23.3.18

Cari alieni

Storie e Notizie N. 1564

Quando i resti mummificati di un umanoide furono trovati in una città mineraria abbandonata nel deserto cileno di Atacama nel 2003, le speculazioni sulle sue origini si scatenarono. Lo scheletro, che è stato venduto a un collezionista privato in Spagna, era così bizzarro che è apparso in un documentario come prova potenziale di vita aliena.
Ora gli scienziati californiani hanno estratto il DNA dalle ossa e ricostruito la vera, tragica storia di Ata. Piuttosto che un visitatore di un altro mondo, era una bimba forse nata morta, o deceduta subito dopo la nascita, con devastanti mutazioni sul suo corpo.
Nonostante fosse alta solo 15 centimetri, le ossa avevano alcune caratteristiche di un bambino di età compresa tra i sei e gli otto anni. Invece di 12 coppie di costole, Ata ne aveva solo 10 paia, e la testa era a forma di cono allungato.


Perdonaci.
Ti chiediamo scusa, Ata, se abbiamo travisato il vero.
Perché è questo ciò che facciamo noi adulti.
Glorifichiamo puntualmente l’errore condiviso, a discapito dell’eccezionale fuori luogo.
E’ che pensavamo che fossi troppo diversa.
Da noi altri e da tutto quel che ci rassicura.
Non può essere una di noi, ci siam subito detti innanzi al capo allungato a dismisura.

Ma non è stato per le dimensioni del cranio, bensì del contenuto.
Perché al di là delle superficiali giustificazioni, ciò che ci spaventa di più è il dentro delle cose.
Nello specifico, un cervello di grandezza superiore, con la propensione ad estendersi verso l’alto.
Ovvero, ragione e fantasia che puntino la volta celeste come unica direzione possibile.
Cerca di capire i nostri limiti, innanzi alla pericolosa miscela.
Ancora oggi, laddove sia presente in una bambina, o futura donna che sia, vien temuta come la più potente arma di liberazione di massa.
Noi temiamo gli alieni, sì.
E il più delle volte facciamo di tutto per isolarli e provocar loro sofferenza.
Ma non quelli che piovano dal cielo nei racconti o minino il nostro futuro tra gli effetti speciali dei film.
Quelli siamo noi travestiti, in realtà.
Gli extra umani che la nostra società si ostina a escludere dall’album familiare vivono accanto a noi, e come te sono in credito delle nostre scuse, come minimo.
Siamo noi i loro invasori.
Siamo noi il risultato di un’equazione innaturale, che comporta la cancellazione delle forme inaspettate.
Siamo noi, infine, che dimostriamo con i fatti di non appartenere alla terra che ci ospita.
Perdonaci, quindi, e perdonateci tutti voi.
Perché nel tempo concesso da un destino distratto, spesso crudele, abbiamo perso l’occasione di allargare il cuore e non gli occhi.
Innanzi a voi.
Care, meravigliose creature.


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22.3.18

Storia sulla diversità nella scuola

“Salve, io vengo dal pianeta terra.”
“Sì”, lo incalza la prof, “vai avanti, dicci di più su di te, perché ciascuno di noi viene da qualche parte, ma non è questo l’essenziale, ora.”
“Sì”, fa lui, come se avesse davvero compreso.
Quindi si guarda un po’ in giro, osserva gli altri studenti e sulla falsa riga iniziale, prosegue.
“Dicevo, provengo dal pianeta terra e ho la carnagione nettamente chiara. Cioè, vira sul rosa, a tratti, o anche sul giallognolo, laddove sia un tantino costipato e quando vado al mare, sì, quando mi abbronzo, intendo, si arrossa. Ma cioè accade pure allorché sia vittima di particolare imbarazzo…”
“Lo vediamo, non siamo mica ciechi”, fa un compagno della fila accanto. “Io invece sono squamato, con tonalità tra il verde e il blu, e quando mi incacchio mi spuntano i fiori sul sede...”

