30.6.09

Gli americani si ritirano dall’Iraq: i festeggiamenti che non vedrete

Storie e Notizie n. 54

La Storia:

Oggi è un gran giorno per l’Iraq.
Oggi è un gran giorno anche per me. Soprattutto per me.

Ho sei anni e sono nato il 20 marzo del 2003, esattamente il giorno in cui il mio paese è stato invaso dagli americani.
Sono arrivati gli aerei.

Sono arrivati i carri armati.

E sono arrivati i soldati.

In tanti sono morti, persone a me care, molti che non conoscevo, troppi che mai conoscerò.

Papà non c’è più e a mamma viene sempre da piangere quando dice che è una vera ingiustizia il fatto che sono nato con la guerra e che ho vissuto i miei primi anni tra l’odore delle bombe e quello dei defunti, tra le grida di dolore e quelle di rabbia.
Probabilmente ha ragione, ma oggi non è il giorno del dolore o della rabbia.
E’ finalmente giunto il momento della gioia ed io non sono mai stato così felice in vita mia.
Perché finalmente al posto delle esplosioni c’è musica nelle strade.
C’è chi canta.

C’è chi suona perché sa suonare.

E chi lo fa semplicemente perché è contento.

C’è chi sorride e che aveva dimenticato come si fa.

E chi ha trovato un motivo per uscire di casa che non sia scappare.

Ma tutti sono in festa per lo stesso motivo: gli invasori se ne vanno.

Sono nato il 20 marzo del 2003.
Sono un figlio della guerra, ma oggi inizia un’altra vita…



Iraq, gli americani se ne vanno feste in strada per la 'liberazione'
BAGHDAD - A sei anni dalla guerra che aveva diviso l'occidente e, forse, anche il mondo intero, le truppe americane inizieranno domani il primo passo verso il ritiro dall'Iraq, che dovrebbe essere completato entro la fine del 2011. Per Barack Obama, il presidente che deve restituire credibilità all'America sul fronte iracheno, la scommessa di mantenere la promessa di "andarsene dall'Iraq il prima possibile". Per gli iracheni un momento di gioia, con i militari americani che si riducono sempre di più man mano che passano le ore e una "festa della liberazione" già programmata per il 30 giugno, quando le truppe del generale Ray Odierno inizieranno il "pullout".



29.6.09

Berlusconi sulla stampa estera: un unico, grande danno all'Italia

Vi ricordate quando Nanni Moretti, in quella memorabile scena di Aprile, incolla insieme pagine dei quotidiani nostrani definendo il risultato un unico, grande giornale?
Parafrasando l’impietoso giudizio (quanto mai attuale oggi) del regista sulla stampa italiana con quello che i giornali inglesi e non esprimono sulle vicende erotiche (e non) del nostro premier, ecco quale collage potrebbe venirne fuori:


L’ho scritto altre volte e lo riconfermo oggi: questa eloquente immagine – che a mio modesto parere comunica meglio di tante parole – testimonia il danno che il nostro presidente del consiglio sta facendo a noi più che a se stesso…

28.6.09

La Padania ha vinto la Coppa del mondo



Amiche e amici settentrionali, nemici di Roma ladrona, difensori delle tradizioni nordiste, esultate: la squadra di calcio della Padania ha vinto la sua seconda Coppa del mondo!
In una finale combattuta sino all’ultimo sangue (puramente padano) i coraggiosi guerrieri hanno sconfitto la temibile formazione del Kurdistan.
Da ricordare che la gloriosa squadra, orgoglio dell’Italia che lavora, aveva battuto nella prima partita un avversario altrettanto ostico: l’Occitania.
Mentre la cosiddetta Nazionale italiana, ormai sorpassata nella sua convinzione di poter rappresentare tutto il paese, prende tre sberle dal Brasile e, addirittura, viene sconfitta da una squadra di extracomunitari*, mentre le squadre di Club non riescono più ad imporsi sulla scena internazionale (tutta colpa degli stranieri, soprattutto quelli scuri…) la Padania, l’ultimo baluardo a difesa della cultura italica, si aggiudica l’ambito trofeo.
E’ forse una coincidenza il fatto che alle ultime elezioni, della coalizione di governo la Lega Nord è l’unico partito che ha visto aumentare i propri sostenitori?
Credete sia tutto frutto del caso?
Pensatela come volete, ma cominciate ad abituarvi.
Scandali e gaffes, veline e prostitute, porta a porta e Tg taroccati, crisi di qua e licenziamenti di là, primarie posticce da una parte e smentite dall’altra, alla fine quelli che vincono siamo sempre noi padani…

*Egitto

27.6.09

Tra i due litiganti (Franceschini e Bersani) il terzo (Berlusconi) gode


Io non parlo assolutamente da sostenitore del PD.

Il mio punto di vista è unicamente quello di un cittadino italiano che - tra centinaia di altre… - non ne può più di due cose:

1. Di avere un capo del governo come Silvio Berlusconi.

2. Che da almeno quindici anni non esista nel paese un’opposizione degna di questo nome. Una coalizione che si contrapponga in maniera autorevole all’attuale premier e, soprattutto, che rimedi alla rovina che ha portato finora in ogni campo, dalla cultura all’ambiente, dal mondo dell’informazione a quello del lavoro, per dirne alcuni.

Come vedete il punto 2 è più articolato e forse è quello che urge di più.

Anzi, il primo persiste proprio a causa della gravità del secondo.

Ho letto stamani che dall’ultima riunione dei dirigenti del partito democratico emerge che, almeno per ora, i candidati ufficiali alle primarie di ottobre siano Franceschini e Bersani.

Ora, è vero che da qui ad ottobre c’è tempo, che può succedere ancora di tutto.

Ad esempio potrebbero uscire altri vergognosi retroscena sulla vita (privata) del nostro amato presidente del consiglio, per macchiare ulteriormente l’immagine della nostra nazione nel mondo, ormai quasi compromessa.

Alcune cose potrebbero aumentare, come la massa di disoccupati, il numero di morti sul lavoro, l’inflazione.

Altre potrebbero diminuire nuovamente, come il potere d’acquisto degli italiani, le trasmissioni sul servizio pubblico veramente al servizio del pubblico, il Pil, i fondi dell’unione europea che finanziano i pochi progetti che fanno del bene al paese.

E magari, in mezzo a tutto questo, potrebbe saltare fuori dal cilindro un Obama o uno Zapatero nostrano, due leaders capaci rispettivamente di battere gente come Bush e Aznar.

Tuttavia, per natura ed esperienza, non sono un ottimista ma nemmeno un pessimista.

Diciamo che mi definisco un realista previdente, che preferisce sempre prepararsi al peggio tenendo conto dei fatti.

Mettiamo caso, quindi, che la situazione rimanga questa. Che le primarie si giochino tra Franceschini e Bersani.

Onestamente, guardiamoci negli occhi con franchezza: ma secondo voi, a prescindere da chi dei due venga eletto leader del PD, pensate che questi possano essere gli uomini che, come negli Stati Uniti e in Spagna, guideranno l’Italia verso il fatidico quanto indispensabile cambiamento?

26.6.09

Michael Jackson muore a 50 anni. Ma perché invece i nostri politici vivono così a lungo?!


Michael Jackson è morto a cinquant’anni.

Aveva davanti perlomeno una tournee con 750000 biglietti già venduti, con almeno il doppio di persone che hanno cercato di accaparrarseli. Le sue prime cose mi piacquero, fino a Thriller, poi sempre meno, fino a biasimarlo non poco per il cambio di colore.

Tuttavia il mio parere lascia il tempo che trova, in quanto stiamo parlando di un personaggio che ha ancora oggi milioni di fans dappertutto.

Giovani o non più tali che avrebbero goduto altri anni della sua musica, se non fosse deceduto ieri.

Non è giusto. Più tempo passa e più mi convinco che la vita è la cosa più lontana dalla giustizia che ci sia al mondo.

Perché un artista di talento, amato da una moltitudine di persone, deve morire a cinquant’anni e i nostri politici, sopportati a fatica dalla maggior parte degli italiani devono vivere così a lungo?!

La camera è formata da 630 deputati. Ebbene, 119 sono sopra i 60 e 252 hanno superato indenni l’età a cui è scomparso Jackson.

Dei 322 senatori, 112 hanno più di 60 anni e 141 hanno almeno raggiunto l’ultimo compleanno del cosiddetto re del pop.

Vogliamo parlare dell’attuale governo?

Berlusconi ha 73 anni.

Gianni Letta ne ha 74.

Paolo Bonaiuti è giovane, solo 69.

Giulio Tremonti e Ignazio La Russa sono dei ragazzini: entrambi appena 62.

Scajola è un bimbo con i suoi 61 anni.

Ma poi c’è Napolitano, che ne ha 84 e riporta tutto nella norma.

Ripeto, la vita è ingiusta…

A Michael Jackson: voglio ricordarlo così, quando era ancora nero...


Voglio ricordarlo così.
Quando era ancora nero.
Quando faceva notizia solo per il modo incredibile di ballare e per la sua voce.
Quando sembrava un uomo felice...

25.6.09

Scrittori migranti...


Questa mattina, in uno scambio di email, mi sono trovato ancora una volta a chiarire il mio parere sugli scrittori migranti.
In particolare sull'aggettivo migrante.
Per la cronaca, una giornalista di una nota rete televisiva nazionale chiede di intervistarmi in quanto scrittore migrante, promettendomi visibilità sul sito della stessa.
Dopo aver constatato la totale ignoranza della tipa sulle origini del sottoscritto, la informo che - nonostante il complicato cognome - sono nato a Napoli.
E cosa risponde lei?
"E vabbe', tanto noi non ce lo mettiamo..."
Così, ho sentito la necessità di riportare di nuovo qui il mio punto di vista: non sono uno scrittore migrante.
Forse sono uno scrittore, ci provo ogni giorno, ma non sono un migrante.
Sono italiano, penso e mi esprimo in italiano.
Nel mio lavoro mi sono occupato, tra le altre cose, anche di intercultura, dell'incontro tra le diversità e come la intendo io essa non riguarda solo gli immigrati ma tutti noi, soprattutto noi.
Anzi, più noi che gli stranieri, a mio modestissimo parere.
So per esperienza di seguire una linea totalmente fuori dal coro, tuttavia dal mio punto di vista non posso fare altro che garantire un minimo criterio di onestà nello scegliere in quale ambito intervenire e soprattutto come.
Per me migrante vuol dire qualcosa di ben preciso.
Migrante lo è stato mio padre quando ha lasciato l'Eritrea per venire in Italia a studiare.
Dal momento però che ha iniziato a vivere da italiano, ad innamorarsi e ad avere dei figli in questo paese, fino a morire ed essere qui sepolto, ha fortunatamente smesso di esserlo.
Migrante lo è stata anche mia madre, quando è partita da Napoli col mio papà ed è venuta a vivere a Roma, desiderosa di migliorare la loro situazione di vita.
Nondimeno, ha smesso anche lei di esser tale nell'istante che ha guadagnato tutti i benefici di una stabilità che tante, troppe persone nel mondo possono solo sognare.
Gente che vive ancora solo nella propria immaginazione la presunta fortuna di salire su una nave stracolma di persone aggrappate alla speranza di sopravvivere al viaggio.
Viaggio che può portare ad una cella di un Cpt, ovvero Cie, come li chiamano oggi, o per "buona" sorte ad inseguire il permesso di soggiorno come se fosse l'elisir di lunga vita.
Questa gente potremmo definirla coerentemente migrante, oltre ad esseri umani e nulla di meno, finché non hanno la grande fortuna che hanno avuto i miei genitori.
Ecco perché, secondo il mio umile parere, sarebbe ingiusto per non dire di peggio definire oggi mia madre e mio padre dei migranti.
Figuriamoci il sottoscritto...
In questi anni sono stato definito in molti modi: scrittore "africano", autore "straniero", scrittore "immigrato", addirittura scrittore "etiope" e, ovviamente, anche "migrante".
Se avessi accettato queste identità che, come spero ora sia chiaro, non mi appartengono, avrei avuto la possibilità di partecipare a molti più eventi pubblici, rassegne, convegni, anche pubblicazioni.
Non voglio parlare per gli altri, ma io non avrei accettato tali opportunità perfino se fossi nato veramente in Africa...
Sarebbe come mancare di rispetto a quello che è stato mio padre, alle vere difficoltà che ha dovuto affrontare quando è giunto in Italia all'inizio degli anni sessanta.
E non per fare lo "scrittore" e andare in giro a tenere "lezioni" su cosa voglia dire essere un migrante.
Sarebbe come mancare di rispetto alle milioni di persone nel mondo che vivono questa condizione per quello che è: un disagio, spesso una sofferenza, talvolta una tragedia.
Sono loro le voci a cui dovremmo prestare orecchio, sono le loro le voci che dovremmo invitare ai convegni, agli incontri, che dovremmo pubblicare come "migranti".
E non in quanto scrittori, ma perché testimoni diretti della propria difficile vita.
Difficile anche per colpa della politica infame di paesi come il nostro.
Gli scrittori, da ovunque essi arrivino, dovrebbero meritarsi il privilegio di essere pubblicati, letti e ascoltati solo per un semplice motivo: perché sono bravi...
 



Altre da leggere:

24.6.09

Berlusconi è innocente: non ha bisogno di pagare per ottenere ciò che vuole


Berlo dice: “Non ho mai pagato una donna. Non ho mai capito che soddisfazione ci sia se non c'è il piacere della conquista”.

Lo sapete che c’è? Che io gli credo.

Stavolta gli credo, perché la veridicità della sua dichiarazione è provata dalla sua stessa storia.

La realtà è che non ha mai avuto bisogno di pagare di tasca sua per ottenere ciò che ha voluto.

Non erano suoi i denari provenienti da conti svizzeri che finanziarono la Fininvest negli anni settanta.

Silvio non ebbe bisogno di pagare l’allora premier Bettino Craxi allorché nel 1984 emanò un decreto legge per permettere alle sue tre televisioni di trasmettere liberamente in barba alla precedente normativa.

Il presidente del consiglio non ha mai dovuto sborsare alcuna somma per convincere l’opposizione affinché non facesse una benedetta legge sul conflitto di interessi.

In tutti i suoi mandati, Berlo non ha mai sentito alcuna necessità di aprire il borsello per corrompere quella massa indegna di parlamentari e senatori che ha votato per la legge Cirami, la legge Pecorella, la legge Gasparri e il Lodo Alfano, solo per dirne alcune.

Il premier nel 2002 mica li ha pagati i dirigenti Rai che buttarono fuori dal video Biagi, Luttazzi e Santoro.

Ma cosa pensate? Che forse abbia strappato un assegno a favore del direttore del Tg1, Augusto Minzolini per ottenere la sua ‘prudenza’ nei confronti delle indagini baresi?

Berlusconi è diventato quello che è e ha il potere che ha in Italia mica grazie ai suoi soldi.

Il merito è soprattutto di quegli intelligentoni che continuano ad aiutarlo per sincero servilismo.

O a votarlo per puro masochismo…

23.6.09

Draghi: Minzolini, Giorgia Meloni, Gasparri, D'Alema e Rutelli sono analfabeti?


È notizia di oggi che secondo il Governatore di Bankitalia, Mario Draghi, uno dei vincoli alla crescita dell'economia italiana coincide con il basso livello di istruzione, soprattutto nelle materie tecnico-scientifiche.

“Oggi”, afferma Draghi, “in una società industrialmente progredita, una persona con meno di 10-15 anni di scuola è da considerarsi funzionalmente analfabeta.”

Ora, per un cittadino normale possiamo considerare ragionevole la stima minima di dieci anni per ritenere la maturità come requisito di alfabetismo.

Dando per scontate le scuole elementari, medie e superiori rappresentano il livello base.

Nondimeno, se stiamo invece parlando di persone che ricoprono ruoli di estrema responsabilità politica e culturale, allora è giusto aspettarsi che il limite salga a 15 anni e che di conseguenza la laurea divenga fondamentale.

Ebbene, secondo la riflessione del governatore, Augusto Minzolini, l’attuale direttore del Tg1, il punto di riferimento dell’informazione nazionale più seguito nel paese, avendo solo la maturità classica è un analfabeta.

Analfabeta funzionale, ma pur sempre un analfabeta.

Lo stesso vale per il Ministro della gioventù Giorgia Meloni.

Con il solo diploma di scuola superiore è quindi un'analfabeta.

Analfabeta lo è anche la ormai decennale mente (si fa per dire) del centro sinistra, Massimo D’Alema, con la sua maturità classica.

Senza sorprese, ovviamente, è analfabeta (funzionale) il presidente del Polo della Libertà al Parlamento Maurizio Gasparri, anch’egli con la maturità classica.

Sfondo un’altra porta aperta ricordando il geniale Francesco Rutelli, l’anima del centro sinistrorso, anch’egli diplomato al classico e quindi analfabeta.

Perlomeno secondo l’analisi di Draghi.

Io non sono d’accordo.

La cultura, come il valore di qualcuno, non può essere misurata in base ai titoli di studio, ma dai fatti, dalle azioni.

Le persone che ho citato infatti dimostrano ogni giorno di meritare il ruolo che hanno…

Spero vivamente si colga l'ironia.

22.6.09

Il Giornale: “Berlusconi non molla”. Neanche noi!



