28.11.14

Omosessualità spiegata ai bambini video: la gomma magica

Storie e Notizie N. 1165 

E’ facile spiegare i gay ai bambini, sostiene oggi Roberto Saviano.

Sono d’accordo.
Ci provo…

Prendi il foglio.
Bianco, possibilmente.
Che non ci sia nulla che possa suggerirti la strada migliore.
Immagina, ora.
Immagina e disegna due persone che si amano.
Davvero.
Stai tranquillo.
Fai pure senza fretta.
E’ un disegno, può non essere perfetto.
Ma l’idea sì, perché nessuno potrà mai scalfirla.
Solo tu.
Adesso, tieni.
Sì, lo so.
E’ solo una gomma.
Una normale gomma da cancellare, in apparenza.
Eppure è magica.
Perché così l’ho immaginata prima di donartela.
E, come ho già scritto altre volte, la magia è sempre nelle intenzioni.
Qual è il suo portento?
Cancella il superfluo, l’inutile bagaglio che rallenta il cammino.
Figuriamoci il volo.
Prendi il foglio e la gomma.
Guarda le due persone che hai creato.
Quelle che si amano.
Davvero.
E cancella.
Spazza via l’inutile.
Allontana parole pesanti quanto vuote.
E, soprattutto, come se non fossero mai esistite, dimentica forme e colori che non fanno altro che confondere.
Soffocando il meglio.
La bellezza che vale il prezzo del biglietto.
Fatto?
Ecco, ora ammira.
Ammira l’unica ragione per la quale ha senso essere qui, tutti.
Due persone che si amano.
Solo questo.
Solo questo conta.
E solo questo rimarrà.
Per sempre.

Visita le pagine dedicate ai libri:


Guarda il video:




Leggi altre storie sulla diversità. 


Altre da leggere:

27.11.14

Storie di razzismo: le tre regole del gioco

Storie e Notizie N. 1164 

Il video che mostra l’assassinio negli Stati Uniti del dodicenne afro americano da parte della polizia è stato da poco diffuso.
La colpa?
Il bambino, perché questo sei a dodici anni, aveva tra le mani una pistola.
Giocattolo…

Mi chiamo Tamir Rice.
Sì, mi chiamo.
Non chiamavo.
Perché le immagini rimangono.
Le parole pure, spero.
A futura più saggia memoria.
Se non altro, umana.
Ho perso, d’accordo.
Mi avete eliminato, difensori della gente.
Eroi dei diritti di tutti.
Senza mantello o calzamaglia.
Ma comunque riconoscibili tra il comune popolo.
I cosiddetti, auspicabilmente, civili.
Voi mi avete cancellato dal gioco.
Tuttavia, permettetemi, ma avete compiuto un grave errore.
In questa partita, come nella storia che la racconta.
Le regole, cari paladini che piantonate le nostre strade, sono importanti.
Le regole del gioco sono tutto.
Sono chiare, non potete affermare il contrario.
Anche un bambino le capisce.
E anche un bambino le rammenta.
Sono poche, tra l’altro.
Tre.
Il numero perfetto, dicono.
Mah, in quel poco che ho partecipato, ho capito che nel gioco come nell’amore la perfezione è sbagliata.
Solo la vittoria lo è, come la morte.
Ma poi finisce tutto e così non c’è gusto.
Altrimenti perché continuare a giocare se non puoi perdere?
Altrimenti perché continuare ad amare se non credi che sarà per sempre?
La prima regola è la più facile.
Si gioca perché sai che in quel momento è la cosa migliore che potresti fare.
Da solo o con gli altri.
Quando qualcuno si sente obbligato lo vedi subito.
E’ quello che più di tutti si sforza di sorridere.
La seconda regola è altrettanto elementare.
Tutti possono giocare, se lo desiderino.
Perché se lasci fuori qualcuno, il più delle volte è colui che avrebbe potuto rendere il gioco qualcosa di più.
Molto di più.
La terza regola è ancora più breve, ma è la più importante.
Il gioco è una cosa seria.
E’ da ingenui pensare di poter giocare senza credere minimamente che sia tutto vero, tranne quel che rimane fuori.
Dal gioco.
Ed è una colpa imperdonabile pretendere di vivere tutto il resto come se fosse un gioco, quando è tutt’altro.
Come andare in giro a servire e proteggere con in mano una pistola carica.
E vera…

Compra il mio nuovo libro, Roba da bambini, Tempesta Editore. 

