16.7.10

Chiuso per ferie

English

Il Blog va in ferie.
E’ stata una stagione intensa, questa.
Sono successe tante cose, nel nostro paese come all’estero.
La mia speranza maggiore è che le mie storie vi abbiano ulteriormente stimolato a chiedervi cosa c’è di vero dietro le notizie sui giornali.
Tuttavia, mi accontenterei alla grande anche solo di sapere che vi hanno strappato un sorriso.
In ogni caso, grazie di cuore di essere stati qui.
Vi lascio con la classifica dei dieci post più letti da un anno a questa parte.
Buona estate!











Storie e Notizie: storie, frutto della mia fantasia, ispiratemi da notizie dei media.



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15.7.10

Berlusconi è Cesare, ecco le prove

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Storie e Notizie N. 225

Leggo oggi che i giornali riportano una notizia la quale oscura ancora una volta il nome di Silvio Berlusconi.
A quanto affermano alcuni di questi quotidiani, una nota informativa dei carabinieri associa lo pseudonimo Cesare, individuato nelle intercettazioni sulla nuova loggia segreta P3, al nostro presidente del consiglio.
D’altronde, se Berlusconi è implicato, chi avrebbe potuto essere se non Cesare?
Er cotica? O’ zozzo? Er cipolla?
Andiamo, su.
Se non è Silvio, chi potrebbe essere il Cesare che nelle intercettazioni viene citato come il capo?
D’altronde, io ho pure le prove che Berlusconi sia Cesare...

La Storia:

Berlusconi è Cesare.
Nel De bello Gallico Cesare in persona ha scritto: “Gli uomini credono volentieri ciò che desiderano sia vero.
Cavolo, è lui, dai!
Un milione di posti di lavoro, meno tasse per tutti, città più sicure… è lui senza ombra di dubbio.
I nemici avrebbero avuto la vittoria se avessero avuto chi sa vincere”, ha affermato sempre Cesare secondo Plutarco, nella biografia a lui dedicata.
Ora, ditemi se questa non calza al pennello con il Pd!
Cesare Berlusca lo ha capito fin dall’inizio e ci ha marciato per quindici anni.
A mio modesto parere, la cosa triste è che i suoi nemici non hanno ancora oggi trovato chi sa vincere…
La seguente, poi, è di un’attualità straordinaria: “Amo il tradimento, ma odio il traditore.
Il traditore…
Chi sarà mai?
Questo mi ricorda quella barzelletta in cui c’è Gesù che dice: “Qualcuno tra voi mi tradirà…”
Giuda con tono innocente fa: “Sarò forse io?”
E Gesù gli risponde facendogli il verso: “Saro forse io? Sarò forse io?!”
Vabbe’, ascoltata a voce e soprattutto dall’inizio vi assicuro che fa ridere.
Ma sentite cosa ha scritto di Cesare Marco Tullio Cicerone: “La moltitudine ignorante se l'era conquistata coi doni, le costruzioni, le elargizioni di viveri e banchetti. I suoi li aveva acquistati con premi, gli avversari con manifestazioni di clemenza, insomma aveva dato ad una città, ch'era stata libera, l'abitudine di servire, in parte per timore, in parte per rassegnazione…
Se non avessi premesso che si trattava di Cesare, a chi avreste pensato se non a lui?
Sopportava malissimo il difetto della calvizie per la quale spesso fu offeso e deriso”, dice di Cesare Gaio Svetonio Tranquillo. “Per questo si era abituato a tirare giù dalla cima del capo i pochi capelli…
No, dico, queste sono prove, signori miei.
Cesare e Berlusconi sono la stessa persona.
Ora, Cleopatra lo ha lasciato.
Non resta da vedere chi sarà Bruto…


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14.7.10

I tumori di Radio Vaticana

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Storie Notizie N. 224

Lo studio suggerisce che vi sia stata un'associazione importante, coerente e significativa tra esposizione residenziale alle strutture di Radio Vaticana ed eccesso di rischio di malattia per leucemia e linfomi nei bambini.
Questa dichiarazione è tratta dalla perizia richiesta dal Giudice per le indagini preliminari di Roma Zaira Secchi, riguardo alle morti causate da elettrosmog tra il 1990 e il 2003 a nord della capitale, in seguito alla successiva inchiesta.
Il direttore generale della radio cattolica, Federico Lombardi, commenta così:
La Radio Vaticana apprende con stupore notizie circa le risultanze della perizia disposta dal GIP del Tribunale di Roma in sede di incidente probatorio nell’ambito del procedimento a suo carico per presunti danni alla salute della popolazione…
La Radio Vaticana presenterà al più presto le proprie considerazioni e le controdeduzioni dei propri consulenti tecnici, il prof. Umberto Veronesi e la dott.sa Susanna Lagorio.
E’ bene ricordare che secondo la letteratura scientifica internazionale in materia non è stata mai dimostrata l’esistenza di un nesso di causalità come quello ipotizzato…
In tale occasione occorre tuttavia ribadire ancora una volta che la Radio Vaticana ha sempre osservato le indicazioni internazionali sulle emissioni elettromagnetiche e, dal 2001, in seguito ad accordo con le competenti autorità italiane, ha osservato i più restrittivi limiti stabiliti dalla sopravvenuta normativa italiana in materia…
Ma sì, dev’essere proprio così.
La verità del signore verrà presto ristabilita.
Il nome della radio divina verrà sicuramente riportato alla sua purezza originale e la sua anima sarà mondata da ogni peccato.
Rimarranno solo i tumori…

