20.11.08

Dai manoscritti incompleti di Bernardo Fortuna...



Il sogno di una vita

Lo so, sono melenso e sdolcinato, ma non me ne frega nulla. Lei è meravigliosa ed io sono l’uomo più felice del mondo. La prima volta che la vidi, stava uscendo dall’ascensore, mentre io rincasavo dopo aver fatto la spesa. Notai subito un viso nuovo, lei aveva appena rilevato l’appartamento proprio sopra il mio. Accompagnò con delicatezza la porta dell’ascensore e, udendo il rumore delle chiavi che tiravo fuori dal borsello, si voltò verso di me e sorrise. “Salve”, disse con voce estremamente calma. “Sono una nuova vicina…”
Ora, io sono un giovane prestante, ma non proprio un bello e ne sono consapevole. I più generosi dicono che ho una bella voce e, forte di questa convinzione, possiedo una notevole parlantina. Eppure, quella volta, ero ammutolito come non mi era mai accaduto. Abbozzai un mezzo sorriso, imparagonabile al suo e mi limitai a fare un incerto cenno con la mano. Lei rispose allo stesso modo e si allontanò. Mentre i suoi passi verso il portone scandivano il silenzio del mio imbarazzo, tentavo goffamente di inserire la chiave nella serratura, facendo cadere il mazzo almeno un paio di volte.
Entrai, mi accomodai sul divano e rimasi immobile, ancora scosso per la magnifica visione.
Vivo da solo e il mio monolocale al piano terra mi basta e avanza. Ho tutto quello che mi serve: un letto e una radio. Infatti, oltre a dormire, la mia passione prediletta è ascoltare le chiacchiere che emergono copiose dalle stazioni locali, con quelle telefonate assurde di gente che, nel momento in cui il deejay di turno alza la cornetta, vive l’unico momento degno di nota della propria giornata.
Io non chiamo, io sono il pubblico, io sono il terzo incomodo. Lo sono sempre stato. Il terzo figlio di mio padre, quello non previsto, il terzo inaspettato fratello delle due figlie della sua nuova compagna, lì, a dare testimonianza della prima vera donna del mio papà, ovvero mia madre. Ma non voglio rattristarvi con melodrammatici racconti. E’ il momento della gioia, questo, ed è solo gioia quella che voglio condividere con voi. Sin dal primo incontro con la fonte della mia felicità, tutto passò in secondo piano, dai progetti da consegnare allo studio alla cura della casa. L’unico aspetto che iniziai ad abbellire in maniera ossessiva fu il mio. Andavo dal barbiere di continuo, rinnovai completamente il mio abbigliamento e mi comprai perfino una serie di libri sul miglioramento del proprio look. Sapete? Quelli con quei titoli incoraggianti, tipo “Come diventare piacenti in sette mosse”.
Quest’ultimo lo seguii alla lettera e, dopo aver applicato l’ultimo consiglio, ero estremamente soddisfatto di me e del mio lavoro.
Mi guardavo allo specchio e non mi riconoscevo, il che era un buon segno.
Parallelamente, mi misi a sorvegliare l’androne del nostro stabile, come del resto l’entrata dell’ascensore ed avevo così memorizzato alla perfezione i suoi movimenti.
Cosicché, ero riuscito ad imbattermi continuamente in lei, con una apparente casualità da far insospettire anche il meno diffidente di questo mondo. Eppure, ella si rivolse a me sempre con quell’espressione serena e accogliente, ciò che avevo sempre desiderato nella mia esistenza.
Non so perché mi decisi a dichiararmi. In effetti non l’avevo affatto deciso. Fu il cuore a parlare e, quando il motore principale dei nostri sentimenti balza al volante non resta che lasciarlo guidare e godersi il panorama. Quella volta avevo osato e mi ero offerto di portarle la spesa sino alla porta.
Mi stava ringraziando per la cortesia, quando, cambiando completamente tono, la voce proveniente dal mio petto si fece largo: “Senta… non so come dirglielo… Avrei un sogno e riguarda lei…”
Ella mi fissò perplessa e alquanto turbata, la qual cosa non dissuase la forza che si era impadronita del sottoscritto…
Per un istante la mia sfera cosciente si affacciò sul posto di comando, inorridita dalla totale impulsività con la quale si stavano conducendo le danze, tuttavia, non poté far nulla che rimanere in disparte. Era troppo tardi, poiché le parole del non ritorno erano ormai sulla punta della mia lingua: “Signora… Vorrebbe diventare mia madre?”
La mia preziosa vicina portò istintivamente le mani rugose sui bianchi capelli e mi guardò spaventata con i suoi stanchi occhi grigi, attraverso gli occhiali dall’elegante montatura dorata.
La sua reazione avrebbe potuto scoraggiare chiunque, ma non me, non l’uomo più felice del mondo, con la possibilità di realizzare il sogno di una vita…

18.11.08

Romano? Non rumeno?!