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21.3.18

L'ignoranza è un bene

Storie e Notizie N. 1563

“Vede, io so che questa bistecca non esiste. So che quando la infilerò in bocca, Matrix suggerirà al mio cervello che è succosa e deliziosa. Dopo nove anni sa che cosa ho capito? - mastica con goduria il boccone di carne - Che l'ignoranza è un bene…”
Cypher, Matrix (1999)


Sì, ora sappiamo.
Adesso conosciamo la verità nascosta.
Oggi scopriamo che Cambridge Analytica usava i dati degli utenti per fini terzi, politicamente e strategicamente loschi.
Ma diciamoci la verità, dai.

Ritieni possibile che sia l'unica società a essersi macchiata di tali malefatte?
Non l’avevi capito?
Non ci avevi mai riflettuto?
Dai…
Su, coraggio, siamo onesti.
Non dirmi che non hai mai pensato: ma questi social network gratuiti, come fanno a campare? La domanda te la sei fatta eccome, è normale, ma poi ti sei detto: perché stressarmi, quando nessuno dei miei amichetti di bacheca lo fa?
E l’amicizia virtuale è un bene.

Quando hai visto crescere i sondaggi a favore di Trump e al contempo, rigoroso contempo, il diffondersi a macchia d’olio di pagine e profili, siti e quant’altro a suo sostegno, non dirmi che non hai unito i puntini della rete.
Andiamo, siamo franchi, come si suol dire.
Come ha potuto diventare presidente del paese più potente del mondo un tale personaggio, avendo contro la coalizione avversa e una parte consistente del suo stesso partito?
Per volere del popolo?
Davvero?
Sul serio credi che tali clamorosi colpi di stato digitali avvengano grazie alla gente comune, che è stanca, non ne può più, è arrabbiata, nessuno l’ascolta e altre brevettate e poi vendute amenità?
Avanti, ci hai pensato, ammettilo, perché sai benissimo che non sia roba affatto nuova, è già successo: dai un megafono a un tizio scaltro e senza scrupoli e più il volume è alto e altrettanto creerà divisione tra povero e povero.
E la divisione è un bene.
Già che ci siamo, vogliamo vuotare il sacco del tutto?
Hai vissuto il voto sulla Brexit in prima persona o l’hai seguita da lontano, in qualità di osservatore più o meno interessato.
Andiamo… ormai è tutto sul tavolo.
C’è bisogno di essere degli analisti di pregiato livello per capire che l’uscita dall’Europa di un paese chiave nel mondo come il Regno Unito sia un fatto di importanza cruciale per tutte le potenze straniere, oltre a multinazionali e organizzazioni segrete di ogni tipo?
D’altra parte, che tu sia un suddito della Regina, o meno, il seppur minimo approfondimento di un argomento di tale portata internazionale comporta una fatica impopolare.
Ed essere popolare è un bene.
Dico a te, amico utente - utente amico di questa grande madre rete.

Non ti serve sapere quale partito abbia effettivamente beneficiato di manipolazioni social da parte dell'imputato del momento.
Sapevi già da tempo cosa sarebbe accaduto in Italia, alle tanto attese elezioni.
Perché erano già state decise a numeri di followers e commentatori seriali, tra una bufala diffamante e un video super condiviso.
Ed essere virali è un bene.
Dai, almeno qui, usciamo dal buio, c’è sempre tempo per rientrarci.
C’è bisogno di leggere degli inciuci tra Sarkozy e la Libia per sapere che il problema dei migranti da mandare a casa loro non è altro che uno specchietto per gli allocchi per guadagnare potere a casa propria?
Lo sapevi bene e lo sai meglio oggi, ma qualcuno doveva, anzi, deve pur pagare.
E, da che mondo è mondo, i capri espiatori sono un bene.
Guarda, smettiamola anche di porla sotto di forma di domanda.
Non avevi necessità che uscisse fuori lo scandalo di Harvey Weinstein, per sapere cosa accadeva – e accade ancora, malgrado ciò che raccontano - tra il potente di turno e il gentil sesso. Nondimeno, è risaputo: laddove la cosa non ci tocchi personalmente, perché immischiarsi?
E l’individualismo è un bene.
Sì, sapevamo tutto, ieri e financo il giorno prima.
Che la tv usava – e lo fa ancora - i gusti dei telespettatori per orientare gli spot e gli spot per condizionare i gusti, le idee e anche quale emozione provare, quando e come.
Che ciò che raccontava la stampa di allora non era affatto l’indiscussa verità che tanto viene rimpianta oggi.
E che i governi del mondo hanno sempre nascosto montagne di assi lordi di sangue e corruzione nelle maniche, fino all’inevitabile declassificazione dei documenti, che un tempo leggevano in pochi e adesso arrivano in prima pagina, ma sempre in pochi ci si soffermano.
Ci sono sempre stati e ci saranno sempre coloro che, come il Cypher del film Matrix, preferiscono tornare a non sapere, per continuare a godere del pasto servito dall’alto, per quanto sia solo un fake.
E l’ignoranza è un bene, per costoro, e chi li sfrutta.
Ciò che ieri, oggi e anche domani sarà sempre prioritario.
E’ liberare gli altri…


