29.4.11

William e Kate, matrimonio degli sprechi: costo delle nozze

English

Il mondo dell’informazione è oggi invaso dal matrimonio tra il cosiddetto ‘principe’ William e Kate Middleton.
Giornali, tv, la cerimonia è in cima alle notizie ovunque.
In rete, dappertutto è stato possibile seguire la diretta delle nozze, perfino su youtube, direttamente nel canale della famiglia reale inglese, the royal channel.
Sarò venale, ma la prima domanda che mi sono posto è questa: quanto costa questo baraccone?
Ebbene, pare che la cifra si attesti sui 70 milioni di sterline, ovvero quasi 80 milioni di euro.
Cappero.
In tempi di crisi come questi, non vi sembra un po’ troppo?
Sono fatti loro”, potrà rispondere il liberista fanatico con il culo ai piani alti che transita di qui, “hanno i soldi e li spendono come vogliono.”
Eh no, è qui che casca l’asino.
Quegli 80 milioni di euro non li cacciano il principino e la neo mogliettina e neppure la famiglia reale.
Leggiamo nel dettaglio questo piccolo conto.
Solo per la sicurezza si sono spese 33 milioni di sterline, cioè circa 40 milioni di euro.
Secondo Sir Paul Stephenson, vice commissario di Scotland Yard, almeno 5000 poliziotti saranno in servizio per l’evento.
E chi paga? I contribuenti inglesi, ovviamente.
Inoltre, leggo anche che il 29 aprile, giorno del matrimonio tra i due privilegiati ragazzetti, verrà dichiarato festa nazionale.
Ebbene, fermando l’economia britannica per 24 ore costerà al paese ben 6 miliardi di sterline, quasi 7 miliardi di euro.
7 miliardi di euro per un matrimonio in una nazione che solo quest’anno ha avuto un deficit fiscale di 256 miliardi di sterline, circa 300 miliardi di euro.
L’Ufficio di statistica nazionale britannico afferma che a febbraio 2011, più di 9 milioni di cittadini tra i 16 e i 64 anni erano disoccupati e che il tasso di disoccupazione dal dicembre 2009 a febbraio di quest’anno è salito di più di un punto percentuale.
In parole povere la gente senza lavoro è aumentata e di tanto.
Ciò nonostante sul web si parla della favola di William e Kate.
Niente di nuovo, lo so.
E’ l’equilibrio del nostro mondo.
La favola per pochi al prezzo delle disgrazie di molti.
Eppure ho la netta impressione che per la prima volta qualcosa stia cambiando e che questo ridicolo circo non potrà durare per sempre…


(Nella foto: la Rolls-Royce di Carlo e Camilla aggredita recentemente dai manifestanti.)

Venerdì 20 maggio 2011, vieni ad ascoltarmi a Roma: L'Italia che vorrei.

Storie e Notizie: storie, frutto della mia fantasia, ispiratemi da notizie dei media.



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28.4.11

Aereo Tornado caccia bombardiere e vocazione pacifica

Storie e Notizie N. 367

La Storia:

Il mio nome è Panavia Tornado.
Per gli amici solo Tornado.
Cominciamo subito con una premessa: non cercherò di convincervi di qualcosa.
Di qualsiasi cosa.
Non sono in dubbio tra guerra e missioni di pace.
Non ho una colorazione politica e tantomeno ideologica.
Non parteggio per nessuno.
Perché sono un aereo...