Leggi altre storie di bambini.
 


Altre da leggere:

26.11.14

Passeggeri spingono aereo in Russia video: chi resta a bordo

Storie e Notizie N. 1163 

Pare che i passeggeri di un aereo siberiano siano scesi in terra, a 52 gradi sotto lo zero, per spingere il velivolo e agevolarne il decollo, dato che il carrello si era bloccato a causa del congelamento del liquido per i freni.
E il volo continua.
D’altra parte, il problema non è mai chi scende a spingere…

Quelli che restano.
Quelli che restano a bordo.
Quelli che restano a bordo li vedi subito.
Anzi, li ascolti.
Sono quelli che gridano di più.
Quelli che sostengono di essere arrabbiati.
E stanchi.
Già, hai letto bene.
Stanchi.

Quelli che restano a bordo sono quelli che si lamentano più di tutti.
E sono anche quelli che hanno tante cose da dirti, a riguardo.
Perché l’aereo si è fermato.
Perché non vola più.
Perché siamo finiti in terra.
Incubo inaccettabile.
Perché quando si vola puoi sempre vantarti di essere in prima classe.
E puoi sempre maledire il prossimo di non esserci.
Difficile, allorché il giocattolo si rompa per tutti.

Quelli che restano a bordo sono tutti uguali, facci caso.
L’agghiacciante vuoto negli occhi.
Il confuso agitarsi di mani altrettanto incoerenti.
E soprattutto quel rumore sgradevole.
Leggi pure come l’ottuso rigurgito di parole scelte ad occhi chiusi.
Figuriamoci cuore e cervello.
Tutto serrato, fuorché la pancia.
Libera di sfogarsi con il primo passeggero che capita.

Quelli che restano a bordo non vedono luce oltre l’oblò.
Il loro, è chiaro.
Perché per vedere quel che mostrano gli altri occorrerebbe alzarsi, e allora…
E’ tutto inutile, loro lo sanno.
Sei un'ingenua, cara mia.
Sei un illuso, piccolo.
Siete condannati a sicure delusioni, tutti voi.
Che lasciate il posto e scendete.
Convinti.
Che basti una spinta per volare.

Quelli che restano a bordo.
Senza i quali, magari, l’aereo non si sarebbe mai fermato…



Compra il mio nuovo libro, Roba da bambini, Tempesta Editore.
 


Altre da leggere:

21.11.14

Storie sui libri: occasione da non perdere

Storie e Notizie N. 1162 

Jason si è salvato.
E’ sopravvissuto alla sparatoria avvenuta presso la biblioteca dell’università della Florida.
Per merito dei libri.
Già, i libri.
Immolatisi accogliendo e, soprattutto, intrappolando il proiettile che avrebbe cancellato la vita del giovane.
Dalle nostre pagine.

Eventualità eccezionale.
Casualità preziosa.
E più che mai occasione da non perdere.
Perché la prima pagina non è cosa quotidiana.
Per chi, come noi altri, deve perire.
Per guadagnarsi la scena.
Ma facciamo molto altro, sapete?
Piccoli eroismi trascurabili e trascurati, d’accordo.
Roba per pochi, sicuro.
Roba da bambini, spesso, ma questa potrebbe suonare come pubblicità occulta…
Salviamo, non sapete quante volte salviamo.
Salviamo dal decadimento degli irraggiungibili confini dell’umano orizzonte.
Quel virus criminale, un’infezione virale subdola quanto un titolo menzognero per una notizia altrettanto fasulla.
Capace di corrompere la visione dell’universo sino a tramutarla nell’antro di una grotta dove la bestia nascosta nel buio sei tu.
Giammai i presunti mostri che hai dipinto all’interno.
Leggi pure come la colpevole ignoranza del vigliacco.
Salviamo altresì dal vuoto, di lessico come di sogni.
Dall’impossibilità di dar forma a pensieri alieni.
Figuriamoci comprenderli.
Per non parlare di quella impagabile divina magia con cui dar voce all’indicibile altrimenti.
Quello che provo per te.
Quello che provi per me.
Quello che proviamo per quel che siamo.
Insieme.
Salviamo, certo che salviamo.
Salviamo tutti, nessuno potrebbe sentirsi escluso nemmeno se riuscisse a scriverlo.
Perché salviamo da fine certa.
Siamo noi che ti aspettiamo dall’altra parte.
Siamo sempre stati solo noi quelli che ti garantiscono il salto.
Siamo e saremo gli unici di cui puoi fidarti in eterno ad occhi chiusi.
Perché quello che vedrai da solo, grazie a noi.
E’ la vita che altri come te hanno disegnato.
Altri che devono a noi le ali di cui si fregiano.

