31.1.18

Quando i poveri ci vedono

Storie e Notizie N. 1549

Il Ruanda è diventato a tutti gli effetti il primo paese povero capace di garantire cure oculistiche all’intera popolazione.
Almeno un terzo di quest’ultima presenta disturbi alla vista e le infermiere specializzate hanno visitato gli abitanti di tutti i 15.000 villaggi all’interno di un programma sanitario che cambierà letteralmente la loro vita.
Le conseguenze saranno imprevedibili, come suggerisce la storia che segue…


Quando i poveri ci vedono.
Quando i poveri ci vedono, allargano lo sguardo e scoprono l’essenziale quanto il contorno.
Perché tutto ora torna e ogni frammento del quadro, soprattutto i più ingiusti, trovano senso.
Perché quando i poveri ci vedono meglio non cascano di nuovo nel tranello.
Evitano la solita buca, saltano a piè pari il consueto sgambetto e il truffatore di turno deve far qualcosa di più per continuare a portare a casa il bottino.

Sicché, prima o poi commetterà l’errore che lo condannerà.
E i poveri lo vedranno, oh, se lo vedranno.
Difatti, quando i poveri ci vedono per la prima volta, non perdono più prezioso tempo in parole e gesti privi di fondamento.
Gli occhi si fanno testimoni, costruiscono memoria, definiscono con la retta precisione il passato e il presente, e finalmente indicano il futuro con la concretezza che merita.
Di conseguenza, da quell’istante, parole e gesti saranno diversi e saranno in molti ad accorgersene.
Non solo i poveri.
Per questa ragione, quando i poveri ci vedono, prima o poi capita che si guardino l’un l’altro.
Per contarsi e capirsi alla giusta luce, e per fermare l’ottusa azione che serve a tutti tranne loro.
Immagina la scena in pausa, congelando siffatta astrusità per l’ultima, definitiva volta.
Dissolvenza in entrata: fratello che colpisce fratello, mentre alle spalle dei due il vero ladro del mondo fugge con il maltolto sottratto a casa loro.
Per poi ergersi a baluardo della refurtiva.
A casa sua.
All’improvviso il miracolo inatteso: l’aggressore mette a fuoco l’aggredito, le cui fiamme di verità rivelano la familiarità di carne e sangue, sfortuna e dolore.

Da quel momento la vita riprende il naturale corso, i due contendenti diventano un sol corpo, stretto in un abbraccio di speranza e coraggio.
Che stavolta consentirà loro di distinguere alla perfezione gli amici.
Dai nemici.
Questo è ciò che accade.
Quando i poveri.
Ci vedono…


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29.1.18

Partiti Anti Immigrazione in tempo d’elezioni: dove sono?

Storie e Notizie N. 1548

Qualche giorno fa, a Roma, una donna peruviana è stata spinta sui binari al passaggio della metro da un cittadino nostrano doc. Il tentato omicidio ha provocato alla vittima fratture al bacino e a una gamba, oltre all’amputazione traumatica dell’avambraccio sinistro.
Da cui, la domanda…


Dove sono?
Dove sono di fronte a siffatte notizie?
Mi chiedo, dove sono ora i paladini dell’ordine e della sicurezza?
Dove sono costoro, sempre pronti ad alzare voce e patriottico vessillo contro l’esotico colpevole?
Davvero, dove sono?

Dove sono adesso i prodi organizzatori di ghignanti ronde a caccia del possibilmente bruno, vile aggressore?
Dove sono, cribbio?
Dove sono gli editoriali roventi e indignati contro i correi buonisti, complici delle mani straniere quanto lorde di sangue?
Sul serio, dove sono?
Dove sono, in questo preciso momento, i venditori di slogan a poco prezzo e zero lavoro come prima gli Italiani e soprattutto no ai migranti?
Dove sono, allora?
Dove sono gli identitari post a orologeria su Facebook e i cinguettii intolleranti e cerca voti su Twitter?
Dove sono, a questo punto della storia?
Dove sono le montagne di titoli razzisti per tutte le stagioni, ovvero acchiappa clic e incassa soldini dai banner?
Insomma, dove sono?
In altre parole, dove sono codeste subdole creature, laddove accada che un italiano, affermando di esser stato ispirato da Dio, spinga un’immigrata sotto un treno?
Dove sono?
Be’, è molto facile rispondere.
Sono nelle fogne, lì acquattati, in sbavante, perenne e unica attesa che succeda esattamente l’opposto.
E dare un senso alla propria inutile esistenza.