Un oggetto, ovvero un mezzo.
Uno strumento nelle mani del pilota.
Pilota che a sua volta è oggetto, mezzo, strumento nelle mani di qualcun altro.
Ma questa è un’altra storia.
Non mi compete.
Sono qui per un semplice motivo: mi avete fatto volare di nuovo.
Era ora, con quello che costo
Da quanto ricordo, negli anni ’80 il mio valore era di circa 30 miliardi delle vecchie lire, la somma necessaria per addestrare i piloti era sui 12 miliardi sempre delle vecchie lire, per non parlare del mio mantenimento, le ore di volo, ecc.
Ma voi ve lo potete permettere, giusto?
No, io lo chiedo così, per sapere, perché come vi ho detto all’inizio non ho un’opinione precisa.
Sta a voi farvela.
Certo, però che quello che leggo sul mio conto mi lascia perplesso.
Sul sito del vostro Ministero della Difesa, nella pagina a me dedicata, c’è scritto: Tramontato il rischio di un confronto militare globale, la probabilità di utilizzare un velivolo come il Tornado, la cui efficacia è stata accresciuta dall’acquisizione di sistemi d’arma d’avanguardia, riguarda essenzialmente le cosiddette “operazioni di risposta alle crisi”, interventi cioè nelle fasi più virulente di un confronto militare con lo scopo di attivare il processo di progressiva stabilizzazione e di svolgere quell’azione di deterrenza che permettono, insieme, di garantire dal cielo la sicurezza delle Forze di superficie e di spegnere, sul nascere, possibili “ritorni di fiamma.
Il ruolo di questi velivoli va quindi inquadrato unicamente con finalità strumentali alla vocazione pacifica del nostro Paese.
Ora, come vi ho spiegato, io sono solo un aereo e in quanto tale ho i miei limiti.
Al contrario di voi, non capisco certe espressioni, come progressiva stabilizzazione e azione di deterrenza.
Tuttavia, vocazione pacifica mi sembra di comprenderlo.
Ha a che fare con la pace, esatto?
Ecco…
Sono confuso.
Cioè, per quanto un aereo si può confondere.
Se non mi hanno trasformato in un tostapane, io sarei un Tornado Ids.
In altre parole, un aereo destinato all’interdizione e all’attacco al suolo(InterDictor/Strike).
In parole più semplici, un cacciabombardiere.
...
Vocazione pacifica?
Italiani, Tedeschi e Inglesi mi hanno fabbricato per sganciare colombe pasquali?!
Tra le altre, la mia diciamo… famiglia ha partecipato alla guerra in Bosnia, dove sono morti più di 30 mila civili e alla guerra del Golfo, dove le perdite tra la popolazione salgono fino a 100 mila.
Per non parlare del fuoco amico, un’altra definizione che non comprendo pienamente.
Certo, capisco se tra di voi, che a differenza del sottoscritto avete intelletto e coscienza per vedere cosa si nasconde dietro le parole, ci sia qualche imbarazzo in questo momento.
Eh, se il ruolo dei pacifisti lo interpretano Bossi e la Lega Nord, vuol dire che la vostra confusione è molto, ma veramente molto più grande della mia…


Venerdì 20 maggio 2011, vieni ad ascoltarmi a Roma: L'Italia che vorrei.


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20.4.11

Stop al nucleare del governo: il perché che non dicono i giornali

Perché questa retromarcia del governo sul nucleare?

Ci dicono che Berlusconi e i suoi temono di perdere il referendum dopo Fukushima (Libero).

Ci spiegano infatti che a decretarne la morte presunta è stata la catastrofe di Fukushima che ha ribaltato tutti i sondaggi precedenti e riportato in testa i contrari (Il Messaggero).

Ci raccontano quindi che per la maggioranza c’è un lato positivo: si blocca il referendum che avrebbe bocciato tutto per sempre (Il Giornale).

Ci offrono anche una pomposa spiegazione ufficiale: al fine di acquisire ulteriori evidenze scientifiche, mediante il supporto dell'Agenzia per la sicurezza nucleare, tenendo conto dello sviluppo tecnologico e delle decisioni che saranno assunte a livelli di Unione europea, non si procede alla definizione e attuazione del programma di localizzazione, realizzazione ed esercizio nel territorio nazionale di impianti di produzione di energia elettrica nucleare (Il Tempo).

Ci ribadiscono che è al fine di acquisire ulteriori evidenze scientifiche (Il Sole 24ore).

Ci ripetono che dopo il disastro di Fukushima che ha causato un ripensamento in tutto il mondo, il governo fa retromarcia (La Stampa).

Ce lo dice lo stesso Tremonti: "Quanto avvenuto a Fukushima (non si tratta solo un banale incidente tecnico) assume una dimensione assai rilevante in cifra storica e necessita di una riflessione economica e non solo" (Il Corriere della sera).

Balle.

C’entrano i referendum del 12 e 13 giugno, ma non quello sul nucleare.
E neppure quello sull’acqua, per il quale possiamo aspettarci un altrettanto clamoroso voltafaccia.
Il motivo è uno solo ed è sempre lo stesso da circa 15 anni:

Salvare il culo del capo.

E il culo del capo è appeso a questa legge:


PS: Stacco la spina per qualche giorno. Grazie a tutte/i di passare ogni tanto di qui, la vostra attenzione è per me un dono prezioso.

Foto da qui.