Ovviamente salviamo anche dalle pallottole.
E per questo oggi siamo in cima alla piramide.
Di parole deboli composta, volubile e ingannevole per questo.
Ma continueremo a salvarvi.
In silenzio o risuonando in voi.
Noi.
I libri.

Compra il mio nuovo libro, Roba da bambini, Tempesta Editore.
 


Altre da leggere:

20.11.14

Bambino con quattro gambe e quattro braccia: se sono un dio

Storie e Notizie N. 1161 

In un villaggio dell’India nord-orientale molte persone sono accorse per ammirare e, a quanto leggo, adorare un bimbo nato con quattro braccia e quattro gambe.
Sembra che, tra gli induisti, c’è chi la ritenga una deformazione divina.
A sua volta, il neonato osserva i curiosi.
E con altrettanto stupore si lascia anch’egli andare alla fantasia…

Se sono un dio.
Mi si chiede se sono davvero un dio.
Brahma fattosi carne.
O qualsiasi altra perfezione dell’immaginazione che vive lì.
Dove per guardare occorre necessariamente levare il capo.
Io, un dio.
Perché?
Perché proprio il sottoscritto?
Sarà forse per…
Già, lo pensavo anch’io, prima di affiorare dal mare preferibile a qualsiasi oceano al mondo.
Leggi pure come l’acqua di colei che ti prepara alla prima luce.

E’ per gli occhi, vero?
Lo sapevo, l’avevo pensato.
Da cui le palpebre.
Delicato sipario di pelle per una coppia di virtuosi destinati ad una comune, ma per ognuno unica carriera sulle scene.
Dove il successo di una sera non eviterà la débâcle che attende all’orizzonte.
Ma neanche il viceversa.
Perché ci sarà sempre, fino alla fine della storia, qualcosa degna di essere guardata.
Non sono gli occhi?
D’accordo, ho capito.
Se sono un dio, avrò pur diritto a sbagliare.
E’ un classico.
Altrimenti, come potrete maledirmi?

Le mani, è così?
Le mani, certo, è chiaro.
Danza semplice, va bene, ma di geniale potenzialità, tratto imprescindibile nelle manifestazioni sopraffine.
Grazie ad una sinfonia altrettanto elementare.
In soli, seppur appassionati, due tempi.
Palmo spalancato al cielo e dita protese verso ogni polo disponibile.
Palmo sparito, perché sepolto da carne viva, in un abbraccio di polpastrelli, stretto come in un’affettuosa mischia d’amicizia e sorrisi.
In breve, aperta e chiusa.
Non è la mano?
Davvero?
Ho capito, non c’è bisogno di scaldarsi.

I piedi.
L’avevo intuito, ma ho buttato lì altro per prendere tempo.
Mi piace stare qui, ascoltato da chi è arrivato molto prima di me.
Vuol dire che nonostante abbiate visto tanto, sono qualcosa di nuovo, per voi.
I piedi, già.
Per volare rigorosamente via da qui, da un continente all’altro, per puntare alla luna e qualsiasi stella.
Dicesi salto di un secondo, anche sul posto.
Perché se è vero che poi si torni a terra un attimo dopo, finché si è sospesi, in aria, tutto è indiscutibilmente possibile.
Anche volare.
Perché la magia è sempre nelle intenzioni.
Neppure i piedi?
Oh…
Ma non starete mica parlando di…

Ora si che ho finalmente compreso.
Però, mi dispiace.
Se sono un dio…
Mi chiedete se sono un dio perché la vita mi ha donato doppia possibilità di afferrare meraviglie e calpestare ignare formiche.
Per mia buona sorte, no, non lo sono.
Sono molto di più.
Come tutti voi.
Lo siete stati, all’inizio.

Compra il mio nuovo libro, Roba da bambini, Tempesta Editore.