PS: Pensate cosa avremmo letto e ascoltato nel caso contrario…



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26.1.18

Reato umanitario per tutti

Storie e Notizie N. 1547

Scott Warren è stato arrestato per aver tentato di salvare vite. È un operatore umanitario membro di No More Deaths, un’associazione con sede a Tucson e Phoenix, in Arizona, che cerca di porre fine alla morte di migranti che attraversano le regioni desertiche vicino al confine tra Stati Uniti e Messico.

Secondo il rapporto della corte federale, il suo arresto la settimana scorsa è arrivato dopo che agenti della pattuglia di frontiera hanno ispezionato un edificio in cui due immigrati avevano ricevuto cibo, acqua, letti e vestiti puliti (da visitare il Canale Youtube di No More Deaths, con i video dei funzionari della pattuglia che svuotano i
contenitori d’acqua per impedire agli immigrati di trovarli).
Nel dettaglio, la corte sostiene che il reato di Scott consista nell’aver offerto il proprio aiuto a individui colpevoli di un crimine, in una sorta di indiretta complicità.
Ah, be’, allora l’elenco degli imputabili è infinito…


C’era una volta una legge.
Uguale per tutti, altrimenti di cosa stiamo parlando?
Già, di cosa, me lo chiedo da tempo.
La legge uguale per tutti era semplice: dare sostegno a un criminale rappresenta un’azione altrettanto delittuosa.
Indi per cui, comprendo gli oneri di un pio cuore, fratello, e sono a conoscenza degli scomodi sintomi del virus buonista, sorella. Accantonando per un istante i celebri dettami del filosofo Agostino, meritoriamente messi in pratica tra gli altri da Martin Luther King nella - a questo punto presunta - nobiltà della disobbedienza a una norma ritenuta disumana,
laddove vi ritrovaste a foraggiar chicchessia, ricordate sempre di controllar la penale fedina. Nota per i cristiani in ascolto: vedetelo come una sorta di ineludibile emendamento alle note, evangeliche opere di misericordia, sul dissetare e sfamare i derelitti.
Per tutti gli altri, vedetelo e soprattutto rammentatelo all'occorrenza, punto.
Nondimeno, si sa come sono le leggi uguali per chiunque, che poi dovrebbero essere tutte.
Riguardano molti più cittadini sul lato all’ombra del confine piuttosto che il contrario.
Difatti, all’indomani dell’equa applicazione della norma in oggetto, una serie di arresti a larga scala fu effettuata in una sorta di colossale pesca a strascico senza alcun rischio d’errore.
Furono arrestati tutti coloro che perseverano nel conservare i propri conti in banche che investono nel traffico di armi. Perché vendere morte è un crimine, punto, altrimenti, di cosa stiamo parlando?
Già, di cosa è il punto della storia, credo.
Quindi vennero arrestati tutti, ripeto, tutti quelli che in passato hanno votato per pseudo leader politici arricchitisi truffando chiunque senza scrupoli, addirittura interi paesi.
Consideratelo anche questo come un aggiornamento, ovvero completamento del tanto celebrato diritto di voto: raggiunta l’età preposta, hai facoltà di votare… cittadini onesti.
In caso contrario, di che parliamo?
Infatti, di che, ma ci arrivo.
Di seguito, vi fu l’arresto di chiunque avesse acquistato prodotti di marchi rei di uno qualsiasi tra i crimini tipici delle aziende, soprattutto le multinazionali. Sfruttamento del lavoro minorile, inquinamento, mancato rispetto dei diritti umani, fate voi.
Perciò, ennesima aggiunta al vademecum del bravo, e possibilmente a piede libero, consumatore: pensa, sottolineo di nuovo, pensaci bene prima di comprar qualcosa.
No, perché fare profitto a scapito del prossimo è un reato, giusto? Magari quando quel prossimo è proprio il disgraziato che vorrebbe cambiar aria e vita dalle nostre parti, è proprio il colmo...
Diversamente, di cosa cappero stiamo parlando?
Esatto, lo sappiamo tutti di cosa.
Della legge dell’uomo moderno.
Dove per esempio è legale mandare in parlamento razzisti e omofobi, donare audience e lucrosi clic a montagne di violenze e offese gratuite, fare il patriota da tastiera seduto su una coscienza inconsapevolmente lorda di sangue innocente, essere in qualsiasi modo un mattone fondante di una società che vive letteralmente sulle ceneri del mondo che la circonda.
Mentre aiutare gli ultimi è reato…