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16.3.18

Perché vinceremo

Storie e Notizie N. 1562

Ci sono proteste in tutto il Brasile in seguito alla morte di Marielle Franco, nota consigliere comunale di Rio, e del suo autista, uccisi a colpi d'arma da fuoco da due uomini in quella che sembra essere stata una sorta di esecuzione.
Franco, 38 anni, era una attivista ritenuta rivoluzionaria, diventata portavoce delle persone svantaggiate che vivono nelle favelas, ospitanti almeno un quarto della popolazione di Rio de Janeiro, dove la povertà strisciante, la brutalità della polizia e le sparatorie con le bande di droga sono di norma
.

La storia di una, le storie di tutte.
Di donne e uomini, di ogni età e altre inezie, come colore della pelle e orientamento, collocazione geografica e storica.
Che tu sia in piedi, con il dovuto rispetto, o seduto, con altrettanto sgomento, ovvero con tutta l’indifferenza del mondo innanzi all’ennesima cancellazione del personaggio migliore dal comune racconto, la sostanza di quest’ultimo rimane immutata.
Conta, serviti dei numeri, se preferisci, gioca pure la carta della concretezza.
Dove sul podio si applaude sovente il nato primo, venuto al mondo non solo con la camicia, ma già pulita e stirata secondo la moda vigente.
Conta pure la stragrande maggioranza di medagliati sulla pubblica piazza dalla violenta approvazione popolare.
Conta financo le crocette sul nome del pusillanime di turno, capace ancora oggi di farsi seguire fin giù nel burrone dai topini dalla coscienza anestetizzata.
Ebbene, per quanti patti potranno fare con quest’ultima i venditori d’odio, non potranno mai riempire quella stessa piazza senza comprarla.
Perché la loro è la storia di uno, fine.
Di uno, solo uno, la cui vita durerà magari a lungo, certo, e laddove anche per lui si adopererà la falce del destino, la venefica pianta verrà strappata per sempre.
Conta, invece, le donne e gli uomini diventati vecchi da giovani, perché la vita del prossimo più sfortunato era troppa da sopportare.
Contali e guardali.

Non sono mai stati soli.
Non sono mai stati tanti come oggi, in strada, nel cuore di chi rimane.
E’ questa la magia che non capisci e, ottusamente, sottovaluti.
Tutto ti sembra compiuto.
L’esito si colora di sangue e rabbia, tutta dalla stessa, solita parte.
Eppure, non passerà giorno che tra quelle ceneri, le ali forgiate nel coraggio più tenace, quello fuso con l’amore, di una indomita fenice dall’anima spiccatamente umana, prenderanno forma e la battaglia per i diritti mancanti ricomincerà.
Con fragoroso, ulteriore rumore.
Ecco perché vinceremo.
Perché malgrado tutto, quel poco che abbiamo ottenuto finora, è molto di più di quanto sia nulla per i nostri nemici.
Perché, vedrai, per ogni assassinato alla testa del corteo dei giusti, qualcun altro prenderà il suo posto.
Per continuare a scrivere.
Le storie di tutti, la storia di Marielle.