Leggi altre storie di bambini. 


Altre da leggere:

14.11.14

Tor Sapienza immigrati: noi non siamo razzisti ma

Storie e Notizie N. 1159 

Chi siamo?
Chi siamo noi di Tor Sapienza?
Chi siamo noi di Tor Sapienza che urliamo a squarciagola contro il moro invasore?
Intanto, non siamo razzisti.
E non con quel ma sospeso alla fine, che sottintende, subdolamente.
Noi di Tor Sapienza non siamo razzisti.
Punto.
Potremmo dirvene tante.
Potremmo dirvi che siamo esasperati.
Che la gente non ce la fa più.
E che lo Stato ci ha abbandonato.
Potremmo dirvi anche che siamo stanchi.
Che noi ci viviamo qui, mica voi.
E che abbiamo già i nostri problemi.
Potremmo dirvi che questo è quello che succede quando la rabbia è troppa.
Che questo è quello che succede quando un quartiere viene trascurato.
E che questo è quello che succede.
Punto.
Potremmo ripetervi che noi di Tor Sapienza non siamo razzisti.
Che sono loro ad essere qui.
Che se non stavano qui, sarebbe stato tutto diverso.
Potremmo dirvi che se quelli non fossero stati qui.
Avremmo avuto un problema in meno.
E non ci sarebbe stato tutto questo clamore.
Potremmo spiegarvi che noi di Tor Sapienza siamo gente come voi.
Gente normale.
Cittadini comuni.
Romani come tanti.
Punto.
Potremmo quindi aggiungere che non siamo più razzisti di voi.
Potremmo.
Già, potremmo dirvi tutto ciò.
Ma a cosa serve?
Tanto l’hanno già fatto molti giornali.
Tanto questa favola diverrà slogan per eroi destrorsi puntuali come mosche sullo sterco.
Tanto questa coperta di fango serve a tanti, anche a chi non te l’aspetti.
L’importante è che non si sappia davvero.
Quanto siamo per bene, noi altri.
Che urliamo...

In aggiornamento, ad memoriam:
Tor Sapienza, dopo rapine e furti, gang di poliziotti (italiani) aggredisce prostituta
Tor Sapienza, cane bruciato nel parco preso il killer, era il padrone (italiano) «Ha problemi mentali»
Tor Sapienza, romano fermato con cocaina nascosta nell'auto
Tor Sapienza, truffatore (italiano) online arrestato
Tor Sapienza, scoperto laboratorio clandestino per droga
Tor Sapienza, donna (italiana) si suicida con la figlia di 8 anni, giornalisti e fotografi spintonati da italiani
Tor Sapienza, arrestati funzionari (italiani) della giunta Alemanno e imprenditori (italiani) per truffa da milioni di euro sui punti verde
Tor Sapienza, autista (italiano) atac vende fumo ai colleghi nel deposito
Tor Sapienza, ingegnere (italiano) colto da raptus uccide la nonna e ferisce la sorella a coltellate
Tor Sapienza, gli spengono Il Gladiatore, (italiano) picchia la moglie e minaccia il figlio col fucile
Tor Sapienza, 36enne (italiano) aggredisce trans e cerca di ucciderlo con una motosega 
Tor Sapienza, armi e droga italiano arrestato
Tor Sapienza, romano litiga con la fidanzata e accoltella la madre di lei
 
E potrei andare avanti...

Visita le pagine dedicate ai libri:


Leggi altre storie sul razzismo 
 


Altre da leggere:

13.11.14

Sentinelle in piedi chi sono: siamo con voi

Storie e Notizie N. 1158 

Sentinelle in piedi, noi essere con voi.
Noi avere capito.
Avere recepito messaggio, fratelli e sorelle.
Dove la e tra le due parole non è un caso.
Come tra moglie e marito.
Non mettere il dito, figuriamoci una fuorviante o.
Moglie o marito è male, noi d’accordo.
Moglie e marito, alleluia.
A noi andare bene tutto quello che voi dire.
Anche se stare zitti.
Che essere meglio, in effetti.
No, non essere ironici, noi altri.
Noi fare sul serio.
Silenzio essere bene anche per noi.
Più di tutto voi stare fermi che noi arrivare presto, ma questa spiegare alla fine.
Voi essere per famiglia naturale.
Essere giusto.
Natura buona.
Nascere, vivere, morire.
E tornare.
Essere vero, noi prova vivente.
Anzi, il contrario, ma anche questa chiarire dopo.
Vita essere semplice, voi grande ragione.
Dormire e mangiare.
Mangiare mica tutto, però.
Natura donare il cibo.
Donne e uomini essere secondo natura.
Quindi, tutte le donne e gli uomini essere cibo.
Pure strano sillogismo divenire logico alla fine.
Voi essere contro uomo e uomo che fare famiglia.
Anche donna e donna.
Male, essere male, noi dire da tempo.
Se non adottare, non potere fare figli.
Male, molto male.
Malissimo.
Tanti, tanti bambini, essere buono.
Per tutti.
Bambini non essere veloci.
Andare piano.
Cuccioli essere buoni e dolci.
Teneri.
Ma comunque muovere.
Voi perfetti, invece.
Sentinelle, grazie.
Continuare a leggere e a dire a tutti i giorni e le città dove voi stare.
Noi venire presto.
Quando noi arrivare, continuare a leggere.
Non alzare testa.
Peccato!
Alzare testa essere peccato mortale.
Arriva fulmine e poi inferno, fuoco bruciare.
Noi sapere.
Quando poi noi essere accanto a voi, allora guardare pure.
Tanto essere tardi, ormai.
E noi fare ultima cena.
La nostra...


Compra il mio nuovo libro, Roba da bambini, Tempesta Editore.
 


Altre da leggere:

12.11.14

Storie di bambini: figlio di nessuno

Storie e Notizie N. 1157 


Leggo che la Cassazione ha sottratto ad una coppia di Brescia il figlio di 3 anni, nato in Ucraina e avuto tramite maternità surrogata da una cosiddetta 'madre in affitto'.
Quest’ultima risulta non rintracciabile e, al contempo, il bambino non può essere riconosciuto in Italia.
Ecco le ragioni dell’unico vero protagonista di questa storia…

Figlio di nessuno?
Okay, ci sto.
Posso scegliere altrimenti?
Magari, potessi.
Magari potessi farmi capire a tre anni.
E altrettanto magari potessimo capire davvero cosa pensano questi nostri preziosi concittadini.
A tre anni.
E anche meno.

Figlio di nessuno.
D’accordo, accetto.
Sono vivo.
E’ questo quel che conta, giusto?
Viene prima di tutto.
Anzi, no.
Dopo la legge.
La legge è uguale per tutti, c’è scritto.
E, da qualche parte, ci dev’essere anche annotato.
Che si può nascere dal nulla.

Figlio di nessuno…
Ma cosa vuol dire?
Partire da zero, dicono alcuni.
Con il vuoto alle spalle, sostengono altri.
Solo, sintetizzano quasi tutti.
E quel che resta è lì, all’orizzonte.
Eh no, signori miei.
Qui, ora, sotto i miei piedi, nelle mie mani.
Più che mai a portata d’occhi.
Perché quando la parola nessuno è nel tuo nome, tutto diviene indispensabile.
Adesso.

Figlio di nessuno.
Il problema emerge sempre alla fine.
Della frase.
Come della storia.
Come quando si tenta fino all’ultimo di nascondere una fragile bugia.
Nessuno.
Anche a tre anni capisci l’essenziale, come gli occhi che non si vergognano di fissare i tuoi e gli abbracci donati senza fretta di fuggire via.
Che quando in tanti, troppi, si sforzano di dimostrare che qualcosa è di nessuno.
Vuol dire che è clamorosamente.
Di tutti.

Leggi altre storie di bambini



Compra il mio nuovo libro, Roba da bambini, Tempesta Editore.
 



