30.6.16

App contro il razzismo

Storie e Notizie N. 1371

Immagina di installare nella tua testa una speciale app.
Una app mentale, che agisca in te un attimo prima di leggere.
Ascoltare.
E vedere.
Immagina che tale prezioso programma elimini ogni informazione riguardo alla nazionalità dei protagonisti.
D’altra parte, Harry Potter sarebbe stato meno magico con il turbante in testa?
Avresti ammirato di più Nelson Mandela se fosse stato svedese?
La grandezza del celebre passo per l’umanità del primo uomo sulla luna è dipesa in qualche modo dal luogo di nascita dell’astronauta?
Allora, leggi, ascolta e vedi.
Le notizie di oggi, così, con me.
Verrai a sapere, quindi, che un essere umano ne ha ucciso un altro o anche di più.
Ne leggerai, ascolterai e vedrai molte, a riguardo.
Scoprirai pure che qualcuno ne ha salvati altrettanti.
Ne leggerai, ascolterai e vedrai poche, a riguardo, ma tu fammi il favore.
Non usarla come scusa per le tue più o meno deprecabili azioni.
Ti racconteranno di gente che abusa del prossimo.
Di individui che usano la propria morte per condividerla con tutte le vite a portata di insopportabile odio, assordante tristezza e infinita solitudine.
E di tuoi simili sfruttati fino all’ultimo brandello di somiglianza, perché l’unica vera differenza tra una vita e l’altra è quando il cuore cessa di battere.
Nondimeno, se avrai sufficiente pazienza ti imbatterai in coloro che, ti piaccia o meno, sono il tuo prossimo.
Scoverai quelli che usano la propria vita per condividerla, punto. E ti sorprenderai di quanto molti ti siano simili, altro punto e stavolta a capo.
Davvero, figurati di trovarti in memoria questa app.
Che si attivi da sola a tempo debito.
Prima di leggere, ascoltare e vedere.
Sul serio, figurati che tale avveniristico software intercetti e renda invisibile ogni indicazione sul paese d’origine degli attori in gioco.
Brigitte Bardot cinese sarebbe forse meno bella, ai tuoi occhi?
E Muhammad Ali tedesco non sarebbe stato comunque il più grande?
Il cervello di Einstein filippino non sarebbe ancora il più dotato della storia dell’umanità?
Perciò, leggi, ascolta e vedi.
Quel che oggi è accaduto nel mondo.
Facciamolo adesso, insieme.
E veniamo a conoscenza di persone che fanno del male, come del bene.
Di vittime predestinate o solo sfortunate.
Di eroi e vili.
Di gente semplicemente fragile.
Di donne e uomini famosi per un giorno.
Di bambini sconosciuti.
Certo, le conseguenze sarebbero molte e accortezza esigerebbe di scriverlo con chiarezza nelle istruzioni della app: leggere, ascoltare e vedere la sola, importante essenza degli umani accadimenti e dei loro protagonisti ti obbligherà a farti domande sul significato dell’una e le ragioni degli altri.
Tuttavia, cosa succede, altrimenti?
Cosa succede quando il tutto viene appesantito da colori della pelle e bandiere, taglio degli occhi e dei capelli, paese natale o solo di passaggio?
Cosa succede ogni giorno?
Nella nostra testa?

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29.6.16

Storie sulla fame nel mondo: metti in pausa

Storie e Notizie N. 1370

Secondo l’ennesimo report da parte dell’Unicef 750 milioni di donne si sposeranno da bambine entro il 2030.
Sempre prima della stessa data moriranno ben 69 milioni di bambini.
Al momento 247 milioni di questi ultimi sono privi del necessario per sopravvivere e crescere.