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25.1.18

Storie fantastiche sulla famiglia

“Cosa c’è, Donatella?”
“Finalmente! Che stavi facendo?”
“Niente.”
“Niente... sì, mi sa tanto che in quel coso ci vedi le raga…”
“Donatella…”
“Cosa ci vede papino in quel coso?”
“Niente, Lisa, nulla, cara.”
“Insomma, si può sapere perché mi hai chiamato?”
“Ti ho chiamato perché non riesco a connettermi con i miei, volevo informarli della novità, mandargli l’ecografia, parlare con loro, insomma.”
“Cos’è l’ecografia, mammina?”
“La foto di tuo fratello, porc…”
“Donatella?!”
“Scusa, scusa, sarà lo stress per la gravidanza, okay? Mi è scappata, è che questa nascita l’aspettavamo da tempo, ormai, non ci speravo più. E poi tua figlia sembra che intenda imparare tutto il dizionario…”
“Mammina, potresti evitare di parlare di me come se non ci fossi?”
“E mi riprende pure…”

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24.1.18

Storie sulla povertà: ricchi e poveri contro poveri

Storie e Notizie N. 1546

Secondo le recenti stime da parte di Oxfam, 42 individui detengono la stessa ricchezza dei 3,7 miliardi che costituiscono la metà più povera della popolazione mondiale…

C’era una volta un mondo.
Un pianeta in equilibro su se stesso ormai da tempo immemore.
Una proporzione antica quanto l’uomo stesso, una specie a caso.
Difatti, proprio a causa di quest’ultima, per quanto la suddetta posizione fosse precaria e perennemente sull’orlo del precipizio, tale assurdo contrasto di pesi e contrappesi era immutabile.
Diciamolo con franchezza, vi va?
La disuguaglianza era uno stato di cose acclarato.
Ma che dico? Perseguito, cercato con foga e impegno, oserei dire con estrema dedizione.

Per poi venir difeso a ogni costo, come si potrebbe fare con i propri diritti civili o la democrazia, in un’ingenua storia dalle romantiche visioni.
A riprova di ciò, l’affermazione più portentosa non riguardava la reale distribuzione delle fortune, più o meno guadagnate lecitamente, bensì la natura del presente e del futuro per i quali le varie cittadinanze sceglievano di impegnare il loro tempo.
Certo, un pugno di riccastri su un piatto e miliardi di esistenze a tempo ridotto sull’altro è immagine inaccettabile, ma la squillante contraddizione riguardava la bilancia stessa, stretta nelle mani della metà mancante.
Nel dettaglio, a fronte di una popolazione di sette miliardi e mezzo di persone, al netto di tre miliardi e settecento mila disgraziati e i famosi quarantadue, ce n’era da riempire interi continenti.
Per la precisione, tre miliardi e ottocento mila vite, in breve noi.
Immediatamente si palesa una prospettiva matematica di una semplicità fenomenale, al riparo di una lucidità cristallina e magari virtuosamente infantile, non ancora corrotta dall’illogicità al potere. I tre miliardi e otto cento mila si guardano in faccia, magari non nello stesso tempo, e prendono senza discussioni ulteriori la decisione più conveniente per tutti loro: accerchiare lo sparuto gruppetto dei quarantadue e costringerli a ridistribuire ai derubati l’inevitabile maltolto.
Perché anche questo è scontato, vogliamo dirlo fuori dai denti?
Non si può essere miliardari senza avere roba d’altri nel borsello.
Assioma retorico, certo, ma le verità più sono semplici, e con proporzionale frequenza vengono rimosse dal calcolo finale, ci avete fatto caso?
Come se il risultato di uno più uno fosse talmente giusto, che potremmo anche dire zero, senza chiederci dove sia finito il due, ovvero nelle tasche di chi.
Così, secondo un’aritmetica tutt’altro che lineare, i nostri tre miliardi e ottocento mila, ma potremmo anche dire noi, invece di puntare un comune indice accusatore sui quarantadue, fissarono il mirino sugli altri per definizione.
Tre miliardi e settecento mila prede da colpire e abbattere, senza tema d’errore, vista la quantità di bersagli facili e inermi a disposizione.
Su di essi, non i maledetti quarantadue, la metà folle della popolazione disegnò il volto del nemico.
I ladri e gli assassini, gli invasori e gli immorali, gli incivili e gli infetti, le ragioni viventi di ogni sventura possibile, dalla disoccupazione all’unghia incarnita erano lì, sul piatto più colmo della bilancia di cui sopra.
Nel cuore, un’unica supplica al prezzo della distruzione di tutti i sogni fin qui confessati, vanificando ogni progresso compiuto dall’evoluzione sin dalle società politeiste: adorate quarantadue divinità, a voi ci prostriamo e vi promettiamo di sacrificare nel vostro nome le vite dei derelitti.
In cambio, continuate a drogarci di digitali illusioni e a venderci orizzonti mediocri.
Perché noi ci sentiamo "poveri" al vostro cospetto e non vogliamo altro, tranne essere esattamente come voi…


