19.1.19

Vergogna vergognati vergognatevi

Storie e Notizie N. 1631

È una vergogna che una persona del genere sia un Ministro del nostro paese.
Ovvero, qualcuno che un giorno – non molto tempo addietro – ha pronunciato e sottoscritto il seguente giuramento: “Giuro di essere fedele alla Repubblica, di osservarne lealmente la Costituzione e le leggi e di esercitare le mie funzioni nell'interesse esclusivo della Nazione.
Vergogna, ripeto, è una vergogna che costui venga meno a siffatta promessa quotidianamente.
Perché la Repubblica è la cosa pubblica, il che non vuol dire sua, ma di tutti noi.
E perché l’interesse della Nazione riguarda tutti, nessuno si senta escluso e mai dovrebbe esserlo.
Come il il 32enne Arafette Arfaoui morto durante l’arresto per una presunta banconota falsa.
Ciò malgrado, il suddetto amministratore dello Stato si permette, come fa più volte, ogni giorno, di esprimersi così:



Immigrato
Si da il caso, da quel che si sa, che l’uomo sia un cittadino italiano.
Di origini straniere, certo, per sua sfortuna africane, ma pur sempre degno della tanto favorevole cittadinanza, che tra le altre cose garantisce l’agognato reddito.
Che tristezza, a proposito. Una volta si prometteva il lavoro, agli elettori, oggi invece c’è il gratuito sostegno del governo…
A ogni modo, straniero o cittadino DOC che sia, vergognati, Matteo Salvini.
Lo ripeto e lo riscrivo: vergognati.
Lucrare sui morti è cosa spregevole della quale hai ormai fatto stile e seguaci.
L’uomo lascia moglie e figli senza un padre e tu non perdi l’occasione di sfruttare l’occasione a tuo vantaggio.
Vergognati, se ne sei ancora capace.
Ma non basta, okay?
Vogliamo essere chiari fino in fondo?
Non mi frega niente se per l’ennesima volta mi farò ulteriori nemici, perderò iscritti e “mi piace” sulle paginette social.
Non ho mai esitato a dire la mia e non lo farò neppure ora.
Vergognatevi anche voi, tutti, che avete votato questo signore.
Vergognatevi, malgrado in molti non avete il coraggio di dirlo in pubblico.
E sapete che c’è?
Vergognatevi pure voi che avete votato il movimento banderuola, che si è alleato con la Lega per fargli fare le porcherie al suo posto.
Perché tutti, volenti e nolenti, siete complici delle loro parole e azioni.
Vergogna, punto.



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18.1.19

In attesa di giustizia

Storie e Notizie N. 1630

Qui Chingola, Zambia, ovvero, allorché sia maggiormente chiaro.
Qui Africa.
Siamo in attesa di giustizia, da anni, ma voi leggete pure il tempo in oggetto come un fiume che si fa iroso quanto sofferente. Alla stregua di quello che più ci riguarda, chiamato Kafue, le cui acque sono indispensabili per la sopravvivenza degli abitanti dei villaggi limitrofi.
Alcuni tra voi dicono, spesso e a caso, aiutiamoli a casa loro.
Perdonate, ma ci abbiamo messo un po’ a capire cosa intendevate con aiutiamoli.
È che alcuni tra voi altri, cittadini dei paesi oppressi dalla quantità di roba, piuttosto che di miseria, vanno sempre di fretta e si dimenticano per strada parole e pezzi di cuore.
Perché quest’ultimo va irrobustito dalla pratica e come ogni organo che pulsi di vita involontaria quanto invisibile, laddove lo si trascuri, si raggrinzisce a nostra insaputa.
In tal modo si perde tutti qualcosa per strada.
Nel vostro caso un frammento fondamentale, informazione che abbiamo dovuto intuire a nostre spese.
Aiutiamoli a morire a casa loro.
Era questa la traduzione a senso, giusto?
Chi tace, e al contempo di spalle resta, acconsente.
A ogni modo, le parole sono importanti, dite anche.
Certo, ma alcune lo sono molto di più. Per molti sono tutto quel che hai e se non stai attento, quel tutto ti verrà trafugato sotto gli occhi con un gioco di mano e… di parole, già.
È così che colonialismo è divenuto d’incanto esportare e delocalizzare, investire ed espandersi.
Ma voi, in breve, leggete pure come aiutiamoli a morirea casa loro.
Tuttavia, coloro tra noi ancora vivi e decisi a resistere all’unica vera invasione degna di questo nome, come di pubblica condanna, hanno alzato la testa e portato il conto ai falsi amici venuti da lontano.
Come l’azienda mineraria britannica Vedanta Resources, la quale è responsabile dell’inquinamento della nostra terra e delle nostre esistenze.