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19.4.11

Manifesti BR e Roberto Lassini: prontuario del lecchino PdL

Storie e Notizie N. 366

La Storia:

A tutto il popolo dell’amore, udite udite.
La notizia era ormai nell’aria.
Gli ultimi accadimenti ne hanno inevitabilmente anticipato la diffusione.
Presumo sarete quasi tutti al corrente del recente caso sui discussi manifesti affissi a Milano recanti la suggestiva frase 'Via le BR dalle procure', ideati dall’ex sindaco DC di Turbigo ed attuale consigliere dello stesso comune nelle file dell’UDC, nonché candidato nel PdL alle prossime elezioni del capoluogo lombardo, Roberto Lassini.
Mentre nel partito al governo alcuni chiedono a quest’ultimo di fare il cosiddetto passo indietro – Schifani e perfino la stessa Moratti – il nostro amato premier ha come al solito spiazzato tutti, prendendo in contro piede i suoi stessi collaboratori.
E’ inutile dirlo, lo adoriamo anche per questo.
Perché ci sorprende.
Anche se la vera sorpresa ancora non c’è l’ha fatta e quando ciò accadrà in molti piangeranno…
Tornando al caso Lassini, Silvio Berlusconi si è finalmente convinto che la carta dei valori del PdL necessita di un indispensabile aggiornamento.
E’ quindi con orgoglio che mi accingo a pubblicare in esclusiva:

Il Prontuario del Lecchino

1. Tutti i lecchini sono ben accetti nel PdL.

2. Tutti i membri del PdL sono graditi in quanto lecchini.

3. Tutti i lecchini sono graditi, sia tra i membri del PdL che non.

4. Il lecchino può ambire ad un riconoscimento per il suo lavoro.

5. Il lecchino può ambire, non pretendere.

6. Il lecchino, anche se premiato, deve continuare ad esserlo.

7. Il lecchino non deve mai ammettere di esserlo.

8. Ogni lecchino è unico responsabile del proprio lecchinaggio.

9. Ogni lecchino risponde personalmente dell’eventuale eccesso di lecchinaggio.

10. Ogni lecchino è tenuto ad allontanarsi dal PdL se il proprio lecchinaggio crea imbarazzo e non solo al premier.

10bis (ancora in discussione): se il lecchino farà il bravo, malgrado fuori dal PdL, potrà essere ancora premiato…



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18.4.11

Testo accordi Schengen e storia della solidarietà

Storie e Notizie N. 365

Dal testo dell’accordo:

La Storia:

