14.12.18

La bambina e il confine

Storie e Notizie N. 1624

Una bambina di 7 anni proveniente dal Guatemala è morta poche ore dopo esser stata arrestata al confine con gli Usa.
Era disidratata e in stato di shock...


C’era una volta un confine.
E c’era una volta una bambina.
Leggete pure come un bagliore prezioso in viaggio verso la buia terra, un pianeta meraviglioso, crudele, e affascinante, malgrado tutto.
Ma che sia maledetto, laddove si dimostri capace di dividersi su una linea immaginaria incisa sulla carta più per paura, che a ragione, di ciò che conta di più, per noi tutti, immeritatamente detti umani.
Osservatela adesso, quindi, la bimba martire ritratta su una porzione d’orizzonte.
Al contempo, rimirate il sacro bordo in rilievo sull’altra.
Capite cosa intendo? È questo che definisce il senso del viaggio comune, ora, in questo preciso istante.
Tra chi, per la sopravvivenza dei propri figli, getta alle spalle quel poco che è tutto.
E chi, per difendere un groviglio di filo spinato e pusillanimità, sacrifica tutto di quel poco d’amore per il prossimo rimastogli nel cuore.




Difatti, ci sono madri che si privano di giovinezza e serenità anche solo per donare un giorno in più al prezioso frutto cresciuto in grembo.
E altre che pensano di aver cura dei propri ragazzi, bruciando le speranze di quelli stranieri.
Esistono padri che sarebbero capaci di percorrere a piedi l’universo intero, pur di trovare un luogo capace di accogliere i propri sogni viventi, ai quali un giorno hanno donato occhi grandi e incontenibile desiderio di aprirli.
Ma, al contempo, ne esistono altri così miopi d’empatia e sentimenti da insegnare al sangue del proprio sangue che la distanza tra le genti lontane vale più delle genti stesse.
È l’attuale contraddizione.
C’è chi mette al mondo vite per donarglielo.
E c’è chi costruisce mondi senza vita.
Ci son quelli, in tanti, troppi, la cui sopravvivenza viene quotidianamente respinta dagli spigoli di un’esistenza egoista.
E ci son coloro che, allorché interrogati, si dichiarano all’oscuro delle conseguenze di parole vuote di senso e di senno.
Come sicurezza.
E identità.
Patria.
E orgoglio nazionale.
Purezza.
E confini, già.
Ebbene, sono proprio questi ultimi i figli prediletti del cosiddetto leader sovranista.
Perché è proprio questo che costui, e la società sua complice, stanno facendo, senza rendersene conto.
Dopo averli battezzati con il sangue dei poveretti di questo secolo, allattati con mammelle ricolme d’odio ormai rancido e nutriti con ottuse bugie e disumani proclami, gli hanno affidato il compito di uccidere per loro.
In altre parole, affinché l’uomo spaventato al riparo della sua casa ignori quali ignobili azioni compia il feroce guardiano al limitar del villaggio.
Eppure, ciò nonostante, ancora oggi.
C’era una volta una bambina.
E c’era una volta, altresì, una sopravvalutata riga di polvere invisibile, il cui significato dipende dalle scelte sciaguratamente già compiute, e quelle ancora possibili.
Dell’umanità intera.
La quale si trova, volente o nolente, tra soli sette anni di vita e tutte le storie e i giorni, gli amori e i dispiaceri, miliardi di attimi semplici e un’imperdibile, piccola manciata di frammenti per cui vale la pena esser nati.
Perché se il confine sarà ostacolo o ponte, tra il presente e il futuro.
Dipende da noi tutti.


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13.12.18

Quella notte

Uno di quelli, esatto.
Carnagione scura, barba ingrigita diffusa sul volto in maniera caotica, vestiti malmessi e soprattutto un’espressione persa, quasi assente.
Vagabondava con due buste di plastica ricolme di robaccia sulla via, la ragione dell’arresto, oltre alla usuale assenza di legale permesso di soggiorno.



racconto di natale

L’uomo, in evidente stato confusionale, non ha potuto rispondere all’interrogatorio, è stato il mio breve riassunto. E via ai soliti due giri di chiave.
Chissà da dove è arrivato, questo qui, si domandò la collega.
Chissà chi è, è il quesito che entrambi non ci facciamo.
Non ci compete, dicono.
D’altra parte, esiste forse un lavoro che abbia lo scopo di scoprire chi siamo?



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11.12.18

Gestione repressiva dei migranti: il film

Storie e Notizie N. 1623

C’era una volta la scrittura di un film.
Immaginate la scena, come se fosse un film.
Come se fossimo, tutti, dentro un film.
La sala è quella classica di un produttore cinematografico, con la scrivania ricoperta da scartoffie, le locandine alle pareti e qualche premio sullo scaffale.
Niente di troppo elegante e scintillante, non stiamo parlando di un infrangi box-office annunciato.
Ma neppure di un B-movie più o meno arguto, malgrado gli scarsi mezzi.
Figuratevi una pellicola di medio valore, che vada bene per la massa.
Per il popolo.
Anzi, per la gente, con lo scopo di darle ciò che vuole.
Ovvero, questo è il messaggio del trailer e per questo tipo di opere – se così vogliamo chiamarle – la promozione è tutto.
Nondimeno, lo sceneggiatore sta cercando di convincere il finanziatore della bontà dello script.
Per la cronaca, siamo a metà di quest’ultimo.
Ah, dimenticavo il titolo: Migranti.




“Allora, ricapitoliamo”, fa il cacciasoldi professionista, “i due protagonisti sono riusciti finalmente a farsi eleggere leader del governo, giusto?”
“Giusto.”
“Come si svolge la trama, poi?”
“Ecco...” fa l’autore. “È questo il problema. La prima parte è stata facile.”
“Intende quella sulla campagna elettorale?”
“Già, l’ho scritta di getto, senza pensare.”
“Si vede.”
“In che senso?”
“Niente, andiamo avanti.”
“Facile a dirsi...”
L’uomo che paga i conti, che peraltro ha molta più esperienza dell’altro, muove in avanti il busto e si accinge a parlare con tono paternalistico.
“Ascolti, siamo chiari: qual è il succo del programma dei due che gli ha permesso di accaparrarsi i voti decisivi?”
L’altro ci pensa su un attimo, ma niente di più, poiché la domanda è davvero banale.
“Votando il primo sarebbe stato eletto il cittadino comune invece che i soliti politici e mettendo la crocetta sul nome del secondo si sarebbero cacciati gli immigrati.”
“Ed è andata così?”
“Nel film, intende?”
“Certo, ma niente balle, qui, siamo franchi, almeno tra noi.”
“Be’, il primo è tutt’altro che un cittadino qualunque, visto che si tratta del figlio di un ex dirigente di un partito simbolo della vecchia politica, mentre per quanto riguarda il secondo, nel film viene spiegato bene che riesce a convincere gli elettori grazie a un sistema capillare mediatico, soprattutto via social, che diffonde a getto continuo quintali di menzogne e manipolazioni delle notizie sull’immigrazione.”
“Oh, esatto. E cosa vuol dire tutto questo?”
“Che hanno vinto grazie a delle bugie?”
“Mi sembra ovvio, no? Il film lo ha scritto lei, mi sbaglio?”
“No, non si sbaglia.”
“Bene. Ora, sappia che non è il primo sceneggiatore - e non sarà l’ultimo - che mi tocca istruire, mi creda. D’altronde, da che mondo è mondo, l’ultima parola ce l’abbiamo sempre noi altri e lo sa qual è?”
“No, ma sono convinto che stia per dirmelo.”
“La mia firma sull’assegno, giovane.”
“Ho capito.”
“Quindi, tornando al film, lo stallo creativo per il seguito non riguarda il primo leader, poiché oramai la gente che l’ha votato si è convinta che sia un cittadino normale, uno della gente, uno di loro. Lui ci mette anche del suo, facendo ogni tanto delle gaffe clamorose e distinguendosi con delle frasi imbarazzanti, e tutti si sentono rassicurati.”
“È vero!”
“Certo che è vero. Il problema riguarda il secondo, ed era facile da prevedere.”
“Perché?”
“Semplice. Perché è quello che la balla l’ha sparata più grossa.”
“Già...”
“D’altronde la parte introduttiva del film è chiara. Il paese in cui vivono questi due ha enormi quanto irrisolte questioni come la mafia che regna indiscussa per massimo livello di fatturato fuori e dentro i palazzi che contano – soprattutto la seconda – le infrastrutture pericolanti da nord a sud che mettono a rischio quotidiano la popolazione, la corruzione a ogni livello, una spaventosa evasione fiscale, e un debito pubblico crescente in maniera impressionante, per dirne alcune. Questo e molto altro, prima di parlare del presunto problema dei clandestini, i quali sono di un numero modesto innanzi alle altre nazioni di valore confrontabile.”
“Ha ragione, non ci sono i clandestini...”
“Ci sono, non è che non ci sono, ma non sono tanti come è stato mentito. Ora, se il film avrà successo, come io spero, dobbiamo disegnare un finale che prepari il sequel.”
“Vuole dire...”
“Sì, altre elezioni, le regionali, le europee, ecc. E non si può correre il rischio che la gente si accorga che gli immigrati senza permesso di soggiorno sono molti di meno. Potrebbero rendersene conto, finalmente, perfino quelli dell’opposizione...”
“Ho trovato!”
“Vediamo, sono tutto orecchi.”
“Fila perfettamente.”
“Mi dica, sono curioso.”
“Ebbene, se per farsi eleggere la coalizione che aspirava a guidare il paese ingigantiva la reale quantità degli stranieri illegali, una volta eletta – avendone il potere – non deve far altro che creare clandestini dove non ci sono.”
“E come potrebbe farlo? Mi stupisca.”
“Facile quanto logico: attuando una gestione repressiva del fenomeno migratorio, approvando decreti che erodano gravemente i diritti umani di richiedenti asilo e migranti con l'effetto di aumentare il numero di persone in stato di irregolarità.”
“Ottimo!
È un’idea sua?”
“No, ho preso spunto dalla realtà...”

Per la precisione è ciò che dice riguardo all’Italia il recente rapporto di Amnesty International su La situazione dei diritti umani nel mondo. Il 2018 e le prospettive per il 2019.


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7.12.18

Troppo diversa

Me ne rendo conto, certo: mia figlia ce l’ha proprio tutte.
Mio marito e io non ci siamo fatti mancare nulla, tanto che nessuno ha mai avuto il coraggio di chiederci da chi avesse preso, la piccola, come si usa invece fare con le giovani coppie.
Dalle origini complicate alle diverse abilità, per essere politicamente e affettuosamente corretti.
Dalla cervice singolare a un altrettanto eccentrico modo di comunicare sentimenti ed emozioni.
Da tutto ciò che puoi considerare disturbo, difetto o meno, ma lo noti.
Ed Elisa si nota, eccome se si nota.
A ogni modo, la scena di ieri l’aspettavo, ero certa che sarebbe accaduta, prima o poi.
“Ma’, ti devo parlare di una cosa davvero importante”, mi dice appena ritornate da scuola.
Be’, quando una bimba di nove anni ti informa che la cosa è davvero importante, hai l’obbligo di crederle.
Ci siamo quindi spostate nel suo ufficio, per i profani la camera da letto...

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6.12.18

Opposizione

Storie e Notizie N. 1622

C’era una volta l’opposizione.
Che è un sostantivo femminile e, forse, come per numerose valenze di questo genere, è molto di più.
Nondimeno, basiamoci unicamente su quel che racconta il dizionario, come se fosse un ulteriore narratore tra i tanti.
Nel suo caso particolarmente affezionato alle parole, più che alle storie.
Eppure, capita sovente che alcuni vocaboli risultino così importanti, talmente essenziali, da possedere significati che sono dei veri e propri racconti.
Con tanto di incipit, trama e morale, più o meno rassicurante.
Allora, basta indugiare, iniziamo a narrare.
Opposizione è l’opporre, ovvero l’opporsi.
In altri termini, l’essere opposto.
In taluni casi, perfino l’argomento con cui ci si oppone a qualcuno o a qualcosa.
Tuttavia, siamo ancora troppo sul generico, rispetto al vero bersaglio di questa mia.
Cosicché, inquadriamolo con maggiore evidenza.
L’opposizione è altresì l’azione di contrasto svolta legalmente dai partiti contrari alla politica della maggioranza.
Di conseguenza, essa è anche l’insieme dei parlamentari appartenenti a questi partiti e di tutti coloro che a essi sono iscritti.
E se tutto ciò non bastasse, l’opposizione è anche la contraddizione rispetto a un’idea con un’altra, l’antagonismo a una teoria con la propria.
Laddove volessimo sottolineare il tutto con un’accezione prettamente filosofica, l’opposizione è la relazione tra due concezioni che si negano.
Che si escludono a vicenda.
E allorché si desiderasse ottenere il beneplacito della linguistica strutturale, potremmo aggiungere che l’opposizione è il rapporto esistente tra elementi che potrebbero occupare lo stesso posto in un enunciato.
Tuttavia, qualora ciò accadesse, produrrebbero significati differenti.
Antitetici.
In breve, opposti.