Storie e Notizie n. 52


La Storia:

A quell’ora al seggio c’era poca gente.
Un signore anziano riponeva Il Giornale (il quotidiano, naturalmente...) prima di entrare nell’edificio e fare il suo dovere di bravo elettore, vero e proprio (unico…) simbolo delle democrazie occidentali.
Una donna con un pargolo in carrozzina si accingeva a sollevarla per salire le scale, vista l’assenza dell’accesso per i diversamente abili, altro sintomo della presunta modernità da questo lato del mondo.
Un giovane spegneva sia la sigaretta che il cellulare ed entrava sicuro per fare la sua parte nel garantire al nostro paese la stabilità che dona tanto benessere a tutti quanti.
All’improvviso, in quella giornata dall’aria secca, un inaspettato soffio di vento scompigliò i capelli di due ragazzini intenti a gustare un fresco gelato, probabilmente in attesa dei propri solerti genitori.
Il tempo sembrò fermarsi.
Il poliziotto di quartiere che presidiava la zona si era ovviamente già accorto che qualcosa non andava ed era corso a fianco dei fanciulli, mettendo mano alla fondina e assottigliando lo sguardo in direzione della curva che svoltava nella loro direzione.
Un silenzio irreale piombò su di loro e ad un tratto, quando l’auto apparve sulla strada i loro cuori scoppiarono di gioia.
Era lui, l’utilizzatore finale!
Mentre quest’ultimo scendeva dall’automobile, nel frattempo, una folla di persone adoranti si era radunata all’istante intorno a lui, come se avessero dentro una sorta di collegamento telepatico con il loro beneamato.
Si avvicinarono anche i consueti nemici, i giornalisti comunisti di Famiglia Cristiana e dell'Avvenire.
Tuttavia, i suoi sostenitori si innalzarono come uno scudo umano a difesa del loro leader.
I cronisti provarono a interrogarlo sui destini della casa in Sardegna vittima di fotografie e pettegolezzi: “Presidente, vende villa Certosa?”
“No”, rispose lui deciso.
“Vuole replicare?”
Lui si allontanò e sembrò più annoiato che infastidito, mentre la gente si arrabbiò con i giornalisti.
Infine l’utilizzatore tagliò corto: “Sono tutte cose che non vale la pena né di leggere né di commentare.”
Un applauso scrosciante dei fedeli lo sommerse, ma non gli impedì di ascoltare le parole di una signora che gli mostrò solidarietà: “Tenga duro.”
Il suo idolo rispose sfoggiando sicurezza: “Perché non dovrei tener duro?”
Tra la folla una donna gridò: “Puttaniere! Basta con queste zoccole!”
“’A Papi!” lo apostrofò un’altra.
“Aumenti le pensioni!” esclamò un signore anziano.
Contestazioni isolate messe a tacere dai sostenitori che si avvicinarono per stringergli la mano, farsi fotografare, baciarlo. Qualcuno gridò: «Presidente vai avanti, non dare retta alla Repubblica delle banane!».
“State tranquilli”, dichiarò lui sicuro di sé, come sempre. “Penso proprio che vinceremo noi.”
Questo è quello che accadde. Tutto un po’ romanzato, ovviamente, è una storia.
La notizia vera è quella che segue…



La Notizia:

Il Giornale, Berlusconi non molla: "Avanti col programma"
Milano - «Ma basta, ma basta!». Il drappello di ammiratori irriducibili aspetta Silvio Berlusconi davanti al seggio e gli fa da scudo umano. Si irritano molto più loro del premier quando i cronisti provano a interrogarlo sui destini della casa in Sardegna che ha fatto da sfondo a fotografie e pettegolezzi. Presidente, vende villa Certosa? «No». Vuole replicare? Lui si sottrae e sembra più annoiato che infastidito, mentre la gente si arrabbia (con i giornalisti). Taglia corto: «Sono tutte cose che non vale la pena né di leggere né di commentare».
Una signora mostra solidarietà: «Tenga duro». Berlusconi sfoggia sicurezza: «Perché non dovrei tener duro?».
Arriva un’altra domanda. Ha bisogno di una first lady come Carla Bruni, l’italienne che ha sposato il presidente francese Nicolas Sarkozy? Il suggerimento è nientemeno che del finanziere Tarak Ben Ammar, rilanciato da un’intervista sulla prima pagina del Corriere della sera. «Ha visto che titoli, è pazzesco...». Tra la folla una donna gli dà del «puttaniere» e si lamenta delle «zoccole», un’altra lo chiama «papi», un signore chiede di aumentare le pensioni.
Contestazioni isolate messe a tacere dai sostenitori che si avvicinano per stringergli la mano, farsi fotografare, baciarlo. Qualcuno grida: «Presidente vai avanti, non dare retta alla Repubblica delle banane!».
Fin qui l’attualità tra vita privata e gossip, il tipo di argomenti che il presidente del consiglio vuole far annegare nell’indifferenza. Berlusconi ritira tutte le schede, quella per il ballottaggio alla Provincia di Milano e i tre quesiti del referendum.
Con gli elettori che lo prendono d’assedio fuori dalla scuola di via Scrosati parla di politica: «Penso proprio che vinceremo noi».

21.6.09

Berlusconi, prostitute e festini o l’Italia che va a rotoli?



La settimana appena trascorsa abbiamo visto sulle prime pagine di tutti i giornali nostrani tante notizie.

Con un notevole sforzo di approssimazione (o ingenuità), riconoscendo ai nostri quotidiani un sufficiente livello di percezione della realtà del nostro paese, rivedendo in sequenza le notizie maggiormente pubblicate e quindi più lette, possiamo farci un’idea chiara del momento che stiamo attraversando.

Per far ciò, prendiamo come riferimento base l’Ansa, dove la maggior parte dei giornali attinge le sue informazioni.

Seguendo la celebre agenzia di stampa, la settimana italiana sarebbe la seguente:


Lunedì 15 giugno 2009:

Italia- Usa: Berlusconi a Washington per presentare l'agenda del G8 in programma a luglio all'Aquila.


Martedì 16 giugno 2009:

Voli Stato: chiesta archiviazione. Era indagato Berlusconi, atti al Tribunale dei Ministri.

Richiesta di archiviazione per Silvio Berlusconi e atti al Tribunale dei Ministri nell'inchiesta sui presunti voli di Stato.


Mercoledì 17 giugno 2009:

Berlusconi: ancora spazzatura. Premier commenta inchiesta Bari.

“Ancora una volta si riempiono i giornali di spazzatura e di falsità. Non mi farò condizionare da queste aggressioni”, dice Berlusconi.


Giovedì 18 giugno 2009:

Bari: pm sigilla cassette D'Addario per evitare fughe di notizie, verifiche su giro ragazze.

La Procura di Bari ha acquisito e sigillato in un plico le audio cassette con le dichiarazioni di Patrizia D'Addario.


Venerdì 19 giugno 2009:

Berlusconi: pm, giro ragazze per vip ingaggiate da imprenditore pugliese Tarantini.

Il sospetto degli inquirenti baresi è che le ragazze ingaggiate dall'imprenditore Tarantini andassero in residenze di potenti bipartisan.


Sabato 20 giugno 2009:

Parla seconda ragazza feste premier. E' Barbara Montereale, 23 anni, ragazza immagine.

Barbara Montereale, 23 anni, di Modugno (Bari), è un'altra delle ragazze che raccontano delle feste di Berlusconi. Su alcuni quotidiani sono riportati dichiarazioni e interviste che confermano il racconto di Patrizia D'Addario.


Tuttavia, se proviamo per un attimo a distogliere lo sguardo da questa vicenda che sta rovinando definitivamente l’immagine del nostro paese nel mondo e ci soffermiamo su alcune notizie che i principali media italiani hanno lasciato in ombra, la settimana potrebbe essere raccontata anche così:


Lunedì 15 giugno 2009:

Lavoro: retribuzioni I trim. +0, 6% Istat, dato più basso dal 2000.

Le retribuzioni di fatto sono cresciute nel primo trimestre 2009 dello 0,1% sul trimestre precedente e dello 0,6% sul primo trimestre 2008. Lo comunica l'Istat spiegando che e' il dato più basso dal 2000.


Martedì 16 giugno 2009:

Casa: mercato sceso a livelli '97.

In calo del 33,4% il mercato delle compravendite di case in Italia che torna ai livelli del '97.


Mercoledì 17 giugno 2009:

Ocse: Pil Italia 2009 - 5, 3%.

Il Pil italiano calerà del 5,3% nel 2009 secondo il rapporto Ocse, che prevede una lenta ripresa. +0,4%, l'anno successivo. Secondo l'istituto Il deficit italiano raggiungerà il 6% del Pil nel 2010, mentre il debito pubblico supererà il 115% e continuerà a crescere, nonostante un certo sforzo di consolidamento fiscale.


Giovedì 18 giugno 2009:

Famiglie perderanno 492 euro l'anno. Federconsumatori: chi ha reddito fisso avrà 850 euro in meno.

E' di 492 euro annui la perdita di potere d'acquisto che in media le famiglie italiane dovranno affrontare per gli effetti della crisi.