La Storia:

Siamo la Radio Vaticana.
Siamo la voce del Papa e della Chiesa in dialogo con il mondo.
Siamo qui per proclamare con libertà, fedeltà ed efficacia il messaggio cristiano e per collegare il Centro della cattolicità con i diversi Paesi del mondo.
Come?
Che domande.
Diffondendo la voce e gli insegnamenti del Romano Pontefice.
Fornendo le informazioni sulle attività della Santa Sede.
Fornendo le informazioni sulla vita e sulle attività della Chiesa Cattolica nel mondo.
Orientando i fedeli a valutare i problemi del momento alla luce degli Insegnamenti e del Magistero della Chiesa.
Forniamo inoltre collaborazione e consulenza a Diocesi e a Conferenze Episcopali nel settore della radiodiffusione.
Abbiamo anche il compito istituzionale di registrare, amplificare e distribuire il suono di tutte le attività ufficiali del Santo Padre in Vaticano e di esercitare e proteggere, in via esclusiva, i diritti di proprietà intellettuale sulle registrazioni della voce dei Romani Pontefici.
Qualcuno di voi potrebbe chiederci: ma questo che cappero c’entra con Gesù?
Soprattutto, cosa cappero c'entra con la vita di Cristo?
Vi risponderemo quando saremo in onda, lasciate il vostro numero in segreteria.
Fratelli e sorelle, noi siamo qui ora per altra cagione.
Qualche incauto ci accusa di aver provocato tumori, soprattutto a bambini, per più di dieci anni.
E’ falso e lo proveremo nelle sedi appropriate.
Nel frattempo dormiamo sonni tranquilli.
Nessun dubbio ci tormenta.
La nostra coscienza è limpida.
Perché siamo la voce di dio.
Altrimenti, chi siamo?



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13.7.10

PdL cade a pezzi e il Pd si fa sentire: in Italia troppi immigrati!

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Storie e Notizie N. 223

Credo che l’immagine del Popolo della Libertà di questi ultimi giorni sia divenuta squallida e vergognosa perfino per il più incallito dei suoi sostenitori.
Costui non lo ammetterà mai in pubblico e, nello stile dell’adorato cavaliere, additerà il tutto come il solito complotto della magistratura comunista.
Tuttavia, sono persuaso che dentro di sé, magari la sera quando spegnerà la luce prima di addormentarsi, avrà ormai nitida la percezione di che razza di gente ha votato.
Leggo stamani di diecimila pagine di atti depositati in cui si parla di una vera e propria loggia, un comitato d’affari segreto creato apposta per condizionare lo Stato, la cosiddetta P3.
Grazie a queste indagini, al nome ormai scontato di Denis Verdini, si sono aggiunti quello - anch’esso una garanzia - di Marcello Dell’Utri e del sottosegretario all’Economia Nicola Cosentino.
Mentre la notizia che Berlusconi avrebbe chiesto agli ambasciatori stranieri da lui incontrati di portare belle ragazze in Italia fa il consueto giro del mondo, la domanda che mi faccio è la seguente: se il PdL sta letteralmente cadendo a pezzi, tentando in tutti modi di allargare le intese pur di rimanere a galla, il Partito Democratico cosa fa?

La Storia:

C’era una volta un paese che possiamo chiamare, che so, Italia.
Potrei anche dire Spagna, non pensate che mi fisso.
Anzi, magari potessi parlare della Spagna, vi racconterei del mondiale appena vinto.
Ma che volete farci: parlo di ciò a cui tengo di più.
Dicevo, nel paese chiamato Italia c’era un governo.
Scontato, direte voi. E’ normale che ci sia un governo.
E’ qui che vi sbagliate.
Vi posso garantire che esistono paesi in cui il governo è come se non ci fosse e i politici fanno tutti quel che cazzo gli pare.
Tornando al paese di nome Italia, il suo governo era arrivato proprio alla frutta.
Certo, metafora per metafora, dire che il governo era arrivato con la merda fino al collo sarebbe più calzante, nondimeno, si sa come vanno le cose nei governi: al massimo arrivano alla frutta.
Nella merda fino al collo ci si trova sempre il paese, mai il governo.
Se avete dimestichezza con i governi dei paesi, quando uno di questi è alla frutta, di solito la coalizione avversaria si sfrega le mani e alza la voce, pronta a rilevare il posto dei rivali.
Ecco, in quel momento di irreversibile impasse del governo, quali squillanti segnali e soprattutto messaggi alternativi alla maggioranza inviò l’opposizione:

In Italia ci sono troppi immigrati!