Non è la prima volta che ciò accade. Non è da ieri che in questo continente abbiamo iniziato a combattere per riprenderci il naturale maltolto, per quanto maltrattato, ma stavolta, ossia ad aprile di quest’anno, qualora la Corte si dovesse esprimere a nostro favore, potrà creare un precedente unico.
Difatti, nel caso la nostra richiesta venisse soddisfatta dall’appello in questione, il processo che vede imputati alcuni tra i molteplici vampiri delle nostre ricchezze naturali si svolgerà nel regno unito.

Ecco cosa può suggerirci una storia.
Ed ecco quel che può ottenere, laddove tenga conto del reale significato di ciò che la compone.
Ovvero, le tanto abusate parole, contaminate come la coscienza di chi se ne approffitta.
In questo modo, aiutiamoli (a morire) a casa loro trova il suo meritato contrappeso, a riportare equilibrio nelle cose del mondo del quale siamo tutti ospiti e accolti, nella conclusiva morale del racconto.
Aiutateci a fare giustizia.
A casa vostra.
In modo che tutti voi vediate.
Come ci state.
Aiutando...


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17.1.19

Il clandestino

“Attenzione”, hanno gridato a perdifiato quando mi hanno visto, “c’è un clandestino a bordo!”
Io sarei cosa? Un clandestino? Questo sono per voi? Ma come è stato possibile?
Eppure ho tentato in mille modi di farmi capire, supplicandoli, cercando di far loro comprendere che in questo modo sarei morto di sicuro.
Niente da fare.
Senza indugio mi hanno sollevato per condurmi giù dalla nave, la quale stava giustappunto per salpare.
“Scusate, però”, ho provato ad argomentare, “questa barca è gigantesca, non venite a dirmi che non avete spazio anche per me...”
Non sono venuti affatto a dirmelo, per la cronaca.
È una questione personale.
Perché è il sottoscritto in particolare a essere persona non gradita…

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15.1.19

Il ricercato numero uno

Storie e Notizie N. 1629

Ecco.
Ci siamo.
Tutto è compiuto.
D’accordo, non è la prima volta che capita.
E quando ci vuole, ci vuole.
Ovvero, laddove ci sia uno stramaledetto bisogno di vittorie da celebrare e illuminare nel bel mezzo della scena popolare, con l’insopprimibile governativo desiderio di distrarre i cittadini dai cattivi pensieri, non si può ignorare le occasioni più ghiotte.
Già, l’aggettivo è quanto mai calzante, perché si ha proprio l’impressione di trovarsi a una di quelle cene di fine anno, dove le cose non sono andate affatto bene, tutt’altro, ma non c’è niente di meglio di una grande abbuffata e, soprattutto, una bella bevuta per addormentarsi e dimenticare.
Almeno per una notte, ecco.
Nondimeno, siamo qui per raccontare e per chi come il sottoscritto vive alla perenne ricerca di narrazioni suggestive l’eventualità è altrettanto ineludibile.
Indi per cui, torniamo alla scena principale.