Foto: Aaron Favila/AP
Immagina che sia un film.
Uno strano tipo di film, vedrai, ma sempre tale.
Noleggiato, se vuoi, scaricato, se preferisci.
Immagina che anche la tv, sia bizzarra.
Un’ultima generazione davvero ultima, comprata su internet da un venditore incauto.
Uno di quelli che propongono roba ignorando quanto te.
Di cosa davvero si tratti.
Capisci? Un po’ come certi narratori di storie, che maturano un’idea di quel che hanno scritto solo tempo dopo.
Molto tempo dopo.
Ora, a prescindere dal piacere della visione o meno, prendi il telecomando e cercalo.
Sì, proprio lui, il pulsante più sottovalutato dal moderno agire.
La soluzione più pericolosa per la terra piramidale.
La vera arma di liberazione di massa.
Il tasto pause.
Pausa.
Sì, metti in pausa.
Adesso prendi fiato e ora pigia l’altro, di tasto.
Quello nuovo, inusitato, magico, indicato nelle strambe istruzioni del bislacco televisore che hai comprato dallo strampalato venditore di cui sopra.
Guarda.
Sta accadendo proprio in questo momento, l’unico effetto speciale che in realtà avevi già, ma è questo che fanno i venditori.
Ti convincono ad acquistare cose che avevi dimenticato di possedere.
La superficie dello schermo si dissolve, così le pareti della stanza, altrettanto quelle della casa e ogni oggetto che non sia umana esistenza scompare come un miraggio in vena di sincerità.
Guarda.
Guarda, sì, alzati e muoviti a piacimento tra le meraviglie che di solito albergano oltre i confini del tuo smartphone.
Perché il magico tasto mette in pausa il mondo, tutto, tranne te.
Guarda bene.
Le vedi volteggiare nella nuvola comune, le gravide parole chiave?
Eccole le tendenze che affollano con irruente prepotenza il tuo dire e con strumentale astuzia il tuo pensare, che ti affanni a gridare nelle orecchie altrui e a postare nelle bacheche degli amici virtuali.
Non sono tante, vero? Le potresti mettere tutte insieme in una sola frase e la sai la cosa più assurda? Che malgrado l’assoluta lontananza tra un termine e l’altro il risultato potrebbe avere senso.
Perché funziona così la vita dell’uomo rigorosamente al di qua del monitor e che solo attraverso quest’ultimo partecipa delle cose.
Tutto, nonostante la follia, ha un senso per lui, nel poco spazio e nel breve tempo, un po’ come i 140 caratteri cinguettanti.
Tutto può essere normale e accettabile, ormai.
Ora però guarda il resto.
Non puoi fare a meno di vederlo.
Non puoi dire, stavolta di non averlo visto.
Perché, grazie al dono della pausa, quel patetico frammento di grigio che chiami cielo, nel poco spazio e nel breve tempo, si palesa finalmente per quel che è.
Un patetico frammento di grigio.
Un patetico frammento di grigio oltre il quale 247 milioni di bambini farebbero festa grande ogni giorno con le briciole della tua tavola e 750 milioni di bambine rischiano anche in questo preciso secondo di venire divorate da altrettanti orchi.
Bene, si fa per dire.
Adesso fai pure ripartire il film, se ti va.
E magari.
Metti in pausa te stesso.
Perché non c’è altro modo per capire, una volta per tutte, che questo film.
Accade davvero…

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24.6.16

Storie di animali allo zoo: il peso del tempo per Sandra

Storie e Notizie N. 1369

Le autorità di Buenos Aires hanno annunciato l'intenzione di chiudere dopo 140 anni il proprio zoo, sostenendo che mantenere animali selvatici in cattività in bella mostra è degradante.
Il sindaco ha dichiarato che 2.500 di loro saranno trasferiti in riserve naturali in Argentina e che l’impianto verrà trasformato in un parco educativo e un rifugio per gli esemplari vittime della tratta.
L’orango Sandra, storica presenza nello zoo, accoglie la notizia con lieto, saggio distacco…