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19.1.18

Il senso di Tom per il caldo

Storie e Notizie N. 1545

Lui si chiama Tom, già, come una persona qualunque.
E, come a una persona qualunque, potresti dirgli: “Ehi, Tom, senti un po’…”
Poi, una volta ottenuto un minimo della sua attenzione, potresti aggiungere: “Tom, lo sai che l’anno scorso è stato uno dei tre anni più caldi della storia mai registrati? Hai capito che caldo che fa, Tom?”

Lui potrebbe voltarsi come se non avesse udito alcunché.
Continuando a girare in tondo intorno alla sua monotona esistenza.
Ma magari tu potresti essere uno di quelli insistenti.
Forse protesti tentare ancora: “Tom, sai? I dati ci dicono che l’anno scorso è stato tra i tre più caldi anche senza El Niño. Capisci che caldo che fa, caro Tom?”
Lui, senza alcuna intenzione di interrompere la sua ebete danza, potrebbe guardarti con un’espressione confusa, ovvero basita.
Allora, con doverosa pazienza, potresti spiegargli: “El Niño, Tom, è quel fenomeno climatico che causa un notevole riscaldamento dell'Oceano Pacifico Centro-Meridionale e Orientale, in particolare nei mesi di dicembre e gennaio circa ogni cinque anni. Ti è chiaro, Tom? Ti è chiaro quanto fa caldo?”
Tuttavia, il nostro potrebbe rimanere impassibile anche innanzi a siffatta delucidazione, peraltro aggravante della situazione.
Cosicché, magari con un pizzico di frustrazione, potresti alzare leggermente la voce.
“Tom, vuoi fermarti per un momento ad ascoltarmi?”
Lui potrebbe non acconsentire alla richiesta e allora, dimostrando appassionata dedizione alla causa, potresti sintonizzarti sulla sua incessante via di fuga dalla realtà presente, ovvero incapacità di concentrarsi sull’attuale concretezza dei fatti, e oscillando al ritmo della sua medesima fluttuazione, potresti lasciarti andare a un accorato sfogo.
“Tom, comprendi che siamo tu e io, con le nostre ottuse ed egoiste scelte a provocare l'innalzamento innaturale della temperatura? Cavolo, come fai ad accettare di vivere il tempo che ti resta così? Sei come rassegnato, come un prigioniero che non scorga più alcuna salvezza all’orizzonte, condannato a vedere sempre la stessa immagine al di là del vetro, ammirando la vita fortunata di coloro che si approfittano della tua resa.”
Eppure, malgrado una partecipazione emotiva totale, Tom potrebbe incredibilmente insistere nel rimanere indifferente alle tue parole.
“Tom”, potresti allora urlare sulla spinta della disperazione, “ti prego, scendi da questa infernale giostra che consideri destino inevitabile. Tu sei fatto per volare, o almeno sognare di farlo, perlomeno provarci, senza rinunciare a vivere tentando, fregandotene del cielo che manca, sfidando gravità e limiti, ma sempre pronto a tornar giù ad abbracciare l’amata terra che tutti ha generato.
Fa sempre più caldo ed è colpa nostra, capisci, Tom?”
Ecco, a questo punto, innanzi all’immutabilità dello stolto suo ruotare attorno a un’esistenza irrimediabilmente passiva, potresti arrenderti.
Sarebbe comprensibile, ma tu non mollare.
Fallo per Tom, certo, ma soprattutto per te stesso e coloro che ami.
D’altra parte, lui si chiama Tom, proprio come una persona qualsiasi.
Ma se lo guardi attentamente scoprirai che non ha nulla di umano.
Perché Tom è solo un pollo infilato nello spiedo a cui si è consegnato da solo…