opposizione politica significato

Ciò malgrado, ove si parli di narrazione, le sacre regole reclamano l’inevitabile conflitto da affrontare.
L’ostacolo avverso, senza il cui superamento la trama è in stallo e con essa ogni personaggio, dal primo all’ultimo, dal più importante a quello maggiormente sacrificabile.
Talvolta capita che nelle storie più complicate sia assai difficile da individuare.
Ciò nonostante, non è il nostro caso.

Poiché il nostro paese, come molti altri di questi tempi, è governato da individui che più passa il tempo e altrettanto dimostrano di non avere alcuna considerazione della dignità umana, alcuna attenzione alla convivenza pacifica tra le varie componenti della società, alcun rispetto delle diverse culture e tradizioni, alcuna strategia innanzi ai cambiamenti climatici causati dall’uomo.
La gente a cui è stato affidato il nostro destino si sta impegnando alacremente a far tornare indietro il mondo ai sui giorni più bui, ignorando e oscurando ogni progresso fatto a tutela della pace globale, ancor prima che locale.
Come altri sciagurati leader già visti e subiti, finché avranno potere nelle mani lo useranno per dividere i poveri tra loro, scatenando eserciti di ultimi contro ultimi.
Vendendo armi e menzogne, altre menzione e ancora armi.
Si dice che per la persona dotata di degna rettitudine la vera difficoltà non consista nel capire quale sia la scelta giusta da fare, bensì non farla una volta compresa.
Ebbene, dinanzi al suddetto scenario, per coloro i quali dichiarino semplicemente di avere a cuore due preziose ricchezze, ovvero la terra e l’umanità tutta, senza alcuna distinzione, essere, fare e gridare opposizione, compatta e immediata, in piazza e ovunque contro i propri governi.
Dovrebbe risultare la cosa più facile del mondo...


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4.12.18

70° Anniversario della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani video con gli Storytellers for Peace

In occasione dei settanta anni della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, il cui testo è stato firmato dall'Assemblea generale delle Nazioni Unite il 10 dicembre del 1948, vi invitiamo a festeggiare tale anniversario con gli Storytellers for Peace (Narratori per la Pace), una rete internazionale nata nel 2016 formata da artisti che creano storie collettive attraverso video.
Gli artisti e i racconti provengono da tutto il mondo e parlano di pace, giustizia, uguaglianza e diritti umani.
Il progetto è stato creato ed è coordinato da Alessandro Ghebreigziabiher, scrittore, drammaturgo, narratore e attore teatrale italiano.
Siamo convinti che i diritti umani riguardino tutti noi, non solo narratori o artisti in generale.
Quindi, per questa speciale occasione, abbiamo coinvolto nel nostro nuovo video anche altre professioni, tra colleghi, amici, parenti, conoscenti o chi altro volesse unirsi a noi.
Perché, più che mai oggi, dobbiamo ricordare che questa Dichiarazione è ancora la cosa migliore che abbiamo.
Ecco tutti e 30 gli articoli raccontati nella rispettiva lingua d’origine da 31 tra artisti, insegnanti, educatori, o semplicemente persone
provenienti da tutto il mondo che hanno a cuore i diritti umani  (video sottotitolato in Italiano e Inglese):