Altre da leggere:

7.11.14

Storie di animali dispersi: la magia di Jordan

Storie e Notizie N. 1156 

Un cane di nome Jordan, sottratto otto anni addietro a Mike Nuanes, che vive nei pressi di Atlanta, in Georgia, è stato ritrovato a Denver grazie al microchip.
Dono magico.
Miracolo della tecnologia, ovviamente.
Per rimettere le cose apposto, ci penserà il resto.
La magia dell’immaginazione…

Eccomi qua, Mike.
Eccoci di nuovo insieme.
Ops, mi correggo.
Senza di nuovo.
Via, cancellato.
Eccoci insieme.
Cosa ho fatto in questi otto anni?
Scusa, di cosa stai parlando?
Mi vedi cresciuto? Invecchiato? Appesantito dal tempo e dalle pulci?
Amico, pure te mica sei Dog Pitt.
Chi? Il cocker fascinoso su tutte le copertine, novello marito di Cagnolina Jolie.
No, non offenderti.
Questo è un giorno di festa.
Come lo era ieri e lo sarà domani.
Con in mezzo tutto.
E nulla, ora.
Nulla, ora.
Otto anni? Novantasei mesi, dici? Più di trentacinquemila giorni?
Bello, ho capito che sai contare, ma è fatica inutile.
Chiudi gli occhi e riaprili.
Adesso.
Un secondo, non più di un secondo.
Ta-dà!
Come ho fatto?
Magia, solo magia.
Magia canina, però, che non nasconde piccioni nella giacca e conigli nel cilindro.
Perché noi maghi canili rispettiamo i simili, pure per chi amiamo.
A meno che i suddetti firmino una liberatoria, ma questa è un'altra storia.
Un’altra magia.
La mia è semplice e otto anni spariscono.
Un anno lo mangio, un solo boccone, per fame.
Di affetto mai dimenticato.
Un altro lo gratto via, come una pulce espulsa per comportamento scorretto.
Eh, capisco il bisogno, un giorno, due, ma il terzo te ne vai, scroccona.
Come dice il detto, la pulce dopo tre giorni sloggia.
Il terzo anno lo rincorro, come il classico bastone.
Ma non lo riporto, lo lascio lì dov’è.
Lontano.
Il quarto anno divento cieco e non lo vedo più.
Cecità finta, è ovvio, da cane imbroglione, paracanesca.
L’anno numero cinque l’hanno abolito, non lo sapevi?
Non hai letto la circolare? Eccola, metti gli occhiali, avvicinati…
Guarda, dietro di te, una sventolona da urlo!
Voltati, scemotto, che ti dico del sesto.
Il sesto anno non c’è perché è bisestile.
Sì, lo so, questa è forte, ma mi vengono così, che vuoi farci.
Saranno le pulci che mi sono entrate anche nel cervello.
L’anno successivo c’è la crisi, la nota crisi del settimo anno, questo lo sai anche te, quindi non lo contiamo.
E abbiamo finito.
Cosa? L’ottavo? Scusa, se nel settimo c’è la crisi, di quale ottavo stiamo parlando?
Magia finita.
Eccomi, Mike.
Ero con te e sono con te.
In mezzo, magia e una storia.
La nostra.

Compra il mio nuovo libro, Roba da bambini, Tempesta Editore. 

Leggi altre storie di animali.

 
 


Altre da leggere:

6.11.14

Il futuro dei miei su Combonifem

Il futuro dei miei, contenuto nel libro Il dono della diversità, Tempesta Editore, su Combonifem.
Grazie di cuore a Jessica Cugini e tutta la redazione per l'attenzione e l'apprezzamento.

 


Altre da leggere:

L’uomo che ha ucciso Bin Laden: la vera storia

Storie e Notizie N. 1155 

E’ stato rivelato il nome e il volto dell’uomo che sostiene di aver ammazzato Osama bin Laden.
L’ex marine Rob O’Neill, 38 anni, viene dalla cittadina di Butte, nel Montana e sostiene di aver sparato per ben tre volte alla testa del capo di Al-Qaida, nel suo rifugio.
Questa è la vera storia…