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15.3.18

Storie sui social network: SOCIAL

Capisco, ho capito il tipo. Lei è single?
Sì, perché?
Ecco, mi lasci rivelarle un’altra chicca della nostra piattaforma. Riguardo all’avatar, come iscritto lei avrà subito attiva l’opzione virus d’amore.
Di che si tratta?
Di un algoritmo a seduzione mirata, il quale permette di modificare la proprio foto personale a seconda della preda.
Preda?
Sì, della persona che si vuol conquistare, se preferisce.
Preferisco, scusi, preda mi sa di cacciatore, o peggio.
Certo, si figuri, io sono come lei, all’antica.
Veramente ho sedici anni…
Io pure! Scherzo… comunque, una volta indicata al sistema la persona amata, il software elabora una fotografia perfettamente in grado di farla innamorare. Garantito al mille per mille. Le piace?

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14.3.18

Animali e piante a rischio estinzione secondo il WWF

Storie e Notizie N. 1561

A causa del riscaldamento globale e dei mancati interventi di riduzione dell’impatto ambientale da parte dei paesi maggiormente responsabili, un recente rapporto del WWF, dell'University of East Anglia e la James Cook University prevede perdite catastrofiche pari al 60% delle piante e il 50% degli animali entro la fine del secolo.
Potrei scrivere una favola, come ho già fatto in passato, ma oggi preferisco lasciare la parola a un cittadino medio in vena d’onestà…


Insistono con questa roba.
Lo fanno ciclicamente e quando meno te l’aspetti si alzano in piedi e puntano il dito.
Vogliamo essere onesti?
Diciamola tutta, allora.
Ma cosa volete che me ne freghi a me, del clima?
Cioè, mi interessa il giusto, ovvero come devo vestirmi per andare in ufficio, se prendere la macchina o meno – che poi vuol dire prenderla comunque, perché non ho alcuna voglia di stressarmi quotidianamente sui carri bestiame che chiamano mezzi pubblici. Già il lavoro è opprimente e logorante, se poi devo arrivarci al mattino già incazzato, e andarmene alla fine della giornata sapendo che mi aspetti la stessa traversata infernale, preferisco che sia al volante dell’auto, magari con la compagnia dello stereo e WhatsApp.

Insistono ancora, invece, perché sostengono che il clima stia impazzendo proprio perché prendo l’auto tutti i giorni.
La risposta è sempre la stessa, vogliamo essere onesti?
Okay, io lascio l’auto a impolverarsi e vado con i mezzi.
E gli altri?
Cosa credete che faranno gli altri?
A cosa serve, se tutto il mondo continua a buttarsi nel traffico con almeno due macchine a famiglia ogni giorno?
Lo sai che c’è?
Perché devo essere io a sacrificarmi, quando nessuno lo fa?
Perché nessuno lo fa, questa è la verità.
E questi insistono, mi parlano degli animali, delle piante.
Quali animali? Chiedo. Quali piante?
I leoni, le tigri, gli elefanti? Le barbabietole? Gli spinaci?
Davvero?
Ma secondo voi, perché dovrei cambiare il mio stile di vita, rinunciando all’auto e magari smettendola di tenere tutto acceso in casa, dal computer alla tv, passando per lo stereo? Perché muoiono i panda?!
Anche qui, le ragioni sono comuni e popolari.
Siamo onesti, d’accordo?
Primo, chi mi dice che sia vero ciò di cui blaterano? Che prove ho che gli animali muoiano proprio per colpa mia? Perché lo afferma qualche professorone radical chic? E se le bestie fossero destinate a scomparire comunque, perché devo far sì che ciò condizioni la mia vita?
Secondo, in caso fosse vero, vale il già detto: cosa cambia qualora mi impegni solo io?
Lo sapete che c’è? Che ho una vita e basta, del resto non mi interessa.
Chi può giudicarmi male per questo?
Chi?
Eppure insistono e tentano di far leva tirando in ballo i bambini, cioè gli esseri umani del futuro, eccetera: guarda che se spariscono le piante, la terra si surriscalda, inizierà a mancare l’acqua dappertutto, non solo nei paesi poveri, il livello dei mari si innalzerà, e altri catastrofismi di questo tipo.
Allora, anche qui, cerchiamo di essere onesti, d’accordo?
Primo, dei bambini degli altri non me ne può fregare di meno, ognuno pensi ai propri. Per quanto mi riguarda ai miei figli non ho fatto mai mancare da mangiare e un tetto sopra la testa, così come hanno fatto i miei genitori con il sottoscritto. Anzi, io non avevo mica tutta questa roba che hanno loro oggi, internet, i cellulari, i social network, la playstation e tutto il resto. Faccio già tanto per il loro presente, adesso devo preoccuparmi anche per il loro futuro? Che ci pensino loro al domani. D’altra parte, non mi sembra che la generazione che ha preceduto la mia abbia lasciato un paradiso in eredità, tra due guerre mondiali, schiavitù e genocidi. Non potrò di certo fare peggio dei miei, ecco.
Secondo, è valido ancora ciò che ho ribadito in precedenza: a cosa giova se sono l’unico a fare delle rinunce, tipo smettere di mangiare carne, se tutti gli altri continuano indisturbati a fare le grigliate?
Di sicuro non ai miei figli e tantomeno a me. Anzi, si ritroverebbero, a differenza dei loro pari, un genitore più arrabbiato e infelice, tutto qui.
Insistono, ciò malgrado, insistono, ma se avessero la mia onestà, si guarderebbero intorno e ammetterebbero di vivere in mezzo a un’umanità fatta nella maggior parte da gente che non guarda al di là del proprio orticello, che pensa solo ai propri interessi e alla personale soddisfazione. Come possono pretendere che cambi idea paventandole la scomparsa delle zebre e dei carciofi?!
Non vi ho convinti?
Non siete d’accordo, allora?
Sul serio non la vedete così?
Vi sembro magari solo un cinico egoista?
Ebbene, siamo onesti.
Cosa fate, ogni giorno, di diverso?
E come pensate di convincermi a vostra volta?