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18.1.18

Gli immigrati e la paura dei capelli rossi

Storie e Notizie N. 1544

Gli indiscutibili numeri spiegano che ci sono cinque milioni di stranieri residenti in Italia.
A fronte di 60 milioni di abitanti stiamo parlando di poco più dell’8% della popolazione.
Media ben al di sotto di altri importanti paesi europei, i quali vengono spesso tirati in ballo dai cosiddetti leader nostrani come esempi da seguire.
Per capirci, siamo circa al 15% in Svezia, intorno al 12% nel Regno Unito, in Germania e Olanda, leggermente di meno in Francia e su cifre ulteriormente inferiori in Spagna.
Subito sotto ci siamo noi.
Questo vuol dire, per ragioni puramente statistiche, che esiste un numero enorme di nostri concittadini che trascorre settimane, se non mesi, senza incontrare nemmeno uno straniero.
E che chiunque iniziasse un discorso intorno ai problemi della società e delle priorità di quest’ultima, che sia un esponente politico, di qualsivoglia schieramento, piuttosto che l’uomo del bar, l’amico sui social, il collega ciarliero o il familiare statista, anche solo citando di striscio i migranti, sarebbe da prendere a calci nel culo.
Altrimenti, sarebbe come accettare pedissequamente di essere colui che viene scalciato, prima, e truffato poi.
Eppure, malgrado nel tempo le presenze siano ovviamente aumentate a livello continentale, ormai da decenni il tema centrale della discussione elettorale globale non sono i costi e la corruzione della politica, non sono le tasse sempre a favore dei ceti più abbienti e il monopolio dell’informazione, neanche il livello della sanità, dell’istruzione e dei servizi sociali, non è la disoccupazione, non è neppure più la mafia, e soprattutto non sono i cambiamenti climatici, bensì quel famigerato dieci per cento di immigrati.
Media per generoso eccesso, limitandoci al nostro paese, ovvero appena un cittadino su dieci, secondo l’attuale interpretazione popolare capace da solo di mettere a rischio il presente e più che mai il futuro di tutti gli altri.
Di conseguenza, essendo questi i fatti, ovvero i suddetti indiscutibili numeri, sui quali al massimo possiamo discutere sulle virgole, ma siamo lì, come è possibile che siamo arrivati a questo?
Ecco svelata la misteriosa formula in cinque punti


Primo, prendi una o, ancor meglio, un paio di generazioni.
Anche tre, se puoi.
E’ come la minestra, migliora con l’aggiunta, ma mirata, è chiaro.
Secondo, individua una tipologia di persone che in qualche modo si trovino in una posizione svantaggiata rispetto alla maggior parte della
Beaker, personaggio del Muppet Show
popolazione.
Mettiamo che siano quelli con i capelli rossi.
Mi rendo conto che esista un’infinità di variazioni di chiome vermiglie e che, anche a parità di tonalità, i portatori delle stesse possiedano altrettante innumerevoli caratteristiche che li distinguono gli uni dagli altri.
Ma tu assecondami e immagina con me che quelli con i capelli rossi siano una specie di categoria a parte rispetto all’intero genere umano.
Terzo, inizia a raccontare al mondo intero sempre la stessa storia, ma in ogni forma pensabile e attuabile, che sia l’arte piuttosto che la stampa, la politica come l’istruzione, dove l’essenza è tale: quelli con i capelli rossi rappresentano il male assoluto.
Col tempo, vedrai allora che il cattivo della favola lo chiameranno il cavaliere rosso, il rosso diverrà un colore lugubre e inquietante, un’espressione come la situazione la vedo rossa prefiggerà nubi all’orizzonte, lavorare in rosso sarà una piaga dell’occupazione e, soprattutto, gli attori con i capelli rossi saranno i primi a morire negli horror, credimi sulla parola.
Quarto, lavora incessantemente mirando a un solo obiettivo: la gente deve aver paura di quelli con i capelli rossi.
Quinto, semina con cura e prima o poi comincerai a raccogliere i frutti.
Vedrai che arriverà il giorno in cui ascolterai i seguenti slogan.
La razza bruna va protetta dai rosci, i pel di carota ci stanno invadendo, quelli con i capelli rossi si tingono per confondersi tra noi, proponiamo un controllo accurato della ricrescita, secondo la scienza quelli con i capelli rossi sono meno intelligenti, una miss Italia rossa non è accettabile, ci sono troppi calciatori con i capelli rossi nel nostro campionato, quelli con i capelli rossi portano le malattie, quelli con i capelli rossi sono più portati a delinquere dei castani, non capiscono i nostri capelli e non si integrano con il nostro sciampo, non è accettabile una classe con soli studenti con i capelli rossi, quelli con i capelli rossi devono tornare dai loro parrucchieri, ecc.
Tutto questo sembra assurdo, ma se segui attentamente la formula, sarà possibile, malgrado la media di quelli con i capelli rossi al mondo sia al massimo il 2%, due persone su cento.
L’antidoto per tale velenoso quanto grottesco imbroglio?
Semplice quanto difficile.
Per quanto inafferrabile, si chiama raccontare, inseguire e difendere.
La verità.