https://www.youtube.com/watch?v=4MfKP9S_Frs

In ordine di apparizione:
Barry Stewart Mann, storyteller (USA)
Sheri Mann Stewart, film artist (USA)
Tendal Mann, studente (USA)
Royce Mann, studente (USA)
Rolene Jaffe, educatrice (USA)
Daniela Sgherri, insegnante (Italia)
Oriana Fiumicino, drammaturga (Italia)
Roberto Pentassuglia, musicista (Italia)
D.M.S. Ariyrathne, storyteller (Sinhala, Sri Lanka)
Vaseekaran Robinshan, attore (Tamil, Sri Lanka)
Julika Jutharasa, volontaria (Tamil, Sri Lanka)
Monica Rossi, avvocato (Italia)
Cecilia Moreschi, teatro terapista (Italia)
Roberta Cernicchiaro, logopedista (Italia)
Katharina Ritter, storyteller (Germania)
Mahfuz Jewel, storyteller (Bangladesh)
Michael JMBM, attore (Bangladesh)
Roksana Amin, giornalista (Bangladesh)
Alessandro Ghebreigziabiher, scrittore (Italia)
Massimo Massimiliani, portiere (Italia)
Ilaria Colonna, educatore (Italia)
Francesca Cristini, psicologa (Italia)
Monica Leone, educatrice (Italia)
Marco Marini, educatore (Italia)
Luca Salvio, educatore (Italia)
Lisi Amondarain, storyteller (Argentina)
Ruta Tekie, presentatrice (Eritrea)
Abraham Tewelde Gebremariam, insegnante (Eritrea)
Hamid Barole Abdu, scrittore (Eritrea)
John Sandow, production manager (Australia)
Suzanne Sandow (Australia)



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30.11.18

Decreto sicurezza spiegato ai bambini

Storie e Notizie N. 1621

A te.
A te, che sei là fuori, o anche qui, accanto.
Soprattutto a te, che vivi ancora l’età della giustificata fragilità e del candore alimentato a cuore.
Nondimeno, a tutti voi, che in qualche modo avete avuto la fortuna di conservare tutto questo, a prescindere dall’illusione chiamato tempo che scorre.
Perdonate.
Davvero, abbiate pietà di noi.
Noi adulti.
Noi, i grandi.
Noi, e tra noi, più che mai coloro che sovente compiono scelte per se stessi, spacciandole come popolare desiderio.
Vi chiediamo scusa se siamo cresciuti e invecchiati coltivando più di ogni altra cosa la paura.
Abbiamo paura, sì.

Decreto sicurezza
Abbiamo un’incalcolabile paura di tutto.
Perfino di voi, soprattutto di voi.
Abbiamo paura, ovvero, spesso la certezza, che voi altri siate molto più coraggiosi di noi, invece che la speranza, come sarebbe d’obbligo morale e generazionale.
Abbiamo paura di quel che vediamo come diverso, e che invece i vostri occhi hanno già catalogato come umano.
Abbiamo molta paura di ciò che ignoriamo, che da tempo la vostra curiosità ha non solo scoperto, ma addirittura imparato ad amare.
Abbiamo altresì una sconfinata paura di ciò che viene da lontano, che a voi è risultato vicino sin dal primo incontro.
Perché il futuro, laddove sia dipinto dall’immaginazione di uno sguardo innocente, viaggia alla velocità della luce.
Le distanze si contraggono e gli istanti si dilatano.
Peccato che abbiamo dimenticato come funzioni tale straordinaria magia, giacché è ancora oggi la più realistica delle fantasie possibili.
Forse avremmo dovuto essere più attenti, a scuola, come lo esigiamo da voi, ora.
O, magari, sarebbe stato utile ripassare l’essenziale, negli anni a seguire, invece di nasconderci sempre di più al riparo della nostra codardia.
Il fatto è che siamo delle creature incredibilmente confuse, eccolo il più grande difetto della generazione che dovrebbe darvi il passo per l’orizzonte che attende.
E tale confusione ci ha impedito di comprendere la cosa più importante.
Che la paura non è solo una parola, è molto di più.
È un’emozione.
Ecco perché non è possibile cancellarla con la gomma o con il tasto del computer.
Men che meno si può pensare di vederla scomparire con un’altra parola, per quanto strillata e venduta al miglior offerente.
Come sicurezza.
E non conta quanto vasto sia l’insieme di discorsi e ragionamenti, di regole e proclami in un decreto.
La paura resterà.
Anzi, l’indomani si paleserà nel petto con veemenza addirittura peggiore.
Siate indulgenti, quindi, ma non troppo, quando capirete appieno quali errori stiamo facendo, nel momento in cui abbiamo la responsabilità di indicarvi la giusta via.
Per questo dovrete trovare quest’ultima da soli, ignorando il nostro esempio, ancora prima dei nostri consigli.
Perché avete imparato a conoscere la paura anche voi, per vostra fortuna non quanto noi.
Ma avete ancora intatto il coraggio di convivere con essa, imparando da essa.