L'orango Sandra - Foto: Juan Mabromata/AFP/Getty Images
La verità.
La verità si manifesta in molteplici forme.
Così fa la giustizia.
E altrettanto la semplice considerazione della vita altrui.
Nondimeno, uno dei più singolari paradossi di voi umani si palesa laddove la verità, la giustizia e la semplice considerazione della vita altrui si intreccino nello stesso tempo e luogo, allorché il tutto trovi ragion d’essere comune nell’accezione più banale.
Come, esempio in questione, nello scoprire che imprigionare un essere vivente dentro una gabbia con il solo scopo di vendere la sua infinita tristezza, la sua inevitabile follia e la sua invisibile, lenta morte dell’anima è degradante.
Certo che lo è.
Che lo era, anzi.
Tutto lo è stato sin dal primo verso di questa crudele ninna nanna che i bipedi dalla presunta superiorità cerebrale insistono nel cantare in coro.
Dormite, creature inferiori, chiudi gli occhi, natura serva, cedete alla miseria in cui noi altri vi abbiamo confinato, esistenze funzionali agli dei di carne e sangue.
Credo faccia così, la prima strofa.
Tuttavia, come mi confidò un giorno un bruco in vena di ottimismo, è solo questione di tempo.
In fin dei conti, vale per tutte le stagioni, come si suol dire.
Vale per ogni racconto.
Vale per tutti.
Umani e animali.
Perché il tempo ha un peso, già, ma trattasi di misura ingannevole.
E allorché tu ti convinca che il vero potere consista nello stritolarne ogni secondo in una mano chiusa a pugno ecco che lo schiavo diventi tu.
Apri.
Questa fu l’ultima parola del bruco prima di morire.
E identica fu la prima che pronunciò la farfalla appena nata spalancando le ali.
Apri al mondo ogni parte di te e il mondo farà il resto.
Ora, io so bene di non essere sinonimo di brillantezza dell’intelletto.
Scimmia non è di certo un complimento, tra accademici.
Ciò malgrado, ho inteso cosa l’amico mutante volesse dire.
L’ho inteso e mi sono fidata.
Io non ho ali.
Non mi trasformerò mai con tale magniloquenza.
Ma ho accettato il consiglio e ho aperto.
Molto, a cominciare dalla mia mano.
E l’ho visto.
Ho visto il peso del tempo.
Ho capito che, al contrario dell’umana illusione, il vero potere consiste nel lasciar libero ogni singolo secondo su un palmo perfettamente dischiuso.
E prima o poi, magari dopo centoquaranta anni.
Sarai quello che eri destinata a essere.
Libera.

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23.6.16

Storie sulla fame nel mondo: lettera all’uomo che verrà

Storie e Notizie N. 1368

Secondo Medici senza Frontiere almeno 1200 persone, di cui 500 bambini, sono già morte di fame e malattie presso il campo profughi di Bama, nel nord est della Nigeria.
Al momento vi sono circa 24000 residenti, tra cui 15000 bambini.
Avete presente le fondamentali visite educative e formative che vengono organizzate da istituti e scuole presso il campo di concentramento di Auschwitz?
Sfilano ogni anno politici, giornalisti, intellettuali e star dello spettacolo, tutti comprensibilmente emozionati e toccati dal pesante ricordo.
Sto parlando del lager, già, metafora di un luogo dove le vittime del tempo consumano le ultime ore della loro vita rinchiuse in una sorta di immeritato anticipo infernale in terra.
Immaginatevi di vivere all'epoca in cui quest’ultimo era in piena attività.
Immaginate noi.
Al contempo, figuratevi lui.
L’uomo che nel futuro visiterà gli abominevoli campi di ieri.
E di oggi.

Caro figlio, cara figlia.
Foto Medici Senza Frontiere
O forse nipote, chi può dirlo?
Solo tu, del resto.
Solo tu potrai guardare la storia senza sentirti giudicato.
Senza giudicare.
Ma non per mancanza di diritti o motivi.
Perché la condanna è già scritta.
L’abbiamo scritta noi tutti, popoli di ieri, ingombranti zavorre che avevano dimostrato di essere indegni dell’oggi sin dalle prime luci dell’alba.
Guardati in giro, osserva le tracce dell’ennesima disumana manifestazione.
Misura l’ombra del corpicino svanito troppo presto.
E compatisci il materno abbraccio che ha provato il dolore più insopportabile.
Quello di chi, con atroce lentezza, avverte la vita migliore sbriciolarsi tra pelle e pelle.
Immagina l’orribile quotidiano che per le anime travestite da scheletri è stato tutto.
Passato, presente e ancora presente, mai abbastanza forte da afferrare il dopo.
Addolorati, come spero farai, per l’ignorata ripetitività dell’infamia sotto il sole.
Indignati, ti prego.
Indignati oltre ogni limite e, soprattutto, fai quello che noi altri non abbiamo avuto il coraggio di fare.
Prendi quel prezioso, immensamente sano e quanto mai raro sentimento di sdegno e, proprio come se fosse un affamato infante avvinghiato al tuo petto, dagli nutrimento.
Non smettere mai di donargli forza e vigore, di accudirlo con immancabile puntualità.
Un po’ come facevamo noi con i cellulari, per capirci.
Per farti capire meglio.
Chi eravamo.
Cammina dove carponi hanno lasciato l’ultima scia terrena le vite maltrattate dal destino e dai pochi fortunati che di quest’ultimo potevano disporre.
Prova quel che loro hanno provato.
E dai un nome a quel che a noi ha permesso di conviverci.
Leggi, impara e condanna quella maledetta parola.
Ma, più di ogni altra cosa, condanna noi.
Condannaci tutti.
Perché tutti noi, quando potevamo mostrarci degni di essere il tuo passato.
Abbiamo scelto.
Di scrivere o lasciar scrivere.
Nella storia dell’umanità.
L’ennesimo capitolo.
Della vergogna.