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World Storytelling Day 2018: Wise Fools video Storytellers for Peace

World Storytelling Day 2018

Con gli
Storytellers for Peace
(Narratori per la Pace)

Il World Storytelling Day (Giornata mondiale della narrazione) si celebra ogni anno intorno al 20 marzo.
Il tema deciso per il 2018 è Wise Fools (Saggi pazzi).

Dopo la poesia Se, di Rudyard Kipling, il progetto Imagine per la Giornata internazionale della pace, i video per la Giornata mondiale dei diritti umani e per il World Storytelling Day 2017, oltre a quello per la Giornata Internazionale della Nonviolenza sempre dello scorso anno, ecco il nuovo lavoro degli Storytellers for Peace (Narratori per la pace).
Dieci artisti da tutto il mondo raccontano le loro storie intorno alla saggezza dei folli.
I narratori, come consueto artisti provenienti da diversi paesi, ci regalano le loro storie nella rispettiva lingua d’origine (con sottotitoli in Italiano e Inglese):



Info: http://www.storytellersforpeace.com/

9.3.18

Trump Kim Jong-un incontro maggio 2018: storia del populista e il dittatore

Storie e Notizie N. 1560

Pare che Donald Trump abbia accettato di incontrare il leader nordcoreano Kim Jong-un prima di maggio. L’indiscrezione viene da un funzionario sud coreano dopo un meeting alla Casa Bianca. Sarebbe la prima volta che un presidente degli Stati Uniti in carica incontrerà il leader della Corea del Nord.

C’erano una volta un populista e un dittatore.
Il populista disse: “Ascolta, non ci crederai, ma io sono il capo del mio paese.”
“Davvero?” fece il dittatore. “Pure io!”
“Sì, d’accordo, ma non sai come lo sono diventato, capo.”
“Dimmi”, rispose il dittatore, “ma sbrigati, che devo andare a far votare altre leggi per aumentare il mio potere.”
“Pure io!” esclamò il populista. “A ogni modo, ti parlavo di come sono diventato capo. Allora, primo, mi sono chiesto: chi sono i miei potenziali elettori?”