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Storia d'amore nel futuro

Che bel locale, vero?
Proprio vero.
Ascolta, spegniamolo del tutto, il cellulare, che dici? Così nessuno ci disturba.
Hai ragione, Marco, presto detto.
Vogliamo intanto ordinare da bere? Cosa preferisci?
Già che ci siamo, Marco…
Che?
Per essere coerente, credo sia meglio che spenga anche il chip neuronale.
No… ce l’hai anche tu?
Certo! Ma non ti ho mai visto sul Social Dreamwork, dove ci si connette dormendo…
Neppure io su Psicher…
E cos’è?
Il social sui deliri, uno spasso, credimi.
Spegniamo, allora?
Sicuro, Caterina, sarebbe proprio un controsenso.

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17.1.18

Schiavi nella casa del mondo

Storie e Notizie N. 1543

Milioni di persone vengono sfruttate ogni giorno in Europa e nel resto del mondo. Le vittime sono spesso individui a cui è stato promesso un lavoro dai trafficanti, oppure potrebbe trattarsi di gente che vive ai margini della società, priva di un’abitazione o solo povera. Attraverso minacce, violenza, coercizione o dipendenza da droghe e alcol, viene ridotta in schiavitù, lavora per pochi soldi, vive in condizioni squallide, essendo stata privata del proprio documento di identità.
Nello stesso tempo, donne provenienti dall'Europa orientale e dell'Africa occidentale vengono attirate con il sogno di una vita migliore, per poi cadere in una spirale oscura di sfruttamento e di prostituzione forzata, spesso non retribuita.
Accade anche a bambini, migranti o meno, i quali vengono reclutati, trasportati e poi venduti.
Tutto questo orrore viene lasciato intatto in dissonante armonia con la nostra civile e moderna società…


C’era una volta una casa grande come il mondo.
Come ogni casa che si rispetti, ovvero degna di uno spot da prima serata, o film da botteghino sorridente, la nostra era composta da stanze.
Le stanze della casa grande come il mondo, malgrado si urlasse il contrario, erano abitate da occupanti di natura prettamente transitoria, come le nuvole che rivestono talvolta il cielo.
Il disegno che ne segue non è mai lo stesso e chi afferma il contrario è cieco, oppure vuol render ciechi gli altri.
In una stanza, gli abitanti dall’eternità a termine si
Foto del National Crime Agency
nutrivano dei frutti della terra, di ogni forma e colore, gusto dichiarato o moda del momento, di concepimento vegetale o animale senza alcuna soluzione di continuità.
Potevi riconoscerla all’istante, se solo ti fossi appropinquato nei pressi, magari tendendo
Foto del National Crime Agency
l’orecchio a una delle pareti.
Gnam e ancora gnam, l’incessante danza della masticazione fine a se stessa era sempre in onda, come uno di quei talk show pomeridiani, che vanno avanti a prescindere dalla presenza del pubblico.
Perché il prodotto è già stato venduto, oramai.
Ora non resta che festeggiare, riempi il piatto, fai traboccar bicchieri e gole che oggi mi voglio strozzare, era il solo, perenne refrain della scena.
Foto del National Crime Agency
In un’altra stanza si divoravano altri tipi di doni, in modo ulteriore, ma ben peggiore.
Il cliente di siffatto viaggio nell’inferno altrui vi entrava per alimentarne fiamme e ferite a suo personale godimento, azzannava carne viva come se fosse stata materia virtuale, con la malata illusione di essere su una specie di ottovolante, ovvero immerso in un video gioco, dove nessuno si fa male e al game over puoi vantarti con gli amici del record raggiunto.
Era un gioco, veniva considerato alla stregua di un passatempo, il lento maciullare di anime.
E se questo accade in vita, laddove esista davvero, non oso pensare cosa sarà l’Ade per i colpevoli di tanto.
In un’altra stanza ancora, al cui confronto le
Foto del National Crime Agency
precedenti impallidiscono, la portata principale era di fibra tenera ed essenza preziosa come solo il presente quando diviene futuro in brandelli.
L’alibi per siffatto abominio era quasi pari a quest’ultimo, in un orrendo coro di farneticanti giustificazioni.
Le grida erano lievi, come avrei potuto sentirle?
Sembrava gente a posto, come avrei potuto immaginare?

