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Visualizzazione dei post da Aprile, 2018

L’ombrello dei rifugiati

Storie e Notizie N. 1571

Non può piovere per sempre, dicono.
Già.
Ma intanto piove.
E tutto, davvero tutto ciò che ci tiene in vita, insieme, è uno strano tipo di ombrello.
Sotto il quale ci siamo rifugiati.
Come tali, aspettiamo che finisca.
Il giorno più brutto della nostra storia.
Ci auguriamo che il tempo sia benevolo, e con esso il futuro. Nel mentre, piove.
Le gocce si fanno insistenti, insensibili e gelide come gli occhi che ci scrutano al riparo.
Perché siamo onesti, okay?
Nessun leader di governo lancerà proclami e costose missioni per salvarci.
Con o senza l’avvallo delle nazioni riunite.
Nessuna coalizione scenderà in campo contro il nostro nemico, a meno di sollevare un dito colossale e puntarlo lì, dove il soldo e l’egoismo dolgono.
Non ci sono rock star che organizzeranno mega concerti a scopo benefico e impegnato.

Non scriveranno canzoni, per noi altri.
Le lancette non si arresteranno nel dovuto silenzio innanzi al lento, inesorabile restringimento del nostro orizzonte.
N…

Racconto sulla vita: la creatura

“E’ una creatura, un alieno che vive in me, come in quel film di fantascienza.
“Solo che qui non siamo in un film, io non vivo in un film.
“Sono una persona come tante, un uomo comune, di carne e sangue, che può farsi male, che può morire.
“Qualcuno che deve preoccuparsi di se stesso, perché la vita è già difficile di suo, ti spinge a proteggerti, ti rende egoista, perché devi sopravvivere.
“Perché vuoi sopravvivere...

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Il tempo delle scuse

Storie e Notizie N. 1570

C’era una volta il tempo delle scuse.
"Siamo veramente dispiaciuti", hanno dichiarato in questi giorni i membri del gruppo terroristico basco dell’Eta, responsabile dell’uccisione di oltre 800 persone durante quarant’anni di campagna armata, scusandosi pubblicamente per le sofferenze causate e chiedendo il perdono delle vittime e delle loro famiglie.
Immagina che sia quel tempo, ora.
Chiudi gli occhi con me, e assistiamo assieme alla festa di tutte le scuse, ma davvero tutte, raccolte in una colossale reazione a catena di prese di coscienza, seppur tardive, ma quanto mai dovute.
Lustra per bene gli spazi vacanti della memoria incompleta, perché la lista si affollerà su se stessa.
Gli Stati Uniti si alzeranno in piedi e con il capo chino chiederanno scusa per lo schiavismo, certo, le petrolguerre travestite da pacifiche gite, è chiaro, i colpi di stato mascherati da rivoluzioni e le rivoluzioni colpite ancor prima di nascere dallo stato fantoccio di tur…

Spettacoli teatrali sul clima: Le sette vite di Eva

Le sette vite di Eva
Scritto, diretto e interpretato da Alessandro Ghebreigziabiher
Con Cecilia Moreschi
Video promo dello spettacolo:


Altre informazioni

Avatar per qualsiasi cosa

“Buongiorno, signorina”, fa il nostro. “Vorrei qualche informazione sui vostri prodotti.”
“Dica pure”, fa l’avvenente ologramma a forma di commessa.
“In particolare, sono interessato al volto…”
“Certo, signore, vedo che andiamo sul vintage.”
“In che senso?”
“Be’, l’avatar facciale è roba primordiale, ecco.”
“Chiaro, mi rendo conto. Allora, ha qualcosa per me?”
“Ho tutto per lei”, risponde suadente l’effimera interlocutrice. “Le posso offrire qualsiasi faccia, dall’attore più affascinante al cantante sciupafemmine, passando per il modello dallo sguardo magnetico.”

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Perché ci sono armi chimiche in Siria?

Storie e Notizie N. 1569

Le grida, sì.
Quelle dal vivo, una frazione di secondo dopo che l’inferno dal cielo è precipitato sull’inferno in terra.
Le grida, già.
Quelle di seguito, sulle pagine risentite o complottiste, anti o semplicemente capaci ancora di sentirsi umane.
Quelle si sentono tutte.
E poi di nuovo esplosioni, e altre urla, di orgoglioso dolore o solo paura di esser stati fortunati, ora.
Stavolta.
Eppure, anche adesso, la cruciale domanda si leva di nuovo tra la polvere che pian piano dirada.
Non si può morire per sempre e arriva il momento
che finalmente puoi chiedere: perché?
E’ sufficiente l'apparizione del prezioso interrogativo per spiazzare protagonisti e cronisti di livello, ci hai fatto caso?
Per quanto, tra gli strilli mediatici la grammatica della guerra civile - ma tu leggi pure perenne - preveda un esiguo numero di quesiti, davvero di rado c’è n’è uno tra essi che esordisca in siffatta, ineludibile guisa.
Perché, già.
E allora tu osa e dona un oggettivo comp…

Io vi sposo

Storie e Notizie N. 1568

Io vi sposo, Marielle e Mônica.
Malgrado ogni limite della logica e del possibile, terreno ideale per i folli dall’eccessivo coraggio e gli ingenui scribacchini come il sottoscritto, io vi sposo.
Io vi sposo e sarò il celebrante, già.
Perché nel luogo dove vive questa pagina e tutte le aspirazioni cancellate dall’odio più vile non conta chi celebri chi o cosa.
Quel che vale il prezzo della minima presenza è il tangibile desiderio realizzato che da quello straordinario istante viene scritto colore su colore, giammai nero su bianco.
Perché oltre siffatta finestra su uno dei tanti perfetti domani, che abbiamo solo sfiorato, ci son tutte le tinte immaginabili e nessuna si sentirà in diritto di sovrapporsi alle altre.
Perdonami, Mônica, che ancora attendi il ritorno di Marielle a un mese dalla sua inaccettabile scomparsa, se in dono a questo sentimento crudelmente ferito offro solo un disegno. E’ forse questa la colpa di una generazione intera di fragili complici, i…

Non alzare la testa

“Signora”, fa l’agente preposto fissando la donna inquadrata nel suo, di schermo, “suo figlio è in arresto.”
La madre del colpevole è incredula, più che spaventata.
“Mi scusi”, fa rivolgendosi al solerte funzionario ritratto nel video del cellulare stretto tra le mani. “Ma, ecco, vede…”
“Non la scuso affatto”, ribatte l’altro, mentre i curiosi iniziano a filmare e a strappar via brandelli dell’inusitato evento come cani livorosi intorno alla preda rea di palesar sangue e fragilità. “Il bambino ha violato la sacra regola...”

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La favola di America contro Russia

Storie e Notizie N. 1567

C’era una volta una favola.
Quindi, c’era una volta un c’era una volta che si ripeteva nel tempo, con ambientazioni e costumi diversi, ma con morale immutabile.

Nel mezzo, i protagonisti, che sbiadivano e si confondevano tra loro da un fronte all’altro della contesa.
Perché senza conflitto, non c’è racconto.
I cavalieri in campo erano due, come la narrazione più semplice richiede.
America e Russia, già. Tuttavia, non farti ingannare dal genere, perché di femminile, ovvero di naturale accoglienza, saggezza materna e istintiva propensione a facilitare gli orizzonti comuni, non v’era traccia nei nostri.
Piuttosto, gli avversari palesavano senza sorpresa alcuna i più triti e rozzi atteggiamenti degni del peggior bullo dal testosterone gonfiato.
Nel retorico gioco dei ruoli, America era il salvatore e Russia l'aggressore, il primo l’alleato potente e il secondo l’amico degli altri, e poi aggiungici pure occidente e oriente, noi e loro e altre trovate semantiche p…

Arrivederci in una foto

Storie e Notizie N. 1566

Era il 1985.
A Beirut, tra guerra e guerra.
Civile e incivile, tollerata e intollerabile, lontana e più che mai vicina.
Perché questo è ciò porta in dote l’uomo contro l’uomo.
Confonde gli opposti tra loro, nella violenta mischia di odio e sangue.
Sullo sfondo, Samar, nella veridicità del bianco e
il nero, contrasti del passato e, malgrado l’illusione del colore, tali anche oggi.
Con la donna, una bimba.
Con lei, un sguardo intriso di dignità e fierezza, malgrado le ferite.
Con entrambe, le ombre del massacro ancora calde.
Malgrado la gamba sinistra prematuramente cancellata dal peggior editor del mondo.
L’ottusa guerra, già, ancora lei, sempre lei.

Dall’altro lato dell’obiettivo, Maher.
Un ladro di immagini, ma di quelli buoni.
Una versione atipica di Robin Hood, che ruba memoria laddove si faccia di tutto per disintegrarla, per poi donarla ai posteri.
Affinché vedano l’indomani ciò che ieri è transitato invano sotto gli occhi dei protagonisti.
Difatti, il lan…

Storia sui social network

Hai inchiavato?
Sì…
E la doppia mandata? Il catenaccio? E l’antifurto?
Ops… hai ragione…
Mario… vuoi che ci entrino i ladri in casa? Di questi tempi, a quest’ora chissà chi ci sarà, là fuori… chiudi tutto!
Provvedo immediatamente, amore, per fortuna che ci sei tu.
No, per fortuna che abbiamo la porta blindata e i vetri a prova di urto.
Anche, amore, anche quelli.

Mario!
Cosa c’è adesso?
Cos’è questo spiffero?
Oh… credo sia la finestra in cucina…
E’ aperta?!

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Io ti perdo e io ti ritrovo

Storie e Notizie N. 1565

C’era una volta l’umano cammino.
La danza, laddove tu preferisca librarti tra secondo e secondo.
La salita, allorché il volto crudele del destino ti abbia scelto come esempio.
L’inverso, qualora il lato morbido ti sia stato donato.
In quel caso, non sprecarlo, anima privilegiata.
Nondimeno, la chiave della melodia che tutti noi sostiene, è l’istessa.
Io ti perdo, io ti ritrovo.
Come avvenne, precisamente ventiquattro anni fa, a Wang Mingqing e sua moglie Liu Dengying.
I due si guadagnavano da vivere facendo i fruttivendoli per le strade di Chengdu e, alla stregua di molti, tutt’altro che baciati dalla cieca divinità, erano costretti a portare al lavoro l’ignara figlia Qifeng, di soli tre anni.
Ignara di molto, per l’età, e infinitamente di più, per il complicato futuro che l’attendeva.
Wang lasciò brevemente la bimba da sola per recarsi a una bancarella accanto e così ottenere il cambio per un cliente.
Quando tornò, i titoli di testa del terribile film da incubo…