“Io li chiamo sudditi.”
“Anche io! Ma non a microfoni accesi, ovviamente. Ciò che conta di più, però, è che mi sono fatto la suddetta domanda e ho così risposto: i miei potenziali elettori sono tutti, perché io devo parlare a tutti, e allora devo usare parole semplicissime, che chiunque possa capire.”
“Obbedire.”
“Prego?”
“Non capire, obbedire. Io lo preferisco.”
“Sì, certo, anche per me è lo stesso!”
“Ed è bastato questo?”
“No, quello è stato il primo passo. Secondo, una volta compreso che devo parlare a tutti e devo usare parole semplicissime, mi sono chiesto: cosa devo dire alle persone?”
“E cos’hai capito?”
“Che devo dire roba che metta le une contro le altre e che, soprattutto, fomenti le loro più ottuse paure.”
“Ma dai… io non penso altro, figurati se non lo dico ai miei cittadini. E poi?”
“E poi il terzo punto, fondamentale.”
“Sarebbe?”
“Una volta eletto, devo capire meglio chi sono i miei nemici.”
“Per me è facile, sono un dittatore, quindi i miei nemici sono i democratici.”
“In teoria dovrebbero essere anche i miei, ma nella pratica…”
“In che senso?”
“No, niente, è solo che dalle mie parti le cose sono un po’ più confuse, quindi mi baso sui fatti.”
“Ovvero?”
“I miei nemici sono quelli e solo quelli che davvero mi rendono la vita difficile.”
“E una volta individuati?”
“Qui è semplice: faccio di tutto, ma davvero di tutto, per convincerli di essere soli. Non devono sapere se ci siano e quanti siano coloro che la pensano allo stesso modo. Non devono guardarsi in faccia e soprattutto contarsi.”
“Io ho un metodo infallibile.”
“E quale sarebbe?”
“Li chiudo in una cella di isolamento, a meno che non li elimini definitivamente. Voglio vedere come fanno a guardarsi e contarsi, poi. Mi sa che non siamo poi così lontani, tu e io.”
“Scherzi? Io sono populista, ma pur sempre a capo di una grande repubblica, abitata da cittadini con libertà di parola e pensiero.”
“E cosa vuol dire?”
“Vuol dire che la gente deve continuare a credere che tu sia totalmente diverso da me.”
“Perché?”
“Perché è il concetto alla base del potere di un populista.”
“Quale concetto?”
“Che i cattivi sono sempre gli altri, e noi siamo gli unici buoni.”
“Be’, amico, non hai idea di quanto questo ci renda ancora più simili...”


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8.3.18

Storie sull'ascolto

E allora non dirmelo…
Scherzi? Ma è proprio questo, il punto! Ieri è stato uno schifo, ci può stare, ma oggi volevo parlarne con qualcuno, sfogarmi, sai? Quella roba lì, hai presente?
Sì…
Eh, chiaro, quindi vado da mamma e le dico che le voglio parlare del mio ragazzo, e lei?
E lei cosa?
Lei neanche mi fa iniziare a parlare che comincia la solita tiritera di quand’era giovane, dei primi fidanzatini, e poi finisce sempre che si mette a piangere, perché prima usciva di più, e ora si sente sempre stanca, e vai, e vai… ma ascoltare, no, eh?
Già…

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7.3.18

Democrazia del razzismo

Storie e Notizie N. 1559

C’era una volta un paese.
Anzi, c’è, qui e ora.
Un paese democratico, fino a prova… ovvero, a morte contraria.
Nel paese democratico fino a morte contraria, e favorevole allo stesso tempo, mediando tra il generalizzato racconto giornalistico, una notizia come tante, tutte tristemente simili alla prima, recita quanto segue: a Firenze, Roberto Pirrone, un pensionato in difficoltà economiche, decide di togliersi la vita, esce di casa e cambia idea, sparando a "caso", finendo per uccidere, guarda "caso", Idy Diene, un venditore ambulante nigeriano, lì per "caso".