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22.6.16

Dentro e fuori l’Europa

Storie e Notizie N. 1367

Prendi Nigel, il biondo Nigel, il pallido Nigel e tutta la sua smania di uscire.
Dall’Europa.
Al contempo, considera Ousmane, il bruno Ousmane, l’olivastro Ousmane e tutta la sua speranza di entrare.
In Europa.
Che paradosso, la vita, eh?
Si dice che, spesso, l’immaginazione superi la realtà, ma più passa il tempo e più diventa riduttivo descrivere il distacco come un mero una è solo più veloce dell’altra.
La verità è che l’immaginazione è arrivata in ogni luogo, immaginabile o reale che sia, già da tempo.
E’ la realtà che adora rallentare e la cosa è iniziata a piacerle così tanto da non rendersi conto di camminare all’indietro.
Così, Nigel arriva perfino ad asserire che tra i motivi dell’uscire dall’Europa c’è anche l’immigrazione da paesi al di là dei regi confini.
Così, o forse in modo del tutto differente, Ousmane arriva e basta.
Perché gli basta arrivare.
Qui.
Ma ci sono anche le intersezioni, l'area contesa tra le due storie, le parti che si confondono, talmente simili da sembrare uguali.
Perché Nigel vorrebbe uscire dall’Europa per proteggere l’economia del suo paese.
Perché Ousmane vorrebbe entrarvi per proteggere la sua vita e quella dei suoi cari.
Sembra uguale, l’ho detto e la differenza è il più delle volte veniale per i Nigel di questo mondo e tutt’altro per gli Ousmane.
Ci sono anche contraddizioni più evidenti, altrimenti di cosa stiamo parlando?
Nigel esige di uscire dall’Europa perché è convinto che quest’ultima si approfitti delle ricchezze della sua nazione.
Ousmane chiede di entrare in Europa, malgrado ignori che quest’ultima da sempre si approfitta delle ricchezze della sua nazione.
E ci sono, ovviamente, speculari contingenze.
Nigel vuole abbandonare l’Europa perché è sicuro che così starà meglio.
Futuro possibile o forse no.
Ousmane vuole entrare in Europa per l’identico motivo.
Futuro impossibile o, al meglio, raro.
Si dice che le sensazioni definiscano l’individuo ancor più che i pensieri.
E allora guardiamo Nigel, capiamo Nigel, ascoltiamo.
L’uomo che tutto si sente fuorché un cittadino del continente chiamato Europa.
Nello stesso tempo, avviciniamoci a Ousmane, seguiamo Ousmane, osserviamo.
L’uomo che pur di sentirsi ancora vivo sarà cittadino di ogni luogo.
Che tale gli permetterà di essere.
Dentro e fuori l’Europa.
Prendi Ousmane, il bruno Ousmane, l’olivastro Ousmane e tutta la sua urgenza di entrare.
Nel mentre, considera Nigel, il biondo Nigel, il pallido Nigel e tutta la sua ansia di uscire.
Ecco fatto.
Ecco la soluzione.
Ecco la fine della storia.
Fai uscire l’uno e fai entrare l’altro.
E vissero felici e contenti...

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17.6.16

Storie di razzismo: Deputata inglese uccisa? Cosa non leggerai

Storie e Notizie N. 1366

Il 16 giugno del 2016 la deputata inglese laburista Helen Joanne "Jo" Cox è stata colpita a morte tramite arma da fuoco e un coltello all’esterno di una libreria a Birstall, nello West Yorkshire. Per la cronaca, un anziano signore di 77 anni è stato anch’egli accoltellato mentre cercava di impedire la sua morte.
L'aggressore è il 52enne Tommy Mair, vicino all’organizzazione per la supremazia bianca, avversa all'Europa e simpatizzante dell’apartheid sudafricano, chiamata Springbok Club. Al contempo Mair è già risultato essere un sostenitore di National Alliance, la più grande organizzazione neonazista degli Usa.
L’uomo, prima di compiere il suo efferato assassinio, ha gridato ‘Britain first’, ‘La Gran Bretagna prima’…