Venerdì 19 giugno 2009:

Lavoro, persi 204mila posti (-0,9%). Istat: primo calo da 14 anni, male giovani e Mezzogiorno.

Gli occupati in Italia sono diminuiti nel primo trimestre di 204mila unità (-0,9%) rispetto allo stesso periodo del 2008.


Sabato 20 giugno 2009:

Crollano pensioni anzianità 2009.

Crollano le pensioni di anzianità nei primi cinque mesi del 2009: gli assegni liquidati nel periodo sono stati solo 43.247 (-67%).


Secondo voi, quale sarà la notizia principale di oggi?

20.6.09

Italiani, rubate il lavoro agli immigrati?


Ho sempre pensato che ci debba essere un limite a tutto.

Alla vita, perché se non fosse così Berlusconi sarebbe eterno e dio o chi per lui ce ne scampi…

Al festival di Sanremo, perché coltivo ancora il sogno che un giorno avremo una rassegna della canzone italiana che sia veramente la migliore possibile…

Alle pittoresche, per non dire altro, affermazioni dei nostri politici.

Mi fermo qui, sebbene la lista sia ancora estremamente lunga.

Commentando l’aumento della disoccupazione in Italia, soprattutto tra i giovani (dati Istat), ecco cosa dice il geniale Maurizio Sacconi, nella triplice veste ufficiale di Ministro del Lavoro, della Salute e delle Politiche sociali: “Noi abbiamo statistiche e percezioni che posti di lavoro ci sono ancora, al punto che sono rifiutati dagli italiani. Questo non può essere più fatto dai giovani. I ragazzi devono accettare anche lavori distanti dal loro corso di studi”. Le dichiarazioni del ministro sembrano smentire i luoghi comuni sugli “immigrati che rubano il lavoro agli italiani”, invitando invece in qualche modo i giovani italiani a sottrarre posti di lavoro di bassa qualità o comunque poco desiderati agli stranieri residenti. Conclude il ministro: “Il mercato apprezzerà la scelta di quanti, pur avendo titoli e qualifiche, sceglieranno percorsi di lavoro, aspri, difficili perché così mostreranno la loro tempra” (Fonte Reuters).

Sarò pure un inguaribile sognatore, che volete farci, in fondo scrivo storie.

Tuttavia, dal Ministro del lavoro, nel momento in cui emerge che il numero dei disoccupati – che è già elevatissimo – sta ulteriormente crescendo, mi aspetterei un commento diverso.

Non lo so, forse che il vero dramma è il fatto che nel nostro paese, sia per gli italiani che per gli stranieri, non esiste alcuna meritocrazia.

Che in gran parte dell’Italia, ai livelli che contano ci si arriva quasi sempre solo per conoscenza o per raccomandazione.

Che da noi persistono ancora oggi forme di nepotismo uniche al mondo.

Che qui non conta assolutamente quanto vali, quanto hai studiato, quanto seriamente sei disposto a fare il tuo lavoro.

Non interessa quasi a nessuno il valore della tua professionalità e che se veramente desideri crescere e migliorare la cosa più intelligente che puoi fare è emigrare.

Ecco quindi qual è la realtà che i nostri governanti prospettano ai giovani: o rubi il lavoro agli immigrati o lo diventi tu stesso in un altro paese…


PS: A chi interessa, ricordo che oggi si celebra la Giornata mondiale del rifugiato. Inutile dire che non ne ho trovato alcuna menzione sui principali media nostrani...

19.6.09

Elettori di Berlusconi: ma cos’altro deve fare quest’uomo per farvi pentire di averlo votato?



Roma, venerdì 19 giugno 2009


Care concittadine e cari concittadini,

donne e uomini, che da quando è sceso in campo avete dato il vostro voto all’attuale premier, è a voi che scrivo questa mia: ma cos’altro deve fare quell’uomo per farvi pentire della vostra scelta?
Quale altra vergognosa notizia su di lui deve fare il giro del mondo, infangando voi e anche chi non gli ha mai dato alcun credito in Italia?
Ripensate, ora, ai motivi che ogni volta vi hanno fatto mettere una croce su quel nome.
Provo ad immaginare quali possano essere:
1. Ha fatto crescere le sue aziende, farà lo stesso con l’Italia
2. E’ già ricco di suo, non ha bisogno di rubare allo Stato come facevano quelli di prima
3. Si capisce quando parla, non come quei cervellotici tromboni che senti in tv
4. E’ simpatico e gioviale, porta un po’ di allegria in quel mortorio della politica
5. E cosa dovrei votare? Quelli della sinistra?!
Ovviamente ce ne saranno altri, tuttavia, anche solo questi presumo siano alla base della scelta di milioni di voi, che in tutto questo tempo avete contribuito alla permanenza di Silvio Berlusconi a capo della Presidenza del Consiglio e del nostro paese.
Potrei farvi anche solo una semplice domanda e chiudere qui la questione: ha mantenuto le promesse che vi ha fatto finora?
Anche solo una?
Pensate unicamente al punto 1, il solo che dovrebbe veramente contare per voi come per tutti, in un paese civile: è forse cresciuta l’Italia da quando Silvio è al potere?
State meglio da quando c’è lui?
Basterebbe la risposta a tale quesito per chiarire il tutto, ciò nonostante quest'ultimo si unisce a quelli che riguardano i vergognosi aneddoti sulla cosiddetta vita privata di quel vecchio.
Esatto, vita privata.
Lo ripeto perché forse, qualcuno di voi potrà magari obiettare che di questo si tratta, di affari personali, che non ci devono interessare, che quello che conta sono le cose che il premier ha realizzato in questi anni per il vostro benessere.
Quali?
Quali?!
QUALI?!!
Se avete una risposta, sarei felice, ma anche enormemente sorpreso di leggerla…

18.6.09

Berlusconi e Patrizia D’Addario satira

Leggo stamani notizie che ormai sono diventate cosa normale.

Si parla di prostitute, festini e di utilizzatori finali.

Leggo anche che secondo uno studio del Consiglio d’Europa l'Italia è tra i paesi europei che spendono di meno per le politiche di sostegno alle famiglie ma è anche una nazione in cui attualmente non sussistono gli elementi necessari a garantire un incremento della natalità.

Chissà, forse non c’entra nulla, oppure sì, non lo so.

So solo che davanti a queste cose sento un enorme bisogno di sdrammatizzare tutto con una storia inventata:


“Pronto, perlo con Petrizia?”

“Chi è?”

“Ciao, bella, sono Giampeolo.”

“Ah, ciao…”

“Allora, sei pronta per la festa?”

“La festa di chi?”

“Come di chi? Di lui… Dell’utilizzatore finele!”

“Oh, certamente! Sono pronta.”

“Bene. Allora, prima di tutto, parliemo del casciè: ti vanno bene mille euri?”

“Intanto si dice cachet… e poi io voglio duemila euro.”

“Va bene, poi tento decide lui…”

“E voglio anche che sia risolta quella pratica per l’edificio che vorrei costruire.”

“Sì, d’accordo, Petrizia. Che ti posso dire? Io riferisco all’utilizzatore e poi lui fa e disfa.

Lui ha l’ultima perola. Come si dice, non possiemo fere i conti senza il cassiere…”

“Veramente è l’oste…”

“No, sto parlendo proprio del suo cassiere personele! Fa anche il ministro dell’economia, ma questa è un’altra storia…”

“Già.”

“Torniamo alla festa. Come saprai, si terrà a Palezzo Grezioli. L’utilizzatore finele stavolta ne vuole quettro. Con te cinque, ovviamente.”

“Va bene, è padrone.”

“Mi raccomendo i soliti accorgimenti: non parlete con nessuno e quendo entrete con le auto tenete i finestrini alzeti. Come si dice, dai nemici mi guardi iddio, che dagli amici mi guarda mio zio…”

“Ad essere precisi, sarebbe dagli amici mi guardo io…”

“No, che hai capito? Ho detto mio zio apposta. È vescovo… E chi mi tocca con lui al Vaticheno?

“Ah…”

“Senti, naturalmente avrete tutte in reghelo i soliti ciondoli e farfalline d’oro. L’utilizzatore è una persona generosa, nessuno meglio di te può saperlo…”

“In realtà, una c’è…”

“E chi è?”

“Noemi…”

“E che chezzo! Ancora con questa Noemi? Besta con questa tua insena gelosia! Tu sei la prima nei pensieri suoi, lo vuoi capire o no? Ma tento è un clessico… Come si dice, l’erba del vicino è sempre più buona…”

“Più verde, vorrai dire…”

“No, più buona! Se avessi fumato la roba di Gaetano Cimarola, il mio dirimpetteio, mi daresti ragione…”

“Sarà…”

“Ad ogni modo, adesso devo attacchere. Allora, ci vediamo alla festa, mi raccomendo la puntualità.”

“E tu mi raccomando i duemila e soprattutto la questione del terreno, altrimenti…”

“Altrimenti, cosa?”

