giovedì 2 aprile 2020

Videochiamata con il mondo ai tempi del Coronavirus

Storie e Notizie N. 1688

Il momento della videochiamata.
Chi l’avrebbe detto che sarebbe diventato un appuntamento abituale, imperdibile e fondamentale nel corso di ogni nostra giornata.
Lo è per coloro che continuano a fare o essere scuola, in barba al comunque necessario coprifuoco a tempo pieno; per quelli che lavorano a distanza, qualora il mestiere svolto sino al giorno prima del cosiddetto lockdown conceda tale possibilità; per la gente che intende far sentire la propria vicinanza alle persone care, lontane e magari anche sole; e pure per coloro che si connettono soltanto per farsi una bella

chiacchierata.
Quello della videochiamata è un tempo prezioso, utile e gratificante. Tuttavia, non sempre le cose filano lisce come vorremmo ogni volta.
Per esempio, magari lo streaming con la lezione del prof si fa lento e l’immagine lagga, ovvero arriva in ritardo. Allora, invece di fornire un consiglio di natura informatica, invito gli studenti a ricordare che secondo dati dell’UNICEF risalenti ad aprile dell’anno scorso, più di 175 milioni di bambini – i quali corrispondono alla metà della popolazione in età prescolare nel mondo – non sono neppure iscritti alla scuola dell'infanzia
Certo, è anche vero che in casa non siamo soli e spesso ci si collega tutti insieme. Può capitare che la banda larga si congestioni e che il video si blocchi proprio sul più bello.
Be’, in quel caso rammentiamoci che in accordo alla ricerca Global Digital 2019 dell’Agenzia “We are social” circa il 43% della popolazione mondiale non ha internet, ovvero 4 persone su 10…
D’accordo, ma restando chiusi in casa a causa del Coronavirus – anche se spesso ce la prendiamo con il decreto di turno – quel dialogo faccia a faccia, seppur digitale, può essere l’unico conforto della giornata.
Allora, in quel caso ripensiamo al fatto che quasi un miliardo di persone al mondo, ovvero circa 840 milioni, non ha accesso all’energia elettrica
Okay, non c’è problema, vero? C’è tempo, abbiamo tutti più tempo. Possiamo sentirci più tardi, magari dopo cena, quando ci sono meno persone connesse alla rete. Nel mentre potremmo approfittarne per fare due passi almeno in casa, o anche solo due flessioni in camera.
Ebbene, tra un piegamento e l’altro, infastiditi dall’avere davanti agli occhi sempre gli stessi ambienti, teniamo conto che un miliardo e seicento milioni di persone al mondo vive privo di un riparo adeguato
Per fortuna che esiste il pretesto della spesa, quindi. Mai come di questi tempi ci siamo ritrovati ad apprezzare quella breve passeggiata con la busta, il borsello e magari una nota con le cose da comperare. E quando troveremo più fastidiose di altre volte la mascherina e la fila per poter accedere al supermercato, proviamo a focalizzare che secondo un rapporto della FAO del 2019 oltre due miliardi di persone al mondo non hanno la possibilità di nutrirsi con del cibo sicuro, mentre circa 800 milioni non hanno neanche quello
Poi torniamo a casa e quando arriva il momento prescelto riproviamo a videochiamare, giacché sono tutti a dormire, ora, e niente può andar storto. Non prima di esserci lavati con cura e attenzione le mani, certo. E mentre le strofiniamo chiudiamo gli occhi e leggiamo a mente le parole dell’UNICEF e dell’Organizzazione mondiale della sanità, i quali hanno stimato a metà dell’anno scorso che due miliardi e duecento milioni di persone nel mondo non hanno servizi di acqua potabile gestiti in sicurezza, quasi il doppio non accedono a bagni opportunamente igienizzati e almeno tre miliardi non possono lavarsi le mani
Okay, finalmente possiamo collegarci, scaldiamo il pc, cerchiamo l’App sul cellulare e mi raccomando, sforziamoci di non parlare dei soliti grafici giornalieri, magari per esternare al mondo il nostro presunto parere scientifico sulla pandemia. D’altra parte, non siamo mica diventati tutti dottori, giusto? Pensate se viveste in Africa, dove per ogni milione di persone in Etiopia e Sierra Leone ci sono solo ventidue medici, in Niger e Malawi 19, e in Liberia sono in 14, circa uno ogni centomila
Ciò nonostante, una volta conclusa l’ultima conversazione virtuale del giorno, non possiamo fare a meno di pensare di vivere un periodo difficile.
C’è una malattia che uccide la fuori e ciò ci spaventa, inevitabilmente e in maniera del tutto comprensibile.
Pertanto, quando i timori si faranno più angoscianti del solito, non dimentichiamoci la realtà che esiste ancora oltre i confini della nostra vita, per quanto reclusa. Essa ci dice che, a causa delle già citate gravi condizioni igieniche, miliardi di persone nel mondo, soprattutto nei paesi più poveri e in via di sviluppo, affrontano quasi da sempre il quotidiano rischio di contrarre pericolose malattie infettive; e che solo per colpa della Tubercolosi nel 2017 ci sono stati
un milione e seicentomila morti, di cui più di duecentomila erano bambini.
Questo è il mondo che esisteva prima di ogni nostra videochiamata e che è ancora là fuori, ora, ad affrontare insieme a noi, e a tutto il resto, anche il Coronavirus…


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giovedì 26 marzo 2020

Quando il nemico è reale

Storie e Notizie N. 1687

Quando il nemico è reale.

Quando il nemico è reale ed è un avversario equo, che aggredisce tutto e tutti, senza fare alcuna distinzione tra ricco e povero, colto o incolto, di qualsivoglia origine e tonalità di carnagione, gusto sessuale, orientamento politico e quant’altro noi umani utilizziamo per distinguerci, ecco che li vedi più chiaramente per ciò che sono.

Perché quando il nemico è reale, coloro che hanno costruito tutto il loro potere e il loro nome, il proprio lauto stipendio e il proprio benessere, profittando invece di un nemico completamente fabbricato a tavolino - malgrado le tragiche conseguenze di tale inganno lo paghino persone in carne e ossa - si ritrovano persi e in totale confusione.

Si agitano, si fanno nervosi e particolarmente aggressivi. Perché la Storia ha già dimostrato in passato che creare bugie e diffonderle ai più funziona solo se l’assunto di partenza è esso stesso una colossale menzogna, come quella della presunta invasione di migranti.

Al contrario, allorché il nemico sia reale, tali spacciatori di falsità non sanno più che pesci prendere – del tipo che votano, intendo – e non si rendono conto che quando la loro frottola non riguarda solo gli immigrati, ma anche i loro sostenitori, il prezzo che pagheranno alle prossime tornate elettorali per tale figuraccia potrà essere incalcolabile…



E a quel punto, la foto ritoccata nel profilo servirà davvero a poco per compensare l’ennesima cantonata, stavolta…



Poiché quando il nemico è reale, la già esigua lucidità diminuisce ulteriormente, e si arriva perfino a invidiare coloro i quali non avevi fatto altro che odiare come ragione di vita…



D’altra parte, chi non sa fare altro che dire bugie per guadagnar consenso, continuerà imperterrito a farlo, sino all’irreversibile ciglio del burrone…



E chi ha fatto dell’indifferenza verso il prossimo il principio cardine della propria politica, non smetterà di certo ora...



Che gli strenui difensori della democrazia e dei diritti di tutti stiano particolarmente allerta, di questi tempi, perché laddove il nemico diventi sempre più reale, chi ha sempre sognato la dittatura, approfitterà dell’occasione per compiere l’ultimo scatto verso la vetta ambita. Poiché sa che, probabilmente, il suo gioco è stato scoperto e non avrà un’altra possibilità…



Ecco, queste sono alcune delle cose che accadono ora, nel mondo, perché il nemico è reale. Ma se ci pensate con maggiore attenzione, spero concorderete con me che il vero nemico di tutti era reale anche prima.
Il paradosso è che erano e sono esattamente coloro i quali sono saliti alla ribalta sfruttando la paura di ciò che non esiste...


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lunedì 23 marzo 2020

Storie da casa contro il Coronavirus dai Narratori per la Pace

Ecco il nostro nuovo video: "Stories at home vs Coronavirus" (Storie da casa contro il Coronavirus)

In questi tempi, come sempre, pensiamo che raccontare e ascoltare storie possa aiutarci un po' ad affrontare le difficoltà.

Abbiate cura di voi, restate al sicuro!

Storytellers for Peace


In ordine di apparizione:

Barry Stewart Mann (Narratore professionista, educatore, attore e autore dagli Stati Uniti)
Cecilia Moreschi (Drammaturga, attrice e regista dall'Italia)
Hamid Barole Abdu (Narratore e poeta dall'Eritrea)
Erasmo Nuccitelli (Impiegato e comico italiano)
Sandra Burmeister G. (Autrice, attrice, narratrice e pedagogista teatrale dal Cile)
Vincenzo Coratella (Educatore e percussionista dall'Italia)
Luca Salvio (Educatore dall'Italia)
Ilaria Colonna (Educatrice dall'Italia)
Alessandro Ghebreigziabiher (Autore, drammaturgo, narratore, attore e regista dall'Italia)

Storytellers for Peace è una rete nata a giugno del 2016.
È un team internazionale di narratori, autori, attori e musicisti che crea storie collettive attraverso i video.
Gli artisti provengono da tutto il mondo e raccontano storie di pace, giustizia, uguaglianza e diritti umani.
Tutti i partecipanti raccontano le loro storie nella loro lingua d’origine.
Il video finale consiste in una narrazione multilingue con l’intenzione di mostrare quanto il mondo potrebbe essere ricco di energia, bello e pacifico se unito per una buona ragione.

Il progetto è stato creato ed è coordinato da Alessandro Ghebreigziabiher, autore, narratore, attore teatrale e regista.



venerdì 20 marzo 2020

Lezioni dalle pandemie del passato

Storie e Notizie N. 1686

Ciò che ha fatto sì che il mondo, con tutte le sue creature viventi, si ritrovi compatto in un unico essere animato, in particolare si rivela nella desolazione di grandi pestilenze.

Le forze creatrici della terra entrano in collisione violenta; percepiamo l’afosa aridità dell'atmosfera; udiamo tuoni sotterranei; osserviamo il vapore di acque straripanti, forieri della rovina. Come se la natura non fosse soddisfatta delle normali alternanze di vita e morte, e l'angelo distruttore e la bestia con la sua spada fiammeggiante infierissero sull’umanità.

Tali rivoluzioni sono compiute in ampi cicli, che lo

spirito dell'uomo, per così dire, limitato a uno spettro ristretto di percezione, non è in grado di esplorare. Tuttavia, questi eventi terrestri avvengono con maggior frequenza di quelli che provengono dalla discordia, dall'angoscia o dalle passioni delle nazioni. Con l’annientamento risvegliano nuova vita; e quando il tumulto sopra e sotto la terra è passato, la natura viene rinnovata e la mente si risveglia dal torpore e dalla depressione, sviluppando di nuovo la coscienza di un'esistenza intellettuale.

Se in qualche modo la ricerca umana fosse in grado di redigere, in una forma vivida e connessa, una narrazione storica di eventi così potenti, alla maniera degli storici delle guerre e delle battaglie e delle migrazioni delle nazioni, potremmo allora arrivare a visioni chiare rispetto allo sviluppo mentale della razza umana, e il nostro cammino sarebbe più chiaramente distinguibile.

Sarebbe quindi dimostrabile che la mente delle nazioni è profondamente colpita dal conflitto distruttivo dei poteri della natura e che i grandi disastri portano a sconvolgenti cambiamenti nella civiltà generale. Perché tutto ciò che esiste nell'uomo, sia esso buono o cattivo, è reso evidente dalla presenza di un grande pericolo. I suoi sentimenti più intimi sono scossi, il pensiero dell'autoconservazione padroneggia il suo spirito, l'abnegazione è messa a dura prova, e ovunque prevalgano l'oscurità e la barbarie, le mosche mortali avanzano spaventate verso gli idoli della loro superstizione, e tutte le leggi, umane e divine, vengono violate.

In conformità con una legge generale della natura, tale stato di eccitazione provoca un cambiamento, benefico o dannoso, a seconda delle circostanze, in modo che le nazioni raggiungano un grado più alto di valore morale, o affondino più profondamente nell'ignoranza e nel vizio.

Tutto ciò, tuttavia, avviene su una scala molto più grande che attraverso le normali vicissitudini di guerra e pace, o l'ascesa e la caduta degli imperi, perché i poteri della natura stessa producono piaghe e soggiogano la volontà umana, la quale prevale solo nelle contese tra nazioni
.



Riflessioni sulla peste nera (1832) del medico tedesco Justus Hecker, studioso dell'effetto delle malattie sulla storia umana.


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giovedì 19 marzo 2020

Cappuccetto rosso e il Coronavirus

Storie e Notizie N. 1685

La Storia insegna. Le storie altrettanto. Ma mai quanto le fiabe e le favole.
Immaginiamo, allora. Immaginiamo insieme che il Coronavirus abbia l’ardire di infettare anche il seppur vasto regno della fantasia, dimostrandosi altrettanto equo come nel mondo reale, non facendo distinzione tra storia e storia, personaggi positivi e negativi, indubbi protagonisti e comprimari, più o meno decisivi.
Di conseguenza, mettiamo che il famigerato Covid 19 si diffonda anche nel bosco di Cappuccetto rosso.
Ebbene, sono certo che la mamma ci penserebbe due volte a mandare la piccolina a portar dolci e medicine alla nonna. Anche se non si è di certo preoccupata in passato, vista la presenza di un lupo feroce e affamato nascosto nella macchia. Ma voglio pensar positivo. Mi sforzo sempre di farlo, e allora vedo finalmente entrare in scena ‘sto cavolo di papà. Giacché perfino nelle fiabe ci voleva l’ordinanza del re per obbligarlo a restare a casa, il nostro.
A ogni modo, questo non è il momento di far polemica, cribbio. Cosicché, babbo, mamma e Cappuccetto – che ora è stata ribattezzata Mascherina rossa – si riuniscono sul da farsi: quella povera vecchia si ritrova da sola nel bosco, cappero. E se dovesse infettarla il virus?
“Vado a prenderla io”, annuncia il padre,

finalmente in campo a prendersi le sue responsabilità. “Accendo il calesse, faccio il pieno al cavallo e…”
“Non abbiamo mai avuto un calesse, caro…” gli ricorda la moglie, l’unica con un minimo di senso pratico tra gli adulti in gioco.
“Potremmo chiedere al cacciatore!” propone Mascherina rossa.
“Tesoro…” fa la mamma. “Quella puoi pure toglierla, in casa. E poi, noi due mica siamo infetti.”
“Sì, però poi come chiamiamo la fiaba? Tra l’altro, neppure il cappuccetto ha senso indossarlo al chiuso…”
“Pure te hai ragione, figlia mia.”
“A ogni modo”, ritorna al punto il padre. “Mascherina ha ragione.”
“Papà… non potreste chiamarmi col mio vero nome, per una volta?”
“Già”, concorda la madre. “Il fatto è che… come ti chiami, tu?”
“Come non detto”, fa la bambina sospirando, “andiamo avanti.”
“Dicevo che la piccola ha ragione, gli faccio un colpo di telefono e…”
“Che?” fanno le due all’unisono.
“Prendo il telegrafo e…”
“Cosa?” idem come sopra.
“Il codice Morse?” azzarda l’uomo.
“Ma di che parli, caro?”
“Ho capito!” esclama esasperato il marito. “Gli mando un piccione, okay? Vanno bene i piccioni viaggiatori?”
“Niente affatto, amore”, lo fredda all’istante la moglie. “Primo, non abbiamo piccioni. Secondo, seppure li avessimo, vista la fila che c’è di questi tempi al mercato, faremmo meglio a cucinarli, che mandarli in giro a fare i postini…”
“Mammina, ma che crudeltà…”
“D’accordo, d’accordo, cancella il secondo, figlia mia. Terzo, ripeto terzo, il piccione non arriverebbe mai dalla nonna, perché quella voragine famelica travestita da lupo cattivo se lo papperebbe in un sol boccone, compreso il messaggio per il cacciatore…”
In quel momento bussano alla porta.
“E chi sarà?” fa Mascherina, Cappuccetto o come davvero si chiami.
“Vuoi vedere che è la nonna?” si chiede speranzoso il babbo. “Quella vegliarda è davvero una forza…”
“Ma se ha novantasei anni, è mezza cieca e ha l'Alzheimer in fase quarta…” ricorda loro la mamma.
“Ecco perché l’ultima volta che ci sono andata mi ha chiamato Gretel e voleva mangiarmi!” ricorda la bambina.
In breve, vanno tutti e tre alla porta e rimangono impietriti, quando di fronte a loro trovano il lupo dritto in piedi, con tanto di mascherina sul muso e un fascio di cartelli con delle frasi in sequenza scritte sopra tra le zampe anteriori.
La donna, al colmo dello spavento, sta per chiudere la porta di slancio, l’uomo fa per arretrare e agguantare il forcone che tiene per sicurezza dietro l’uscio, mentre la bimba è solo assai curiosa di sapere cosa il feroce animale ha loro da dire.
“Aspettate”, fa prendendo in mano la situazione. “Lasciamolo parlare.”
Il lupo fa un cenno d’assenso alla piccola che risponde allo stesso modo, invitandolo a mostrare il suo, di messaggio:
Siamo stati nemici per naturalo siamo stati anche per volontà di chi ci ha inventatio solo messi l’uno contro l’altro per divertir chi guardama talvolta arriva l’istante in cui la vita di tutti dipende dalla vita di tuttie quando ciò accade ciascuno di noi ha il dovere di fregarsene del personaggio che era primae dei vantaggi che la storia gli davaperché solo così possiamo uscirne insieme.
È fu così che toccò al lupo portare il prezioso cestino alla nonna e tutti sopravvissero felici e contenti.

PS: Anche se la vecchina è ancora convinta che a portarle i doni sia stato il principe azzurro con una strana pelliccia e la barba di due giorni…


Qui il video:



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giovedì 12 marzo 2020

100 effetti positivi di stare in casa per il Coronavirus

Storie e Notizie N. 1684

Di fronte ai momenti più difficili i fatti della vita, la mia, ma anche e soprattutto quella del prossimo, mi hanno spesso consigliato, fortemente esortato, talvolta costretto, a concentrarmi sulla metà piena del bicchiere.
Sovente funziona, perlomeno nello scovare quel minimo di energia per non lasciarsi abbattere più del dovuto.
In alcuni casi, più che individuare e apprezzare il famoso lato positivo delle cose, ci aiuta a prestare attenzione al bicchiere stesso.
Pieno o vuoto che sia.
Già, un oggetto comune e di norma sottovalutato,

il bicchiere, come la maggior parte degli utensili di cui approfittiamo al riparo della consuetudine, tra una pandemia e l’altra.
Come la casa, dove in questo particolare frangente ci troviamo in molti obbligati a restare.
Ebbene, coerentemente con quanto detto, lo faccio per me e per chi legge.
Voglio sforzarmi di elencare il maggior numero di aspetti favorevoli in questa straordinaria quanto necessaria cattività in cui ci troviamo.

1. Costretti in casa abbiamo più tempo per noi
2. Più tempo per parlare con coloro i quali condividiamo il tetto
3. Più tempo per ascoltarli
4. Più tempo per capirli
5. Corriamo di meno e sperimentiamo il valore della lentezza
6. Notiamo per la prima volta dettagli che abbiamo tutti i giorni innanzi agli occhi
7. Finalmente non abbiamo più scuse per aggiustare ciò che è rotto
8. Per dipingere quella parete
9. Per riordinare quell’armadio
10. Per gettare l’inutile
11. E per rimettere a nuovo ciò che è prezioso
12. Possiamo leggere di più
13. Possiamo scrivere di più
14. Possiamo ridere senza doverci sbrigare a smettere
15. Possiamo fare all’amore senza fretta
16. Possiamo fare all’amore di mattina
17. E possiamo fare all’amore nell’istante in cui non l’abbiamo mai fatto
18. Sperimentiamo cosa voglia dire aver paura tutti della stessa cosa ed è reale
19. E magari alcuni la smetteranno di aver paura tutti della stessa cosa, ma che non è mai esistita per davvero
20. Possiamo giocare con i nostri figli senza pensare al prima e al dopo
21. Possiamo giocare con i nostri genitori senza pensare, punto
22. Possiamo giocare con i nostri fratelli e sorelle a tutti i giochi possibili, tanto c’è tempo per ciascuno di essi
23. Decidiamo da soli il nostro tempo
24. Ovvero lo armonizziamo solo con chi desideriamo
25. Ci ricordiamo cosa voleva dire telefonare a qualcuno di lontano, anche solo per sentire la sua voce, perché ora ciò riguarda tutti i nostri amici e conoscenti
26. Siamo costretti a uscire di casa solo per un valido motivo e questo ci impedirà di fuggire, solo di scegliere di andare o meno
27. Con le mascherine diventiamo tutti uguali nell’aspetto, e tutti infinitamente diversi al di sotto, proprio come prima
28. Quando ci avviciniamo alla finestra guardiamo il mondo di fuori con affetto
29. Tutto ci manca, dai raggi del sole
30. Alla pioggia
31. Dalla brezza sul viso
32. Ai sassolini che entrano nelle scarpe
33. Dal buongiorno del vicino prima di riprendere la consueta corsa
34. Al permesso prima di scendere dal treno della metropolitana
35. Prendiamo di meno o quasi per niente l’auto
36. Ergo, non ci stressiamo nel traffico
37. Non litighiamo con gli altri prigionieri di smog e ferraglia
38. Inquiniamo di meno
39. Consumiamo meno petrolio
40. Rallentiamo lo scompenso climatico e il riscaldamento globale, negazionisti o meno
41. Abbiamo perfino il tempo per pensare
42. A ciò che abbiamo detto
43. E a quel che stiamo per dire
44. A ciò che non avremmo voluto fare
45. E a quel che vogliamo fare e non abbiamo mai trovato il tempo di pensarci su
46. Ci capiterà di litigare, ma avremo più occasioni per far pace
47. Ci capiterà di far pace e avremo più occasioni per capire perché avevamo litigato
48. Corriamo tutti lo stesso rischio e, ora, condividiamo tutti il medesimo desiderio di sconfiggerlo
49. Siamo in grado di capire meglio, anche se solo un pochino, ciò che i nostri nonni ci raccontavano sulla paura di uscire di casa
50. Ci dedichiamo a rendere più bella la nostra camera
51. Ci dedichiamo a far lo stesso con quella di chi amiamo
52. Lo facciamo insieme
53. Facciamo di nuovo un mondo di cose assieme, che ci eravamo abituati a far da soli, malgrado vivessimo insieme
54. Come mangiare
55. E sparecchiare
56. Cucinare
57. E lavare i piatti
58. Rimettere a posto i giocattoli
59. O anche solo guardare un film
60. Facciamo cose normali per l’altro che abbiamo sempre avuto accanto
61. Gli laviamo i capelli
62. Glieli tagliamo
63. O semplicemente glieli pettiniamo
64. Gli facciamo un massaggio sulle spalle
65. E gli diciamo cose carine che non gli abbiamo mai detto
66. Perché non c’era tempo e ora c’è
67. Di conseguenza, non ci sono più scuse per non discutere dei problemi di una vita
68. Possiamo concentrarci con calma su molti aspetti della nostra esistenza, di norma abitualmente trascurati
69. I nostri sogni
70. E quelli degli altri
71. I semplici progetti, ma accantonati
72. Quelli impossibili, ma non c’è nulla di male a prenderli sul serio, ora
73. Possiamo pianificare il domani, illuminato dalla luce oltre il tunnel in cui ci siamo rifugiati
74. Sappiamo, finalmente, come vive ogni santo giorno, la maggior parte degli esseri umani
75. Sappiamo, finalmente, perché per la maggior parte di loro la nostra vita di prima sia la luce che  gli manca
76. Impariamo ad aver cura del nostro corpo per aver cura del nostro corpo e non per ottenere un like da chi incontreremo sulla via
77. Cose normali diventeranno straordinarie ed è anche un bene
78. Come fare la spesa
79. Comprare il latte
80. Il pane
81. La frutta
82. L’acqua
83. O perfino una tavoletta di cioccolata
84. Perché, forse, non le daremo più per scontate, quando torneranno solo normali
85. Capiremo meglio perché viviamo con chi viviamo
86. Perché li abbiamo scelti
87. E perché loro hanno scelto noi
88. Perché li amiamo
89. E perché abbiamo smesso di farlo
90. Perché solo così abbiamo almeno una possibilità di ricominciare
91. Perché fermarsi e ricominciare spesso è l’unico modo per smettere di fare gli stessi sbagli
92. Mai come in questo momento siamo stati attenti alle parole di chi ci governa
93. Mai come in questo momento siamo stati attenti alle parole di chi ci governava prima
94. E magari, mai come nel prossimo futuro staremo attenti a chi ci dovrà governare
95. Perché è in questi istanti che si vede chi è affidabile
96. E chi pensa solo a se stesso
97. Un problema comune da affrontare insieme è infinitamente meglio per unirci di un nemico inventato per dividerci
98. Sarà il più banale di tutti, ma questo è il momento migliore per apprezzare il fatto di essere in buona salute
99. Altrettanto scontato, ma vero, siamo vivi e auspicabilmente lo saremo anche quando tutto questo sarà finito
100. Il Coronavirus è democratico, colpisce ricchi e poveri, cittadini di nascita o solo per desiderio, e l’unico modo per sconfiggerlo è rammentarci che a questo mondo siamo in viaggio tutti sulla stessa nave, il cui nome è ancora quello del giorno in cui è salpata

In una sola, ritrovata parola, umanità.


Il video di questo racconto:


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giovedì 5 marzo 2020

Un bambino è morto

Storie e Notizie N. 1683

Sottotitolo: l'essenziale tra caos e frastuono


Un bambino è morto.
Lo scorso lunedì un barcone con a bordo circa 48 esseri umani, di norma definiti migranti, si è capovolto mentre cercava di raggiungere l’isola greca di Lesbo e il piccolino è annegato.
La Grecia accusa la Turchia e la Turchia accusa la Grecia.
Un bambino è morto…
I vertici dell’Unione hanno incontrato il premier greco Mitsotakis alla frontiera con la Turchia. Tra le misure previste da Bruxelles anche il rafforzamento del dispositivo Frontex.
Ma un bambino è morto...
Chi cerca di mettere alla prova l’unità dell’Europa resterà deluso. Manterremo la linea e la nostra unità prevarrà.
Nel frattempo, un bambino è morto…
Siamo qui in circostanze straordinarie, per ringraziare e dare un messaggio di solidarietà e supporto alla Grecia.
Ehi, un bambino è morto…
Esprimiamo anche compassione per i migranti che sono stati attratti con false speranze in questa situazione.
Sì, difatti uno di loro, un bambino, è morto…
È tempo per un’azione concertata e per il sangue freddo.
Sangue freddo?! Un bambino è morto…
La Turchia non è un nemico e le persone non sono mezzi per raggiungere un obiettivo.
Un bambino, dico, un bambino è morto…
Grazie alla Grecia per essere il nostro scudo.

Mi sentite? Un bambino è morto…
C’è la necessità di mettere in campo un meccanismo europeo di redistribuzione dei profughi.
E un bambino è morto…
La protezione dei confini europei è essenziale.
Un bambino è morto!
Le autorità greche hanno un compito molto difficile. Vorrei ringraziare la guardia costiera e guardia di frontiera, i civili, al polizia e Frontex per gli sforzi instancabili.
Un bambino è morto!!
Una situazione che è responsabilità in toto dell’Europa, la gestiremo in modo ordinato, con unità e determinazione.
Un bambino è morto!!!
Quanto accaduto qui nei giorni scorsi è dolorosamente ovvio a tutti.
Non è ovvio che muoia un bambino…
La nostra priorità è essere sicuri che sia mantenuto l’ordine al confine esterno greco che è anche il confine europeo.
La nostra priorità non dovrebbe essere la vita dei bambini?
Mobilitare tutto il necessario per dare sostegno operativo alle autorità greche.
E il sostegno alla famiglia del bambino?
Intanto, continua il rimpallo tra Grecia e Turchia. Ankara non li ferma, Atene li respinge e li arresta. I turchi accusano i greci di aver ucciso un migrante siriano. I greci accusano i turchi di minacciare consapevolmente la sicurezza nazionale di Atene e condannano a quattro anni di carcere chiunque entri illegalmente nel Paese.
Eppure, lunedì scorso un bambino, che non è il primo - fa male scriverlo, ma è molto probabile che non sarà l’ultimo - è morto affogato prima di raggiungere l’Europa.
Malgrado tutto, malgrado lo attendessero, tra gli altri, neo fascisti, neo nazisti o semplicemente sovranisti, razzisti dal volto umano e intolleranti in versione digitale, difensori del suolo iniquamente patrio e baluardi di confini inventati, e altri mostri.

Malgrado perfino il Coronavirus e ogni malattia che ammorbi, più meno inconsapevolmente, gli abitanti del vecchio continente.
Almeno qui, nel prezioso silenzio di una piccola pagina, riflettiamo ancora una volta sulla vita che abbiamo ereditato senza sforzi, malgrado tutto questo.
Perché per i molti, oltre mari e montagne, vale comunque la pena del viaggio, perfino il rischio di morire o veder morire.
Un bambino...


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giovedì 27 febbraio 2020

Prima i sani

Storie e Notizie N. 1682

Caro fratello italiano,
sì, hai capito bene. Perché questo siamo, fratelli e sorelle, di fronte all’universo intero. Poiché tutto è relativo, come ha dimostrato il genio che fu, e più che mai ora è il momento di rammentarlo.
Perché questo dovremmo fare tutti, fratelli e sorelle umani. Trarre insegnamento dalla Storia, passata e presente, che ci vede più o meno protagonisti, nella buona e nella cattiva sorte. Soprattutto laddove colpiti da quest’ultima.
Quante volte ti invitammo a considerare il peso

del mero caso, o ineluttabile destino, sulle nostre differenti condizioni di vita?
Quante volte ti esortammo, in breve, a metterti nei nostri panni per capire e, auspicabilmente, tener conto della tua fortuna?
Ebbene, come spesso accade nelle nostre comuni vicende, laddove gli istanti favorevoli non
riescano a illuminare la visione delle cose, forse il miracolo riuscirà alle circostanze avverse.
Prendi quale esempio chiarificatore lo spettro del Coronavirus e la contingenza che ti vede, in questo periodo, sotto la terrorizzante quanto terrorizzata lente del mondo.
Adesso, sebbene in situazioni leggermente diverse, magari comprenderai cosa voglia dire trovarsi su una nave dopo un lungo viaggio e vedersi negato l’approdo a un passo dalla costa.
Ora ti sarà chiaro cosa significhi osservare il tuo paese raffigurato come quello da non imitare.
Scoprirai anche tu quanto velocemente tale forma altrettanto virale, discriminatoria ed emarginante, si diffonda in ogni ambito, compreso lo sport.
Verificherai sulla tua pelle, fino a ieri protetta dalla più privilegiata delle tonalità, che effetto faccia il dilagare di allarmismo e timori nei tuoi confronti.
Conoscerai la quotidiana propagazione di una paura incontrollata verso il tuo popolo.
Pagherai lo scotto di un impulsivo incremento dei controlli da parte di chi di dovere lungo i confini entro i quali hai finora vissuto ignaro del futuro e soprattutto delle reali conseguenze delle tue azioni.
Sarai oggetto di studio per il tuo disagio invece che le tue qualità.
Sperimenterai anche la sofferenza e l’umiliazione di un autoritario divieto di ingresso.
Sarai additato ovunque come origine di record quanto mai scomodi.
Sarai identificato come una minaccia per il resto del mondo.
Verrai associato a isolamento.
A pericoli.
E assimilato a rischi e ad angosce insensate.
Poi, quando il danno sarà ormai irreparabile, come è stato e sempre sarà, anche i poteri finanziari sui cui avevi sempre fatto affidamento si allineeranno nel puntare il dito contro di te.
Bollato come cancro dell'economia internazionale.
E fatale spauracchio, simbolo di sventura per tutte le nazioni.
Carissimo fratello, capisci ora?
È assurdo, vero? Solo qualche giorno fa, come molti nel mondo, avevi preso a far lo stesso con i cinesi, e ora ti ritrovi a essere pure tu nelle vesti di alieno sul tuo stesso pianeta.
Riflettici, ti prego, cogliamo insieme il lato positivo di questa malattia.
Perché sai qual è la cosa più importante?
Che prima o poi il morbo verrà debellato e tutto ritornerà alla normalità.
Mentre ciò per cui fino a oggi hai discriminato e isolato a tua volta il prossimo non è roba che si debba curare, ma il più delle volte qualcosa da ammirare e di cui andar fieri.
Non deve finire per forza così.
Non tutti i mali vengono per nuocere, si dice.
E forse è questo ciò che possiamo prenderci di buono da questo virus.


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giovedì 20 febbraio 2020

Parole che uccidono

Storie e Notizie N. 1681

Si dice che la penna ne uccida più che la spada.
Probabilmente è vero, anche se oggigiorno abbiamo un po’ perso l’uso della famosa penna Bic o di quella a sfera. Nel nostro tempo ci limitiamo a digitare dei tasti,
prestando più o meno attenzione a quel che scriviamo. Spesso dimenticandoci un secondo dopo di ciò che abbiamo detto.
Tuttavia, tale epocale mutamento non diminuisce affatto il potere delle parole. Anzi, paradossalmente ci ha portato a sottovalutarne il peso e le conseguenze, a breve e lungo termine. Ma la responsabilità, ovvero la colpa, rimane e qualcuno dovrà risponderne, prima o poi.
Perché le parole uccidono, ripeto. Letteralmente. Traducono folli pensieri e terrificanti intenzioni.
Come quando Tobias Rathien, l’uomo che ha lordato le sue mani con il sangue di una decina di persone, ferendone gravemente altre quattro ad Hanau, in Germania, ha dichiarato che alcuni popoli che non si riescono a espellere vanno sterminati.
Ma le parole sono come i granelli della sabbia sui cui corriamo d’estate per non scottarci. Le condividiamo sciaguratamente distratti come ogni atomo della terra che ci ospita, dalla quale veniamo alla luce e a cui, alla fine del giorno chiamato vita, faremo ritorno. Transitano leggere, o tutt’altro, in modo equo e caotico tra ciascuno di noi, dal ricco al povero, dal vecchio al giovane, dal presunto uguale al necessariamente diverso, come invisibili molecole di un’aria che facciamo di tutto per rendere anno dopo anno più irrespirabile.
Prima di arrivare a cancellare sul serio la vita altrui, sono parole che dividono e feriscono, come quelle di Matteo Salvini quando afferma che ci sono troppi stranieri in campo, dalle giovanili alla Serie A, e questo è il risultato. #STOPINVASIONE e più spazio ai ragazzi italiani, anche sui campi di calcio. Quando afferma che una ricerca della Fondazione Leone Moressa rivela che il 3% degli islamici in Italia sostiene che l'ISIS sia il vero Islam, e visto che in Italia i musulmani sono un milione e mezzo, ci sarebbero quindi fra noi quasi 50.000 potenziali TERRORISTI. E quando segnala continue scosse di #terremoto in Centro Italia, neve e gelo, ma poi conclude con altro che "migranti", che il governo aiuti subito questi italiani!
Sono parole che discriminano e offendono, come

quelle di Donald Trump, il quale sostiene che (i messicani) non sono nostri amici, portano droghe e crimine, che le persone in arrivo in Usa da Haiti hanno l’Aids e quelle provenienti dalla Nigeria dovrebbero tornarsene nelle loro capanne in Africa e finisce per chiedersi perché abbiamo tutta questa gente da cessi di Paesi.
Sono parole che intendono spaventare le creature più impressionabili e fomentare gli animi più vulnerabili, come quelle di Marine Le Pen quando esclama: “Diciamo no a questa immigrazione che sommerge i nostri Paesi e mette in pericolo la sicurezza dei nostri popoli, dei nostri conti, dei nostri valori di civiltà. Noi vogliamo vivere nei nostri Paesi come vogliamo noi: in Francia da francesi, in Italia da italiani.
 
Sono parole, in una parola, razziste, come quelle di Viktor Orbán quando dichiara che nel paese che governa non abbiamo bisogno di migranti, ma di bambini ungheresi.
Sono parole ignoranti, ma soprattutto infami, come quelle di Boris Johnson, il quale è convinto che se dobbiamo legalizzare i matrimoni gay, allora non vedo nulla di male nel legalizzare i matrimoni tra tre uomini, o tra tre uomini e un cane. Prima di chiosare berciando che i figli di madri single sono illegittimi.
Sono parole che escludono e discriminano in maniera del tutto disumana, come quelle con cui Geert Wilders si augura un’Olanda per Henk e Ingrid, non per Ahmed e Fatima.
O anche parole semplicemente idiote, ma non per questo meno pericolose, come quelle di Nigel Farage, quando senza alcuna vergogna afferma che le donne valgono meno, è giusto guadagnino meno, vanno in maternità.
Queste e moltissime altre sono parole che magari non uccidono, ma sono frutto avariato e velenoso di voci potenti, la maggior parte delle quali guidano nazioni intere e seminano odio e alimentano disagi in milioni di persone.
Sono parte fondante del medesimo discorso ignobile che conduce allo sterminio di vite innocenti.
Sai qual è l’aspetto più grottesco e inquietante di tale scenario? Che l’abbiamo già visto nei secoli passati, a cominciare da quello scorso...


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giovedì 13 febbraio 2020

La giornata senza giornate

Storie e Notizie N. 1680

Oggi è il tredici di febbraio.
Qui e ora siamo nel pieno del giorno, che a sua volta fa riferimento ad altrettante giornate, da ricordare e omaggiare.
Difatti, in questo dì si celebra in Birmania la Giornata dei bambini e nel mondo la Giornata della Radio.
Fare mente locale e riflettere sul passato, sugli errori, soprattutto laddove trattasi di peccati madornali, è una questione fondamentale. Il primo ingrediente con cui costruire i mattoni con i quali comporre la strada che, auspicabilmente, ci condurrà a un futuro migliore.
Nondimeno, alzando il capo e puntando uno sguardo speranzoso all’orizzonte che ci attende, non posso fare a meno di sognarmi lì, oltre gli ostacoli e soprattutto i muri che ci impediscono di vedere dove sbagliamo, ancor prima che di passare.
Dev’esserci un istante, laggiù, in cui alcune vittorie contro la nostra attuale arretratezza siano state ottenute in maniera talmente definitiva da risultare vano e addirittura ridicolo parlarne.
Punti così fermi del vivere in comune che non avremo bisogno di rievocare. Che so, come se oggi decidessimo di proporre la Giornata contro i sacrifici umani, quella contro lo ius primae noctis o la Giornata del parto cesareo.
Proviamo a sognare insieme, allora. Chiudi gli occhi, prendi la mia mano e facciamo un salto in avanti, con l’augurio di non dover andare troppo lontano.
Su quella versione aggiornata del nostro pianeta, magari nei confini di questo stesso millennio, non sentiremo più la necessità di commemorare le vittime dell’olocausto, perché avremo inteso alla perfezione non solo l’atrocità e la follia dello sterminio, ma soprattutto i pericolosi quanto sottovalutati presupposti che l’hanno preceduto.
In quel giorno normale, non aspetteremo la Giornata della donna perché per quest’ultima varrà finalmente la medesima e identica ragione per la quale non esiste quella dedicata all’uomo. E lo stesso concetto lo applicheremo per quanto concerne la violenza nei confronti del cosiddetto gentil sesso.
In quel radioso avvenire, di cui invidio gli abitanti, non ci sarà la Giornata contro il bullismo, poiché ne avremo individuato e affrontato le cause. E ricorderemo la Giornata contro l’omofobia come quella relativa a una paura incredibilmente assurda, alla stregua di vedere le stelle precipitare su di noi o che il sole scompaia da un momento all’altro.
La Giornata della terra, poi, verrà sì ricordata, ma come la più illogica di tutte. Altrimenti, quanto può essere stupida una specie che ha bisogno di rammentare di aver cura del pianeta che lo ospita?
La pace sarebbe il principale obiettivo, ovunque e in ogni istante, talmente condiviso che celebrarla sarebbe come inneggiare alla necessità di respirare.
La Giornata contro il razzismo sarà roba anacronistica, poiché le presunte razze, ovvero le sopravvalutate tonalità di carnagione e caratteristiche somatiche, saranno talmente sfumate senza soluzione di ottusità, più che continuità, che avremo preso la decisione di cancellare termini come razzismo e discriminazione dal vocabolario per dar spazio a nuove parole, essenziali e vitali, ancora nascoste sotto la pelle che ci divide invece di unirci.
Avremo messo insieme così tanti chilometri di intuizioni e quintali di ragionamenti tra il concetto di guerra e la sua incongrua fondatezza come soluzione, dal celebrare per l’ultima volta la giornata contro di essa.
Non saremo perfetti e neanche degli dei, vivremo una vita mortale e ancora breve, se rapportata all’infinità che ci circonda, ma avremo smesso di fissare sul calendario la Giornata della giustizia sociale e quella dei diritti dell'infanzia.
Come per i sacrifici umani di cui sopra, avremo una volta per tutte reso inutile la Giornata contro il lavoro minorile. No, dico, vi rendete conto che siamo nel 2020 e che guardiamo con senso di superiorità alle genti del passato, mentre dobbiamo ancora rammentarci che far lavorare dei bambini e sbagliato? E che vendere gli esseri umani come se fossero oggetti è azione ignobile?
Nel luminoso tempo in cui tu e io aleggeremo, anche solo per poco, invece, tutto sarà diverso e molto sarà stato superato.
Avremo smesso di farci giustizia nei confronti di qualcuno che ha compiuto un crimine, macchiandoci dello stesso reato, ovvero avremo abolito anche la giornata contro la pena di morte, dopo aver eliminato quest’ultima.
Sarà una mera questione di evoluzione umana, conquiste normali, che ci toglieranno l’incombenza di dover festeggiare la Giornata della zero tolleranza verso la mutilazione genitale femminile o quella per l’abolizione della schiavitù.
Solidarietà e acqua, libertà di stampa e ambiente, diritti umani e anziani, tutto ciò sarà quotidiana priorità e non più un titolo di giornale, peraltro riciclato dall’anno precedente, o il pretesto per uno slogan efficace unicamente nell’arco della riccorrenza dedicata.
Saranno temi scontati e fondamentali per davvero, come lavarsi le mani quando si torna a casa da scuola o dal lavoro, anche se esiste un giorno anche per questo.
Ecco, ora che ci tocca riaprire gli occhi, pensa a come sarebbe bello sollevare le palpebre in quel possibile futuro e alla domanda che giorno è oggi rispondere: è una giornata qualunque, un giorno come tanti.
È oggi, ma si chiama domani.