Proteggete quel meraviglioso dono.
Allo stesso modo in cui vi abbiamo educato ad aver paura di noi, traete insegnamento dai nostri errori.
Perché nel secolo scorso c’è già stato un mondo costruito sul terrore.
Sbrigatevi a sostituirci, e riprendete da dove lo avevamo salvato.
Con la promessa da noi tradita.

Mai più vivere di paura.
Mai più.


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29.11.18

Avatar

“Salve, sono Silvio, come posso aiutarla?”
“Buongiorno, sì, ci sarebbe qualche difficoltà con l’immagine del profilo.”
“Mi rendo conto. Nome?”
“Avatar.”
“Non mi riferisco al nickname, mi occorre il suo vero nome.”
“Già, sì, è Avatar.”
“Mi sta prendendo per il culo?”
“Signore, sono impossibilitato a toccare il suo didietro, non potrei neppure sfiorarlo...”
Clic.
“Buongiorno, mi chiamo Attilio, come posso esserle utile?”
“Salve, sì, ascolti, ho telefonato poco fa, c’è qualcosa che non va con l’immagine del mio profilo.”

“Attilio? È ancora lì?”
“Il nome, signore, mi deve comunicare il suo nome.”
Avatar…
 
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27.11.18

In cerca di vita

Storie e Notizie N. 1620

Perdonate.
Davvero, perdonateci tutte.
Non era nostra intenzione sconfinare nel vostro tempo.
Invadere il vostro orizzonte.
Divenire storia nella vostra senza preavviso, scrivendo pagine inattese nell’umano racconto.
Il fatto è che si nasce per caso da qualche parte e, spesso, si muore nel luogo sbagliato per le ragioni più diverse.
Per malattia, sostengono i più esperti.
Che sia del corpo o della mente potranno affermarlo con un minimo di fondatezza unicamente i più accorti esploratori di creature sfortunate.
Un’epidemia piuttosto ingorda, nel caso che ci riguarda personalmente, visto che in più di cento quaranta abbiamo percorso l’ultimo miglio del differente tragitto, trovando identica fine.
Balene morte sulla spiaggia
Più di 140 balene sono morte su una spiaggia in Nuova Zelanda
Tuttavia, servirà a qualcosa, ovvero a qualcuno, scoprire la verità dietro cotanto male?
Domanda importante, nonché sotto testo essenziale della vicenda, questa.
Alcuni ipotizzano invece che la causa fu soltanto un fatale errore di navigazione.
Soltanto, già.
È proprio così che al giorno d’oggi si decide il destino di molti, in realtà, troppi.
Difatti, per un crudele soltanto la maggior parte di ciò che è vivo su questa terra è a rischio.
Perché soltanto una piccola quanto sopravvalutata minoranza sta inconsapevolmente anticipando la chiusura del comune sipario.
Ciò nonostante, laddove si appurasse l’evidenza di tale motivazione, se ne trarranno proficui frutti per il tempo a venire?
Quesito fondamentale, in ogni storia, figuriamoci quella che tutti ci vede protagonisti.
A ogni modo, altri ancora suggeriscono quale ragione da non sottovalutare un eccessivamente drastico calo della marea.
Se è così, sarebbe proprio triste sapere che sia stata l’acqua a tradirci.
Colei che ci è al contempo madre e casa, nutrimento e amore, maestra e solidale compagna.
In breve, mare.
In altre parole, ciò che è, o dovrebbe esser per voi, la terra.
Più o meno ferma.
Ciò malgrado, allorché tale spiegazione venisse accreditata come la più assennata, sarebbe d’interesse per chi guarda le nostre ormai inerti figure e ascolta l’eco del nostro addolorato ultimo canto?
Dubbio di consistenza notevole, e questo scritto ne è testimone, ce lo auguriamo con tutto il cuore che non abbiamo più.
D’altra parte, taluni considerano quale motivo plausibile per il nostro superamento della naturale quarta parete che ci divide la fuga da un vorace predatore.
Ebbene, mi sento di escludere senza tema di smentita tale possibilità, poiché non esiste cacciatore al mondo capace di metter paura a più di cento tra noi altre.
A meno che la minaccia vivente viva in superficie. E quello è un tipo di mostro particolarmente narcisista, il quale, qualora ti inseguisse, farebbe di tutto per toglierti la vita con le proprie stesse mani.
Avremmo quindi le sue impronte digitali impresse su di noi quale prova schiacciante.
A ogni buon conto, seppur fosse questa la verità – e non lo è – quale giovamento comporterebbe per chi resta?
Interrogativo prezioso, comprovato dal medesimo testo che lo ospita.
Infine, ci sono alcuni che attribuiscono la nostra plateale uscita di scena come l’ennesimo sintomo di un clima ormai impazzito.
Ecco, questo è il movente che nessuna tra noi è in grado di comprendere.
La follia del vento, il freddo dissennato e la pioggia delirante sono spauracchi alieni a noi altre, che alla nascita affidiamo tutto a un ordine supremo che non esige di essere adorato e tantomeno pregato.
Ma l’assoluta e cieca fiducia sì che la richiede, e la fede per noi è tutto.
Tuttavia, nel caso fosse questa la risposta, c’è qualcuno tra voi, là fuori, che la sta effettivamente cercando?
È una domanda tutto fuorché banale, a nostro modesto parere.
Per voi, non per noi.
Perché se non riuscite a capire perché qualcuno decida di abbandonare il proprio mondo per trovare la morte sulle vostre rive, non sarete mai in grado di comprendere altrettanto chi invece bussa alle vostre porte.
In cerca di vita...