“Altrimenti, come si dice, a buon imprenditor, poche parole…”

“Non era intenditor?”

“Sì, ma il succo è lo stesso…”


PS: A chi interessa, il post di ieri, nella sua versione inglese, è stato pubblicato sull'autorevole sito statunitense Axisoflogic.

17.6.09

I Palestinesi sono animali?

Storie e Notizie n. 51


La Storia:

Io non sono un animale.



Io non sono un animale, perché faccio dei sogni che non dimentico mai.



Io non sono un animale, perché soffro esattamente come voi.



Io non sono un animale, perché adoro giocare col mare, perfino vestita.



Io non sono un animale, perché spero tanto di sopravvivere alla morte.



Io non sono un animale, perché, sia per colpa di una bomba che di un terremoto, piango per la mia casa distrutta.



Io non sono un animale, perché ho bisogno di risposte quando subisco un’ingiustizia.



Io non sono un animale, perché quando qualcuno mi fa del male non lo dimentico più.



Io non sono un animale, perché ho paura soprattutto dei miei simili.



Io non sono un animale, come non lo siete voi…



PS: Chissà, magari ora qualcuno dirà che sono antisemita…

La Notizia: Ex Presidente Carter: nella Striscia di Gaza i Palestinesi sono trattati come animali.
Gaza, 16 Giugno 2009 (Reuters): I Palestinesi nella Striscia di Gaza sono “trattati più come animali che esseri umani”, ha affermato l’ex presidente degli Stati Uniti Jimmy Carter questo martedì.
Durante una visita, Carter ha condannato il bombardamento in gennaio da parte di Israele e il suo continuo blocco dei rifornimenti nella zona, che proibisce anche il trasporto di giocattoli ai bambini.
“Capisco che anche la carta e i pennarelli siano considerati a rischio sicurezza”, ha riferito l’ex presidente all’ufficio locale delle Nazioni Unite. “Ho chiesto però spiegazioni quando ho incontrato gli ufficiali israeliani e non ne ho ricevute, perché non c’è una spiegazione.”

15.6.09

Satira Berlusconi con Obama e Bush: incontri a confronto

Storie e Notizie n.50:


La Storia:

Nell’ottobre del 2008 Berlo ha incontrato George W. Bush.
Oggi, 15 giugno 2009, il nostro premier ha un nuovo appuntamento con il presidente degli Stati Uniti, che nel frattempo è un altro: Barack Obama.
L’anno scorso Silvio è arrivato in America la sera prima del meeting di ben tre giorni, per alloggiare nella celebre Blair House, la residenza ufficiale degli ospiti della presidenza statunitense, gli ospiti che contano:


Ieri sera, al suo arrivo negli States, Berlo è stato accompagnato all’albergo dove resterà durante la sua brevissima permanenza di un giorno. Si tratta del Cloak Motel ed ecco un’istantanea della camera da letto:


Nel 2008, prima dell’appuntamento ufficiale e in concomitanza con il Columbus Day, Berlo è stato accolto con tutti gli onori e con tanto di cerimonia sulla terrazza della Casa Bianca:


Non prima di questo tardo pomeriggio, Berlo verrà accompagnato all’ingresso da dove accederà alla Casa Bianca. Si tratta dell’entrata di servizio:


Bush, nel suo ultimo incontro ufficiale prima della fine del mandato, ha ricevuto il suo amico Silvio nella stanza ovale, facendolo accomodare su una morbida poltrona:


A quanto pare, invece, la sala dove Berlo incontrerà Obama sarà una delle stanze utilizzate dalla servitù, in pratica un ripostiglio:


Al termine del suo viaggio americano, il premier italiano ha avuto l’onore di festeggiare la sua visita con una elegante cena culminata con un amichevole brindisi con il presidente Bush:


Berlo è il suo entourage, prima di ripartire, avranno da spendere un fantastico buono pasto in una caratteristica tavola calda in periferia:


Nonostante quel che dica il nostro presidente del consiglio, nei rapporti tra gli Stati Uniti e l’Italia qualcosa è cambiato…


La Notizia: Berlusconi in Usa, una grande occasione
WASHINGTON - Nella sua ultima visita alla Casa Bianca, nell'ottobre scorso, il premier Silvio Berlusconi era stato accolto dal presidente George W. Bush con picchetti militari e salve di cannone per un incontro che era diventato un omaggio alla grande amicizia tra i due leader. Durante la giornata trascorsa a Washington, era il Columbus Day, Berlusconi aveva anche parlato per telefono con i due candidati impegnati nello sprint finale per la Casa Bianca, John McCain e Barack Obama. Adesso, otto mesi dopo, il quadro è cambiato. L'ex-candidato Obama ha conquistato la presidenza e quello allo Studio Ovale sarà il primo vero faccia a faccia approfondito tra Berlusconi e il nuovo inquilino della Casa Bianca. Sarà la prima grande occasione, per Berlusconi, per creare un rapporto personale con un presidente Usa che ha finora mostrato di avere verso l'Europa un atteggiamento diverso dai suoi immediati predecessori: nello scacchiere internazionale di Obama il Vecchio Continente non è al primo posto delle priorità.
E proprio qui sta la grande opportunità di Berlusconi. Il premier italiano si presenterà nello Studio Ovale, per l'ora di colloquio prevista dal programma, per parlare non solo di problemi bilaterali o europei ma soprattutto per presentare la agenda del G8 di luglio a l'Aquila, cioé delle grandi questioni internazionali che sono in questo momento anche al centro dell'attenzione della amministrazione Obama. Nei 60 preziosi minuti di colloquio nello Studio Ovale il presidente Obama ed i suoi collaboratori (il segretario di Stato Hillary Clinton, il consigliere per la Sicurezza nazionale James Jones, il capo di staff Rahm Emanuel) discuteranno con Berlusconi la situazione in Iran ed in Afghanistan, il Libano e la disponibilità europea ad accogliere i detenuti di Guantanamo, il cima e la crisi economica. E il pragmatico Obama giudicherà Berlusconi non per le polemiche sulla sua vita privata ma per il contributo che l'Italia potrà portare ai grandi disegni internazionali di un presidente che ha vinto le elezioni con la promessa di cambiare l'America ed il resto del mondo. Una promessa che Obama, come dimostrano le sue prime ambiziose iniziative internazionali, sta cercando di mantenere.
Ma anche sul piano dei rapporti bilaterali Berlusconi giunge a Washington con una grande opportunità. Il salvataggio della Chrysler da parte della Fiat ha messo la qualità della industria italiana nello schermo radar della nuova Casa Bianca. Obama, nelle scorse settimane, ha più volte esaltato l'alto livello della tecnologia italiana chiamata a salvare la Chrysler. Una situazione che può fare da trampolino di lancio alla promozione di altri accordi economici che stanno a cuore all' Italia. L'agenda del colloquio offre quindi a Berlusconi una preziosa occasione, nella sua veste di organizzatore del G8, per costruire un rapporto personale con Obama, andando oltre le telefonate intercontinentali o gli scambi di battute ai vertici internazionali che nello scorso aprile hanno fatto incontrare più volte i due leader a Londra, Strasburgo e Praga. Resta l'interrogativo della 'chimica' personale. Berlusconi era riuscito a stabilire un ottimo rapporto con Bush, che mostrava di apprezzare i suoi aneddoti e le sue battute. Con Obama, apparso finora più freddo nei rapporti personali con gli altri leader (basta chiedere a Gordon Brown), la strada della conquista di una intesa personale può essere tutta in salita. Ma Berlusconi è riuscito più di una volta, in passato, a raggiungere traguardi apparentemente impossibili. Quella di oggi, nello Studio Ovale della Casa Bianca, sarà la sua grande occasione.

14.6.09

Satira complotto eversivo contro Berlusconi: ecco gli autori!

Questo è uno scoop che farà discutere.
Sono stati scoperti gli autori del complotto eversivo ai danni di Silvio Berlusconi, da lui stesso denunciato.
Il capo porta un nome temibile solo a pronunciarlo: Dario.
Ecco il loro manifesto:



Guardate che brutti ceffi!
Il premier ha veramente corso un grave pericolo…

13.6.09

Terremoto in Abruzzo: ora non gliene frega più a nessuno…

Come molti ricorderanno, spero, nel dicembre 2008 si iniziò a rilevare una serie di scosse di terremoto, con epicentro a L’Aquila e provincia.

Tale serie raggiunse il suo massimo il 6 aprile dell’anno successivo, con conseguenze disastrose.

Il bilancio definitivo indica 308 morti, circa 1600 feriti di cui 200 gravissimi.

La lista dei comuni colpiti fu estremamente lunga.

Rammenterete le varie polemiche che seguirono, sulle cause dei crolli, sui tempi della ricostruzione e soprattutto il caso Giuliani, riguardo alla possibilità o meno di prevedere i terremoti.