Leggerai.
Leggerai molto.
Leggerai molto dell’omicidio sulla via e del suo artefice, il cattivo del momento.
A essere precisi, leggerai poco su di lui, perché alla fine della fiera ti diranno una sola cosa.
Che il tipo era uno squilibrato, che aveva disturbi mentali, che era solo un pazzo.
Vedrai, lo faranno.
Lo hanno già fatto.
La follia è una coperta che il più delle volte distrugge l’anima, ma se è la grande mano ad avvalersene risolve tutto in poco tempo, un po’ come il Signor Wolf di Pulp Fiction.
Cosa non leggerai rimarrà come al solito fuori della porta.
Non leggerai sentite richieste provenire copiose da ogni dove ai destrorsi più bercianti e ai fautori più ossessionati dei patri confini di dissociarsi.
Dovete dissociarvi, o neo nazisti ed estremisti moderati.
Non leggerai editoriali appassionati e discussioni accalorate sul credo del marrano.
Certo, magari se proprio ti dovessi interessare alla vicenda oltre titoli e sottotitoli, potresti venire a sapere delle marce anti islamiche chiamate "Christian patrols" a cui partecipava il gruppo del killer.
Ma non avrai alcuna menzione tra le pagine nobili della fede di quest’ultimo.
Se è matto è matto, la carta è invincibile, è come una perfetta palla da bowling.
Strike, si azzera tutto e si passa al prossimo tiro.
Non leggerai di fiaccolate a difesa della persona per bene, davvero per bene, assassinata per aver lottato in nome del bene comune, davvero del bene comune.
Non leggerai neppure di deliranti generalizzazioni tramite folli, quelle sì, pagine social e crociate twittanti contro tutti i bianchi di destra.
Non leggerai di ronde organizzate appositamente per difendere i bravi cittadini da questi ultimi.
Non leggerai di pseudo politici della stessa area della vittima, cosiddetti intellettuali della medesima bandiera della defunta e artisti impegnati in quota all’area comune alla disgraziata unirsi addirittura al coro strumentalizzante contro i bianchi che uccidono.
Della serie, e che facciamo? Ci perdiamo la marea di fango? I voti sono voti, cribbio.
Perché forse hanno ragione quelli, la destra e la sinistra sono uguali.
E’ tutto uguale.
Solo in due casi, quando dovremmo essere una volta per tutte trattati allo stesso modo, diventiamo opportunamente diversi.
Quando moriamo.
E quando uccidiamo.

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16.6.16

Storie di razzismo: Non sono come noi

Storie e Notizie N. 1365

Ebbene sì, anche io ho dovuto riconoscere che i vari Salvini, Le Pen e Farage hanno ragione quando si ergono a difesa del nostro glorioso continente

Non sono come noi.
Non hanno i nostri valori e la nostra cultura.
Non si integrano.
Non hanno rispetto per il prossimo e per il paese che li ospita.

Sono qui solo per portare disordine e violenza.
Sono qui soltanto per distruggere il nostro stile di vita.
Sono qui unicamente per fare i padroni a casa nostra.

Perché non sono come noi.
Perché non hanno le nostre tradizioni e la nostra civiltà.
Perché non si adeguano alle nostre leggi.
E perché non hanno alcuna voglia di farlo.

Si muovono sempre in branchi.
Si credono di poter agire indisturbati, perché tanto non succede nulla.
Si legano solo tra di loro.
Si armano come vogliono.

La realtà è che non sono come noi.
La verità è che non hanno la nostra storia alle spalle.
La normalità è che non dovrebbero stare in mezzo a noi.
E la semplicità sarebbe nel respingerli già al confine.

La gente ha paura, quando sono loro sono in giro.
La gente è costretta a rinchiudersi in casa, quando passano.
La gente è stufa di questa gente.
La gente ha diritto a sentirsi libera a casa propria.

Tuttavia, il governo parla ma non fa nulla.
Ciò malgrado, i giornali ci fanno articoli a iosa e pubblicano foto in quantità.
Nondimeno, i telegiornali e i salotti televisivi chiacchierano e pontificano.
E gli intellettuali da poltrona giustificano.