C’erano una volta i Governi del Regno del Belgio, della Repubblica federale di Germania, della Repubblica Francese, del Granducato di Lussemburgo e del Regno dei Paesi Bassi.
Essi, consapevoli che l'unione sempre più stretta fra i popoli degli Stati membri delle Comunità europee avrebbe dovuto trovare la propria espressione nella libertà di attraversamento delle frontiere interne da parte di tutti i cittadini degli Stati membri e nella libera circolazione delle merci e dei servizi, desiderosi di rafforzare la solidarietà fra i propri popoli rimuovendo gli ostacoli alla libera circolazione attraverso le frontiere comuni, il 14 giugno del 1985 siglarono un accordo.
Con quest’ultimo, intendevano raggiungere i seguenti obiettivi:
Primo, abolizione dei controlli sistematici delle persone alle frontiere interne dello spazio Schengen.
Secondo, rafforzamento dei controlli alle frontiere esterne dello spazio Schengen.
Terzo, collaborazione delle forze di polizia e possibilità per esse di intervenire in alcuni casi anche oltre i propri confini (per esempio durante gli inseguimenti di malavitosi).
Quarto, coordinamento degli stati nella lotta alla criminalità organizzata di rilevanza internazionale (per esempio mafia, traffico d'armi, droga, immigrazione clandestina).
E quinto, integrazione delle banche dati delle forze di polizia.
Qualcuno di voi si chiederà: “Ma cosa c’entra tutto questo con la solidarietà fra i popoli?
Sarà il solito retorico demagogico buonista ed illuso pacifista.
Ignoriamolo e andiamo avanti.
In seguito, i paesi che sottoscrissero l’accordo divennero trenta, tra cui anche l’Italia.
Il nostro paese firmò il trattato nel 1990, per poi farlo entrare in vigore nel 1997.
Tra i vari articoli dell’accordo si dimostrò col tempo estremamente prezioso quello della sospensione dello stesso.
Difatti, si decise che ogni nazione aderente all’accordo avrebbe potuto interromperne la validità per un tempo limitato e per determinati motivi.
E quali?” potrebbe chiedere il solito fannullone qualunquista e piantagrane.
Ad ogni modo, per non far insinuare che qui siamo elusivi, in generale uno stato membro avrebbe potuto sospendere gli accordi di Schengen per rafforzare le misure di sicurezza, come nel caso in cui stesse per ospitare un grande evento.
Che so, come fece l’Italia nel 2009 durante il G8 a L’Aquila.
Il rompiballe polemico sovversivo tra voi potrà obiettare di nuovo: “Cosa c’entra tutto ciò con la solidarietà tra i popoli?”
Ignoriamolo, anzi, allontaniamolo e andiamo verso il clou del racconto.
Nell’aprile del 2011 la Repubblica Francese, uno dei primi paesi sottoscrittori dell’accordo, ne sospesero l’attuazione chiudendo i propri confini nei pressi di Ventimiglia e bloccando temporaneamente la circolazione ferroviaria.
Interrogate sulle motivazioni, le autorità transalpine risposero che la decisione era stata presa per contenere una manifestazione non autorizzata a sostegno dei migranti tunisini e quindi per prevenire il rischio di incidenti.
Ovvero, rafforzare le misure di sicurezza, quindi, opzione compresa nel suddetto accordo.
Ma cosa cappero c’entra tutto questo con la solidarietà tra i popoli?” potrebbe per l’ennesima volta domandare quel trasandato giovinastro appena uscito da un’overdose di utopia che si nasconde tra voi.
Solidarietà?
Amico, sveglia, che la guerra è finita.
Anzi, è iniziata, per essere precisi…
Guarda, ti voglio aiutare con parole semplici, visto che ancora non vuoi accettare la realtà.
Prendi il testo dell’accordo, okay?
Cosa? L’hai letto e c’è scritto della solidarietà tra i popoli?
Lascia perdere, ascolta me.
Prendi l’accordo e conta.
Quante volte è presente il termine popoli?
Te lo dico io: due.
No, dico, 2.
Ci sei? No?
Quante volte è presente il termine cittadini?
Facciamo prima: otto.
Ecco, vuoi sapere ora quante volte viene usato il termine merci?
Tredici.
Tredici a otto, chi vince?
Non ti è chiaro ancora?
Rileggi bene le premesse: libertà di attraversamento delle frontiere da parte di tutti i cittadini e libera circolazione delle merci.
Le parole sono importanti, cavolo.