(Video del senatore e segretario regionale Marche del Pd Palmiro Ucchielli.)

Come dire, il problema del governo non è nella ricetta. E’ sufficiente sostituire il cuoco.
Tanto, ad aggiungere un coperto si fa sempre in tempo…

La Notizia: PdL allo sbando.

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12.7.10

Berlusconi e Mandela a confronto

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Storie e Notizie N. 222

A detta di molti giornali, l’attimo più emozionante della cerimonia che ieri ha preceduto la finale del campionato del mondo di calcio è stato il breve giro di campo di Nelson Mandela.
Non appena la piccola auto elettrica è apparsa tutto lo stadio è balzato in piedi.
Solo cinque minuti.
Cinque minuti per salutare e sorridere alle persone presenti e le miliardi collegate via etere.
Nessun discorso, nessun bisogno di lanciare messaggi illuminanti o toccanti.
E’ un privilegio di quegli uomini la cui storia parla per loro e ottiene un oceano di rispetto e ammirazione da chiunque.
Basta un cenno di saluto con la mano, un sorriso e la standing ovation è totale.
La realtà è che la gente si alzerebbe in piedi anche senza di essi, innanzi a uomini come Mandela.
Uomini che la storia del mondo, tra le altre cose, definisce leaders.
Si dice che ogni paese ha il governo che si merita.
Ebbene, allo stesso modo, ciascun popolo (della libertà) ha il proprio leader.
E vale il viceversa…

La Storia:

Quest’uomo è stato in prigione ventisette anni per difendere le sue idee…


Quest’altro è disposto a venderle a qualsiasi prezzo pur di non andare un minuto soltanto in tribunale, figuriamoci in prigione...


Quest’uomo nel 1993 è stato insignito del premio Nobel per la pace e la sua è risultata l’assegnazione più indiscussa della storia…


Quest’altro è stato indicato come papabile da alcuni suoi discepoli ed è ancora oggi la cazzata più indiscussa della storia…


Quest’uomo, il giorno della sua ingiusta condanna, dichiarò di essere pronto a morire in nome della libertà del suo popolo


Quest’altro, in qualsiasi giorno della sua vita, sarebbe pronto a far morire un intero popolo in nome della sua libertà


A quest’uomo è sufficiente un sorriso per ottenere l’attenzione della gente…


Quest’altro deve necessariamente dire qualche stronzata, altrimenti nessuno se lo fila…


Quest’uomo, quando non ci sarà più, sarà ricordato come un mito dal suo popolo…


Quest’altro, quando non ci sarà più, verrà rinnegato un secondo dopo dal suo popolo.


Lo rinnegano da vivo, figuriamoci dopo…


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9.7.10

Sciopero contro legge bavaglio occasione per mettersi in discussione

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Storie e Notizie N. 221

Oggi è indubbiamente una giornata particolare per i giornalisti nostrani.
Come tutti saprete, la Federazione Nazionale Stampa Italiana ha indetto per questo giorno uno sciopero per protestare contro il ddl intercettazioni.
Ecco come inizia il comunicato sul sito: “I giornalisti italiani sono chiamati ad una forma di protesta straordinaria che si esprimerà in un “rumoroso” silenzio dell’informazione nella giornata di venerdì 9 luglio, contro le norme del ddl intercettazioni che limitano pesantemente il diritto dei cittadini a sapere come procedono le inchieste giudiziarie, infliggendo gravi interruzioni al libero circuito delle notizie.
L’iniziativa ha ricevuto un’adesione massiccia, quasi totale.
Non voglio entrare nella diatriba sciopero sì e sciopero no.
Oltretutto, se dico no rischio di trovarmi d’accordo con Feltri, sebbene anche con Travaglio, e mi viene l’orticaria solo al pensarlo.
D’altronde io non sono un giornalista.
Scrivo e racconto storie.
Eppure, c’è stato un momento in cui ho covato il desiderio di esserlo…

La Storia:

Oggi vi offro una storia vera.
Cioè, completamente vera.
Molti anni fa, quando avevo i capelli neri, scrivevo per un giornale di quartiere.
Ebbene, il direttore di quest’ultimo era riuscito nell’impresa di ottenere un minuscolo sponsor da La Repubblica.
Per loro era un nonnulla, ma per una rivista auto prodotta significava moltissimo, oltre al potersi vantare di cotanto sostegno.
La nostra pubblicazione andava avanti con i contributi di pizzerie e bar, cercate di capirci.
Vedere accanto ai nomi di una macelleria e di un droghiere quello del noto quotidiano ci scaldava il cuore.
Il primo numero con il prestigioso banner arrivò nella altrettanto autorevole redazione e il giornalista con cui il nostro direttore era in contatto venne a trovarci.
Eravamo tutti entusiasti di confrontarci con un professionista della serie A.
Il tipo fu carino e ci fece molti complimenti per alcuni articoli, tra cui il mio.
Per questa ragione, inorgoglito dal riconoscimento, gli chiesi speranzoso: “Come si fa ad entrare nella redazione di Repubblica?”
Lui esitò per un istante e poi mi rispose: “Conosci qualcuno?”
Seguirono più o meno spontanee risate.
Io non risi.
Ancora oggi, non credo che ci sia alcunché di cui ridere.
Mi rivolgo adesso a quel giornalista, che ovviamente non leggerà mai questo articolo.
Ti ricordi di me?
Chissà se lavori ancora per Repubblica.
Quella stessa Repubblica che è uno dei quotidiani promotori dello sciopero odierno.
Gli scioperi sono importanti per una miriade di motivi.
Uno di questi è che, evadendo straordinariamente dalla routine giornaliera, si ha la preziosa occasione per riflettere sul proprio lavoro.
Anche e soprattutto su quel che va al di là delle motivazioni dello sciopero stesso.
Per esempio sul significato di quel che si fa.
Come già detto nella prefazione, non sono diventato giornalista.
E’ andata così per tanti motivi, ma sicuramente tra questi c’è che non ho mai cercato la raccomandazione di qualcuno per ottenere qualcosa.
Tu sì?
No, perché questo ho pensato allora e non ti ho chiesto.
Anche per questa ragione non risi alla tua risposta.
Quindi te lo domando adesso: tu sì?
Presumo di sì, altrimenti perché facesti quella battuta?
Hai già capito dove voglio arrivare, vero?
La libertà di stampa va difesa ogni giorno, amico mio.
Altrimenti è in pericolo ogni giorno.



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8.7.10

Aquilani terremotati manganellati e le bugie del Giornale

English

Storie e Notizie N. 220

Ieri a Roma abbiamo avuto l’ennesima dimostrazione di che razza di paese siamo diventati.
Il comitato 3e32, rete di coordinamento L’Aquila, aveva indetto una manifestazione per il 7 luglio 2010, per portare in piazza le seguenti richieste: Si chiede innanzitutto la sospensione per tutti di tasse e tributi, il congelamento dei mutui e una serie di misure di sostegno all’occupazione e all’economia.
Leggo sempre sul sito dei promotori che c’è stata grande e trasversale adesione a livello locale e nazionale.
Associazioni, partiti, comitati, organizzazioni, aziende, comuni e province e varie istituzioni come l’Università de L’Aquila e la Curia Arcivescovile.
Come la maggior parte di voi saprà, il corteo diretto a Montecitorio è stato fermato dalla polizia a via del Corso. Ne è venuto fuori l’ennesimo scontro tra agenti e manifestanti, con ben tre feriti.
La notizia è ovviamente sulle prime pagine di tutti i media.
Come sempre, però, ogni testata tende a dare una versione personale dei fatti.
L’obiettività assoluta non esiste, siamo tutti d’accordo.
Ma c’è un limite oltre il quale quel personale diviene menzogna…

La Storia:

C’era una volta il direttore di un Giornale.
Mettiamo caso che sia il direttore di un Giornale di parte.
Vabbe’, questa è una stronzata.
Tutti i giornali sono di qualche parte.
Ecco, immaginate che il nostro eroe sia il direttore di uno di questi.
Mettiamoci pure che Il Giornale appartenga alla famiglia del presidente del consiglio.
Aggiungete che, come tutti i giornali di parte, Il Giornale in questione prenda soldi dallo Stato – il che vuol dire dai cittadini – per campare.
Ora, mettiamo ancora il caso che un gruppo numeroso di persone, diciamo circa cinquemila, scendano in piazza per protestare contro il governo presieduto dal presidente del consiglio la cui famiglia è proprietaria di quel Giornale, recandosi fin sotto una delle residenze del premier.
Immaginate che durante la manifestazione vi siano degli evitabili incidenti e che tre persone vengano ferite.
Adesso, mettevi nei panni del direttore di quel Giornale.
Non può ignorare la notizia, anzi, non deve.
In quale modo può raccontarla?
In un solo modo, non ha alternative.