Quel che nessuno può mettere in dubbio è che costoro non sono come noi.
Non credono in quel che noi crediamo.
Non hanno famiglie come le nostre.
Non hanno idea di cosa voglia dire vivere in una comunità.
E non avranno mai voglia di impararlo.

Quante volte dovranno fare del male alle nostre città?
Quante volte dovremo subire la loro prepotenza?
Quante volte dovremo leggere delle loro malefatte?
Quante volte?

E’ ora che accettiate una volta per tutte l’evidenza.
Non è una questione di intolleranza o razzismo.
E’ che queste persone.
Non sono come noi…


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15.6.16

Storie sull'ambiente: Gli indigeni Munduruku contro i molti

Storie e Notizie N. 1364

In Brasile in questi giorni gli indigeni Munduruku stanno protestando contro il governo, reo di voler costruire circa 40 dighe lungo il bacino del fiume Tapajós, progetto non giustificabile perfino economicamente, secondo un recente rapporto di Greenpeace.
Pare che solo la prima delle dighe previste sommergerebbe 400 chilometri quadrati di foresta pluviale incontaminata, causando la deforestazione di un’area di 2.200 chilometri quadrati.
I Munduruku sono gruppo etnico di poco più di undicimila individui e sembra sappiano contare solo fino a cinque, definendo genericamente quantità superiori con i termini ‘alcuni’ o ‘molti’.

Eccomi, immobile.
Saldo alla presa, sicuro.
Con le spalle alla terra, fiducioso.
Perché amato e protetto, da chi amo e proteggo.
Da alcuni.
Sì, lo dico e non me ne vergogno, più che mai oggi nell’era di virtuali miracoli costellata.
Io sono un indigeno.
Un nativo, se vuoi.
Un selvaggio, se preferisci.
Un Munduruku, se proprio la vuoi saper tutta.
Eccomi qui, sereno.
Pronto a resistere con preoccupazione.
Con gli occhi celati dalle palpebre che la vita mi ha donato.
Coraggio e speranza c’è scritto sulla pelle in tatuaggi color carne che solo in pochi vedono e ammirano.
Certo, lo so.
So bene che il contorno che delimita la mia esistenza evoca il defunto della scena delittuosa.
Questo è quel che il vostro mondo traduce, al di fuori di quei sopravvalutati confini.
Nondimeno, a smascherare l’illusione, puoi leggere le mie parole.
Osservare il mio petto che lentamente vibra a tempo col cuore, se la curiosità ha il sopravvento.
E ascoltare il rumore di sogni travestiti da pensieri, se l’immaginazione vorrai assecondare.
Certo, qui non si vincerà, alla fine.
Sicuro, prima o poi il venefico intruso di plastica e metallo verrà innalzato, celebrato e raccontato con tutti gli onori usurpati.
E i molti, come logica esige, avranno la meglio sui pochi.
Tuttavia, nel mentre.
Io sono qui.
Io sono qui, mano nella mano con i miei fratelli.
Io sono qui, mano nella mano con i miei fratelli indigeni.
Io sono qui, mano nella mano con i miei fratelli indigeni Munduruku.
Con le spalle alla terra, gli occhi chiusi e il corpo circondato da un confine che si illude di fermarmi.
Io sono qui a lottare.
Perché è così che fa.
Il popolo dei vivi.

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10.6.16

Storie di razzismo: L’uomo sbagliato

Storie e Notizie N. 1363

Le forze di polizia nostrane e britanniche stanno affrontando in queste ore l'accusa di aver confuso un noto trafficante di migranti, Medhane Yehdego Mered, con un innocente rifugiato, Medhanie Tesfamariam Berhe, arrestato in Sudan.
Se fosse l’uomo sbagliato…


Scusaci, sai?
E’ che siete tutti uguali, ai nostri occhi, vi assomigliate, che vuoi farci.
Io l’avevo pure detto che forse non eri tu, guarda un po’.
“Ma siamo sicuri?” ho dichiarato testualmente, mi raccomando, signor giudice, metta agli atti.
Ah… non c’è alcun giudice?
Facciamo come ci pare?
Come volete.
Anzi, come vogliamo.
Che poi, si fa presto a dire innocente.
Anzi, è tutto il contrario, ci mettiamo praticamente nulla a dire colpevole.
E altrettanto a dimenticare.
L’innocente.
Che poi, si fa presto a scoprire gli scheletrini nell’armadio.
Cosa?
Ho capito, non ce l’hai proprio l’armadio.
Ma gli scheletrini…
No, non mi riferisco ai vostri figli, emaciati allo stremo, con cui tentate di impietosirci.
Mi riferisco alle tue malefatte.
Non dirmi che hai la coscienza linda, dai.
Altrimenti, perché fuggi dal tuo paese?
Altrimenti, perché vieni proprio da noi?
Ah... non eri neppure qui da noi, quando ti abbiamo arrestato?
Ho capito, ma questo è solo un trascurabile particolare.
Sempre da noi, sei giunto, non importa come.
Vedi, non è un fatto personale, perché qui entrambe le cose non implicano alcunché di buono.
Se scappi e vieni da noi, vuol dire che hai rubato qualcosa.
O che, una volta arrivato, qualcosa ruberai.
E se vieni da noi, significa che ci vedi migliori di quello che siamo.
Addirittura migliori di te.
Questo, credimi, non depone affatto a tuo favore.
A ogni modo, forse sei l’uomo sbagliato.
Ma il forse vale per una sola accezione: non sei l’altro.
Al contempo, lo sei di certo per un’infinità di altre ragioni.
Hai sbagliato specie, convinto di aver trovato quella umana.
Hai sbagliato a nascere, non dirmi che non l’hai mai pensato.
Hai il colore sbagliato, non dirmi che non te l’hanno mai detto.
Hai pure il nome sbagliato, vuoi mettere con Luigi, Fabio e perfino Pasquale?
Capisci?
Non è colpa nostra.
Se, qualunque cosa tu possa dire o fare.
Sarai sempre.
L’uomo sbagliato…

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9.6.16

Storie di guerre senza testimoni e asteroidi

Storie e Notizie N. 1362

“Dobbiamo porre maggior enfasi sulla popolazione civile”, ha dichiarato uno dei giornalisti liberati di recente in Siria, Ángel Sastre. “Perché le guerre senza testimoni sono il peggior tipo di guerre…”
Storie ignorate, frammenti trascurabili che ci passano accanto veloci, come il piccolo LT1 che sfiora il nostro pianeta, ma viene scoperto solo tre giorni prima…

Siamo tanti.
Troppi.
Siamo come asteroidi dal nome facile.
Da dimenticare.
Siamo come comete dalla coda mozzata e dalla vita breve, perché tale è lo spazio guadagnato sui giornali e quando accade è sempre troppo tardi.
Come una ragazzina di sedici anni che muore di overdose in un ospedale abbandonato della capitale. Non proveniamo da un film di denuncia del secolo scorso. Accade davvero, nel 2016, non negli anni settanta.
Siamo il migrante ucciso e tutto ricomincia.
Perché se lo meritava, no?
Perché era violento, disturbato e fuori di sé.
Perché era migrante e sarebbe bastato, siamo onesti, per una volta.
Siamo le donne maltrattate quotidianamente tra quattro mura, spesse quanto la distanza tra il reale interesse comune e le genti invisibili, per opera dell’abominio di carne rancida, poco cervello e nulla di umano a cui tentiamo di opporci.
Leggi bene, non siamo quelle uccise e protagoniste sulle prime pagine.
Siamo quelle di cui non saprai mai nulla.
Finché rimarranno in vita.
Pensaci, perché l’inganno potrebbe essere esteso a piacimento, allargando l’inquadratura oltre i consueti confini.
E allora, per ogni fattaccio opportunamente denunciato, guarda oltre.
Eccoci, ci vedi, ora?
Siamo i bambini picchiati dalla truce maestra nell’antro scolastico privo di telecamere nascoste.
E siamo gli anziani altrettanto torturati dall’infermiere indisturbato.
Siamo addirittura tutti gli attori del ciclo maledetto di cui nessuno ha mai sentito alcunché. La guerra, i morti civili, i bambini sopravvissuti, i giovani cresciuti a odio e vendetta, i terroristi che chiudono il cerchio e di nuovo guerra.
Senza testimoni.
Siamo troppi.
Molti di più di quel che credi.
Altrimenti troveremmo insuperabile difficoltà a comprendere le superficialità del vivere morbido.
Siamo come asteroidi intercettati solo in ritardo.
Ma stai tranquillo, non verremo mai a te.
Perché, come è accaduto con voi altri, la vita l’abbiamo solo sfiorata...

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