I cittadini sono liberi di attraversare, a loro rischio e pericolo.
Non è affatto escluso che qualcun altro abbia non solo la libertà, ma addirittura il diritto di arrestarti, non prima di averti manganellato a sangue.
Il diritto di circolare c’è l’hanno le merci, non gli esseri umani.
E’ come quando attraversi la strada.
Tu hai la possibilità di farlo quanto l’automobilista di investirti.
Dopo, se riesci ad alzarti, vai pure a protestare perché stavi sulle strisce…








15.4.11

Restiamo umani come Vittorio Arrigoni

Dal suo blog:

Cari Hermanos,
il nostro adagio "RESTIAMO UMANI" , diventa un libro.
E all'interno del libro il racconto di tre settimane di massacro, scritto al meglio delle mie possibilità, in situazioni di assoluta precarietà, spesso trascrivendo l'inferno circostante su un taccuino sgualcito piegato sopra un'ambulanza in corsa a sirene spiegate, o battendo ebefrenico i tasti su di un computer di fortuna all'interno di palazzi scossi come pendoli impazziti da esplosioni tutt'attorno.
Vi avverto che solo sfogliare questo libro potrebbe risultare pericoloso, sono infatti pagine nocive, imbrattate di sangue, impregnate di fosforo bianco, taglienti di schegge d'esplosivo.
Se letto nella quiete delle vostre camere da letto rimbomberanno i muri delle nostre urla di terrore, e mi preoccupo per le pareti dei vostri cuori che conosco come non ancora insonorizzate dal dolore.
Mettete quel volume al sicuro, vicino alla portata dei bambini, di modo che possano sapere sin da subito di un mondo a loro poco distante, dove l'indifferenza e il razzismo fanno a pezzi loro coetanei come fossero bambole di pezza.
In modo tale che possano vaccinarsi già in età precoce contro questa epidemia di violenza verso il diverso e ignavia dinnanzi all'ingiustizia.
Per un domani poter restare umani.
I proventi dell'autore, vale dire Vittorio Arrigoni, me medesimo, andranno INTERAMENTE alla causa dei bambini di Gaza sopravvissuti all'orrenda strage, affinché le loro ferite possano rimarginarsi presto (devolverò i miei utili e parte di quelli de Il Manifesto al Palestinian Center for Democracy and Conflict Resolution, sito web, per finanziare una serie di progetti ludico-socio-assistenziali rivolti ai bimbi rimasti gravemente feriti o traumatizzati ).
Nonostante offerte allettanti come una tournee in giro per l'Italia con Noam Chomsky, ho deciso di rimanere all'inferno, qui a Gaza.
Non esclusivamente perché comunque mi è molto difficile evacuare da questa prigione a cielo aperto (un portavoce del governo israeliano ha affermato :"e' arrivato via mare, dovrà uscire dalla Striscia via mare"), ma soprattutto perché qui ancora c'è da fare, e molto, in difesa dei diritti umani violati su queste lande spesso dimenticate.
Non avremo certo gli stessi spazi promozionali di un libro su Cogne di Bruno Vespa o una collezione di lodi al padrone di Emilio Fede, da qui nasce la mia scommessa, sperando si riveli vincente.
Promuovere il mio libro da qui, con il supporto di tutti coloro che mi hanno dimostrato amicizia, fratellanza, vicinanza, empatia.
Vi chiedo di comprare alcuni volumi e cercare di rivenderli se non porta a porta quasi, ad amici e conoscenti, colleghi di lavoro, compagni di università, compagni di volontariato, di vita, di sbronza.
E più in là ancora, proporlo a biblioteche, agguerrite librerie interessate ad un progetto di verità e solidarietà.
Andarlo a presentare ai centri sociali e alle associazioni culturali vicino a dove state.
Si potrebbero organizzare dei readings nelle varie città, (io potrei intervenire telefonicamente, gli eventi sarebbero pubblicizzati su Il Manifesto, sui nostri blog e aggiro per internet) e questo potrebbe essere anche una interessante occasione per contarsi, conoscersi, legarsi.
Non siamo pochi, siamo tanti, e possiamo davvero contare, credetemi.
Il libro lo trovate fin d'oggi nelle edicole con Il Manifesto, e fra due settimane nelle librerie.
Confido in voi, che confidate in me, non per i morti ma per i feriti a morte di questa orrenda strage.
Un abbraccio grande come il Mediterraneo che separandoci, ci unisce.
Restiamo umani.
vostro mai domo