Soprattutto, aggiunge la maggior parte della stampa nobile: si escludono le motivazioni razziste…
Contemporaneamente, nel paese democratico è finalmente passato il giorno delle elezioni.
Malgrado nel resto del tempo, sia sempre un paese democratico.
Ovvero, tutta la democrazia che ha il coraggio di costruire intorno a una singola, sola parola.
Lavoro?
Macché.
Legalità?
Non scherziamo, su.
Diritti e doveri, forse?
Eh no, siamo onesti, dai.
La parola è stata sino alla vigilia, nel giorno stesso e pure l’indomani sempre la medesima: immigrati.
Con le varie declinazioni barra sinonimi a vario titolo, come migranti, stranieri, clandestini, ma pure stupratori, ladri, assassini, e laddove occorra, anche terroristi.
Dicevo, prima o poi però, giunge il momento della scheda elettorale, nei paesi democratici a vario titolo.
Ebbene, per prepararsi a tale fondamentale evento nel paese migrantemente democratico, sulla pelle degli immigrati si basa del tutto, senza quasi, la discussione politica.
Ovvero, si decide il governo di 60,5 milioni di persone litigando intorno all’8% della popolazione, peraltro privato di ogni diritto.
Immaginate due fronti, da destra a… be’, diciamo da destra al resto, ecco.
Si passa da prima gli Italiani, ognuno a casa propria, noi non siamo razzisti perché abbiamo anche il senatore nero razzista, ecc., a noi non siamo razzisti come voi, ma ci stiamo lavorando e un ministro nero noi ce l’avevamo, ma poi abbiamo capito che non buca lo schermo, e così via.
Questa folle e posticcia controversia intorno al nulla è la sintesi delle rispettive campagne elettorali che ci conduce alle osservazioni seguenti, le quali si fondano sui numeri, cioè i fatti, indiscutibili e inopinabili.
Nel paese democratico, al netto dello straniero invasore, degli aventi diritto di voto (51 milioni di cittadini, l’84% della popolazione totale di 60,5 milioni di persone), si è presentato alle urne il 73%, ovvero circa 37 milioni.
Da cui, sommando i non aventi diritto (9,5 milioni, 16% della popolazione totale), agli assenti dal voto (14 milioni, il 27% degli aventi diritto), l’esito delle consultazioni non rappresenta necessariamente il pensiero di ben 23,5 milioni, ovvero il 39% della popolazione totale, circa 4 cittadini su 10.
Al contempo, limitandoci ai voti per la Camera degli onorevoli deputati, i più assidui spacciatori di menzogne e deliri intorno agli stranieri - leggi pure come Centro destra se ti è più facile - hanno guadagnato così facendo 12.147.611 voti, che corrispondono al 20% della popolazione totale. Tra di loro, il vero motore di questo ossimoro legalizzato detto civile intolleranza - ma tu chiamala pure Lega - ha ottenuto 5.691.921 voti, un misero 9% della popolazione.
Da ciò ne consegue che l'80% della popolazione totale, circa 50 milioni di persone, non si identificano nel Centro destra, la coalizione con il maggior numero di seggi.
Ovvero, mentire di professione intorno alle disgrazie del capro espiatorio del terzo millennio, ti dona al massimo il sostegno di 2 persone su 10. E magari, tale famigerata coppia è composta dall’uno che racconta balle all’altro e viceversa.
A seguire, il Movimento Cinque Stelle sostenuto dal basso, costruito dall’alto e collocatosi al centro, ma oscillante a destra e a… diciamo meno destra a seconda del giorno, ha portato a casa 10.697.994 voti, il 18% della popolazione totale.
Da cui, la stragrande maggioranza della popolazione italiana, il 72%, non fa parte dell’auto-proclamatosi partito dei cittadini, ovvero 7 persone su 10.
Infine, eccoci al lato mancino del parlamento, gli sconfitti auto-designati, della serie ci sedemmo a sinistra, perché tutti i posti a destra erano occupati.
Il cosiddetto Centro sinistra ha avuto 7.502.056 voti, corrispondenti al 12% della popolazione totale, mentre i Liberi di essere Uguali a ciò che erano prima – vedi poltrone – hanno strappato 1.109.198 crocette, l’1.8% della popolazione.
Da cui, l’86% della popolazione totale non crede alla presunta alternativa alle destre, quasi 9 su 10.
C’era una volta, quindi, il paese proporzionalmente democratico.
Ovvero, in proporzione a quanti voti puoi guadagnare raccontando bugie sui poveri del mondo che hanno bussato alla tua porta.
Signore e signori, mi rivolgo adesso a coloro che là fuori non si sentono rappresentati da questa minoranza di cattivi guitti, che non sono capaci neppure di vincere davvero, quando l’avversario non c’è, perché non lo è affatto.
Sono gli immigrati il tema da cui vogliamo davvero partire?
Ebbene, c’è solo un modo per riprenderci la scena.
Cominciamo dalla verità, per quanto sembri scomoda o impopolare.
Per quanto ci faccia male ascoltarla.
Primo, siamo un paese razzista, provinciale e individualista, prima che democratico.
Secondo, le persone che vengono nel nostro paese, nella maggior parte per sopravvivere a una vita di povertà e sofferenza, rappresentano un numero insignificante, rispetto alla realtà.
Terzo, non sono un problema, noi lo siamo, ovvero ne abbiamo in quantità industriale.
Siamo sicuri che dicendo le cose come stanno potrebbe andar peggio?