Nei giorni successivi, tutto il paese ha testimoniato la propria solidarietà, con parole e gesti, contributi personali e collettivi.

Gran parte della classe politica nostrana si è recata sul luogo, governo e opposizione, per dimostrare fattivamente la personale partecipazione.

Il 10 aprile ci sono stati i funerali di Stato.

C’era chi pregava...


C’era chi rifletteva...



C’era chi si turbava...



E c’era chi ascoltava in silenzio.



Due giorni prima del funerale, pubblicai un post in cui citavo alcuni terremoti del passato, seguiti da ricostruzioni - il dopo che conta - che non erano stati certamente esemplari.

Che volete farci, sono portato a dubitare dei proclami del momento. Non credo di essere un pessimista, ma nemmeno un ottimista.

Cerco solo di non perdere mai un minimo criterio di realtà.

E cosa dice la realtà, oggi, due mesi dopo quei funerali?

Cosa dice la realtà, ora che abbiamo oltrepassato l’appuntamento delle elezioni?

La realtà ci dice che in Abruzzo non si vede più un politico che sia uno.

La realtà ci dice che la maggior parte dei principali organi di stampa nazionali hanno completamente dimenticato le migliaia di persone che vivono ancora sotto delle tende...


La realtà ci dice che il sindaco di Sulmona e 7 consiglieri lasciano la Pdl per protestare con il partito a causa dell’esclusione della città dalla lista dei 49 comuni della zona cratere individuati dal decreto Bertolaso dopo il sisma che ha distrutto L’Aquila e alcuni comuni della provincia (9 giugno).

La realtà ci dice che per quanto riguarda le case ai terremotati, i conti non tornano (11 giugno)

La realtà ci dice che i sindaci abruzzesi si sentono illusi dal premier e che il 16 giugno sono pronti a marciare su Roma fino a Montecitorio per denunciare le mancate promesse (12 giugno).

Forse, nei prossimi giorni potrò essere smentito e qualche politico potrebbe riapparire in Abruzzo per testimoniare la propria solidarietà.

Tuttavia, spero proprio di no.

12.6.09

Satira Gheddafi incontra la Carfagna e le donne


Storie e Notizie n. 49:


La Storia:


E’ venerdì 12 giugno, terza giornata di appuntamenti per il colonnello Gheddafi.

E’ giunta l’ora delle donne.

Sono però donne vip, rappresentanti femminili del mondo imprenditoriale, politico e culturale italiano.

Rappresentanti, ovvero portavoce di altri, testimoni di più individui.

Tuttavia, come la maggior parte di coloro che in questo paese sono deputati ad essere ambasciatori di molti, nelle occasione che contano considerano una sola priorità: loro stesse.

Così, dal momento che il leader libico entra nella sala, l’unica cosa a cui pensano è quello che le riguarda personalmente, i loro interessi, il loro essere donne e nulla più.

Eppure, anche in quell’occasione, sono a loro volta rappresentate da qualcun altro.

E’ il gioco delle parti più praticato oggi in Italia: io rappresento te che rappresenti lui che rappresenta qualcuno che dovrebbe rappresentare qualcuno altro, ma non si ricorda più chi…

Questo onore tocca al ministro delle Pari opportunità, Mara Carfagna.

Non è stato facile il suo impegno governativo, sino a questo momento e lei lo sa.

Ne hanno dette tante sul suo conto. Non sono mancate allusioni e insinuazioni di estrema volgarità, ma lei le ha superate tutte, certa della propria intaccata reputazione.

Ciò nonostante, anche lei, quando stringe la mano calda e rude del generale, avverte un brivido che le fa dimenticare ogni etichetta.

E di conseguenza, come un’onda ormonica tutta la platea viene travolta da quell’energia inarrestabile.

La temperatura sale di un grado e gli addetti alla sicurezza se ne accorgono.

Qualcuno di loro inizia ad avere un erezione ma non se ne accorge.

Soliti maschi: istintivi e distratti.

Il nuovo amico africano degli italiani inizia il discorso ed il brivido di prima si trasforma nell’anticamera di un enorme, travolgente e collettivo orgasmo.

Non è quel che dice che riesce a penetrare le signore presenti piuttosto il tono della sua voce.

Le sue sono parole antiche, risalgono al 2003 e in altri momenti avrebbero fatto indignare qualunque donna che avesse un minimo di rispetto per se stessa.

Nondimeno, le parole vanno sì ascoltate con la pancia, lette insieme alle emozioni e i sentimenti che si celano in esse, ma vanno anche comprese nella loro sintassi e semantica, nonché impresse nella memoria se hanno un qualche peso nella nostra vita presente e soprattutto futura.

In Italia, malauguratamente, donne o uomini, non fa differenza, più sono potenti e meno ricordano ciò che dicono il giorno prima, figuriamoci quel che affermano gli altri…

“La donna”, esclama Gheddafi mentre i primi vagiti di godimento si levano dalla piccola folla, “deve essere addestrata a combattere dentro le case, a preparare una cintura esplosiva e a farsi saltare in aria insieme coi soldati nemici.”

Gli addetti alla sicurezza cominciano a rendersi conto di quel che sta accadendo e finalmente si accorgono della proprio incontenibile eccitazione.

Tipici maschi: o arrivano presto o quando è troppo tardi.

“Dobbiamo addestrare le donne a disporre esplosivi nelle macchine e a farle scoppiare in mezzo ai nemici”, continua il generale, “a far esplodere le case per farle crollare sui soldati avversari.”

Il ministro Carfagna ha la fronte imperlata di sudore freddo e caldo allo stesso tempo.

Da un lato guarda sconvolta la marea orgasmica che si sta levando nelle importanti donne che rappresenta e contemporaneamente invidia la loro maggiore libertà.

Per una volta vorrebbe tornare ad essere solo un personaggio della tv.

Nel frattempo il leader libico, il dittatore che schiaffeggia gli Stati Uniti usando l’Italia come guanto, conclude il suo discorso: “Si deve insegnare alle donne a minare gli armadi, le borse, le scarpe, i giocattoli dei bambini, in modo che scoppino sui soldati nemici…”

Quel che accade subito dopo è da bollino rosso.

Altro che foto di Noemi e Villa Certosa.

Con quelle immagini i quotidiani nostrani avrebbero di che campare per decenni, così come quelli di tutto il mondo.

Tuttavia quel che rimane è solo questa storia.

Parole e nulla più.

Da ricordare nel tempo oppure dimenticare in un attimo.

Come se non fosse mai successo…



La Notizia:

Oggi Gheddafi a Confindustria, poi incontra le donne.

Venerdì Gheddafi parteciperà alle 10,30 a una conferenza in Confindustria insieme alla presidente Emma Marcegaglia e a esponenti del mondo imprenditoriale.

Poi sarà all'Auditorium Parco della Musica dove, accolto dal ministro per le Pari Opportunità, Mara Carfagna, incontrerà rappresentanti femminili del mondo imprenditoriale, politico e culturale italiano.

11.6.09

Beppe Grillo ha sbagliato?



Dopo aver visto il video del suo intervento alla Commissione Affari Costituzionali del Senato e soprattutto dopo aver riletto con calma il testo del discorso, devo dire che Grillo ha compiuto un errore imperdonabile. Parlando delle sei persone che hanno deciso i nomi di chi doveva diventare parlamentare e senatore, ha detto: “Hanno scelto 993 amici, avvocati e scusate il termine, qualche zoccola, e li hanno eletti.”
Zoccola?
Capisco che sia un comico, un affabulatore, uno che gioca con le parole, ma esistono luoghi in cui occorre chiarezza e la Commissione Affari Costituzionali è uno di questi.
Come si può controllare, secondo il dizionario della lingua italiana, il termine zoccola ha ben due definizioni: la prima, di origine popolare, è topo di fogna. La seconda, di natura volgare, è prostituta, con il diminutivo zoccoletta e l’accrescitivo zoccolona.
Ora, le possibilità sono due: o Grillo ha insinuato che in Parlamento come in Senato ci siano delle tope di fogna oppure delle prostitute.
Delle due l’una.
Chiedo sia fatta chiarezza sull’argomento.
Le senatrici hanno deciso di querelare Grillo.
Ebbene, devono sapere quale offesa hanno effettivamente ricevuto e, di conseguenza, per quale motivo ti denunciano all’autorità competente.
E’ importante, credo, sapere se si sono risentite perché definite dei ratti o delle puttane.
Quindi, mi aspetto ora un intervento sul blog, in cui chiarire l’ambiguità.

10.6.09

Kakà al Real Madrid: lettera di un tifoso napoletano



Storie e Notizie n. 48:

La Storia:


Caro Ricardo,

mi chiamo Salvatore e ti scrivo da Napoli.

Sì, sono napoletano, ma tifo Milan, come molti qui in città.

Nun te sacce di’ degli altri, ma io songhe tifoso della tua squadra pecche’ quand’ero bambino papà mio lavorava al nord, proprio a Milano.