Vik

Per ordinare online.

14.4.11

Tra Asor Rosa e Giuliano Ferrara storia di sesso

Premetto subito che stavolta non c’entra Lisa Pointgee.
Asor Rosa, per chi non lo conoscesse, è un professore universitario, nonché critico letterario, scrittore e politico.
Egli vede l’attuale momento del nostro paese in questo modo: c’è una crisi strutturale del sistema, uno snaturamento radicale delle regole in nome della cosiddetta sovranità popolare, la fine della separazione dei poteri, la mortificazione di ogni forma di pubblico (scuola, giustizia, forze armate, forze dell'ordine, apparati dello stato, ecc.), e in ultima analisi la creazione di un nuovo sistema populistico-autoritario, dal quale non sarà più possibile (o difficilissimo, ai limiti e oltre i confini della guerra civile) uscire.
Il professore sostiene anche che: un gruppo affaristico-delinquenziale ha preso il potere (si pensi a cosa ha significato non affrontare il «conflitto di interessi» quando si poteva!) e può contare oggi su di una maggioranza parlamentare corrotta al punto che sarebbe disposta a votare che gli asini volano se il Capo glielo chiedesse. I mezzi del Capo sono in ogni caso di tali dimensioni da allargare ogni giorno l'area della corruzione, al centro come in periferia: l'anormalità della situazione è tale che rebus sic stantibus (stando così le cose, n.d.b.), i margini del consenso alla lobby affaristico-delinquenziale all'interno delle istituzioni parlamentari, invece di diminuire, come sarebbe lecito aspettarsi, aumentano.
Stando così le cose, ovvero rebus sic stantibus, il Rosa giunge alla seguente domanda: cosa si fa in un caso del genere, in cui la democrazia si annulla da sé invece che per una brutale spinta esterna?
Quindi si da tale risposta: è arrivato in Italia quel momento fatale in cui, se non si arresta il processo e si torna indietro, non resta che correre senza più rimedi né ostacoli verso il precipizio.
Ovvero, in pratica egli propone di arrestare il processo e tornare indietro.
E questa è la sua ricetta: dico subito che mi sembrerebbe incongrua una prova di forza dal basso, per la quale non esistono le condizioni, o, ammesso che esistano, porterebbero a esiti catastrofici. Certo, la pressione della parte sana del paese è una fattore indispensabile del processo, ma, come gli ultimi mesi hanno abbondantemente dimostrato, non sufficiente. Ciò cui io penso è invece una prova di forza che, con l'autorevolezza e le ragioni inconfutabili che promanano dalla difesa dei capisaldi irrinunciabili del sistema repubblicano, scenda dall'alto, instaura quello che io definirei un normale «stato d'emergenza», si avvalga, più che di manifestanti generosi, dei Carabinieri e della Polizia di Stato, congeli le Camere, sospenda tutte le immunità parlamentari, restituisca alla magistratura le sue possibilità e capacità di azione, stabilisca d'autorità nuove regole elettorali, rimuova, risolvendo per sempre il conflitto d'interessi, le cause di affermazione e di sopravvivenza della lobby affaristico-delinquenziale, e avvalendosi anche del prevedibile, anzi prevedibilissimo appoggio europeo, restituisca l'Italia alla sua più profonda vocazione democratica, facendo approdare il paese ad una grande, seria, onesta e, soprattutto, alla pari consultazione elettorale.
Adesso, seguitemi perché a mio umile avviso questo è un punto fondamentale.
Tralasciando per un attimo la soluzione che il professore propone, le ipotesi sono due: o la sua diagnosi è falsa oppure…
Oppure è vero che nel nostro paese vi è oggi una crisi strutturale, un nuovo sistema populistico-autoritario, un gruppo affaristico-delinquenziale al potere che può contare su di una maggioranza parlamentare corrotta al punto che sarebbe disposta a votare che gli asini volano se il Capo glielo chiedesse, ecc.
Se, ripeto, se quest’analisi corrisponde al vero, la replica da parte degli organi di stampa vicini a quel presunto gruppo affaristico-delinquenziale a cui Rosa fa riferimento è scontata: Attenti ribatte a gran voce Giuliano Ferrara dalle pagine de Il Giornale della famiglia Berlusconi - c'è una sinistra che incoraggia il golpe.
E’ banale, no?
Se, ripeto, se la descrizione di Rosa fosse reale, è il minimo che i bersagli del suo articolo lo accusino di invocare il colpo di stato.
Accadrebbe comunque, a maggior ragione se, ripeto, se quel che vede il professore fosse tutto vero.
Ecco, il sottoscritto non é un professore universitario e nemmeno un 'genio' il quale un giorno ha detto che il preservativo è il viatico dell'aborto.
Io scrivo e racconto storie.
Ma prima di tutto ciò, le leggo.
E nella storia che leggo, quella del mio paese, vedo un popolo prono, sodomizzato quotidianamente e in diretta su tutti gli schermi da una creatura orribile, priva di talento e di intelligenza.
Un mostruoso idiota, con la sola capacità di non avere alcuno scrupolo, pur di penetrare a suo piacimento la propria vittima.
Una vittima consapevole, stupidamente felice di essere violata dal deforme maniaco.
Ebbene, se – ripeto – se il disegno di Asor Rosa corrispondesse al vero, una prova di forza che scendesse dall’alto e liberasse quel popolo dall’orripilante sodomizzatore, sarebbe inutile, per un motivo estremamente semplice, senza il quale non saremmo oggi nella situazione in cui ci troviamo.
Quel popolo non ha dimostrato fino ad ora alcuna intenzione di muoversi da quella posizione.
Quel popolo vuole rimanere prono.
A quel popolo piace stare prono e non preoccuparsi di ciò che accade alle sue spalle, sopra di lui.
Ecco perché, a mio modesto parere, rebus sic stantibus, l’incongrua prova di forza dal basso di cui parla Asor Rosa è l’unica vera reale possibilità di cambiamento delle cose.
Ovvero, che il popolo desideri con tutta la forza che ha in corpo di disarcionare l’immonda creatura, di inarcare la schiena e di tirarsi su i calzoni.
Si chiama rivoluzione, quella che per Mario Monicelli in Italia ci vorrebbe perché non c’è mai stata.
E che sta accadendo in questo preciso istante nel nord Africa.
Ma tanto questa è solo una storia…


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13.4.11

YouCat: 10 domande proibite sul sesso

English

Storie e Notizie N. 364

La Storia:

1. Se i preti cattolici non possono fare sesso con quale autorevolezza ne parlano?

2. Se Dio ha donato all’umanità il piacere del sesso quale uomo ha il diritto di vietarlo?

3. Se quest’uomo fa parte di un'istituzione che si macchia del terribile peccato dell’abuso su un minore e tenta perfino di nasconderlo, con quale coerenza pretende di indicare la giusta via?

4. Come mai la maggior parte dei politici più vicini alla chiesa cattolica sono divorziati e, diciamo, sessualmente promiscui?

5. Perché il sesso è così importante per voi?

6. Non sarà perché non lo potete fare?

7. Se due persone arrivano al matrimonio senza fare sesso e scoprono di non sapere come godere glielo insegnate voi?

8. E come fate se non avete mai goduto?

9. Se Dio mi ama non dovrebbe gioire del mio piacere?

10. Se voi amate veramente i vostri fedeli, non dovreste provare la stessa gioia?

Ecco il video.