Ci troviamo in quel di Ciampino.
L’uomo sta per arrivare all'aeroporto.
Oramai, la sua apparizione è data per scontata.
È mattina, c’è il sole e l’inverno fa da cornice all’evento.
I flash delle fotocamere attendono ansiosi, così come i polpastrelli delle dita fremono in attesa di scattare la solita, storica istantanea da vendere al miglior offerente.
Perché il nostro è ricercato, oh, se lo è.
Possiamo anche dire che, più che mai in questo momento, è il più ricercato in assoluto.
Difatti, dall’istante che il nuovo governo si è insediato nel nostro paese, non è mancato giorno che il suo nome non venisse tirato in ballo.
Questo è il suo tempo, quello definitivo.
Lo ha sognato per decenni, tra un incubo e l’altro.
Chissà quante volte avrà rivisto la scena al riparo delle palpebre, a favore dell’unico spettatore concesso.
In breve, la sua coscienza.
Giacché, malgrado le apparenze possano clamorosamente contraddirmi, da qualche parte ce l’avrà anche lui, anche se non possiamo sapere con chiarezza in quali condizioni si trovi.
Perché diciamolo senza indugio, al bando gli equivoci.
Che non si affermi che da queste parti si covino intendimenti eversivi, o addirittura perdonanti a corrente alternata.
La vergogna delle sue azioni lo precede e non merita clemenza alcuna.
Il suo nome è associato a personaggi e concezioni della vita e delle persone a dir poco inquietanti.
Molto di ciò che lo riguarda è peso ingombrante sulla sua persona, ancor prima che qualsivoglia giudizio venga emesso.
L’organizzazione di cui non si scandalizza affatto di far parte si è macchiata di reati inqualificabili.
E non sarà certo la complicità e la protezione di qualche leader o paese straniero che riusciranno a render meno severo il verdetto della Storia.
Eppure, malgrado le ombre sulla biografia del famigerato protagonista di questo racconto non manchino, nel nostro paese – a dire il vero non mancano mai – gli ammiratori e i sostenitori.
Perché la nostra terra è fatta così.
Trattasi di nazione ancora oggi in buona parte composta da cittadini fan ed eterni adolescenti, creature senza memoria e malate di incoscienza, ebbre di ignoranza e votate all’adorazione del tizio di turno esaltato dalle luci della ribalta.
Non importa chi, figuriamoci cosa abbia fatto ieri.
Vale solo l’oggi, adesso, e sbrigati a finire, che tra poco sarà passato.
Ecco, quindi.
Ci siamo, anzi, risiamo.
L’uomo è giunto, il più ricercato è arrivato.
Via con le foto e i titoli già pronti.
L’eroe ministro ha vinto ancora...



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11.1.19

Il nuovo muro

Storie e Notizie N. 1628

C’era una volta un muro.
Lo ricordate, tutti, no?
Venuto alla luce nell’agosto del 1961.
Leggi pure come la disgraziata eco di due vergognose macchie nella Storia che ci riguarda tutti direttamente, in carne, sangue e memoria.
Le guerre mondiali, già, come se prima di esse e in seguito avesse regnato pace assoluta.
Nondimeno, non l’inizio, ma la fine di un conflitto dovrebbe insegnare qualcosa ai contendenti, soprattutto ai parenti delle vittime sul campo.
Quel qualcosa non è un muro, di questo ne siamo tutti testimoni ed eredi.
Nondimeno, la linea di sospetto e rivalità che separò la Germania, e con essa il mondo in due anime necessariamente contrapposte, visse trent’anni.
Difatti, nel novembre del 1991, evento anticipato nell’anno precedente da un concerto memorabile, iniziò la sua distruzione.
Iniziò, esatto, proprio così.
Perché così funziona la vita dei muri più esecrabili, i quali trovano il collante migliore tra mattone e mattone nella sofferenza più viscerale.
Prendono forma nel breve e quando meno te ne rendi conto ti ritrovi dall’altra parte rispetto al tuo nemico, improvvisamente divenuto tale. Per ordine dall’alto, ovviamente, sempre dall’alto, non vi sbagliate. Perché i muri sono come le guerre, li costruiscono e per essi muoiono i più deboli, ma il cinico progetto sulla carta è redatto solo da matite e mani potenti.