Mi chiamo Rob O’Neill e sono un soldato.
Lo ero, in effetti.
Per divisa e onore.
Per grado e valore.
Perché quando il momento è giunto non ho esitato.
Ho preso la mira
E ho fatto fuoco.
Uomini, in quanti tra voi potete affermare lo stesso?
Malgrado divisa e grado.
Potete vantare altrettanto onore e valore?
Soldati, in quanti tra voi avete effettivamente compiuto appieno il vostro dovere?
E non mi riferisco al classico armiamoci e partiamo.
O al parodistico armiamoci e partite.
Un conto è scendere in campo
E ben altro non avere alcuno scrupolo laddove il cruciale istante arrivi.
Ce ne vuole, signori miei, di valore e onore.
Di coraggio.
Nel puntare l’arma contro il bersaglio e premere il grilletto.
Nondimeno, mettiamo che alcuni tra voi possano alzarsi in piedi e replicare con energia.
Anche io.
Anche io ho sparato.
Anche io ho compiuto il mio dovere.
Il sangue delle mie vittime è rosso come quello delle tue.
Leggi pure come la sacrosanta rivendicazione dell’eroe risentito.
Capisco, invero capisco.
Ma, permettetemi, c’è vittima e vittima.
C’è nemico e nemico.
Sul campo.
E soprattutto negli incubi delle folle.
Un conto è abbattere il leone.
E ben altro è porre fine all’esistenza del capo branco.
Ecco perché oggi, in questo mirabile giorno in cui la parte virile dell’America sta riguadagnando il potere che conta, sono qui ad esclamare con orgoglio.
Mi chiamo Rob O’Neill e sono un soldato.
Lo ero, ad esser precisi.
Ma sono e sarò per sempre l’uomo che ha ucciso il mostro.
Il profeta del buio.
Il venditore di morte.
Seminando sofferenza da oriente a occidente.
E ritorno.
Osama Bin Laden.
Io sono l’eroe che ha ucciso il nemico peggiore.
Per liberare il mondo libero dal più cattivo.
Per la pace.
E se non avete udito con chiarezza.
Lo urlerò, a squarciagola
Di giorno.
Ma più che mai di notte.
Quando spengo la luce della camera e mi rammento che il buio, la morte e la sofferenza per tanta, troppa gente del mondo, è ancora lì.
Avvelenando il mio cuore con una menzognera versione del racconto.
Che il sottoscritto, alla fine di tutto, ha solo ucciso un uomo.
Ecco perché non mi resta che gridare.
La vera storia.

Compra il mio nuovo libro, Roba da bambini, Tempesta Editore.
 


Altre da leggere:

5.11.14

Storie sui diritti umani: Clochard cosa significa talvolta

Storie e Notizie N. 1154 

Talvolta.
Capita, talvolta.
Capita, che un clochard di 35 anni si addormenti all’aperto.
Spesso.
Capita spesso.
Capita, talvolta, che l’uomo scelga la feritoia di un ponte.
Prendi quello che, come Atlante con la sfera celeste, sostiene silente sulle spalle la ferrovia, a Ventimiglia.
Evitando, tra le altre cose, che i treni e le vite in viaggio precipitino sulle peraltro incolpevoli acque del fiume Roia.
Capita che il clochard, nonostante l’asperità del giaciglio e la pericolosità dell’improvvisato albergo, chiuda gli occhi e si arrenda al sonno.
Con nessuna speranza nella presunta alba in arrivo.
Spesso.
Difatti, capita spesso che essa non arrivi affatto.
Per l’asperità del giaciglio.
O per la pericolosità dell’improvvisato albergo.
E allora ecco che la macchina della sintesi informativa è pronta a frantumare tutto.
Centinaia di capitoli.
Paragrafi ridondanti, è normale.
Ma anche stralci che andrebbero riletti.
E riletti.
Parole, anche parole.
Pure una sola.
Banali o essenziali insiemi di lettere.
Come spesso.
O talvolta.
Senzatetto trovato senza vita.
Cadavere di clochard rinvenuto in strada.
Vagabondo morto per il freddo.
Questo è il risultato, il nuovo puzzle, il riassunto rapido e funzionale da leggere e dimenticare.
Dove leggere non è affatto scontato.
Capita, spesso capita ciò.
E diventa normalità per i più.
Leggi pure come il cinico sacrificio del quasi nel regno del 'quasi sempre'.
Nondimeno, come sperano molti tra gli ultimi di questo mondo, esistono per buona sorte altri regni oltre a questo.
Sulla terra, intendo.
Per buona sorte in vita, quindi.
Capita.
Talvolta, capita.
Capita che un clochard, anzi, no, un essere umano, addormentatosi nella feritoia di un ponte a Ventimiglia, sopra il fiume Roia, venga risvegliato da propri simili.
Per poi venire tratto in salvo da morte certa.
Spesso, non succede.
Capita, talvolta.
E anche solo per un talvolta.
Spesso.
Vale la pena andare a vedere come finisca la storia.
Stavolta.

Compra il mio nuovo libro, Roba da bambini, Tempesta Editore.
 


Altre da leggere: