogliamo svegliarci? Italia agli Italiani.”
Blog: “…”
Fumagalli: “Pronto…? E’ ancora lì?”
Blog: “Senta, signor Fumagalli, lei non ha capito. Quando ho detto Bulgari, stavo parlando dell’azienda, non degli abitanti della Bulgaria, bensì i Bulgari, la nota fabbrica di gioielli, profumi, orologi, ecc.”
Fumagalli: “…”
Blog: “Signor Fumagalli? Mi sente…?”
Fumagalli: “Sì che la sento. Allora è tutto un altro discorso. Qui si tratta della solita magistratura ad orologeria e di Roma ladrona che tartassano i bravi imprenditori Padani, come la famiglia Bulgari.”
Blog: “Beh, in realtà la famiglia Bulgari non è italiana, ma è greca e la parola deriva dal cognome del fondatore del marchio, Sotirios Voulgaris, tradotto in Italiano Sotirio Bulgari.
Fumagalli: “…”
Blog: “Pronto…? Signor Fumagalli?”
Clic.
Come disse un tale, credo Cicerone o forse Paperoga, quando non ci sono più argomenti o pretesti a cui aggrapparsi, sia il saggio che il più ignorante abbandonano la conversazione.
E che l’Italia sia degli onesti.
Da dovunque arrivino.

Immagine dal sito ufficiale del marchio
 



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13.3.13

Crolla palazzo Naro Agrigento immagini storia

Storie e Notizie N. 887

Un uomo anziano è stato estratto vivo dalle macerie a Naro, in provincia di Agrigento per il crollo di un abitazione.

Naro (Ag) - foto La Repubblica.it
Siamo quelli più deboli.
Sapete alla perfezione chi siamo.
Ci vedete, ogni giorno.
Anche se non uscite di casa, siamo lì, nei vostri ricordi e pure se gli occhi chiudete, ci ritrovate impressi sul retro delle palpebre, cinema verità proiettato da una parte del paese che non riesce a dimenticare.
Perché quella parte del paese non può cancellare ciò che vive quotidianamente.
Noi siamo gli ultimi della fila e siamo lì dietro anche se non vi voltate.
Quando piove dentro casa, ci tiriamo su le maniche, con la tristezza nel cuore gettiamo nella spazzatura quel che è ormai perso e asciughiamo con la speranza nello sguardo quel che resta.
Quel che resta che sopravvive con noi.
Quando la fine del mese è ancora lontana e il portafogli è vuoto, si taglia ciò che, un tempo necessario, ora diventa superfluo.
Perché il regno del sacrificabile è una terra che cresce senza pietà.
Ma si va avanti ancora con quel che resta.
Che per fortuna cammina con noi.
E si sorride.
Quando la lavatrice si rompe usiamo le mani, non c’è problema, non abbiamo altro e forse questo dona un senso alla loro presenza nella nostra vita.
Fondamentale presenza, le mani.
Quando manca la corrente e si accendono le candele in attesa di ritrovare la fierezza nel pagare l’impietosa bolletta, ringraziamo la luce di avere origini antiche e di non dipendere da un filo ricoperto di plastica più che da un pezzo di cera.
La vita stessa proviene da molto più lontano della luce e chi conosce il buio come noi ne apprezza la natura nelle piccole cose.
Che per quanto piccole sono sempre uguali, al buio più cieco come illuminate da una supernova impazzita.
Nondimeno, anche per noi, gente minuta quanto quelle medesime piccole cose, esiste un limite inaffrontabile.
E non è la morte, poiché la nera signora è equa e quindi accettabile molto più di tutto ciò che di sbagliato la precede.
Perché quando crolla il palazzo in cui vivi, tutto precipita e non c’è più niente a cui aggrapparsi.
Ecco, se c’è un momento in cui chi ha un brandello di cuore avanzato dalla cena dell’indifferenza dovrebbe farsi sentire è questo.
Ci trovate lì.
Dietro di voi.
 