Ricordo ancora la prima volta che mi portò allo stadio a vedere Rivera.

Che campione. Sì che lo era…

Quando aggie sentito la tua conferenza stampa da Madrid me so arricuordate tutta la tua carriera al Milan.

Arrivasti nell’estate del 2003, l’estate in cui quei giudici milanesi comunisti motivarono la condanna di Cesare Previti sul caso Imi-Sir/Lodo Mondadori parlando di ‘corruzione gigantesca’, indicandolo come ‘il caso più grave della storia d'Italia’.

Mugliereme me dicette: “Vedrai, mo’ arrestano a Berlusconi…”

Ma io stavo tranquillo. Io ‘o ssapevo che ‘o presidente nostro tiene sette vite, come a nu’ topo. O era una capra? Ma’, torniamo a noi.

Mentre parlavi nella tv dicendo che ‘la telenovela è finita’, io me so’ rivisto dinto a testa mia i tuoi inizi co’ ‘a maglia rossonera…

La tua prima partita ci fu il primo settembre del 2003, ad Ancona. Vincemmo 2 a 0. Io ovviamente c’ero. Nun pozzo sempre veni’ fino a Milano, ma quanne ‘o Milan scenne nu’ poco, io salgo n’altro pochetto e me veco ‘a squadra mia.

Nello schermo dicevi che “si sarebbe potuto fare anche in passato…” ma tu “avevi sempre detto di no” mentre io ripensai a tutti i tuoi goal.

Dieci il primo anno e fu scudetto. Il secondo ne facesti sette, oltre al rigore in finale di cempion, dove perdemmo con i turchi.

L’estate del 2005 me la ricordo pe’ l’attentato terrorista a Londra.

Sempre mugliereme me dicette: “Salvato’, tengo paura… speramme che nun’ c’attaccano pure a nuie!”

Ma io stavo ancora tranquillo. ‘O ssapevo che finché votammo ‘o presidente nostro nun ce po’ succede nulla e’ male.

Il 13 settembre del 2005 segnasti un goal fantastico sempre in cempion lig. L’ho registrato e ogni tanto me lo rivedo. Che vuoi farci, so’ tifoso.

Nel frattempo, nella conferenza tu raccontavi che al Milan devi molto, dicendo che quando sei arrivato a Milano, nessuno sapeva chi fossi e nessuno sapeva dove saresti potuto arrivare. Contemporaneamente ero finito co’ ‘a memoria ai momenti chiu’ belli. La semifinale di cempion con il Manchester, dove facesti una doppietta all’andata e quel meraviglioso goal al ritorno. E poi la finale del 23 maggio del 2007. Pochi giorni primi avevo portato i miei a Roma per il Family day, come aveva chiesto ‘o presidente.

Prima di partire mugliereme me dicette: “Salvato’, ma noi che ce facimme a ‘o family day, se tu si’ divorziato e nuie nun siamo neanche sposati?”

Ma io stavo sempre tranquillo. ‘O ssapevo che anche ‘o presidente nostro aveva avuto un’altra mugliera. E’ normale quanne uno tiene ‘o core gruosso.

In quell’anno ‘o Milan vincette cempion e coppa intercontinentale e tu ‘o pallone d’oro.

Così, in tuo onore, mia moglie Concetta ed io chiamammo ‘o nostro secondo figlio Ricardo. Noi lo chiamammo all’italiana, co’ due c. Anzi, Riccardino. Però su ‘o documento c’è scritto proprio Ricardo. Pensa che io come nome volevo addirittura Kakà, ma mugliereme me dicette che poi a scuola gli avrebbe fatto ‘e battute…

Pecchè tu ‘o saje ‘o soprannome tuie che vuol dire in Italiano, no?

Ad ogni modo, il treno dei ricordi miei so’ finnuti quanne hai detto chesta cosa ca’: “Il mondo sta attraversando una grande crisi economica che ha colpito le imprese e il Milan è un’impresa calcistica. Ho parlato con la dirigenza rossonera e siamo giunti alla conclusione che la cosa migliore per tutti era quella del trasferimento. I soldi che arriveranno dalla mia cessione potranno aiutare la società a superare questo momento di difficoltà e a costruire un futuro ancora più importante”.

‘A Kakà…

Tu si’ sempre stato nu’ giocatore fenomenale, ma come omme…

‘A crisi? Ma tu che ne sai della crisi? E’ più di un anno che sono in cassa integrazione e non so veramente chiu’ dove sbatte ‘a capa pe’ porta’ da mangiare a casa.

La cosa migliore pe’ tutti è il trasferimento? Pe’ tutti chi?! Pe’ te? Pe’ muglierete? Pe’ i tifosi del Real? Pe’ il portafoglio del Milan?

Ricca’, io ti parlo come se te fossi padre. Tu hai detto che il Milan mi ha permesso di diventare un calciatore di livello internazionale e di vincere molto.

No il Milan, Ricca’, i tifosi. I tifosi come a nuie, che venimmo da ‘o sud, dalla Campania, dalla Calabria, dalla Sicilia e buttamme ‘o sanghe pe’ stadio e pay tv!

Nuie e sule nuie simme ‘o Milan!

Mugliereme me dicette: “Salvato’, Riccardino chiagne… Vai a dargli ‘o latte che io devo andare a lavoro…”

A sai ‘na cosa, Kakà? In quel momento agge smesso di stare tranquillo e quanne ho cambiato canale e ho sentito ‘o presidente dire che ‘o Pdl ha perso voti per colpa tua, me so’ convinto che de tutta ‘sta storia nun c’ho mai capito nu’ cazz…


PS: I belong to Jesus? Ma vaffa…


Salvatore



La Notizia: La lacrima di Kakà: «Devo tutto al Milan ma la prossima Champions la vinco io»

«La telenovela è finita». A suggellare il passaggio di Kakà al Real Madrid mancavano solamente le parole dell’attaccante che - complice il fuso orario brasiliano - sono arrivate in Italia solamente nella notte tra lunedì e martedì. «Mancavano solo le visite mediche, la trattativa era già stata chiusa, ora sono un calciatore del Real Madrid», le prime parole da Galactico di Kakà, che in una lunga conferenza stampa affronta uno ad uno i motivi che lo hanno spinto al trasferimento, le assicurazioni ricevute da Florentino Perez, i consigli dell’ex madridista Beckham e il perché del «no» di gennaio al City e l’opposizione di Ancelotti: «Si sarebbe potuto fare anche in passato, ma lui ha sempre detto di no».

Il primo pensiero di Kakà è ovviamente per il Milan «a cui devo molto. Quando sono arrivato a Milano, nessuno sapeva chi fosse Kakà e nessuno sapeva dove sarebbe potuto arrivare. Il Milan mi ha permesso di diventare un calciatore di livello internazionale e di vincere molto. Sono sempre stato felice in rossonero e non avrei accettato un altro trasferimento». E allora le ragioni dell’addio di Kakà sono da ricercare tra le pieghe del bilancio rossonero: un bilancio chiuso nei mesi scorsi con un passivo di oltre 66 milioni di euro. «Solo il Real Madrid, con il consenso del Milan, ha potuto rendere possibile un mio cambio di maglia - continua il brasiliano -. Il mondo sta attraversando una grande crisi economica che ha colpito le imprese e il Milan è un’impresa calcistica. Ho parlato con la dirigenza rossonera e siamo giunti alla conclusione che la cosa migliore per tutti era quella del trasferimento. I soldi che arriveranno dalla mia cessione potranno aiutare la società a superare questo momento di difficoltà e a costruire un futuro ancora più importante». Che i soldi non fossero il vero problema per il brasiliano, lo si era capito già a gennaio, quando il Manchester City aveva preparato un contratto da 15 milioni di euro all’anno. «Era una situazione completamente diversa - spiega il giocatore -. Il Milan ha accettato di prendere in considerazione l’offerta ma eravamo nel pieno della stagione e i tifosi rossoneri si sono mobilitati: l’impatto emotivo è stato enorme e ho deciso di rimanere». Quando si è fatto avanti il Real Madrid, ha ceduto.

Chiuso il capitolo Milan, si apre il capitolo Real. «Ho pensato che si trattasse di un progetto interessante, a Madrid giocherò con i migliori calciatori del pianeta. Ci sono giocatori eccezionali come Raul e Casillas». E poi c’è il presidente Florentino Perez, una garanzia di grandi acquisti: «Ha in mente un’idea sportiva molto valida, sta cercando di comprare altri giocatori di livello mondiale. Penso che allestirà una rosa molto offensiva, ecco perché ho scelto questo club». In Spagna vorrebbero assegnargli la maglia numero 5, indossata nel recente passato da Zinedine Zidane. «Non voglio paragoni con lui - si schermisce Kakà -, io sono appena arrivato e voglio fare la storia vincendo. Zidane ha già scritto la storia, è un modello. Io sceglierò con calma il mio numero».