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23.11.18

Silvia Romano e Massimo Gramellini

Storie e Notizie N. 1619
  
Ma sì.
Scriviamola anche questa come una storia.
Perché questa, a mio modesto parere, è l’ennesima metafora del nostro paese.
La Storia, quindi, che ci riguarda tutti.
Sempre a mio umile avviso, lo ripeto.
C’erano una volta Silvia Romano e Massimo Gramellini.
Non conosco la prima e ne ho appreso l’esistenza soltanto in seguito alla tragica notizia che la riguarda.
Ecco, questo dovrebbe essere il doveroso incipit per la stragrande maggioranza delle persone.
Non la conosco e ne ho appresa l’esistenza soltanto in seguito alla tragica notizia che la riguarda.
Naturalmente, tra coloro che volessero esprimere un’opinione, se proprio devono, ecco.
Perché ciò che sappiamo per certo, ovvero con un livello di affidabilità soddisfacente, è ben poco.
Silvia Romano Massimo Gramellini
Massimo Gramellini e Silvia Romano
Sappiamo che il rapimento ha avuto luogo circa alle sette a Chakama, nel sud del Kenya. La ragazza era da quelle parti come volontaria di Africa Milele, una ONLUS marchigiana, e da tempo si occupa di progetti nella zona.
Non si hanno ancora informazioni sicure sulle ragioni del sequestro. Quindi, ufficialmente, non c’è neppure la richiesta di un riscatto.
Al contempo, un’infinità di cose ignoriamo.
Non abbiamo idea del perché abbia scelto di andare come volontaria in Africa.
Non sappiamo quali siano le sue motivazioni personali.
Non conosciamo i suoi ideali.
Non possiamo pretendere di capire, soltanto leggendo quattro righe su internet, perché una giovane ragazza lasci il suo paese per lavorare in un luogo così diverso da dove è cresciuta, mettendo a rischio se stessa e i privilegi dovuti alla sua terra d’origine.
Non sappiamo se abbia mai dubitato della scelta fatta.
E, nel caso, ignoriamo cosa l’abbia convinta ancor di più a tenere fede alla propria difficile decisione.
Non sappiamo cosa speri di realizzare con il suo lavoro.
Non conosciamo i suoi obiettivi a breve, medio e lungo termine.
Non siamo in grado di vedere, da così lontano e con così poca conoscenza della persona, cosa abbia effettivamente scritto sul proprio orizzonte.
Inoltre, non sappiamo cosa stia provando in questo momento.
Cosa le stia passando per la testa.
In ultima analisi, fa davvero male dirlo, non sappiamo se sia ancora viva o meno.
Eppure, tutto ciò non impedisce a Massimo Gramellini di riempire la nota pagina che lo ospita.
Non conosco il giornalista, come ignoro l’uomo, è la mia altrettanto doverosa premessa.
Tuttavia, se all’interno del medesimo ragionamento dichiara di essere d’accordo con chi sostenga che la giovane cooperante milanese rapita in Kenya da una banda di somali avrebbe potuto soddisfare le sue smanie d’altruismo in qualche mensa nostrana della Caritas, invece di andare a rischiare la pelle in un villaggio sperduto nel cuore della foresta, e che la sua scelta avventata rischia di costare ai contribuenti italiani un corposo riscatto, e subito dopo afferma di non riuscire ad accettare gli attacchi feroci a qualcuno che si trova nelle grinfie dei banditi, non fa altro che rappresentare la moderna modalità di comunicare il proprio pensiero, che peraltro ha portato al governo - non solo del nostro paese - un’accozzaglia di volgari furbacchioni, venditori di chiacchiere e manipolatori verbali.