Primo, dare la colpa degli incidenti ad uno dei principali leader della manifestazione:

Secondo, dimostrare che i manifestanti erano già stati accontentati:

Terzo, dividere gli stessi manifestanti, dando risalto a coloro che la pensano in maniera opposta:

E’ proprio vero che in Italia non c’è libertà di stampa



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7.7.10

Berlusconi, PdL è nato per amalgamare centro destra: ecco la ricetta

English

Storie e Notizie N. 219

Il PdL è nato per amalgamare tutte le tradizioni politiche del centrodestra e per battere la vecchia partitocrazia.
Parole di Silvio Berlusconi, presenti nella nota a margine dell’incontro da lui avuto ieri con i fedeli forzaitalioti del Popolo delle Libertà (non) vigilate.
Adesso, mettendo da parte le ormai scontate critiche all’operato del premier, c’è da dire che questa dell’amalgama non è stata un’operazione da poco.
Certo, fare un amalgama delle tradizioni del centro sinistra è molto più difficile.
E’ come cercare di mettere insieme il pollo con la marmellata di ciliegie, Prodi e Veltroni lo sanno bene.
D’altronde, qualcuno potrebbe far notare loro: ma perché cazzo vi incaponite con la marmellata? Accontentatevi del pollo, no?! Ah… voi siete quelli della marmellata?
Ecco, è questo il problema: non si capisce chi è il pollo e chi la marmellata, da quella parte.
Il che vorrebbe dire che l’amalgama funziona.
Invece, sul più bello, salta fuori, che so, la salsa Mastella o l’olio Bertinotti e tutto va a puttane.
Anzi, a trans, per essere attuali.
Al contrario, nel lato destro del tavolo la cosa regge da circa quindici anni, nonostante i fagioli Fini, i cosiddetti finiani, si siano stufati di far la parte del contorno.
Che poi, possono strillare quanto vogliono: se nel menu sei contorno, contorno rimani.
Comunque va riconosciuto a Berlusconi l’aver avuto un’idea potente.
Una ricetta vincente senza ombra di dubbio, capace di unire destrorsi, centrini e soprattutto legaioli in un’unica portata.
Qual è quest’idea?

La Storia:

In un possibile ed inquietante futuro prossimo:

Siamo in una scuola come tante dell’impero italico.
Già, l’Italia non è più una repubblica democratica, bensì un impero con un sovrano onnipotente.
Inutile dire chi sia.
Ha sconfitto il cancro e poi la morte e anche le emorroidi.
La popolazione si è abituata senza troppa difficoltà al cambiamento.
Come se non fosse cambiato nulla, pensate un po’.
Dicevo, la scena si svolge in una scuola come tante e mai come oggi quel come è adatto.
Difatti, tutte le scuole sono uguali e quando dico tutte, intendo tutte in senso universale.
Non esistono più quelle inutili classificazioni in elementari, medie inferiori e superiori, primo grado e secondo grado, università e specializzazioni varie, lauree lunghe, brevi e circoncise.
Tutto è stato tagliato.
Ora esiste la scuola unica.
Nella scuola unica c’è un solo insegnante, anzi, il Maestro.
Questi è una figura essenziale nella formazione dei sudditi.
Si tratta di una sorta di amalgama – parola magica in questa storia – di varie identità.
Per dirla in parole povere, il Maestro è una specie di prete educatore onnisciente dotato di una libertà sessuale assoluta su studenti e non.
Sarà forse per questo che i genitori accompagnano con notevole riluttanza i ragazzi a scuola.
Un giorno, la figlia di uno dei pochi psicotici con sinistri deliri, alza la mano durante la lezione.
Il Maestro, alquanto sorpreso, gli da la parola.
Di norma, i Maestri non possono essere interrotti.
Loro parlano e gli alunni imparano, la scuola unica funziona così.
Incredibile a dirsi, la strafottente giovane fa una domanda.
Le domande nella scuola unica sono temute come un brufolo sul naso di una top model di punta prima di una sfilata importante.
Il quesito è il seguente: “Maestro, come ha fatto il padre della patria, l’imperatore Silvio, ad amalgamare le tradizioni del centro destra?”
Il professore sta per lanciare uno scontato anatema sulla ribelle, tuttavia, esita.
Rispondere a quella domanda può essere un’occasione per ribadire la grandezza del sovrano.
Posticipando di pochi minuti il castigo della sovversiva, così ribatte: “Prima di darti la giusta punizione per la tua insolenza, ti dico che la tua domanda è mal posta.”
“In che senso?” fa la giovane davanti a tutta la classe mai così attenta.
“Vedi, il divino non ha mai pensato di fare un amalgama delle tradizioni. Le tradizioni non si possono amalgamare.”
“Le ideologie?”
“Nemmeno.”
“I principi?”
“Neanche.”
“Ma allora, il sommo cos’è che ha amalgamato per dar vita al PdL?”
“I culi e le poltrone.”
Un oh generale si leva nell’aula.
“Cos’è quella faccia?” fa il Maestro rendendosi conto anche lui di essere stato forse un po’ troppo diretto. “Il PdL è nato e andato avanti così: un culo, una poltrona. Altrimenti, come pensate potevano stare nello stesso partito i secessionisti e i fascisti?”
In quel momento si sente una squillante e alterata voce microfonata: “Il Maestro è desiderato in presidenza.”
Poverino.
Ha dimenticato che le risposte esatte sono temute ancora più delle domande sbagliate…