Tutti contenti, insomma, persino il ct della nazionale Marcello Lippi. «Per me più stranieri vanno via, meglio è», la sua battutta prima di raddrizzare un po’ il tiro: «Diciamo che come ct della nazionale più giocatori italiani ci sono e meglio è». Gli unici che hanno storto e continueranno a storcere il naso sono soltanto i tifosi: già diversi Milan club stanno pensando di disertare la prossima campagna acquisti, mentre Diego Abatantuono, rossonero doc promette: «Credo di disdire sia l’abbonamento allo stadio che quello alle pay-tv».

9.6.09

Berlusconi ha perso voti, perchè?



Dall'agenzia di stampa Reuters:

Europee, Berlusconi al minimo storico preferenze: 25% voti Pdl
ROMA (Reuters) - Anche le preferenze non consolano Silvio Berlusconi dall'insuccesso elettorale delle Europee: il leader del Pdl ha ottenuto il suo minimo storico scendendo ad un rapporto sui voti di partito del 25,05%, dal precedente 34,5%.

Berlusconi ha ottenuto complessivamente nelle 5 circoscrizioni elettorali nelle quali è divisa l'Italia 2,706 milioni di preferenze su un totale di 10,8 milioni di voti ottenuti dal Pdl (il 25,05% di preferenze sui voti espressi, 1 su quattro).

Da quando è in politica Berlusconi si era sempre presentato alla Europee come capolista in tutte le circoscrizioni per il suo partito, partecipando complessivamente -- compresa quella di ieri -- a 4 elezioni europee.

Nel 1994 ottenne 2,995 milioni di preferenze su 10,089 milioni di voti di partito (29,68%); nel 1999 conquistò 2,948 milioni di preferenze su 7,8 milioni di voti a Forza Italia (37,7%); nel 2004 le preferenze di Berlusconi furono 2,350 milioni su 6,8 milioni di voti agli azzurri (34,5%).


8.6.09

Elezioni europee: i cittadini dicono no all’Europa…


…o ai loro parlamentari?



Storie e Notizie n. 47:


La Storia:


C’era una volta il Parlamento europeo.

Esso era l'unico organo dell'Unione europea eletto direttamente dai cittadini.

Nacque in origine come Assemblea Comune della CECA il 10 settembre del 1952 con sede a Strasburgo. Contava allora 78 membri indicati dai governi degli allora 6 stati membri, previa consultazione dei rispettivi parlamenti nazionali.

Il 19 marzo 1958, a seguito dei Trattati di Roma dell'anno prima, nasceva l'Assemblea Parlamentare Europea, sempre con sede a Strasburgo, ma allargata a 142 membri eletti con le stesse modalità della precedente Assemblea della CECA.

Il 30 marzo 1962 l'Assemblea mutò nome in Parlamento Europeo che dal 1º gennaio 1973 lievitò a 198 membri per l'entrata di Danimarca, Regno Unito e Irlanda.

Il 20 settembre del 1976 il Consiglio Europeo decise a Bruxelles di rendere il Parlamento Europeo eleggibile a suffragio universale diretto. Il testo entrò in vigore il 1º luglio 1978 e le prime elezioni vennero celebrate nel giugno 1979.

Dopo trent’anni, nel 2009 i suoi deputati salirono fino a 785.

Essi erano i vostri rappresentanti, scelti ogni cinque anni dagli elettori dei 27 Stati membri dell'Unione quali portavoce di 492 milioni di cittadini.

L'importanza del lavoro del Parlamento europeo era dovuta anche al fatto che in molti settori le decisioni sulle nuove leggi europee erano assunte congiuntamente dal Parlamento e dal Consiglio dei ministri, che rappresentava gli Stati membri.

Il Parlamento svolgeva un ruolo attivo nell'elaborazione di provvedimenti legislativi che avevano un impatto diretto sulla vita quotidiana dei cittadini, ad esempio in materia di protezione dell'ambiente, diritti dei consumatori, pari opportunità, trasporti e libera circolazione dei lavoratori, dei capitali, dei servizi e delle merci. Inoltre il Parlamento condivideva con il Consiglio il potere di adottare il bilancio annuale dell'Unione europea.


Era una bella idea, quella di unire tanti paesi ed altrettanti popoli in un’unica grande nazione, all’insegna del rispetto dei diritti umani e per una migliore convivenza.

Tuttavia, sfortunatamente, le persone non sono quasi mai all’altezza delle loro idee…


PS: Questo è il grafico dell’affluenza alle elezioni europee dal 1979 ad oggi:



Dati:

1979: 61.99%

1984: 58.98%

1989: 58.41%

1994: 56.67%

1999: 49.51%

2004: 45.47%

2009: 43.09%



La Notizia:


Ultra destra e populisti scuotono l'Europa: premiate le formazioni estreme e gli anti-europeisti.

BRUXELLES - La carica è ini­ziata. Viene da lontano, e dovrà galoppare ancora per molto tempo: ma la carica dei partiti e movimenti di estrema destra per giungere al cuore della poli­tica europea, è iniziata. Nell’Europarlamento che si riunirà per la prima volta il 14 luglio, vi saranno vari loro rap­presentanti, in qualche caso sa­ranno pattuglie ben agguerrite e probabilmente troveranno ter­reni di intesa e di convergenza con altri gruppi: ancora 5 anni fa, nessuno lo avrebbe previ­sto. La carica ha avuto un’avan­guardia, giovedì 4 giugno, ed è stata quella guidata dal populi­sta olandese Geert Wilders, e dal suo «Partito della Libertà». Ha vinto a man bassa nel suo Paese e anche se non ha rag­giunto quel 21% accreditatogli dai sondaggi ha sfiorato però il 17%. Morale: nel nuovo Parla­mento, Wilders e i suoi avran­no 4 seggi, e in Olanda sono già ora il secondo partito per nume­ro di voti. Il primo punto del lo­ro programma è già stato an­nunciato e non potrebbe essere più chiaro: «La Turchia non en­trerà nell’Europa, per almeno un milione di anni».

Alla vigilia del voto, Wilders contava su un alleato sicuro, e cioè sui belgi fiamminghi del partito Vlaam Belang, ma per questi le elezio­ni sono andate male: nessun problema, però, poiché gli altri ultranazionalisti fiamminghi, quelli dell’altro partito di de­stra «Nva», sono andati bene e quindi potranno riempire le falle. Dove invece l’ultra destra ha vinto a man bassa, e senza esita­zioni, è in Ungheria: qui il Fide­sz, Fronte della destra modera­ta, è arrivato addirittura al 67% (si parla di dati parziali) ma l’ul­tradestra di Jobbik si avvia a conquistare il 14,7%, molto al di sopra delle aspettative. In Francia, il vecchio Le Pen non ha saputo approfittare fino in fondo del crollo socialista, ma dovrebbe avere comunque 3 seggi all’Europarlamento, men­tre avrà forse un seggio il movi­mento anti-europeista Liber­tas, fondato dal milionario ir­landese Declan Ganley (che pe­rò non avrebbe raggiunto i ri­sultati sperati nel suo Paese na­tale). In Gran Bretagna, l’avan­zata dell’ultradestra ha avuto un segno tangibile con la prova elettorale del British National Party: gli exit-poll, poco prima di mezzanotte, dicono che do­vrebbe avere conquistato un seggio all’Europarlamento.

E se fosse così, sarebbe la prima vol­ta in assoluto nella storia politi­ca inglese. La novità ha avuto un riflesso immediato anche nelle piazze: nella notte, a Man­­chester, centinaia di nazionali­sti del Bnp sono scesi in strada per festeggiare e si sono scon­trati violentemente con manife­stanti del fronte opposto. E ieri notte c’era tensione an­che ad Atene, dove i militanti del gruppo Laos si preparavano ugualmente a festeggiare per le strade: sembra che abbiano avu­to il 7% dei voti, un risultato al di là delle aspettative. In Bulga­ria, ha vinto il centrodestra del movimento Gerb (26,15%) ma è andata bene anche l’ultrade­stra nazionalista del gruppo Ataka, consolidatasi al 10-12% e pronta a ritentare il colpaccio alle politiche, in luglio. In Slo­vacchia, i nazionalisti del parti­to Sns conquisteranno quasi certamente un seggio. E nella Repubblica Ceca, i nazionalisti dello SSo, o Partito dei liberi cit­tadini. In Polonia, sta cantando vittoria anche il Partito dei Kaczynski, ma i dati sono anco­ra troppo parziali per capire se hanno ragione a festeggiare. Nessun dubbio, invece, in Au­stria: la destra estrema rappre­sentata da Fpö e Bzö raddop­pia, arrivando al 18%, ed è raf­forzata anche dal successo otte­nuto dall’euroscettico indipen­dente Hans-Peter Martin. Chis­sà che cosa avrebbe detto oggi, se fosse stato ancora fra i vivi, il visionario Jörg Haider.