Inoltre, all’indomani Gramellini può riscrivere il proprio concetto quanto vuole, ma è inutile, poiché è perfettamente chiaro: egli è d’accordo con i cialtroni e gli ignoranti che commentano in rete senza sapere quasi nulla di ciò di cui parlano, perché è esattamente ciò che ha fatto lui con la vita di Silvia Romano giammai nella premessa, ma proprio in quel che aggiunge dopo.
Nessuno di noi può sapere se l’energia che ha spinto Silvia ad andare in Africa, come ha scritto la nota penna del Corriere, sia ingenua, un po’ folle, per abbracciare il mondo fino a illudersi di poterlo cambiare.
D'altra parte, per quanto mi riguarda, ho l'assoluta fiducia che in questo preciso momento un numero incalcolabile quanto invisibile di giovani ragazze e ragazzi questa società la stanno cambiando per davvero, là fuori, in Italia e all’estero, mostrando notevole maturità e lucidità, altro che ingenui.
Gli illusi sono quelli che credono di aver già capito tutto della vita propria e quella altrui.
Ebbene, eccola la metafora di questo nostro povero paese.
Da un lato l’Italia di Gramellini, della gente che ogni giorno vomita sul bianco della carta o dello schermo ogni cosa gli passi per la testa, su tutto e tutti, dimenticando se non il valore del silenzio, perlomeno quello della comprensione delle cose. L’Italia dei discorsi che si contraddicono da soli, ma tu, intanto clicca.
Dall’altro, per nostra fortuna, c’è ancora l’Italia di Silvia Romano.
Che il cielo, o chi per lui, l’aiuti a tornare sana e salva ai suoi sogni e ai suoi progetti, oltre che dai suoi cari.
Perché abbiamo tutti, qui come in Africa, un disperato bisogno di persone come lei.


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Guarda e ascolta il video:

22.11.18

Espulsione

espulsione immigratiMi hanno espulso ed è un brutto sogno.
Questo è tutto un brutto sogno, ma sono sveglio.
Darei ogni cosa per convincermi di stare ancora dormendo, come in uno di quei film, dove poi sollevi le palpebre e ti ritrovi nel caldo del tuo letto.
La scena scorre davanti ai miei occhi come se accadesse ora, e di nuovo, e di nuovo ancora.
Sono nel mio appartamento, sereno, confidando nella porta e le pareti.
Loro mi proteggeranno, è la mia speranza.
Perché là fuori c’è il nemico, è ciò che mi hanno inculcato, ed è quel che condivido sempre con i miei cari.
Il maligno si nasconde tra quel che non conosco e che è differente dal sottoscritto, questa è l’unica notizia da lanciare in prima pagina in ogni angolo del pianeta.
All’improvviso si sentono delle grida, urlano il mio nome senza dirlo, ma so che ce l’hanno con me, so che è per me che sono venuti, che sono colui che vogliono…

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