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giovedì 6 febbraio 2020

Come stai?

Storie e Notizie N. 1679

Ehi? Prego.
Sì, dico a te, a voi, non tutti certo, ma in questo caso a te, pure se in generale.
Tu, che urli o sussurri, che posti e cinguetti, che di traverso o di nascosto osservi.
Accomodati.
Immagina che sia più un amico, che uno psicologo, anche se forse non sono nessuno dei due.
Come?
No, non sto scherzando affatto, dico sul serio, malgrado tutto.
Siedi pure, su, coraggio.
Parliamo.
Ovvero, parla, tira fuori ogni cosa, fallo adesso, ti prego.
Dimmi, allora, iniziamo dal classico.



Com’è stata la tua infanzia?
Hai avuto i tuoi momenti difficili, vero?
Problemi col papà? Incomprensioni con la mamma?
Fratelli prepotenti? Sorelle poco affettuose?

Figlio unico?
È l’affetto che è mancato?
Sfogati senza timore, davvero, smettila di vivere di spaventi, non se ne può più di tutta questa paura.
Non sei stanco anche tu?
Forza, quindi, andiamo avanti.
C’entra forse l’adolescenza? Guarda che è un periodo difficile per tutti, sai?
Ci sono le prime trasformazioni radicali, fisiche ed emotive, è un salto nel vuoto senza paracadute per chiunque, credimi.
I compagni? Difficoltà con i pari a scuola? O forse con gli insegnanti? Sono stati troppo duri con te?
Hai forse socializzato poco in quegli anni? E con i parenti com’è andata a riguardo? Che so, cugini, zie, nonni… qual è il rapporto con i tuoi nonni?
C’è stato dialogo in famiglia negli anni della crescita?
È importante avere avuto almeno un adulto di riferimento con cui confidarsi, da ragazzi, è roba universale.
Quali sono stati i tuoi modelli?
Ci ho preso? È lì la magagna?
Scusa, non è un termine ideale, ma perdonami, è che vorrei sul serio che procedessimo oltre e affrontassimo il vero dramma.
Il tuo, ovviamente.
Capisci? È giunta l’ora di cominciare a guardarti allo specchio e prenderti le tue responsabilità.
Anzi, il momento sarebbe arrivato da un pezzo… ma non sono qui per fare polemica.
Voglio esserti d’aiuto, sono sincero.
Hai trovato arduo trovare il tuo posto nel mondo?
Con gli studi com’è finita? Fin dove sei arrivato? Non per fare il professorino, ma al di là dell’importanza di ricevere un’adeguata istruzione, la scuola è il primo banco di prova per molti aspetti personali che entreranno in gioco in ogni ambito, come la modalità con la quale si affrontano gli obiettivi imposti dalla società e come si reagisce a vincoli oggettivi e strutture predefinite.
Hobby? Passatempi? Passioni? C’è mai stato qualcosa oltre i doveri che ti ha particolarmente attratto? Gratificato? Coinvolto anima e corpo?
Nulla?
E il lavoro? Hai un lavoro? E nel caso, ti senti realizzato in ciò che fai? Ti soddisfa il compenso? Il ruolo?
Cosa mi dici del rapporto con l’ambiente e i colleghi? Ci vai volentieri o non vedi l’ora di tornare a casa?
No, perché ciò che occupa il tuo tempo per la maggior parte della settimana, che sia la scuola, piuttosto che il lavoro, o quel che fai o non fai a casa, ha un’influenza enorme, direi quasi assoluta, sul tuo stato d’animo e sui tuoi pensieri maggiormente ricorrenti.
In amore come butta?
Ami qualcuno? E soprattutto, i tuoi sentimenti sono corrisposti? Vivi con persone con le quali vai d’accordo? Ti senti stimato, considerato, rispettato?
Ascoltato?
Anche tutto questo ha un peso rilevante sulla tua vita, in ogni istante, spero te ne renda conto.
Come vedi il tuo prossimo futuro?
E quello lontano?
Hai dei sogni? È vitale, sappilo, avere qualcosa di stimolante ed emozionante all’orizzonte, a ogni età.
Insomma, quando arrivi alla fine della giornata e chiudi gli occhi, hai delle ragioni concrete per apprezzare l’idea di aprirli all’indomani?

Scusami per tutte queste domande, sai, ma erano d’obbligo. Lo sono e lo saranno sempre. Sono cruciali per chiunque, ovunque, dall’inizio alla fine dei nostri giorni.
Perché se per almeno una di esse la risposta ti provoca sofferenza o qualsiasi tipo di malessere, ebbene, per favore, evita di concentrare la tua attenzione su migranti, stranieri in generale, Rom, persone di altre etnie, religioni o differenti orientamenti sessuali, in altre parole, creature diverse da te per qualsiasi aspetto.
In caso i dilemmi con soluzioni dolorose siano più di uno, a maggior ragione, ecco. Anzi, a essere onesto, qualora ti salti il classico ticchio di parlare di qualcuno che non sia te stesso, cerca di stare zitto, guardati dentro, e sforzati di stare meglio.
Credimi sulla parola, sarebbe un bene per te e per miliardi di altri esseri umani...


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