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12.3.13

Smog inquinamento dermatite atopica bambini: non ci credo

Storie e Notizie N. 886

Leggo or ora che, secondo i pediatri l’inquinamento sarebbe responsabile della dermatite atopica, molto diffusa nei bambini sino ai 5 anni.
Ma dai.
Stiamo scherzando o cosa?
Non è possibile, su, siamo seri.
Qui basta uno che si svegli al mattino e che spari la prima cosa che gli passa per la mente e tutti i giornali abboccano.
Ho capito, saranno pure pediatri, ma che vuol dire?
Oltretutto non sono certo che i pediatri siano dottori. Veri medici, insomma.
Sono un po’ come i veterinari, giusto? Che uno chiama dottori, così, per cortesia.
Come il commercialista. Dottore commercialista, sì va bene.
Ma il dottore è quello che ti visita, a noi grandi, però, mica i bambini.
E’ come a scuola, che non lo sapete?
La maestra d’asilo è un conto e la professoressa di liceo è un altro, per non parlare dell’università.
E che sono insegnanti allo stesso modo?
Diciamola tutta: ma che ci vuole a far fare ai bambini due pallette con il pongo e quattro scarabocchi sul foglio? Siamo buoni tutti, allora.
Allora anch’io sono un maestro.
E un dottore.
Anzi, un pediatra.
Ma come si fa a inventare tali astrusità? Chi se le beve al giorno d’oggi?
Lo smog farebbe male alla pelle dei bambini?
Davvero?
Allora, se è così, vorreste farmi credere che fumare le sigarette fa venire il cancro?
E che vivere accanto alle antenne radio provoca i tumori?
E come la mettiamo con i cellulari venti ore al giorno incollati all’orecchio? Fanno male al cervello, giusto?
E tenere accesi di continuo tv, radio, pc, forno a microonde e compagnia elettrica altera il sistema nervoso e provoca insonnia e disturbi dell’umore.
E’ vera pure questa balla?
Ma cosa pensano lor signori?
Che noi altri siamo qui per farci prendere in giro con tutte le baggianate che raccontate?
Va tutto bene, stiamo alla grande, il nostro è un paese florido, siamo ormai usciti dalla crisi, siamo una potenza economica di prim’ordine, leader in Europa e nel mondo.
Eh, quando c’era lui…
Adesso, scusate, però me ne torno dentro casa, che comincia Amici.
Non vedo l’ora di ritrovare la mia Maria, perché oggi pomeriggio Barbara d’Urso me la sono persa.


 



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11.3.13

Storie di animali: la festa delle cavie

Storie e Notizie N. 885

11 marzo 2013.
Un gran giorno per gli animali di questa terra, ovvero quella sfortunata categoria, condannata al sacrificio per contribuire all’illusione di un sopravvalutato bipede di poter ingannare la sincerità dello specchio e la morte che attende.
Dicesi cavie.
Da oggi è vietato vendere nei paesi dell’Unione Europea cosmetici realizzati con l’ausilio di test sugli animali.
Questa è la notizia che si è diffusa sui media, tradizionali e non.
Ovviamente, i sentimenti e le emozioni che suscita negli interessati non ottiene altrettanta visibilità.
Tuttavia, a noi che di invisibili storie viviamo, poco interessa, poiché possiamo ben vedere quali esplosioni di inarrestabile gioia si fanno largo negli occhi e nei cuori di chi sino ad ora ha pagato il prezzo più alto.
Dory
La cagnetta Dory per poco non ha avuto un infarto, allorché i suoi carcerieri si sono trovati costretti ad aprire il lucchetto della gabbia e liberarla dall’obbligo quotidiano di venire bucherellata dalla siringa sempre sulla stessa zampina.
Dory è uscita fuori timidamente, quasi incredula, ma poi ha iniziato a correre, a perdifiato, con la coda e le orecchie svolazzanti e lo sguardo fisso all’orizzonte.
Si fermerà quando sarà convinta del tutto che è veramente finito l’orribile incubo in cui è stata imprigionata.
E in quel momento un apoteosi di risate illuminerà il suo musetto.
Teodoro
Teodoro, il più giovane di ben sette topini, unico sopravvissuto alla tortura di questi anni, non appena ha appreso la buona novella è scoppiato in lacrime.
Inevitabile per chi sa di portare dentro il ricordo di tante, troppe vite amate sino alla morte, letteralmente.
Ma verrà anche per lui il momento di danzare, anche senza musica, libero, finalmente libero dal dolore.
Marika
Nella scimmietta Marika per ora c’è solo rabbia, una galassia di rabbia, difficile da smaltire in poco tempo. Sono troppe le domande senza risposta: perché quel bipede di cui sopra si è meritato così tanto potere e non sufficiente intelligenza per amministrarlo con giudizio? Forse il problema non è nel cervello, bensì in qualche altro organo? O magari deve solo crescere ancora? E perché dobbiamo essere noi a soffrire per lui? Perché dobbiamo essere noi le cavie?
Ciò nonostante, a differenza degli umani, gli animali sanno che la rabbia non è e non deve essere eterna, poiché la vita è troppo preziosa per trascorrerla schiavi di un sentimento così inutile come l’odio.
Sì, anche Marika farà festa.
Bartolomeo e Pia
E lo stesso faranno gli sposi coniglietti, Bartolomeo e Pia, ma non prima che quest’ultima finisca di abbracciare e ricoprire di baci il primo, il compagno di vita, nella buona e nella cattiva sorte.
Soprattutto cattiva.
Poiché Bart, come l’ha sempre chiamato lei, neppure laddove la sofferenza per i veleni invasori dei lori inermi corpi era insopportabile, ha mai smesso di farla ridere.
Grida di dolore nascoste nel cuore e allegri sorrisi per Pia, questa è stata la sua missione in quei tristi anni.
Missione compiuta, amore mio, sussurra lei al grande orecchio del marito, evviva.
Ora si farà solo all'amore, per sempre.
Lisa
Alla prossima vittoria, canta la gattina Lisa.
Ovvero miagola, per i profani.
Gorgheggia come un usignolo, per chi ha orecchio diversamente aperto.
Alla prossima vittoria, questo è il ritornello della sua canzone.
Perché Lisa sa alla perfezione che la guerra per i diritti degli animali non è ancora finita.
Nondimeno, è giusto cantare, ballare e fare all’amore quando si vince una battaglia.
Alla prossima vittoria.

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8.3.13

Storie di animali: i cinghiali radioattivi

Storie e Notizie N. 884

Questo è solo l’inizio.
Noi cinghiali tanto eravamo spacciati e lo sapevamo.
Conoscevamo il nostro destino.
Abbattuti.
Questo capita a noi altri, animali fastidiosi, di troppo, problematici da gestire.
Da voi, è ovvio.
Abbattuti.
Perché dite abbattuti? Assassinati, trucidati, uccisi, ammazzati, vi sono tante parole più oneste per definire la nostra prematura fine.
Non sono qui per protestare, tanto ormai a cosa serve?
Ci saranno in tanti a sostenere che è una legge di natura, il mondo non è per tutti, magari fosse così.
La terra è di chi abbatte l’altro per primo, questa è la più importante regola, dico bene?
Tuttavia, puoi togliere la vita a qualsiasi essere vivente, ma nessuno è in grado di cancellare la verità che porta dentro.
La buona novella o amaro racconto che scorre nel suo sangue diviene ancora più indistruttibile con la morte del messaggero.
Anche questa è una regola vecchia come il mondo.
Come ho detto, questo è solo l’inizio.
Ne arriveranno altri di animali radioattivi.
Scoiattoli, lupi, orsi, rondini, falchi, stambecchi, insetti, pesci e ogni altra creatura che considerate vita trascurabile.
Abbattibile.
L’eco di Chernobyl respira ancora oggi e sarà così anche domani.
Ma voi lo sapete già e i vostri cosiddetti scienziati conoscono tale assioma ancora meglio.
Le radiazioni sono magia naturale, conoscono la macchina del tempo e oltrepassano con facilità le dimensioni di una banale clessidra come del più sofisticato orologio.
Tuttavia, ogni magia ha il suo antidoto e, nel vostro caso, voi siete l’antivirus di voi stessi.
La terra è di chi abbatte l’altro per primo.
A meno che quest'ultimo non abbatta per primo se stesso.
Nucleare sì, nucleare no.
Continuate pure a porvi tale illusorio dilemma.
E arriverà il giorno in cui non ci sarà più nulla da abbattere.

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7.3.13

Festa della donna storia della gonna

Storie e Notizie N. 883

Sono felice.
Non posso evitare di esserlo.
Perché tra poco è la mia festa, indi per cui, non potrò evitare di gioire.
Non mi riferisco al mio compleanno, eh?
Non è la mia festa nel senso solo mia, è la festa di tutte noi.
Questo però non toglie valore alla ricorrenza, tutt’altro.
Una ricorrenza che ha origini lontane e che nel tempo ha acquisito significati e valori diversi, sempre nuovi, grazie anche al miglioramento delle mie condizioni.
Delle nostre.
Di noi tutte.
Se penso a quante ne abbiamo dovute passare per poter godere del diritto di andare in giro liberamente, senza discriminazioni di sorta, ovunque, in casa come in ufficio.
Oggi, però, finalmente possiamo dire di avercela fatta.
Non dappertutto, è ovvio, ci sono ancora alcuni paesi, molto pochi, ove troviamo difficoltà che risultano quanto meno anacronistiche, se non inaccettabili.
Ma in Italia, da dove vi scrivo, è tutta un’altra cosa.
Qui abbiamo vinto.
Abbiamo tutta la libertà che ci meritiamo e ognuna di noi si merita il giusto rispetto.
Tutti ci ammirano e siamo presenti ovunque, non v’è luogo in questo paese dove non siamo di casa.
A dirla tutta, abbiamo talmente superato gli ultimi retrogradi e bigotti ostracismi, che l’altro giorno mi chiedevo con una mia amica se sia ancora il caso di festeggiarla questa giornata.
Mah, io non ho una risposta a questa domanda.
So solo che sono contenta, perché se penso al passato e a tutti i divieti, le demonizzazioni e gli ottusi tabù con cui ho dovuto combattere mi sento orgogliosa di quel che sono.
Dovete riconoscere che non è da tutti guardarsi allo specchio e sapere di essere il frutto di una conquista.
Una conquista giusta, è chiaro.

Cosa?
Parlate più forte, perché ho i miei anni e, malgrado sia nata nel 1963 e non sia così vecchia, non ci sento più come una volta.
Che? Festa della donna?
Ah… non Festa della gonna?
Cappero, che figura, ho capito male, scusate...
E’ che sono una mini, tra l’altro, e con questi freddi che non se ne vanno trascorro le giornate rintanata nei cassetti sommersa dalla naftalina.
Quindi è della festa della donna che si parla?
Beh, allora dimenticate quello che vi ho detto.
Noi altre ai pantaloni gliel’abbiamo cantata e abbiamo ottenuto la parità, tuttavia, visto che la mia padrona vive in Italia, ci sarà pure qualcosa da festeggiare, ma c’è ancora tanto, incredibilmente tanto da fare per garantire alle donne gli stessi diritti degli uomini…





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6.3.13

Unicef Israele bambini palestinesi: confessione di Nasser

Storie e Notizie N. 882

Secondo il recente rapporto da parte dell’Unicef dal titolo Bambini in Israele, Detenzione militare – Osservazioni e Raccomandazioni (Children in Israeli, Military detention – Observations and Recommendations), il maltrattamento dei minori nelle carceri israeliane è diffuso, sistematico e istituzionalizzato. Si legge che ogni anno circa 700 bambini palestinesi tra i 12 e i 17 anni sono arrestati e subiscono trattamenti crudeli, disumani e degradanti. Sempre in base a questa relazione, peraltro redatta con la collaborazione del ministero degli Esteri israeliano, la maggior parte dei bambini viene arrestata per lancio di pietre.
Aggiune l'Unicef: dichiararsi colpevoli è il modo più veloce per essere rilasciati...

Signor Giudice,
ho dodici anni, mi chiamo Nasser e sono qui per confessare.
Sì, è tutto vero, sono colpevole.
Sono io il bambino che giovedì 28 febbraio scorso ha chinato il capo verso il basso e ha visto in terra quella bella pietra ben appuntita.
Sono sempre colui che si è piegato a raccoglierla e, dopo aver preso con cura la mira, l’ha lanciata contro il vostro blindato.
Il vostro blindato sulla nostra terra.
Oh, scusate, non voglio fare polemica.
Questo è un tribunale, non c’è posto per le divagazioni più o meno attinenti, più o meno rivelatrici.
Il mio processo - non quello di pace, è ovvio – riguarda il mio reato e nient’altro.
D’altra parte, lo so bene, il giudice può esaminare una causa per volta, altrimenti si fa confusione.
Colgo l’occasione per porgere all’accusa i miei sinceri complimenti, ha fatto un buon lavoro, perfetto, direi.
D’altronde è stato facile, tutti gli indizi erano contro di me.
La mano sinistra sporca di sabbia – sono mancino, lo ammetto – le mie impronte sul sasso e soprattutto il mio fuggire via subito dopo il lancio, con il sorriso stampato sul volto.
Ero contento, confesso anche questo.
Non ho mai avuto una buona mira, mio padre lo diceva sempre.
Finché è rimasto con noi, su questa terra, è chiaro.
Intendo il pianeta… ma rimanga comunque rilassata l’accusa, non c’è bisogno di gridare mi oppongo, non ho alcuna intenzione di tirare in ballo l’assassinio di mio padre a causa dei vostri bombardamenti.
Mi prendo le mie responsabilità.
E mi tengo stretta anche quella contentezza di cui parlavo poc’anzi, al pensiero che il mio scomparso genitore, ovunque sia, si sia ricreduto sulla capacità del sottoscritto di centrare il bersaglio.
So anche però che, se fosse stato ancora vivo, mi avrebbe ripreso con forza.
Capirete, non è certo questo il futuro che avrebbe voluto per me.
Mia madre non mi ha messo al mondo per venire arrestato e torturato per aver lanciato un sasso.
Tuttavia, i fatti sono contro di me e non mi nascondo.
Sono colpevole e pagherò per il delitto.
Perché questo dice la legge, la vostra.
Non domando alcuna grazia.
Tuttavia, se posso dire un’ultima parola, ci sarebbe una cosa che chiederei, non a voi, bensì al mondo che ci guarda da più o meno lontano.
Si chiama coerenza.
A voi mi rivolgo, ora, occhi e orecchie che osservate e ascoltate da un tempo ormai incalcolabile quel che sta accadendo al mio popolo.
Vi prego, abbiate la stessa coerenza con le leggi scritte sulla vostra stessa pelle, in breve umanità, per finalmente giudicare come merita questa triste e vergognosa storia.
Di colpevoli e innocenti.
 



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5.3.13

Batman ladro a polizia video Bradford: Schiaffone a Montecitorio

Storie e Notizie N. 881

Un tizio mascherato da Batman, con indosso il vestito del super eroe di Gotham è stato ripreso
dalle telecamere della stazione di polizia di Bradford, nello Yorkshire, in Inghilterra, dopo aver consegnato un malvivente, per poi dileguarsi senza lasciare tracce.
Stranamente in molti si chiedono chi si nasconda dietro la maschera del cavaliere oscuro.
Che domande, il miliardario Bruce Wayne. E chi se no? Taluni insinuano ora che sia Stan Worby, un fattorino che tornava dallo stadio per accompagnare l'amico a costituirsi, ma sono chiacchiere.
Tuttavia, questo è solo l’inizio.
Dato l’ormai incontrollato radicamento di una società iniqua, dove i ricchi diventano sempre più ricchi e i poveri sempre più poveri – realtà testimoniata dalla recente classifica Forbes sul numero crescente degli uomini più danarosi del pianeta – i supereroi hanno finalmente deciso di abbandonare la finzione dei fumetti e del cinema, sebbene in 3D, per portare giustizia nel mondo reale.
Superman, Iron Man e Thor sono già pronti a scendere in campo e nel loro caso si tratta di prenderli alla lettera, visto che arrivano in volo.
Tuttavia, non saranno solo i personaggi della Marvel e della DC a farla da padroni.
Ogni nazione ha il supereroe che si merita, nel senso di colui che veramente serve alla cittadinanza oppressa per rimettere le cose a posto.
Per questa ragione, nel nostro paese ci saranno supereroi ad hoc.
Il primo a farsi largo sarà Schiaffone, il supereroe dalle mani giganti a causa delle radiazioni provocate dall’esplosione di un inceneritore nel Casertano. Schiaffone ha già detto che compirà la sua prima missione a Montecitorio e poi a Palazzo Madama, tirando ceffoni a deputati e senatori a destra e a manca, in tutti i sensi, ovunque vedrà facce poco raccomandabili.
Mattarella, nel senso di femminile del cilindro di legno usato in cucina per spianare e rendere sottile la pasta sfoglia e non di una signora dalla labile cervice, è una donna che ha acquisito straordinaria forza dopo l’ennesimo abuso da parte del marito.
L’eroina, dopo aver reso pan per focaccia a quest'ultimo, farà visita nelle case e negli uffici, ovunque si celino i maschietti che si approfittano con ottusa violenza del gentil sesso e punirà costoro con un lento e doloroso liscia busso avvalendosi dell’ausilio del suddetto cilindro di legno, nel suo caso di dimensioni abnormi.
Tangentman, il nome è tutto un programma, è un impiegato stanco di venire perennemente superato dai colleghi a suon di bustarelle che ha sviluppato un radar nel cervello in grado di individuare, in qualsiasi momento, il riprovevole passaggio di denaro in cambio di uno o più favori e in tempo reale è capace di proiettare in diretta streaming la turpe scena.
E così via altri supereroi, fatti a posta per debellare il crimine italico.
I suddetti e tutti gli altri si uniranno poi insieme in una squadra fenomenale, alla stregua degli Avengers, in Italiano i vendicatori.
Sul nome ci stanno ancora lavorando, ma alla fine di tutto non è poi così importante, poiché come disse Akira Kurosawa a Toshiro Mifune mentre giravano I sette samurai, ciò che definisce l’eroe è il nemico che combatte.
E il nemico da sconfiggere nel nostro paese è potente, incredibilmente potente, il più difficile da vincere.
Perché è il paese stesso, ovvero noi.
D’altra parte, se riuscissimo a comprendere che permettendo alla parte migliore della nostra anima di averla vinta su ciò che ci rende orribili al resto del mondo saremmo i primi a guadagnarne, forse, non avremmo bisogno di alcun supereroe.
 



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