12.4.11

Non sono comunista

English

Storie e Notizie N. 363

Sono persuaso che uno dei più grandi successi di Silvio Berlusconi consista nell’aver convinto buona parte dei suoi elettori – e non solo – che chi lo critica lo fa perché è comunista…

La Storia:

Non sono comunista.
Non sono comunista se penso che nel mio paese la legge debba essere uguale per tutti.
E non credo di essere comunista se vorrei vedere rispettato tale principio anche dall’attuale presidente del consiglio.
Non sono comunista se penso che, qualunque sia la nostra politica riguardo agli stranieri che giungono nel nostro paese, non dovremmo mai perdere il rispetto dei diritti umani.
E non credo di essere comunista se considero il presente governo non in grado di tenere fede a tale valore.
Non sono comunista se penso che di fronte alla crescente disoccupazione giovanile la recente richiesta di raddoppiare i contributi ai partiti sia paragonabile ad un furto.
E non credo di essere comunista se, a prescindere se venga approvata o meno, ritengo sempre eccessivi quei contributi.
Non sono comunista se penso che quando un paese decide di usare le armi è perché c’è qualcosa che avrebbe dovuto fare prima e che non ha fatto.
E non credo di essere comunista se chiedo perché ancora non la faccia.
Non sono comunista se penso che la chiesa cattolica non abbia il diritto di interferire nelle decisioni del parlamento.
E non credo di essere comunista se ritengo doppiamente vergognoso quando lo fa alleandosi con personaggi dalla moralità inesistente.
Non sono comunista se penso che il mio Stato abbia il dovere di far sì che tutti rispettino i diritti di coloro che da essi dipendono, dal più povero dei cittadini alla più ricca delle aziende.
E non credo di essere comunista se considero ciò che negli ultimi anni ha fatto la Fiat ai suoi operai un abuso di potere.
Non sono comunista se penso che le condizioni di vita nelle nostre carceri dovrebbe essere il primo punto di qualsiasi riforma della giustizia.
E non credo di essere comunista quando mi indigno ascoltando l’attuale ministro di quest’ultima argomentare sull’impellenza delle leggi attualmente in discussione.
Non sono comunista se sono stufo, ripeto, stufo di vedere il nome del mio paese dileggiato nel mondo.
E non credo di esserlo anche perché basta leggere il Financial Times di oggi, che è tutto tranne comunista.
Sintetizzando, non sono comunista se penso e credo tutto ciò.
Potrei anche esserlo, ma non è questo il punto.
Il punto è che se non pensassi e credessi in quel che ho appena scritto sarei un cittadino disonesto e tutto fuorché una persona per bene.
Comunista o meno.



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11.4.11

Berlusconi e il laser antidepilazione a 60mila euro: la spiegazione

Ho finalmente capito cosa vuol dire Meno male che Silvio c’è.
In occasione dell’udienza di oggi, il premier ha dichiarato: “Ho dato dei soldi a Ruby perché non si prostituisse. L'avevo aiutata e le avevo persino dato la possibilità di entrare in un centro estetico con un'amica che lei avrebbe potuto realizzare se portava il laser antidepilazione per un importo che a me sembrava di 45 mila euro. Invece lei ha dichiarato di 60 mila e io ho dato l'incarico di darle questi soldi per sottrarla a qualunque necessità, per non costringerla a fare la prostituta, per portarla anzi nella direzione contraria”.
Ora, mettiamo da parte come al solito gli aficionados del Berlusca che lo seguono unicamente per opportunità del momento.
Ovvero, coloro a cui se il presidente del consiglio sia innocente o meno, sia un buon capo del governo o meno, non interessa un cappero.
Sono lì perché c’è da mangiare e ci resteranno finché il piatto sarà pieno.
Tali creature esistono da sempre, è nella natura umana.
Al contrario, concentriamoci su quelle persone che veramente, ripeto, veramente credono alle parole di Berlusconi.
Costoro quindi credono che quest’ultimo abbia non solo ritenuto Ruby la nipote di Mubarak, ma addirittura – come da inizio post – le abbia dato 60mila euro per non prostituirsi.
E per far cosa?
Per acquistare un laser antidepilazione ed entrare in un centro estetico con un’amica.
Adesso, scusate il francesismo: ma che cazzo è il laser antidepilazione?!
No, perché l’ho cercato su google ma trovo solo il passaggio incriminato, oggetto di questo post.
Prima ipotesi: Silvio ha dato 60mila euro ad una minorenne marocchina convinto erroneamente che fosse la nipote di Mubarak per comprare un oggetto che non esiste.
Mettiamo che sia stato un lapsus o un errore di battitura dell’articolo sovra citato e che Berlusconi intenda il Depilatore laser.
Anche qui, non avendo grandi competenze a riguardo, dopo una ricerchina in rete mi sono fatto un’idea dei prezzi.
Il più costoso che ho trovato viene sui 900 euro…
Da cui la seconda ipotesi: Silvio ha dato 60mila euro ad una minorenne marocchina convinto erroneamente che fosse la nipote di Mubarak per comprare un oggetto che al massimo ne può costare mille.
Da entrambi, un’unica conseguenza: cari fedeli del premier, ma Silvio non era quello furbo?
Non l’avete mandato al governo perché avrebbe usato la sua astuzia per il bene del paese?
Eh, ma se è vero quello che dice, il vostro beniamino è il più grande pollastro degli ultimi 150 anni.
Ecco, adesso ho capito cosa vuol dire meno male che Silvio c’è.
Un uomo talmente ricco, generoso e frescone è una vera manna dal cielo…