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6.7.10

Pioggia di euro in autostrada e la crisi è finita

English

Storie e Notizie N. 218

Ieri pomeriggio un tir portavalori si è ribaltato sull’autostrada A14 tra Cerignola e Foggia.
Ne sono fuoriusciti due milioni in monete da 1 e 2 euro.
Ma la notizia non è questa.
E’ quello che di prevedibile pare sia accaduto subito dopo.
A quanto sembra, gli automobilisti presenti si sono gettati sulla pioggia benedetta di denaro letteralmente a mani basse.
Leggo che sono spariti almeno diecimila euro.
Mettiamo che i fortunati – perché, diciamola tutta, in molti consideriamo l’avvenimento come un dono del destino… - siano stati una trentina, diciamo cinquanta, a dire tanto.
Be’, si sono beccati in media 200 euro a testa.
E’ un furto, siamo d’accordo, ma in tempi di crisi, tutto è relativo.
Un incidente e una famiglia come tante in Italia, magari una tra quel 30% che è costretto a risparmiare sul cibo, si ritrova 200 euro in tasca.
Magari per portare un giorno in più al mare i bambini.
Ce ne vorrebbero di più di questi incidenti…

La Storia:

Tutto si svolse nell’arco di una giornata.
Era il 6 luglio del 2010.
Lo chiamarono il vero miracolo italiano.
Un evento straordinario, ovvero una eccezionale concatenazione di fatti unici e irripetibili che in poche ore donò gioia e non solo a milioni di persone.
La vita è ingiusta, si sa, ma ogni tanto va in vacanza anche lei o al gabinetto a fare i suoi bisogni, come preferite, sta di fatto che in quegli attimi le cose possono andare in maniera diversa.
Io c’ero.
Cioè, non ero dappertutto, perché stiamo parlando di molteplici avvenimenti, ma ad uno di questi ho assistito con i miei occhi.
Però di questo ve ne parlo alla fine.
I giornali vi hanno raccontato degli automobilisti fortunati che nei pressi di Foggia si sono imbattuti in due milioni di euro.
Quello è stato solo il preludio.
La vera festa c’è stata il giorno seguente, da nord a sud del paese.
In provincia di Milano, all’ora d’entrata di una delle tante fabbriche che circondano la città del lavoro, gli operai che si accingevano ad iniziare la quotidiana sfacchinata si videro cadere sul capo una scrosciante pioggia di banconote da cento euro, cadute dall’improvviso foro nella stiva di un aereo privato di passaggio.
Uno dei tanti aerei privati che ci passano sopra la testa e che al contrario fanno piovere di molto peggio sulla povera gente.
Neanche un’ora più tardi, in una piazza di Roma, una folla di disoccupati e cassa integrati nell’atto di manifestare pubblicamente la propria inaccettabile condizione ha sentito un insolito rumore.
Un’esplosione, penserete voi.
La solita bomba che va a danneggiare sempre chi protesta più che il protestato.
No, nessuna bomba.
La vita è ingiusta ma, come vi ho detto, quel giorno era in pausa.
Talvolta capitano queste botte di culo.
Potrei dire anche fortunate circostanze, ma botte di culo rende meglio l’idea.
Il rumore che i cosiddetti facinorosi avvertirono fu prodotto dalla contemporanea espulsione di denaro da parte di tutti i bancomat della piazza.
Vomitavano impazziti tutta la loro ricchezza che all’istante non fu più loro.
E forse non lo era mai stata.
Ma l’evento più incredibile ci fu in Sicilia.
Lì il botto ci fu veramente.
Anzi, chiamarlo botto è estremamente riduttivo.
Si trattò di un boato colossale.
E in pochi secondi l’intera isola voltò il proprio sguardo verso l’Etna.
Il vulcano eruttava a cielo aperto, ma non lava.
La lava non ha quel luccicante colore giallo scuro.
Quello è l’oro.
Oro fuso, rovente oro fuso.
In poco tempo un mare sconfinato di gente arrivò ai piedi del vulcano e incurante del calore e delle scosse attinse in quel meraviglioso fiume.
In breve la notizia si sparse e da ogni parte d’Italia carovane di auto, pulman e ogni altro mezzo di locomozione partì per abbeverarsi alla miracolosa fonte di ricchezza.
Padani e non, terroni e non, tutti i cittadini che non ce la facevano ad arrivare alla fine del mese approdarono in Sicilia per godere dei doni del vulcano.
E i Siciliani?
Essi dimostrarono un’immensa generosità e divisero l’oro con chiunque arrivasse.
La vita è ingiusta e so bene che queste giornate accadono solo una volta nella... vita, giusto quando quest’ultima si distrae.
Oppure quando la gente trova il coraggio di unirsi e cacciarla fuori con la forza per fare finalmente un po’ di giustizia.
Ecco, qui io c’ero.