Tuttavia, ridurne il terribile impatto sulla nostra esistenza richiede attenzione e costanza, dedizione e lucidità quotidiane a tempo indeterminato.
Sono come un fuoco divampante che si fa innocua brace al nostro seppur nobile soffio, ma basta un niente, come solo un nuovo carico di odio e menzogne sa essere, per farli resuscitare.
Ecco perché i tiranni di oggi berciano e sbavano urlando a gran voce la necessità di nuovi muri.
La realtà è che hanno iniziato a costruirli molto prima di invocarli ai confini con il resto del mondo, da cui necessariamente isolarsi, giacché non conoscono altro modo per relazionarsi con il prossimo.
Il recinto di filo spinato, o mattoni che siano, è solo il definitivo monumento da innalzare direttamente sulla ferita ancora aperta, incisa in tempi non sospetti.
Ci hanno già divisi da tempo, quando ne cominciano a reclamare la costruzione.
Lo fanno sempre, non sanno fare altro.
Poveri contro poveri, nelle parole, come nei simboli.
Esercito e polizia schierati contro entrambi, nelle divise d’ordinanza come nel portamento.
Popoli vicini contro popoli lontani, nelle immagini condivise, come negli slogan e nei programmi promessi.
E ancora il tuo dio contro il mio, la tua scienza contro le mie superstizioni, la tua speranza contro il mio cinismo, la tua ingenua fiducia nell’umanità contro la mia paura di tutto e tutti.
Il nuovo muro non sarà tra gli USA e il Messico, ovvero, non sarà affatto il nuovo.
A essere onesti, non ha senso parlare di vecchio e tantomeno il contrario.
Il muro è sempre stato lì, tra di noi, tenuto vivo giorno e notte da coloro che non riusciranno mai a vederci tutti come una sola cosa.
Per questa ragione, chi ha la convinzione che quest’ultima sia l’unica soluzione che ci permetterà di esistere ancora, all’indomani, non deve smettere mai, ripeto, mai di alzarsi ogni mattino e uscire di casa a buttar giù mattoni e far trapelar luce e compassione tra noi.


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10.1.19

Popolo, Uguaglianza e Diversità

Questa è una fiaba sull’amore, dopo tutto.
È così, laddove mi soffermi sulla storia con la meritata attenzione.
Certo che lo è, non c’è dubbio alcuno, e lo è ancora.
C’era una volta Popolo, una persona comune, come tante.
Spesso aggressiva e impacciata.
Smarrita, il più delle volte.
Fragile, nonostante l’apparenza.
E sorprendente, in ogni momento e ciascun luogo.
Nondimeno, sempre alla stregua dei molti, il nostro vedeva il proprio discernimento battuto sul campo vivente da sentimenti ed emozioni.
Innanzitutto da quelle che non era capace di identificare.
E per quanto avesse sperimentato nella sua esistenza, il sentire nel tempo reale era in grado sempre di spiazzarlo.
Poiché ogni qual volta il cuore tremi e la pancia rabbrividisca ogni cosa è sempre come nuova, ci deve essere inciso da qualche parte tra le pieghe dell’animo umano.
L’istante che meglio provò tale asserzione si palesò quando Popolo vide lei.
Uguaglianza


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8.1.19

I migranti non esistono

Storie e Notizie N. 1627

I migranti non esistono.
Ovvero, esiste la parola.
I migranti, solo quest’ultima, di norma immeritevole perfino dell’articolo, figuriamoci di semplice rispetto e mera empatia per chi desideri una vita migliore.
Perché questa è l’empatia, signore e signori, nella più banale delle accezioni.
La capacità di mettersi nei panni dell’altro, di riuscire a comprendere che, in questo maledetto caso, egli è alla disperata ricerca di ciò che tutti vogliamo.
Forse è proprio questo il problema.
Probabilmente, questa diffusa miscela di stoltezza e odio non nasce solo dall’ignoranza e magari capiamo tutti più di quel che sembra.
Nondimeno, ripeto, i migranti non esistono, non sono mai esistiti per la maggior parte degli abitanti di questo confuso e diviso paese, tranne che nel vocabolario da social o da frustrato sfogo al termine di una settimana deludente.