Storie e Notizie: storie, frutto della mia fantasia, ispiratemi da notizie dei media.



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8.4.11

Italia Francia e i pattugliamenti: la vera storia

Storie e Notizie N. 362

La Storia:

Ci sono un Italiano, un Francese e tre Migranti.
Il Francese ha un campo dove lavora uno di questi ultimi.
L’Italiano ha un campo accanto a quello del Francese e all’interno ci lavora un secondo Migrante.
Il terzo Migrante arriva al confine dell’Italiano e chiede di entrare.
Non vuole restare.
Primo, perché il campo Italiano non è che dia così tanti frutti, anzi, secondo perché il suo desiderio è quello di andare a lavorare nel campo Francese – essendo più fertile – e terzo perché è parente del Migrante che lì ci lavora.
Tuttavia, per raggiungere la sua destinazione deve per forza attraversare il campo dell’Italiano.
Questi, saputo ciò, decide di farlo passare.
Non appena il Migrante arriva al confine del campo Francese, quest’ultimo lo blocca e gli proibisce di entrare.
Parentela o non parentela, per far andare avanti il campo gli basta il Migrante che ha già.
A quel punto l’Italiano, vedendo tornare indietro il Migrante, si arrabbia.
Anche lui è convinto che al proprio campo gliene basti uno.
Così, decide di andare a parlare con il Francese.
I due si incontrano sul confine che li divide e discutono animosamente.
Volano parole grosse e la tensione sale a fior di pelle.
“Il Migrante è venuto da te e te lo tieni!” grida il Francese.
“Ma è parente del tuo!” ribatte l’Italiano.
“E chi me lo dice?” salta su il Francese.
“Sei un insensibile!” lo accusa l’Italiano.
“E allora perché non lo accogli tu, che sei così buono?” ribatte il Francese.
Dopo almeno un’ora i due sono stanchi per l’estenuante confronto e guardano entrambi perplessi verso il Migrante di troppo, a pochi metri da loro.
“Migrante…” pensa l’Italiano. “Non puoi fare a meno di lui per mandare avanti il campo, ma non puoi impedire agli altri di lasciare la propria terra.”
“Migrante…” pensa il Francese. “Non puoi fare a meno di lui per mandare avanti il campo, ma non puoi fare entrare tutti quelli che arrivano.”
Quindi i loro sguardi si incrociano e contemporaneamente giungono all’unica soluzione possibile: Migranti, se non puoi fare a meno di loro per mandare avanti il campo, non puoi impedire agli altri di lasciare la propria terra e non puoi fare entrare tutti quelli che arrivano, puoi solo intercettarli durante il viaggio.
In Italiano pattugliamenti, in Francese patrouilles, un apostrofo di disumanità tra due governi che non riescono a trovare di meglio di un dittatore da appoggiare sul luogo…







7.4.11

Berlusconi Ruby: la parte civile siamo tutti noi

Storie e Notizie N. 361

La Storia:

Questo processo deve esser fatto, con o senza.
Con o senza Ruby…


Con o senza l’altro contumace. Che poi sarebbe l’imputato…


Con o senza la parte civile in aula…


Perché in un paese la cui immagine di storia, tradizioni e cultura è stata in pochi anni derisa e violentata in questo modo…


In quel paese la parte civile è il sottoscritto e altri sessanta milioni di abitanti…

Guarda il video.


Storie e Notizie: storie, frutto della mia fantasia, ispiratemi da notizie dei media.



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