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5.7.10

Berlusconi, il vecchio porco e la ballerina di lap dance

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Storie e Notizie N. 217

Sta girando in questi giorni la notizia secondo la quale, durante la sua visita brasiliana, Silvio Berlusconi abbia trovato il tempo di intrattenersi con ben sei ballerine di lap dance.
Secondo il Daily Mail Alexandra Valença ha dichiarato di aver ricevuto circa 1000 euro per ballare per il nostro premier.
Ecco l’intervista alla ballerina.
Nello stesso tempo, i recenti dati Istat sull’occupazione sono inquietanti: quasi un giovane su tre è privo di un lavoro, aumento del 71% di cassa integrati negli ultimi sei mesi e diminuzione dell’occupazione di quasi un punto percentuale rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso.
Fan del Berlusca, ce l’ho con voi.
Non può essere vero, no?
Certamente questa Alexandra e le altre si saranno inventate tutto per avere un po’ di notorietà, non è così?
Le solite calunnie sul vostro amato premier, giusto?
D’altronde, pure se fosse vero, la maggior parte di voi diranno: Ma che c’è di male? Gli piacciono le donne, e allora? Meglio così che frocio (questa l’ho sentita sul serio…).
Già, cosa c’è di male?

La Storia:

C’era una volta un vecchio di 74 anni.
No, perché a 74 anni un uomo è vecchio, c’è poco da girarci intorno.
Il vecchio un giorno mise insieme mille euro con la sua pensione e quella della moglie malata per andare a vedere una ballerina di lap dance, lasciando la compagna senza medicine.
Perciò lo chiamavano il vecchio porco.
No… così qualcuno potrebbe provare compassione.
E’ un uomo anziano… va bene che la moglie è malata, però anche lui ormai è arrivato.
Che si vuole pretendere da un vecchietto?
No, il messaggio non arriva chiaro.
Il messaggio è importante, in questa storia.
C’era una volta un vecchio rifatto di 74 anni.
L’ho detto che a 74 anni, per quanto uno si faccia lifting e riportini è sempre un vecchio?
Mi sembra di sì, questa magari la taglio in fase di editing.
Dicevo, il vecchio rifatto di 74 anni aveva la moglie e il figlio malati.
Ciò nonostante, vendette la casa per mille euro ad un affarista di nome Anemone per pagarsi una notte con due ballerine di lap dance.
Da cui il soprannome vecchio porco.
No, anche così non va.
Il maschio italico non riuscirebbe ad avercela fino in fondo con lui: è un incosciente irresponsabile che ha ceduto alla carne, va capito.
La definizione di vecchio porco non l’accetterebbe.
Proviamo così:
C’era una volta un vecchio rifatto e sempre sorridente di 74 anni.
Perché puoi ridere quanto cazzo ti pare, la vita è finita comunque.
No, questa pure la taglio, è troppo cattiva.
O forse no, poi vedo.
Il vecchio di 74 anni aveva nonna, moglie e ben quattro figli malati, in tutto sei.
Tuttavia, li vendette al mercato degli schiavi per una serata con altrettante sei ballerine di lap dance.
Così la trama si fa torbida, ne viene fuori anche un film, secondo me.
Tornando a casa, nel quartiere divenne noto come il vecchio porco.
No…
Rileggendo il tutto, sembra solo un pretesto per dare del vecchio porco al protagonista.
Il fatto è che la storia migliore ce l’avrei:
C’era una volta un vecchio presidente del consiglio di 74 anni.
E’ inutile ormai che spieghi perché uno a 74 anni è vecchio.
Il vecchio di 74 anni era presidente del consiglio di un paese dove almeno un giovane su tre era disoccupato.
Accadde un giorno che una ballerina di lap dance affermò di aver ricevuto ben 1000 euro dal vecchio per esibirsi davanti a lui, mentre era in viaggio in Brasile.
Se fosse stato vero, vista la situazione del paese, chiamare il presidente del consiglio vecchio porco sarebbe stato il minimo.
Eppure, nel paese c’era gente che preferiva avere un premier vecchio porco, purché non frocio.
Perfino meglio mafioso, corrotto, disonesto e bugiardo che frocio.
Fu così che l’opposizione trovò finalmente lo scoop per far cadere il governo: il presidente del consiglio è omosessuale!