E, addirittura, sono cose che capitano, purtroppo.
Foto del National Crime Agency
In un’altra stanza, poi, si berciava e si rideva, si offendeva, ma poi ci si rimangiava tutto, si vomitavano menzogne e ci si approfittava di milioni di vite come se fossero solo parole.
Su queste ultime ci si costruivano leggi e alleanze, potere e ricchezze, pretesti per guerre o semplici martiri pubblicamente tollerati.
C’era una volta un mondo grande come una casa.
Un mondo, come quest’ultima, composto da stanze in ciascuna delle quali c’era qualcuno che viveva e godeva indisturbato delle sue presunte fortune piovute dal cielo.
Come se nella stanza non ci fosse stata anche una cella con dentro un prigioniero, in attesa di esser sacrificato per lo status quo.
Sapete qual è la cosa più incredibile?
Il convincimento più diffuso di tale folle comunità era che le colpe di ciò che mancava nel piatto fosse dello schiavo stesso…


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12.1.18

Grazie a Trump per i cesso di paesi

Storie e Notizie N. 1542

Secondo un rapporto del Washington Post, dopo che gli è stata presentata una proposta per ripristinare le protezioni per gli immigrati da El Salvador, Haiti e alcune nazioni africane come parte di un accordo di immigrazione bipartisan, il presidente Trump ha di recente affermato: "Perché stiamo facendo venire tutte queste persone da questi cesso di paesi (shithole countries)?"
Be’, c’è solo un modo per replicare a chi non ha alcun senso della Storia passata e dei tanti, piccoli racconti viventi che nascono e sopravvivono intorno a noi…


Cesso di paesi…
Che dire, grazie, presidente USA.
Grazie infinite a nome delle suddette nazioni, per il sicuramente involontario complimento.
Come lei ben sa, i primi cessi furono inventati circa tremila anni prima di Cristo. Sembra che i più avanzati risalgono con precisione al 2800 a.C. nell’antica città di Mohenjo-daro, in Pakistan, peraltro paese da lei particolarmente amato.

Altri cessi antesignani sono stati ritrovati a Skara Brae, nelle Orcadi, in Scozia, e risalgono a un periodo che va dal 3100 al 2500, sempre prima di Cristo.
Come dire, per quanto diversi, Pakistan e Scozia, ovvero, se preferisce oriente e occidente, iniziarono a detergersi il didietro con una metodologia ufficiale nello stesso tempo e nel medesimo modo.
In seguito, come è prassi qualora le umane genti trovino la soluzione a un comune problema, condividemmo cessi come oggi facciamo sui vari social con le stronzate – mi lasci passare il termine quanto mai opportuno, e altrettanti ne furono installati nella Creta minoica, nell'Egitto faraonico e nell'antica Persia.
E’ del 2012 un interessante aneddoto.
In quell’anno gli archeologi hanno scoperto quello che si ritiene essere il primo cesso del sud-est asiatico, in un villaggio neolitico di Rạch Núi, nel sud del Vietnam. Il nostro risale al 1500 prima di Cristo e ci ha fornito attendibili indizi sulla dieta dell’epoca, nella fattispecie pesce e carne, oltre alla natura dei parassiti che mettevano a dura prova la digestione.
In altre parole, dimmi in quale cesso vai e ti dirò ciò che mangi e cosa ti provochi brucior di stomaco.
Nell’epoca dello spionaggio totale del cittadino medio, ormai ridotto a una sorta di colabrodo di dati sensibili  - di cui lei e i suoi predecessori ne fate copioso uso - questa è roba che vale, cribbio, sia per l’industria alimentare che quella dei lassativi.
Al suo posto, un social network fecale io lo proporrei ai suoi investitori, poi faccia lei.
Tornando alla cronistoria, da notare la variante cesso con porcile, o il contrario, introdotto in Cina dalla Dinastia Han, che permetteva di assolvere al nutrimento dei maiali col suddetto, prezioso prodotto interno lordo, più che mai tale.
Poi ci sembra strano che quando ci vedono grugniscono in maniera aggressiva.
All’era post-classica, dal 200-600 al 1200-1500 dopo Cristo, risalgono invece i cessi detti “guardaroba”, ovvero dei piani di legno o pietra all’esterno della casa, e ovviamente lontano dalle camere e vicino a cucine e caminetti.
Perché farla al freddo non è fatto gradevole da tempo immemore.
Saltiamo quindi all’era moderna, agli arcinoti cessi in rame e porcellana, più o meno decorati a seconda dei gusti.
Gusti che portavano per esempio a farla all’aperto, per concimare il terreno, vedi la Danimarca.
Nel sedicesimo secolo si diffondono invece i cessi interrati, sempre all’esterno delle abitazioni e ancora per soddisfare l’esigenza di aiutare l’agricoltura.
Nondimeno, veniamo ora ai primi esemplari di cessi moderni, tazza con relativo sciacquone.
Essi si devono alla genialità dello scozzese Alexander Cumming nel 1775 per il design e tre anni più tardi per la realizzazione all’inglese Joseph Bramah, quest’ultimo considerato uno dei padri dell’ingegneria idraulica.
Come è naturale, la portentosa invenzione divenne oggetto di uso popolare più avanti, precisamente intorno al 1850.
Insomma, grazie, presidente, perché avrebbe potuto dire, che so, sedia di paesi o anche forchetta di paesi, ma non sarebbe stato lo stesso.
Con il suo, per quanto controverso accostamento, ha finalmente capito che qualora ci si riferisca a intere nazioni, significa tirare in ballo popoli, ovvero persone a milioni, culture millenarie e tradizioni antiche come l’uomo stesso.
Trattasi di requisito fondamentale in chi ha la responsabilità di rendere migliore.
Questo cesso di mondo...
 