La notizia: E' stato arrestato ieri sera il pirata della strada che ha investito ed ucciso Mihai Constantin, il cittadino romeno di 33 anni rinvenuto cadavere la mattina stessa lungo via Fosso dell'Osa, in località Villaggio Prenestino. Si tratta di un romano di 65 anni, titolare di una ditta di traslochi, che, secondo la ricostruzione fatta dai Carabinieri della Compagnia della Compagnia di Tivoli, a bordo di un Fiat avrebbe investito il romeno nel tardo pomeriggio del 16 novembre scorso provocandone la morte. Il pirata, dopo aver colpito lo straniero, è scappato senza prestargli soccorso (Agenzia di stampa Asca).

Unanime l’immediata protesta dei cittadini capitolini: Ma questi rumeni perché non se ne tornano al paese loro? Vengono qui a rubare il lavoro a noi italiani, a delinquere e a portare la droga! Come…? Romano? Non rumeno?! Ops…

16.11.08

Ho paura di morire

Mi sono chiesto: ma io cosa vorrei se fossi al posto di Eluana?

Volete la pura sincerità? Vorrei essere tenuto attaccato ad ogni macchina possibile, purché mi conservi in vita, a condizione che anche la più esile speranza di risveglio sia tenuta in considerazione. Perché? Nulla di più semplice. Non ho alcuna fede che ci sia qualcosa dopo la morte. Speranza, sì, in quantità industriali, ma di fiducia nella sopravvivenza della mia presunta anima alla condanna del tempo ne sono totalmente privo. Di conseguenza, da quando anni addietro ho iniziato a pormi la domanda più scomoda che esista, non trovando alcuna risposta tranquillizzante, covo nel petto una paura incontenibile di non esserci più da un momento all’altro, di smettere all’improvviso, che so, di scrivere e fare all’amore, per dirne due a caso.

Beati coloro che hanno una salda fede in Dio e nella vittoria dello spirito sulla carne. Non sapete quanto li invidio, nel momento in cui spengo la luce della mia camera da letto e mi ritrovo a pensare al giorno della mia fine…

D’altronde, se fossi benedetto dalla loro forza interiore ed effettivamente mi trovassi nelle condizioni di Eluana, non avrei alcun problema a terminare il mio viaggio terreno. Anzi, non terminerebbe affatto, perché proseguirebbe senza più i mortali affanni nel cosiddetto regno celeste.

Allo stesso modo, la decisione recentemente presa sulle sorti della ragazza, non mi turberebbe affatto, poiché il sottoscritto, forte della sua incrollabile fede nel Signore, sarebbe convinto al di sopra di ogni ragionevole dubbio che ella sia destinata di sicuro a miglior vita.

Sarei l’ultima persona, in pratica, a lamentarmi dello spegnimento delle macchine che alimentano Eluana.

Perché avrei la fede che non ho.

Ma, allora, perché cappero sono proprio Ruini e i confratelli vari gli unici a strapparsi le vesti alla notizia del passaggio di Eluana alla casa di Dio?

Non sono io quello che ha paura di morire?

10.11.08

Tra la terra e l'acqua


Il Laboratorio interculturale di narrazione teatrale presenta:

Tra la terra e l’acqua

di e con Alessandro Ghebreigziabiher

con Cecilia Moreschi e Giancarlo Furia


Sabato 15 novembre ’08, ore 16

Libreria Scuola e Cultura, via U. Ojetti 173, Roma.

Informazioni

6.11.08

"Consapevolezza e disobbedienza"

"...perché per disobbedire a qualcosa, occorre conoscerla il meglio possibile. È l’unico modo per cambiare veramente le cose."
Da un articolo sulla rivista Carta.

3.11.08

"Cercasi storie vere"

In vista della III Edizione (Giugno 2009) della Rassegna di narrazione "Il dono della diversità", il laboratorio interculturale di narrazione teatrale è alla ricerca di storie vere.
Avete vissuto come protagonisti o semplici osservatori qualcosa che ritenete debba essere assolutamente raccontato? Descrivete il fatto in questione in un massimo di dieci cartelle e inviate il tutto, con i vostri recapiti, al seguente indirizzo: lab_interculturale@tiscali.it
Le storie scelte saranno portate in scena dagli attori del laboratorio in occasione dell'evento.
Nota: non cerchiamo spettacoli, non cerchiamo attori o compagnie, non cerchiamo testi teatrali.
Questo bando è per chiunque abbia una storia vera da raccontare, la quale merita di essere resa nota.

Termine ultimo: 20 dicembre 2008

(Non è previsto un contributo per la partecipazione.)

Informazioni: www.narrazioneinterculturale.org