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2.3.18

Mi piace pensare

Storie e Notizie N. 1558

Leggo che gigantesche colonie di un milione e mezzo di pinguini sono state scoperte in Antartide, rivelando un’area remota divenuta rifugio vitale per la fauna selvatica colpita dai cambiamenti climatici e dalla pesca eccessiva.
Rifugio vitale, vite rifugiate, rifugiati ancora vivi, malgrado tutto.
Tale libera associazione mi invita a pensare.
A ciò che mi piace…


Mi piace pensare.
Mi piace a prescindere, perché spesso è questo, ciò che è la mia mente, per me.
Un rifugio, in cui mettere al sicuro vita.
E allora, leggendo dei pinguini, sperando che la notizia della suddetta scoperta non giunga alle orecchie di coloro che in qualche modo potrebbero attentare alla loro sopravvivenza, mi piace pensare altro.
Difatti, mi piace pensare che da qualche parte, là fuori, tra le pieghe del mondo conosciuto, si nascondano ulteriori colonie.
Sussurrandolo a voce umile, per non destar il maledetto mostro divora utopie, di natura prettamente umana.

Mi piace, già, l’idea che tali nostri misteriosi simili siano dei viaggiatori senza approdo, fino a prova contraria, e che quest’ultima non arrivi mai a darcene pubblica evidenza sulle nostre rive.
Ma non per dissolversi dalla pagina perché inghiottiti dall’ennesimo, crudele flutto, bensì perché la loro storia sta proseguendo su altri lidi, al di là della nostra inaridita empatia.
Mi piace pensarlo.
Che ci siano eccezioni all’ingiusta sceneggiatura del mondo, ove scampoli di sopravvivenza fattasi miracolosamente vita, ci siano sfuggiti, per loro buona sorte.
Mi piace pensare, l’ho detto.
E, laddove insista nel peraltro comune atto, sono incline a voltar spalle e criterio alla sentenza reale, lo ammetto.
Di conseguenza, a cavallo di codesta fugace andatura, mi piace pensare alla parola fine, incisa una volta per tutte con inchiostro che sia di ogni tipo di rosso, fuorché il sangue delle vittime innocenti.
Un solo, semplice lemma, d’accordo, ma di immenso potere al cospetto delle più orrende narrazioni a cui stiamo assistendo al riparo di comode poltrone con braccioli.
Fine della guerra, fine delle violenze, fine dei massacri, fine, infine, di ogni abominio tollerato, là fuori.
All’esterno dell’ingenuo rimedio che chiamo pensiero.
Ciò che mi piace, altresì, è il diritto di pensare a ciò che mi piace, che diviene talvolta dovere, nelle giornate meno ottimiste.
Perché altrimenti, non potrei scriverne, e molti altri, ben più pratici del sottoscritto, non avrebbero potuto trovare l’ardire di metter fondamenta al di sotto di quei benedetti castelli svolazzanti.
Così, mi piace pensare, dicevo.
Mi piace pensare, a questo punto del racconto.
Che alcuni di siffatti costruttori di illogiche, improbabili eppur concrete meraviglie.
Sian passati di qui.


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1.3.18

Storia sulla diversità: sono diverso

No, sono diverso, non mi stancherò mai di ripeterlo, ma è roba che non si discute.
Sono diverso dalla signora nell’ascensore, con quelle lentiggini sulle gote e i capelli biondi. I miei sono castani, cavolo, un castano particolare, però.
Niente da paragonabile al castano del portinaio che spazzava nell’ingresso.
No, perché uno potrebbe dire che sei diverso, tranne che per i capelli.
C’è castano e castano, lo sanno tutti, lo sanno.
Capisci?
Vero che capisci?
Che poi, si potrebbe parlare di poca gente, non basta per rendere una supposizione un teorema, direbbe il mio vecchio prof di matematica...

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