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11.1.18

Io faccio strada

Storie e Notizie N. 1541

Jalandhar Nayak e la sua famiglia sono gli unici residenti del remoto villaggio di Gumsahi nell'India orientale. Due anni fa ha preso scalpello, zappa da giardino, un piccone e ha iniziato a scavare. Col tempo, è riuscito a realizzare una strada di otto chilometri attraverso l’impervio terreno collinare per aiutare i suoi figli a raggiungere la scuola…

Io faccio strada.
Sono padre ed è questo il mio lavoro.
In quanto tale, non posso limitarmi a sollevare con presunta autorevolezza il braccio e con la mano tesa puntare il dito verso l’orizzonte.
Perché la meta già scritta e conquistata è roba vecchia.
E perché sarebbe troppo facile che i viaggiatori ansiosi alle spalle si limitassero a seguir le orme ormai usurate.
Oserei dire inutile.
Le cime che mancano di bandierine e memoria son fatte di sogni e speranze non ancora pronunciate.
E se non c’è l’inizio della via, come la fine, il futuro sentiero aspetta avidamente matita e coraggio.
Jalandhar Nayak Foto: BBC India
Aspetta me.
Ecco perché io faccio strada.
Sono umano ed è questo il mio compito migliore.
Come tale, non potrei mai ritener sufficiente alzar la voce, per sgridare con ugola isterica e un'occhiata posticciamente minacciosa il camminator ribelle.
Perché il bisogno di percorsi alternativi verso il domani è roba scontata, che per primo dovrei aspettarmi.
Giammai per ultimo.
E perché sarebbe imperdonabile che le giovani fiamme che tanto bruciano gli occhi agli sguardi precocemente invecchiati rinunciassero al prezioso ardore di cui ci fanno dono.
Diciamo pure un vero delitto.
I traguardi indispensabili nascono da formidabili intuizioni palesatesi troppo presto.
E se non v’è ricetta e neppure la carta sui cui scriverla, l’immaginazione che la crea ha bisogno di aiuto.
Ha bisogno di me.
Di me e di ciò che sono stato.
Uno tra coloro che ha camminato perché ha trovato terra sotto i piedi.
E che si è emozionato grazie a tragitti che valgono il prezzo più dell’arrivo stesso.
Uno dei molti che hanno potuto godere di un gratuito e silenzioso sacrificio.
Qualcuno che ha toccato con mano un giorno quel che il dì precedente era leggero come l’aria.
Perché qualcun altro, prima di lui, dove prima c’era il vuoto ha visto una linea tra due punti così diversi e lontani da sembrar destinati a rimaner solo tali.
Per poi tirar su le maniche e scavare, senza risparmio alcuno.
Perciò, oggi e domani.
Con gratitudine e amore per la pagina che segue.
Farò strada.


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