Storie e Notizie: storie, frutto della mia fantasia, ispiratemi da notizie dei media.



2.7.10

In Finlandia banda larga è un diritto. Perché in Italia no?

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Storie e Notizie N. 216

Da ieri, primo luglio, la Finlandia è il primo paese al mondo a rendere la connessione ad internet a banda larga un diritto legale per tutti gli abitanti.
“Abbiamo tenuto conto del ruolo di Internet nella vita quotidiana dei cittadini”, ha spiegato il ministro delle comunicazioni Suvi Linden. “Non è più solo uno svago".
Già, non è più solo uno svago.
A mio modesto parere, non è mai stato solo uno svago.
Se si pensa che Arpanet, il precursore della rete come la conosciamo oggi, era nato da un progetto di difesa e controspionaggio al servizio del governo statunitense.
Comunque internet ad alta velocità per tutti è una decisione estremamente importante per una nazione.
Significa garantire a tutti i cittadini uno strumento fondamentale di informazione e soprattutto libera condivisione di quest’ultima.
Il segno di una democrazia sana.
Perché nel mio paese non è possibile?

La Storia:

C’era una volta un paese che possiamo chiamare anche Italia.
Anzi, è l’Italia.
Stavolta non voglio giocare, perché internet non è solo uno svago.
E perché la libertà di stampa non è solo quella che permette ai giornali di ricevere i finanziamenti dallo stato, dai partiti e dalle banche, per poi scendere in piazza a manifestare contro i bavagli.
La libertà di stampa è anche e soprattutto quella che ad ogni cittadino di quel paese chiamato Italia, cioè a tutti gli italiani, garantisce il diritto di fondare un giornale e fare informazione anche senza l’aiuto dello Stato, dei partiti e delle banche.
Quel paese chiamato Italia che è l’Italia in realtà non è un vero paese.
Non è una vera nazione.
Una volta era la nazione della nazionale, ma dopo Lippi non è più neanche quella.
L’Italia è uno spettacolo teatrale.
Un film.
O una fiction.
Anzi, un reality show.
Ciò che conta è esserci.
Quel che conta è avere una parte, un ruolo riconoscibile dagli spettatori.
La storia, però, è sempre la stessa, almeno da quarant’anni a questa parte, più o meno l’età di chi vi scrive.
La storia dei luoghi comuni che tutti conoscono e tutti se ne sbattono: il governo è tutto un magna magna, i politici sono tutti corrotti e vanno a mignotte, i preti a Roma c’hanno le ville e i palazzi – perché è una vita che si sente dire, no? – i commercianti non pagano le tasse, qui comandano gli americani e così via.
Qualunquistici luoghi comuni, degni del cittadino senza arte e né parte.
Per far parte dello spettacolo, del film, della fiction, del reality show, occorre un personaggio che segua il copione.
I cattivi fanno leggi liberticide, ad personam, prendono tangenti, ricevono ville in regalo da prelati particolarmente generosi, fanno affari con banche e loschi personaggi?
I buoni sono quelli che si mostrano in diretta indignati, che protestano stracciandosi le vesti davanti alle telecamere, che ci mettono la faccia rigorosamente sui canali o i quotidiani nazionali.
A meno di non venire sorpresi a promuovere anch’essi leggi liberticide, ad personam, a prendere tangenti, a ricevere ville in regalo da prelati particolarmente generosi e a fare affari con banche e loschi personaggi.
Se ciò non accade - perché non è giusto gettare fango su tutti, non è così? – tra essi ci sono gli eroi, i miti della società civile, i campioni senza macchia e senza paura.
Scrittori, attori, giornalisti, tutti impegnati nel combattere il male.
E dove si combatte il male?
Sulle reti nazionali, nelle pubblicazioni degli editori con tiratura nazionale, sui giornali con visibilità minimo nazionale.
Non importa chi e come caccia i soldi.
Ciò che conta è esserci.
Altrimenti, come cazzo è possibile che tutti, nessuno escluso, si possano comprare villa con giardino, casa al mare, tv al plasma e auto super con tutti i comfort?!
Ecco perché in Italia il diritto alla banda larga per tutti non c’è.
Perché altrimenti, tanti personaggi, tantissimi personaggi, un mondo di personaggi, cattivi o buoni, dovrebbero cercarsi un vero lavoro…



Storie e Notizie: storie, frutto della mia fantasia, ispiratemi da notizie dei media.



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