Sì, questo è quel che credo fermamente.
Che alla fine di tutto, non facciamo altro che giocare con le parole.
E allora ecco i migranti del vice premier Salvini e di tutti i suoi sodali leghisti.
Ecco i migranti paventati e insultati da ogni tipologia di politicastri con i voti guadagnati a colpi di post e cinguetti.
Ecco i migranti di cui blatera la maggior parte degli abitanti di questa terra incredibilmente vulnerabile alle menzogne.
La verità è che non sono mai esistiti, quei migranti.
Ovvero, le misteriose e minacciose creature dalla pelle olivastra o dal cognome bizzarro, che si cibano di roba aliena e complottano esprimendosi con vocaboli incomprensibili ai danni degli autoctoni.
Il fatto è che non sono mai stati davvero presenti nella vita reale degli intolleranti di professione, ma neppure del cittadino medio che si tiene ai margini della discussione.
Perché questo vuol dire esserci per qualcuno.
Significa guardarsi negli occhi reciprocamente.
Comporta ascoltare sul serio le ragioni dell’altro.
Conoscerne le emozioni e i sentimenti.
Non dico di tutti, ma almeno di uno.

Solo in quel caso si gode di autorevole diritto e degna competenza di parlare del prossimo.
Perché lo si conosce a fondo.
Per questa ragione, adesso, qui, su questa pagina, io vi sfido.
A qualsiasi livello della gerarchia sociale innalziate i vostri muri verbali e come statisti di lungo corso vi impegniate in più o meno accorati discorsi sull’immigrazione, sentenziando e condannando come giudici eletti dalla storia stessa intorno al destino di milioni di vite umane, quanti migranti avete mai fatto entrare nella vostra vita? Giammai tutti - sui quali quotidianamente pontificate - che mi dite di un solo migrante in carne, ossa e speranze?
Quanti ce ne sono in quella del ministro dell’interno?
Quanti in quella dell’intero governo gialloverde?
Quanti in quella di coloro che hanno votato questa gente credendo alla balla della sicurezza dei confini?
Zero o poco più.
Questo è quel che penso e scrivo senza tema.
Un assordante e imbarazzante nulla.
Ma le chiacchiere… le quantità industriali di vaneggiamenti e deliri quanto colmano gli aridi silenzi di questa ottusa massa di presunti difensori del patrio suolo.
Stranieri, immigrati, clandestini, extracomunitari, rifugiati e profughi, sono stati e ancora oggi sono sostantivi simili al quadro esotico con cui svoltare la serata scialba con i soliti amici.
Sono diventati i più preziosi insiemi di lettere con cui riempire i propri vuoti.
Che siano quelli del cuore, come della coscienza e del portafogli.
Tuttavia, alla fine della giornata, quando la luce si spegne e si chiudono gli occhi, essi si dissolvono come bugie travestite da spettri, poiché sotto il temuto bianco lenzuolo non c’era nulla.
Questi fantasmi, citando il maestro, ovvero, questi migranti non esistono.
Allo stesso tempo, ciò che è esistito davvero è mio padre, il quale proprio su questa terra, che nel secolo scorso lo ha accolto, ora riposa.
Esistevano, eccome se esistevano, e sarebbero potuti esistere anche oggi le migliaia di vite naufragate nel mare illegittimamente nostrum.
Esistono i 49 esseri umani, fino a menzogna contraria, le cui sorti dipendono in questo preciso momento dai governi che abbiamo eletto.
Ciò malgrado, non possiamo cambiare il passato, ma la scelta per il domani è ancora mia e ancora vostra ed è a un bivio, oggi.
Tra le parole e le persone.
Se vi bastano soltanto le prime, mi dispiace per voi e per chi ne pagherà le conseguenze.
Altrimenti, fate come me.
Uscite di casa, parlate e ascoltate, guardate con i vostri occhi e sperimentate il mondo con i vostri sensi.
Scoprirete che, anche il quel caso, i migranti non esistono.
Ci siamo solo noi, tutti.
Con un destino a termine e la tanto agognata felicità all’orizzonte.


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19.12.18

In cerca di pianeti e parole

Storie e Notizie N. 1626

Esco.
Evado da me, da qui, ogni giorno.
Devo, e son felice perché posso.
Nondimeno, solo non sono.
In cerca di pianeti e parole.
Di senso umanamente compiuto.
Ecco, sono già in volo e mi stupisco, perché guardo e leggo che esiste un mondo dove un paese enorme, dal cuore ricolmo di verde, natura e creature ancora pure, fondamentale per l’esistenza di tutto e tutti, è governato da un individuo che prima di salire al potere ha promesso di prendere ogni centimetro della terra ora occupata dagli indigeni.


Bolsonaro Jair
Jair Bolsonaro, presidente del Brasile, in carica dal primo gennaio 2019
Nondimeno, il resto dei viventi, di ogni specie armoniosamente coerente con l’universo, si rende conto del pericolo e si erge compatto a fronteggiare il marrano, costringendolo ad abbandonare le sue folli intenzioni.
Mi rincuoro, ma non mi basta.
Perché è tutto troppo logico per esser vero.
Quindi prendo fiato e soffio aria nei polmoni che si fanno ali e come uno speranzoso dirigibile mi fido del vento che ancora viaggia libero.
Lo vedo, adesso, un mondo simile al precedente, dove alla guida di una terra straordinariamente rigogliosa e variopinta vi è un personaggio inquietante, il quale è uso chiamare terroristi coloro che rischiano la propria stessa vita per difendere i diritti umani.


Sônia Guajajara, attivista e politica brasiliana per l'ambiente e gli indigeni
Ciò malgrado, il bruto ha i minuti contati, poiché gli altri abitanti oltre confine sono consapevoli che il silenzio, il voltar pagina, serrando occhi e coscienza innanzi a siffatti atteggiamenti vuol dire esser complici.
E che nessuno si senta innocente, poi.
Quindi si parlano tra loro e, in breve, prendono pubblica e attiva posizione.
Sorrido, il cuore si scalda e l’angoscia diminuisce.
Ciò nonostante, mi pare ci sia qualcosa di eccessivamente sensato per esser reale.
Perciò carico i muscoli delle spalle e porto indietro le mani per darmi la solita spinta da solo verso le alternative mancanti all’orizzonte.
Coraggio, mi dico, e non vengo deluso.
Perché nella galassia subito accanto trovo un pianeta dove la nazione più generosa d’ossigeno e maggiormente creativa con colori e forme ha come leader un tizio che ha annunciato di voler spezzare in due la foresta più grande del mondo con un’autostrada, disboscando e spianando senza pietà.


Ebbene, sono proponimenti inaccettabili per gli esseri interessati, ovvero tutti.
Difatti, grazie a un laborioso ma efficace tam tam solidale, ovvero utilizzo intelligente dei social, sono tutti accorsi per fare scudo alle ricchezze comuni messe in pericolo.
Mi esalto di fronte a cotanta dimostrazione d’amore per l’oggi, quanto per il domani.
Per se stessi, quanto per i figli che verranno, oltre a quelli che già attendono un saggio cenno.
Tuttavia, ho la netta impressione che le luci siano troppo vivide e la condivisione del nobile intento sia stata troppo facile.
Quindi, scruto gli attori con occhio più attento, riascolto le battute, e dopo qualche istante riconosco il testo.
È il solito racconto.
Con cui esco.
Grazie al quale evado dal sottoscritto, da questo mondo, quotidianamente.
Non ne posso fare a meno, e son grato perché ne ho tempo e facoltà.
Ma sono certo di non essere il solo.
In cerca di parole e pianeti.
A cui far una volta per tutte assomigliare.
Questa assurdità che chiamiamo terra…



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18.12.18

La matematica degli ultimi

Storie e Notizie N. 1625

C’erano una volta leggere e far di conto.
Ah, quanto erano importanti, essenziali e imprescindibili da ogni umano scopo, allora.
Eppure, quanto lo sono ancora oggi, malgrado l’acuto starnazzare là fuori, con tutto il dovuto rispetto per il volatile verso.
Leggi pure come il rumore della folla senza volto di quantità artificiosamente gonfiata.
Ecco, esatto, il gioco, ovvero il trucco è tutto là.
Le parole ingannevoli in una mano e i numeri fasulli nell’altra.
E celate nelle maniche di entrambe i sottovalutati cuore e coscienza, dalla cui percezione nell’espressione altrui potresti avere la più attendibile macchina della verità mai esistita.
Nondimeno, leggere e far di conto, oggi sembrano superati.
Nel mondo attuale, tu guarda e credi, agli slogan, certo, ma soprattutto ai loro, di numeri.
Dove una donna coraggiosa, Patricia Okoumou, la quale scalò la Statua della Libertà per protestare contro una nazione insensibile innanzi alla migrazione che è linfa stessa del suo esistere, diventa l’una, la sola, punita per educarne cento.



Il mondo dove i governi non si fanno eleggere più con le promesse, più o meno mantenute, bensì con il cuoricino di gradimento e la popolarità sottoscritta ancor prima di avere le dovute risposte, senza i quali né Salvini e tantomeno Di Maio avrebbero in mano il destino di un paese.



Da ciò, l’assurda, inquietante, eppur ormai dimostrata equazione: due, loro, moltiplicati per milioni di “mi piace” e “ti seguo” - giammai voti - uguale guidare sessanta milioni di persone.
Il mondo, altresì, dove inevitabilmente e per fortuna la politica infame contro i rifugiati e addirittura l’aborto ti porta a rimanere solo, magari con al fianco l’Ungheria, di fronte al resto, compatto delle Nazioni Unite.



Ciò nonostante, laddove quell’uno sia il più potente e temuto tra tutti, ecco che ogni calcolo può risultare irrisorio.
Se tutto ciò non bastasse, il mondo dove, ripetendo esattamente non il retto esempio, piuttosto uno tra i più atroci crimini del passato, le genti più fragili e bisognose di protezione e sostegno, come i bambini, vengono marchiati con dei numeri ignobili.



Ebbene, voi che contate sull’ineluttabilità delle vostre disumane formule, sappiate che dove il vostro avido occhio non può di certo arrivare esiste un’altra matematica.
Quella degli ultimi.
La storia lo racconta, la natura lo dimostra, questo è il nostro teorema.
Noi dividiamo lo zero che ci avete lasciato in parti uguali ed è così che diviene infinito.
Noi possiamo solo sottrarre, è vero, perché le somme le avete tutte voi, ma non siete in grado di immaginare quanto sia possibile sopravvivere alle privazioni.
Si chiama resistenza, è un assioma incorruttibile, ed è per questo che in ogni secolo fate l’errore di sottovalutarlo.
È così che ciò che per voi è poco, per noi diventa tutto.
Lentamente, certo, senza clamori, d’accordo.
Ma è così che ci riprendiamo il nostro.
Come fa la terra, così facciamo noi.
Come fiocchi di neve calpestata, costretti a un’esistenza ripida, inesorabilmente ci facciamo valanga.
Come granelli di polvere gettati nel vento, come tale torniamo indietro più forti di prima.
Come gocce di sangue martire, ci consoliamo a vicenda di ogni patimento.
Questo ci rende popolo reale, quello che voi non sarete mai.
C’erano una volta, quindi, leggere e far di conto.
Ecco, verrà il giorno in cui.
Sarete obbligati ad allontanare lo sguardo dai sacri andamenti della borsa per vedere a occhio nudo e finalmente capire.
Cosa voglia davvero dire.
Essere in tanti...



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14.12.18

La bambina e il confine

Storie e Notizie N. 1624

Una bambina di 7 anni proveniente dal Guatemala è morta poche ore dopo esser stata arrestata al confine con gli Usa.
Era disidratata e in stato di shock...


C’era una volta un confine.
E c’era una volta una bambina.
Leggete pure come un bagliore prezioso in viaggio verso la buia terra, un pianeta meraviglioso, crudele, e affascinante, malgrado tutto.
Ma che sia maledetto, laddove si dimostri capace di dividersi su una linea immaginaria incisa sulla carta più per paura, che a ragione, di ciò che conta di più, per noi tutti, immeritatamente detti umani.
Osservatela adesso, quindi, la bimba martire ritratta su una porzione d’orizzonte.
Al contempo, rimirate il sacro bordo in rilievo sull’altra.
Capite cosa intendo? È questo che definisce il senso del viaggio comune, ora, in questo preciso istante.
Tra chi, per la sopravvivenza dei propri figli, getta alle spalle quel poco che è tutto.
E chi, per difendere un groviglio di filo spinato e pusillanimità, sacrifica tutto di quel poco d’amore per il prossimo rimastogli nel cuore.




Difatti, ci sono madri che si privano di giovinezza e serenità anche solo per donare un giorno in più al prezioso frutto cresciuto in grembo.
E altre che pensano di aver cura dei propri ragazzi, bruciando le speranze di quelli stranieri.
Esistono padri che sarebbero capaci di percorrere a piedi l’universo intero, pur di trovare un luogo capace di accogliere i propri sogni viventi, ai quali un giorno hanno donato occhi grandi e incontenibile desiderio di aprirli.
Ma, al contempo, ne esistono altri così miopi d’empatia e sentimenti da insegnare al sangue del proprio sangue che la distanza tra le genti lontane vale più delle genti stesse.
È l’attuale contraddizione.
C’è chi mette al mondo vite per donarglielo.
E c’è chi costruisce mondi senza vita.
Ci son quelli, in tanti, troppi, la cui sopravvivenza viene quotidianamente respinta dagli spigoli di un’esistenza egoista.
E ci son coloro che, allorché interrogati, si dichiarano all’oscuro delle conseguenze di parole vuote di senso e di senno.
Come sicurezza.
E identità.
Patria.
E orgoglio nazionale.
Purezza.
E confini, già.
Ebbene, sono proprio questi ultimi i figli prediletti del cosiddetto leader sovranista.
Perché è proprio questo che costui, e la società sua complice, stanno facendo, senza rendersene conto.
Dopo averli battezzati con il sangue dei poveretti di questo secolo, allattati con mammelle ricolme d’odio ormai rancido e nutriti con ottuse bugie e disumani proclami, gli hanno affidato il compito di uccidere per loro.
In altre parole, affinché l’uomo spaventato al riparo della sua casa ignori quali ignobili azioni compia il feroce guardiano al limitar del villaggio.
Eppure, ciò nonostante, ancora oggi.
C’era una volta una bambina.
E c’era una volta, altresì, una sopravvalutata riga di polvere invisibile, il cui significato dipende dalle scelte sciaguratamente già compiute, e quelle ancora possibili.
Dell’umanità intera.
La quale si trova, volente o nolente, tra soli sette anni di vita e tutte le storie e i giorni, gli amori e i dispiaceri, miliardi di attimi semplici e un’imperdibile, piccola manciata di frammenti per cui vale la pena esser nati.
Perché se il confine sarà ostacolo o ponte, tra il presente e il futuro.
Dipende da noi tutti.


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13.12.18

Quella notte

Uno di quelli, esatto.
Carnagione scura, barba ingrigita diffusa sul volto in maniera caotica, vestiti malmessi e soprattutto un’espressione persa, quasi assente.
Vagabondava con due buste di plastica ricolme di robaccia sulla via, la ragione dell’arresto, oltre alla usuale assenza di legale permesso di soggiorno.



racconto di natale

L’uomo, in evidente stato confusionale, non ha potuto rispondere all’interrogatorio, è stato il mio breve riassunto. E via ai soliti due giri di chiave.
Chissà da dove è arrivato, questo qui, si domandò la collega.
Chissà chi è, è il quesito che entrambi non ci facciamo.
Non ci compete, dicono.
D’altra parte, esiste forse un lavoro che abbia lo scopo di scoprire chi siamo?



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